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La Fellinette
Una favola muta celebra Federico Fellini

Roma celebra Federico Fellini, nel centenario della nascita, intitolando un tratto del Lungotevere al genio multiforme e creativo, innamorato di Roma, che ne suggella il rapporto speciale con la città. Percorrere Lungotevere Federico Fellini sarà evocativo di immagini e scene, animate dai personaggi dell’incredibile mondo felliniano, che il regista ha raccontato, tra sogno e realtà, con un cinema pittorico e poetico che da Roma ha conquistato il mondo. Alla targa che ricorda lo storico indirizzo di via Margutta 110, la sua casa romana e al mitico Teatro 5 di Cinecittà a lui dedicato, Roma aggiunge Lungotevere Federico Fellini. Oltre al  riconoscimento istituzionale della città di Roma, per celebrare  il centenario, è stato realizzato un cortometraggio, in animazione e in live action, dedicato a Fellini e alla sua arte, pensato come favola muta perchè a parlare siano solo le emozioni. “La Fellinette” è l’omaggio artistico di Francesca Fabbri Fellini, figlia di Maddalena, sorella di Federico, al regista che l’ha tenuta a battesimo con Giulietta Masina e che le ha dedicato un disegno bellissimo e prezioso, fissandola nell’immagine tenera di una bambina con i capelli rossi che  chiamava “La Fellinette”. Ed è proprio sulla suggestione di quel disegno speciale che Francesca ha costruito una meravigliosa favola muta dedicata a Federico Fellini che fa rivivere, in 10 minuti di emozione pura, il mondo felliniano popolato da personaggi incantati e da elementi ricorrenti di una eco circense sempre presente nella filmografia felliniana. Osservatorio Roma e America Oggi incontrano Francesca Fabbri Fellini, La Fellinette, “cantastorie 2.0 della famiglia Fellini”, appassionata custode della memoria storica, artistica e umana delle due FF che hanno cambiato la storia del cinema mondiale.

 

Raccontiamo Federico Fellini attraverso i suoi 5 premi Oscar?

Federico Fellini è un genio immortale che ha segnato per sempre la settima arte, trasformandola e modificandola, con una storia che lo porta a conquistare ben 5 premi Oscar, unico regista al mondo ad avere questo primato. Il primo Oscar fu attribuito al film La strada, una favola truce, di provincia con tre protagonisti, Gelsomina, Zampanò e Il Matto. Giulietta Masina diceva che tutti e tre i personaggi erano Federico Fellini. E’ la storia meravigliosa e immortale di Gelsomina, una ragazza comprata per 10mila lire, portata in giro per tutti i paesini di una provincia povera e che impara a fare il saltimbanco. E’ una creatura magica, meravigliosa, mentre il suo “maestro” è un uomo brutto e pieno di forza. L’interpretazione di Giulietta ha segnato la storia del cinema. Charlie Chaplin, quando la incontrò, le disse “signora Masina, complimenti perché lei è Charlotte in gonnella”. La strada è il film che la regina Elisabetta desiderò fosse proiettato in occasione della inaugurazione del suo regno, è il film per il quale l’Academy nel 1957 decise di creare una nuova categoria, l’Oscar per il miglior film straniero. L’incontro tra Gelsomina, fragile creatura un po' clown e un po' ragazza, e il Matto, un equilibrista e funambolo che fa capire a quella che chiama “testa di carciofo” il grande valore della vita per mezzo di un sassolino, creato da Dio perché ha un suo significato, rappresenta un messaggio universale. Non a caso Papa Francesco, nella prima intervista dopo la sua elezione al soglio pontificio, indica ne La strada il film della sua vita e più volte nei suoi discorsi, soprattutto rivolti ai giovani, ripropone la scena del sassolino che esce dalla tasca.

Il secondo Oscar arriva a sorpresa?

Si,  l’anno successivo a La Strada, con Le notti di Cabiria,  un film antesignano dell’attenzione al problema della violenza sulle donne. Cabiria è una donna che crede nell’uomo e nella sua possibilità di cambiamento. E’ una prostituta piena di vita che fa tanti incontri nel corso di questo racconto, che ha la musica nelle vene e balla, fidandosi di un uomo e di un ultimo incontro, che raggiunge l’intensità massima nell’ultima scena  di un film straordinario che è tutto nello sguardo  di Giulietta che con la sua straordinaria mimica facciale, guarda la macchina da presa e fissa negli occhi lo spettatore di ogni tempo ed epoca. Alla consegna dell’Oscar, sarà Clarke Gable, icona del cinema mondiale, a chiedere l’autografo a Giulietta.

E poi arriva 8 e mezzo, premio Oscar 1964

Federico Fellini volta completamente pagina, lascia il neorealismo e comincia a raccontare i suoi sogni, i suoi incontri, soprattutto con la psicanalisi di derivazione junghiana che lo porta a scrivere il suo libro dei sogni, 30 anni dell’onirico di Fellini, la vita a occhi chiusi che ciascuno vive parallelamente a una vita a occhi aperti. In 8 e mezzo c’è davvero la vita immaginata e sognata da Federico che trova la sua massima espressione nella frase pronunciata dal suo personaggio nel finale e che diventa metafora “la vita viviamola insieme perché è una festa”. La straordinaria marcetta musicale di sottofondo del M° Nino Rota, rende ovunque riconoscibile una scena che fa parte dell’angolo di scene iconiche dei film di Fellini che ciascuno dovrebbe conoscere e custodire.

E poi arriva Amarcord, la biografia di Fellini nel 1975

Si, il film con cui Fellini vuole entrare nella memoria inventata della sua infanzia. Amarcord significa “io mi ricordo” ed è un racconto scritto a quattro mani con l’amico poeta e sceneggiatore Tonino Guerra.  Federico racconta le stagioni della sua vita, nel suo borgo che era Rimini, ricreando e mettendo, in uno straordinario acquerello di immagini, tutti i personaggi caratteristici incontrati, vere e proprie vignette, tra immaginazione e realtà come del resto è tutta la sua filmografia. E’ un film immortale che tutto il mondo ha amato.

E poi la consacrazione con l’Oscar alla carriera

Nel 1993, arriva l’Oscar con il riconoscimento solenne dell’Academy a tutta la carriera di Fellini. Federico ritira e riceve l’Oscar consegnato da Marcello Mastroianni, l’amico di una vita e da Sophia Loren nel corso di una cerimonia trasmessa in tutto il mondo con un miliardo e ottocento milioni di spettatori. Nel suo discorso di ringraziamento, il pensiero riconoscente e grato va al cinema americano con cui era cresciuto nella sua piccola Rimini e a Giulietta, la donna e l’attrice della sua vita, con parole semplici e meravigliose “ and you, Giulietta, please, stopcrying”.

Fellini, tra sogno e realtà, ha raccontato la sua visione della vita e in filigrana anche l’Italia. Che racconto è stato?

Fellini ha amato fortissimamente l’Italia e non l’ha mai lasciata, nonostante le proposte dei produttori americani disposti a pagare cifre folli pur di convincerlo a girare film in America. Ma Federico rispondeva sempre “io riesco a creare, ricreando anche la mia memoria, solo dentro il mio Teatro 5, a Cinecittà, l’unica città della mia vita”. Ed era talmente vero che quando gli chiedevano l’indirizzo di residenza, Federico dava quello di Cinecittà. Fellini ha raccontato con i suoi film l’Italia e gli Italiani, che conosceva benissimo, quasi come un antropologo. Ha dato voce alle diverse fasce sociali, a differenti realtà e situazioni, partendo dallo Sceicco bianco, da quella che poteva essere la fascinazione di una giovane sposina per il personaggio interpretato da Alberto Sordi, a Roma di cui racconta nobiltà e clero. Fellini nei suoi film ha saputo descrivere l’Italia e gli Italiani di ieri, oggi e domani, anticipando i tempi. Il film “La Nave va” ne testimonia la capacità di visione, metaforizzata da un piroscafo che salpa dal porto di Napoli, pieno di personaggi, nobili e celebrità varie che accompagnano le ceneri di una cantante lirica per disperderle nel mare Egeo, che sembrano anch’essi già morti, presentati nell’avvizzimento della loro pelle e che appena compiuta la  missione, muoiono quasi tutti perchè la nave è colpita  e affondata, siamo nel 1914 ed è tempo di guerra. E’ un film difficile, pieno di messaggi che invito a guardare perché ciascuno possa trarne la sua personale interpretazione.

Fellini ha avuto importanti compagni di viaggio. Sordi, Rossellini, Flaiano, Mastroianni, Nino Rota sono stati anche compagni di vita?

Sordi e Fellini hanno girato insieme due capolavori, “Lo sceicco bianco” e “I Vitelloni” ma sono stati soprattutto amici di una vita. Il giorno del matrimonio, celebrato in casa da un amico sacerdote il 30 ottobre 1943, Federico e  Giulietta, sposi di guerra, al posto del viaggio di nozze, hanno fatto una sola uscita per andare a teatro dove recitava Sordi che al loro ingresso, ha interrotto lo spettacolo e li ha salutati dicendo “Oggi si sono sposati Federico Fellini e Giulietta Masina. Sentirete molto parlare di loro”. L’applauso che ne seguì, fu il primo  della loro vita insieme a cui ne seguirono molti altri. Rossellini, padre del neorealismo, è il padre artistico di Fellini che lo avvicina per sempre al cinema. Collaborano alla sceneggiatura di “Roma città aperta”, ma il vero imprinting arriva con “Paisà”. Flaiano, il grande scrittore vincitore nel 1947 del primo Premio Strega, collabora con Fellini per dieci anni, dagli esordi al film “Giulietta degli spiriti”, quando la loro collaborazione si interrompe per motivi futili. Mastroianni è per Federico il grande amico, interprete de “La dolce vita”, icona della cinematografia mondiale, “una facciaqualunque” lo definisce Fellini  che però racconta tanto” e che chiamerà a interpretare “8 e mezzo”, La Città delle donne e poi Ginger e Fred, il  suo testamento spirituale  dove Marcello interpreta Federico. Nino Rota è l’amico magico, l’autore delle colonne sonore dei suoi film che realizzava senza bisogno di vedere le scene, con una capacità intuitiva che Federico definiva “celestiale”.

E io lì sentii di esser nato”, Federico incrocia lo sguardo di Giulietta e fu subito amore. Qual è il suo racconto di questa grande storia?

E’una storia che mi lascia una grande eredità di amore. Federico e Giulietta si incontrano giovanissimi, 23 anni lui, 22 lei, negli studi dell’EIAR, lui regista della commedia radiofonica “Cico e Pallina”, lei protagonista. A pochi giorni dal loro incontro decidono di sposarsi. Federico racconta di essere nato non il 20 gennaio 1920, ma nel momento in cui incontra lo sguardo di Giulietta e questa è una dichiarazione d’amore bellissima che fa alla compagna di una vita e all’attrice per la quale ha disegnato personaggi che rimarranno per sempre nel cinema mondiale. Giulietta è stata per tutta la vita il porto della nave Federico Fellini.

Federico senza Roma sarebbe diventato Federico Fellini?

Federico è arrivato a Roma per la prima volta nel dicembre 1938, con un treno partito da Rimini. Per lui Roma è stata una grande madre, anche perché la sua mamma, Ida Bardiani, era romana di sette generazioni. Quando scende a Roma Federico dice “sono tornato a casa”. Roma è la città che ha sentito casa per tutta la vita, con la quale ha avuto un rapporto complesso, magistralmente raccontato nel film capolavoro “Roma” del 1972, che rispecchia la sua visione della città ed è la sua grande dichiarazione d’amore per Roma.

La Giunta Capitolina ha deliberato di intitolare un tratto del Lungotevere a Federico Fellini, un omaggio a chi ha raccontato Roma nel mondo. Ha amato più Fellini Roma o Roma Fellini?

E’ stato un amore vicendevole, i romani hanno amato moltissimo Federico. Con i “tassinari” aveva un rapporto bellissimo, perchè era solito prendere il taxi per andare a Cinecittà. Quando partì per Los Angeles a ritirare l’Oscar alla carriera, il “tassinaro” che lo accompagnò all’aereoporto gli disse “Maestro, noi tassinari la abbracciamo e le diciamo che quando salirà sul palco per ritirare il premio, ci saremo anche noi nel grande applauso per il suo Oscar alla carriera”. L’intitolazione del tratto del Lungotevere gli sarebbe sicuramente molto piaciuta.

Fellini, genio creativo e visionario, ha insegnato a fare cinema a tutto il mondo. Era un predestinato, ha fatto incontri fortunati o l’ha assolutamente voluto?

Federico era un genio multiforme, poeta, sceneggiatore, scrittore, regista, grande pittore e disegnatore, che ha avuto la fortuna di avere una mamma, Ida Barbiani, capace di intercettare la sua creatività valorizzandola, regalandogli il primo teatrino dei burattini, i pastelli per farlo disegnare, incanalando la sua capacità creativa e la spiccata fantasia. Federico Fellini deve molto all’intuizione della sua mamma che aveva visto in lui la possibilità di disegnarsi un futuro diverso da quello ipotizzato, da avvocato o sacerdote. Federico dirà spesso, con la sua vocetta fanciullesca “il papà mi voleva sacerdote, la mamma avvocato, ho fatto un’altra cosa, spero di non averli troppo delusi.”

Qual è l’eredità di Fellini nel cinema mondiale?

Ho fatto tutta la vita lo stesso film”, era solito dire perché per tutta la vita ha raccontato se stesso. In tutti i suoi film c’è lui e la sua storia di ragazzo di provincia, vissuto a Rimini fino a 19 anni, rimasto per tutta la vita foderato d’infanzia. Ha raccontato le sue paure, i suoi sogni, gli amori in una sorta di confessione continua, attraverso un cinema pittorico e poetico che è arrivato in tutto il mondo.

Il Grand Hotel di Rimini cosa ha rappresentato per l’uomo Federico e per il regista Fellini?

Il Grand Hotel è stato reso immortale da Fellini nel film Amarcord, un Grand Hotel interamente ricreato all’interno di Cinecittà, come lui l’ha costruito nella sua memoria, come desiderava vederlo, come in tante occasioni lo ha disegnato, animato da personaggi vari e variopinti, lo sceicco, le concubine. Era per Federico, che da ragazzo lo osservava da fuori, il luogo delle mille e una notte, il suo tappeto volante da dove è poi volato  in tutto il mondo. Nel Grand Hotel si sentiva a casa, ed è lì che ha scelto di passare l’ultimo periodo della sua vita, in convalescenza dopo un intervento chirurgico.

Lei è custode della memoria storica, artistica e umana di Federico Fellini. L’Italia, che il  Maestro  ha tanto amato, ha buona cura di questa memoria al di là dell’occasione, seppur solenne, del centenario?

L’Italia ha in genere la memoria corta per tutti i grandi personaggi che le hanno reso onore nel mondo, ma in occasioni solenni, come i centenari, pare risvegliarsi. E’ necessario recuperare e valorizzare la forza della memoria per trasmettere conoscenza alle giovani generazioni. Io, cantastorie 2.0 della famiglia Fellini, mi impegno per raccontare l’uomo Federico e “l’ultimo grande gigante dell’arte moderna”, come lo scrittore Milan Kundera ha definito mio zio, Federico Fellini, un genio multiforme, tra i grandi del Novecento, un grande e meraviglioso visionario   che tutto il mondo ci invidia.