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Viaggio nel Parco Archeologico del Colosseo
con il Direttore Alfonsina Russo

Il Parco Archeologico del Colosseo riapre al pubblico nazionale e internazionale, dopo il lockdown, pronto ad accogliere milioni di visitatori nel sito che è l’icona della archeologia mondiale. Osservatorio Roma e America Oggi raccontano il viaggio tra le meraviglie delle antiche rovine romane, guidati dal Direttore del Parco Alfonsina Russo, studiosa di altissimo profilo scientifico, eccellenza della archeologia mondiale che unisce alla passione per la storia e l’archeologia, una particolare sensibilità nella valorizzazione e cura del patrimonio paesaggistico. Un viaggio nel Colosseo e nei monumenti compresi nel Parco, con insospettabili declinazioni tra dolcezze alimentari e fiori, alla scoperta di un Colle Palatino che produce olio e miele e profuma di rosa, la straordinaria Rosa Augusta Palatina che ha nei suoi geni, i geni delle rose antiche dell’epoca augustea.  

Direttore, cosa è il Parco Archeologico del Colosseo e cosa comprende?

E’ un Istituto autonomo creato nel 2017 con la riforma del Mibact che comprende l’area archeologica centrale di Roma con i suoi monumenti più significativi, l’Anfiteatro Flavio noto come Colosseo, l’area del Foro Romano e del Palatino, la Reggia di Nerone, la Domus Aurea sul Colle Oppio e nella piazza del Colosseo l’Arco di Costantino e la Meta Sudans, una grande fontana che delimitava le diverse regioni della città di Roma. E’ un’area molto vasta, di circa 77 ettari, frequentata ogni anno da 7 milioni e mezzo di visitatori, uno dei siti più visitati al mondo, il primo in Italia. All’interno del Parco sono custodite le più importanti attestazioni archeologiche della civiltà occidentale, con testimonianze che partono dal I° millennio a.C. fino a oggi, con le Chiese di età moderna incluse nel Parco. E’ uno straordinario testimone della storia culturale italiana e un riferimento preciso per coloro i quali sono affascinati dalle emozioni che l’Italia può offrire con le sue testimonianze più significative delle origini della cultura occidentale ed europea.

Il Colosseo è icona dell’archeologia mondiale, ma gli altri monumenti compresi nel Parco raccontano una storia altrettanto gloriosa

Il Palatino è il colle che ha restituito le testimonianze più antiche delle origini di Roma, perché vi sono conservate le Capanne Romulae, il primo villaggio che il mito ma anche le fonti letterarie attribuiscono a Romolo. Il mito racconta che sull’altura del Palatino, Romolo costituì il primo villaggio, la cosiddetta Roma Quadrata. Le testimonianze conservate sono straordinarie, dalle origini, con una stratificazione, si arriva ad Augusto che realizzò il primo palazzo, quando divenne imperatore tra la fine del I° secolo a.C. e gli inizi del I° d.C. il Palatino dà il nome e l’ etimologia alla parola “palazzo” che in tutte le lingue del mondo ha la stessa origine palace. Attualmente è possibile visitare la Casa di Augusto che restituisce al visitatore l’ emozione straordinaria delle pitture custodite all’interno. Al piano superiore si è conservato lo studiolo in cui Augusto si ritirava per meditare le sue azioni di governo. Il Foro Romano è il simbolo della attività politica, economica, amministrativa della città di Roma. All’interno del Foro, cioè della piazza, si svolgevano le più importanti attività economiche e amministrative di Roma antica e  l’attività legale all’interno delle Basiliche. Chi oggi visita il Foro, può vedere la Basilica Emilia, la più antica e la Basilica Giulia, successiva, più altri monumenti, come la Curia Iulia, sede del Senato romano che all’interno ha conservato il pavimento dell’età di Diocleziano, che risale tra la fine del  III e gli inizi del IV secolo d.C., con marmi preziosissimi conservati nella loro interezza.  Oggi si utilizza anche come sala per incontri e conferenze per permettere a tutti di visitarla all’interno. L’Arco di Tito racconta le gesta della presa di Gerusalemme. Al suo interno si può vedere la Menorah, il famoso candelabro d’oro a sette braccia conservato nel grande Tempio di Gerusalemme e i rilievi creati allora, una sorta di fotografie dell’epoca, per ricordare le azioni dell’Impero Romano e gli arredi preziosi del Tempio di Gerusalemme. Con i proventi del bottino del Tempio di Gerusalemme venne costruito il Colosseo, sotto la dinastia dei Flavi.

La narrazione di Roma nella sua dimensione archeologica ha il suo centro nel Colosseo. Che storia racconta?

Il Colosseo è il simbolo di Roma, ne rappresenta la storia ed è un monumento che muta nel corso dei secoli a seconda delle trasformazioni e delle diverse vicende che si sono susseguite. Inaugurato nell’80 d.C. dall’imperatore Tito, della dinastia dei Flavi, al quale deve il nome, con celebrazioni che durarono cento giorni, con giochi gladiatori e Venationes, cacce di animali feroci importati dalla provincia d’Africa. Durante l’inaugurazione vennero messe in scena Naumachie, battaglie navali e anche la Damnatio ad bestias, le condanne a morte con i condannati sbranati da bestie feroci. Gli spettacoli al Colosseo, a cui potevano partecipare tra i 50 e i 60mila spettatori contemporaneamente, erano gratuiti. La tribuna imperiale era sull’asse minore del monumento alto come un palazzo di circa 70 metri, con tre ordini e tante tribune, la più significativa delle quali era quella della famiglia imperiale, dove l’imperatore arrivava usufruendo di un passaggio segreto chiamato oggi Passaggio di Commodo, dall’imperatore Commodo, narrato nel film Il Gladiatore, che subì un attentato nel corridoio che sarà presto aperto al pubblico e quindi visitabile.

L’Anfiteatro ha cambiato nei secoli il proprio volto e la propria funzione. Al 2° livello è stato realizzato un Museo del Colosseo. Cosa aggiunge alla fruizione della “meraviglia Colosseo”?

Il Museo, inaugurato nel dicembre 2018, apre al grande pubblico nazionale e internazionale la storia del Colosseo dalle origini, 80 d.C. fino al XX secolo. Lungo 12 campate del secondo ordine, il visitatore, attraverso pannelli scritti in italiano, inglese e cinese, può conoscere tutti i momenti salienti della storia del monumento, dalla costruzione, con i cruenti spettacoli gladiatori, fino al ‘900. All’interno si possono vedere anche gli apparati decorativi in marmo che ornavano il monumento in età imperiale, quello che è rimasto dopo le spoliazioni subite dal Colosseo, diventato una  vera e propria cava  di marmi antichi che venivano utilizzati nella costruzione delle Chiese di Roma realizzate dai papi che si sono succeduti nel  tempo.  La Roma dei Papi, tra il 1400 e il 1600, è stata costruita con la spoliazione del Colosseo che oggi racconta non solo la sua storia ma anche una storia minore e inedita, attraverso i graffiti che i frequentatori del Colosseo dal Medioevo in poi, hanno lasciato sulle pareti. I graffiti sono soprattutto relativi ai “cavatori”, cioè a coloro i quali andavano a cavare i marmi per utilizzarli in altre attività edilizie. I graffiti  collocati a una altezza dei diversi ordini tra i 2 e i 4 metri  testimoniano che dopo il XII secolo, il Colosseo era ricolmo di terra, quasi interrato. Ora che abbiamo riaperto il Parco Archeologico del Colosseo, offriamo al nostro pubblico non solo l’esposizione permanente “Il Colosseo si racconta” ma in parallelo anche il percorso inedito dedicato ai graffiti con la storia minore e segreta del monumento e di coloro i quali lo hanno frequentato nel corso del tempo.

Qual è il progetto culturale e politico del Parco Archeologico del Colosseo?

Il Parco Archeologico del Colosseo ha la responsabilità importante di soddisfare e ascoltare i bisogni del proprio pubblico nazionale e internazionale, con servizi di assoluta qualità, con strumenti di comunicazione immediati e coinvolgenti, con iniziative in grado di creare emozioni, per offrire non solo una visita, ma un viaggio affascinante nel tempo. Mettiamo al centro della nostra attività il visitatore per emozionarlo e affascinarlo e per accrescere la propria conoscenza. Il Parco Archeologico custodisce i monumenti e diventa anche un luogo inclusivo, aperto a tutte le eccellenze culturali, alla creatività contemporanea, in dialogo con le istituzioni, la scuola, la società civile, curando il patrimonio monumentale ma anche il contesto paesaggistico nel quale si inserisce. Verde e paesaggio ci vedono proporre progetti di restauro della natura nella quale si pongono le rovine, per valorizzare un paesaggio che possa emozionare il visitatore.

Il restauro degli Horti Farnesiani si inserisce in questo progetto di valorizzazione anche paesaggistica del Parco?

Abbiamo restaurato gli Horti Farnesiani,  sul Colle Palatino, che rimandano al Rinascimento, quando, a metà del 1500, la famiglia Farnese, arrivata al soglio pontificio con Papa Paolo III, acquista quasi tutto il Palatino dove realizza il proprio giardino segreto, il giardino delle meraviglie. Dopo la scoperta dell’America, arrivano piante e uccelli esotici che i Farnese portano sul Palatino, dove fanno costruire due uccelliere per presentare gli uccelli esotici ai loro ospiti internazionali. Anche il roseto degli Horti Farnesiani, particolare e affascinante con le sue 165 varietà di rose,  dalle rose antiche a quelle importate dalla Cina e dall’Oriente tra il XVI e il XVII secolo, è  oggi stato restaurato. Abbiamo creato una nuova rosa che ha nei suoi geni, i geni delle rose antiche raccontate da fonti autorevoli come Plinio e Teofrasto che descrivono i giardini delle Domus romane, raffigurati in affreschi famosi, come gli affreschi della Villa di Livia.  La Rosa Augusta Palatina è una rosa rossa, rubra, particolare perché costituita da tanti petali, posta al centro del roseto, realizzato come un giardino antico che ricalca i giardini delle Domus pompeiane, realizzato dai Farnese, restaurato ai primi del ‘900 e oggi dal Parco Archeologico del Colosseo.

Le fontane storiche godono della stessa attenzione?

Tra le sorprese riservate al visitatore del Parco Archeologico Palatino, vi è anche la possibilità di vedere le fontane dei palazzi imperiali che datano a partire dal I secolo d.C., nella Domus Flavia e nella Domus Augustana, ma anche le fontane rinascimentali che i Farnese realizzarono tra il ‘500 e il ‘600. Una fontana da poco inaugurata, che ha anche un sottofondo musicale, è il Ninfeo degli Specchi, realizzato quasi come una grotta, che ha la particolarità dei cosiddetti “scherzi”, zampilli ripristinati dall’alto con una vasca che all’improvviso bagnano il visitatore mentre passeggia vicino al Ninfeo.

E la visita si trasforma in esperienza

Esattamente, rientra nel coinvolgimento che ci proponiamo di dare al visitatore. Anche la Fontana del Tempo, che  a ogni ora  zampilla e scandisce le ore nel corso della giornata, è stata ripristinata.

Come si realizza il difficile equilibrio tra le esigenze di tutela e conservazione e le esigenze di fruizione culturale e turistica per uno dei luoghi più visitati nel mondo?

Portiamo avanti un’azione di monitoraggio e manutenzione programmata dei nostri monumenti, con operatori e restauratori che ogni giorno monitorano i diversi monumenti del Parco per poterli curare attentamente, coniugando le esigenze della fruizione culturale con quelle della tutela. Il Parco ha avuto, fino al 2019, una media di 20mila visitatori al giorno, un numero che crea comprensibili problematiche legate alla tutela e conservazione dei monumenti. Il monitoraggio serve a programmare chiusure temporanee delle aree che necessitano di lavori straordinari, per poterle riaprire subito alle visite.

Quanto è importante l’attività di scavo archeologico per un Parco che ha una storia che continua a parlare?

La ricerca è un’attività prioritaria del Parco. Lo scorso anno abbiamo scoperto un luogo straordinario sul Colle Oppio, la Domus Aurea, il palazzo dorato dell’imperatore Nerone. La Sala della sfinge, ambiente prima sconosciuto, è venuto alla luce mentre svolgevamo attività di manutenzione dei monumenti. Nel Foro Romano portiamo avanti ricerche nell’area del Comitio, anche in collaborazione e ricerca congiunta con le università, gli studiosi e gli studenti che al Parco Archeologico si formano per diventare archeologi e architetti.

L’attività di scavo archeologico pone il tema del profilo della sicurezza sul lavoro. Il Parco Archeologico del Colosseo quali protocolli adotta?

La normativa è dettata dal Decreto Legislativo 81 del 2008, che adottiamo anche nei cantieri, dove tutti i frequentatori indossano i dispositivi di sicurezza necessari per svolgere “in sicurezza” il lavoro di scavo. Ogni cantiere è recintato e  comunica al visitatore l’attività in svolgimento, attraverso cartelli illustrativi. Attualmente stiamo restaurando nel Foro Romano La Casa delle Vestali, la casa del più antico sacerdozio femminile di Roma. Le Vestali custodivano il fuoco che rappresentava il fuoco della comunità costituita. Presentiamo il cantiere attraverso il logo e la denominazione del Parco, la definizione dell’attività in corso, corredata da immagini che illustrano come sarà il risultato finale dopo il lavoro di scavo e restauro. La finalità e la funzione sociale del Parco ha come obiettivo la fruizione, la conoscenza, la formazione, l’inclusione e l’ accessibilità del suo pubblico.

Qual è il ruolo delle nuove tecnologie nella valorizzazione del patrimonio archeologico del Parco?

Nel Parco ci sono percorsi tecnologici che consentono di comunicare, attraverso le nuove tecnologie, il mondo antico e il nostro passato. Il percorso sulla pittura antica, attraverso il litghmapping e l’oculusrift consentono di riprodurre un ambiente per come esso era, prima che fosse oggetto di spoliazione dei rivestimenti in marmo. Le nuove tecnologie permettono di avere un‘idea precisa della sontuosità dei luoghi. Sul Palatino è stata inaugurata lo scorso anno la Domus Transitoria, la prima reggia di Nerone, una sorta di prova generale che anticipava la Domus Aurea, antecedente l’incendio del 64 d.C.. Le video proiezioni e la realtà virtuale ricostruiscono il Ninfeo Triclinio, la sala da pranzo dove Nerone banchettava con i suoi ospiti avendo di fronte una scena teatrale, con acqua, fontane e zampilli di notevole effetto scenografico che oggi il visitatore può vedere facendo una esperienza immersiva.

Il silenzio del Colosseo, durante il lockdown, senza “le mille voci, le mille lingue e i mille sorrisi” dei visitatori, è un’immagine che ha fatto il giro del mondo. Ora che il Parco ha riaperto, come si è preparato ad accogliere i turisti nell’epoca Covid?

Il Parco ha riaperto all’insegna della sicurezza, accessibilità e accoglienza per permettere ai visitatori di fruire pienamente l’immensa bellezza del Parco Archeologico del Colosseo. Sono stati posizionati termoscanner, percorsi  di visita a senso unico che il visitatore può scegliere in base al tempo che ha a disposizione per rimanere nel Parco, da 40 minuti, a due ore e mezzo o anche alla sosta per l’intera giornata.

Il Parco valorizza il patrimonio archeologico ma anche il paesaggio e la natura che ospita le antiche rovine. Il fascino dell’olio e del miele prodotto sul Palatino racconta una storia che sa di poesia

Il Parco ha circa 200 alberi di ulivo che dal 2019 producono l’olio del Parco, chiamato Palatinum messo a produzione e imbottigliato grazie alla sponsorizzazione della Coldiretti. In collaborazione con una associazione di apicoltori, sono state collocate due arnie sul colle Palatino che consentono di produrre un ottimo miele millefiori perché sul colle, pur essendo nel centro della città, si respira un’aria ottima come testimonia  la presenza delle api. La produzione del miele sarà intensificata con la collocazione di altre due arnie sul Palatino meridionale, un percorso archeologico naturalistico di circa 1,5 Km, una passeggiata nel verde che costeggia le pendici meridionali del Palatino, nella parte che guarda verso il Circo Massimo, ripopolato delle piante antiche di cui parlano le fonti letterarie. Sono piante autoctone, mediterranee descritte in una guida che racconta la storia dei monumenti ma anche la storia della natura delle piante del luogo.

Archeologa di chiara fama, lei è stata chiamata a dirigere l’icona della storia archeologica mondiale. Avere il suo nome legato al Parco Archeologico del Colosseo cosa significa per il suo profilo di studiosa e per il suo ruolo di donna?

Per un’archeologa arrivare a dirigere il Parco Archeologico del Colosseo è un grande privilegio e onore. Il lavoro che porto avanti è reso possibile dall’impegno e dal lavoro si squadra degli archeologi, architetti, restauratori e di tutto il personale di accoglienza del Parco che  amano questo luogo e amano fare questo lavoro come me. Come donna cerco di portare al Parco la mia sensibilità per arricchirlo e per accogliere i visitatori che aspettiamo con piacere dall’Italia e dal mondo.