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Ennio Morricone
Note per tutti, note per sempre

Ennio Morricone e la sua musica sono parte integrante della narrazione dell’Italia all’estero. Non c’è aspetto della vita culturale e artistica italiana che non intersechi il suo racconto con la straordinaria arte di Ennio Morricone. La sua scomparsa consegna il compositore, già nella storia della musica, all’eternità e le sue note, nate per tutti, diventano note per sempre. La sua musica resterà a raccontare e a emozionare, chi la incontra nell’esecuzione e chi la incontra nell’ascolto. I musicisti sono e saranno gli esecutori testamentari, coloro che manterranno costantemente in vita una musica che va oltre la vita stessa di colui “al quale forse chiamato nell’armonia celeste, è stato assegnato l’incarico per qualche partitura da far eseguire ai cori angelici”, come suggerisce l’immagine proposta dalla riflessione del Cardinal Gianfranco Ravasi. Cinque musicisti italiani, ciascuno dei quali ha incontrato la musica di Ennio Morricone, ci guidano nel ricordo della sua arte senza eguali, amata in tutto il mondo come espressione di identità musicale italiana. Monsignor Marco Frisina, compositore, fondatore e direttore del Coro della Diocesi di Roma, Leonardo De Angelis, chitarrista e concertista internazionale docente del Conservatorio Santa Cecilia, Gabriele Pezone, direttore d’orchestra specializzato nel repertorio Morricone, Massimo Martinelli, Direttore della Banda Musicale dell’Arma dei Carabinieri e Fabio Tassinari, Comandante del IV Reggimento della Fanfara a cavallo dei Carabinieri di Roma, raccontano all’Osservatorio Roma e America Oggi  la musica di Ennio Morricone come solo i  maestri musicisti possono fare, seguendo un suono che diventa musica.

Monsignor Marco Frisina

Maestro Frisina, un ricordo dell’uomo Ennio Morricone e, da musicista, una riflessione tecnica sulla sua musica?

Il solco profondo che ha lasciato il M° Morricone nella musica italiana è quella di una sintesi che si è compiuta nella sua vita e nella sua opera tra la formazione e tradizione culturale colta del Novecento e gli strumenti di comunicazione moderni, il disco, il film, il cinema, la canzone. Io riconosco in lui le nostre radici romane di formazione, perché sono stata allievo di Irma Ravinale che era stata compagna di studi di Morricone e di Petrassi, la tradizione culturale del Conservatorio romano di Santa Cecilia e della scuola romana con Respighi e Casella, la sua apertura verso il mondo del pop, con le canzoni che ha scritto e arrangiato in RCA e soprattutto il cinema, che è stato per lui il linguaggio più frequentato, oltre al classico, con grande successo in tutto il mondo. La musica era per Ennio Morricone una cosa serissima e importante, da realizzare senza pressappochismi sia quando scriveva una canzone che un’opera da concerto. E oggi è questo il messaggio forte che ci lascia, la necessità di una qualità alta della musica.

La musica di Ennio Morricone, seppur universale perché le sue note sono per tutti, ha una forte caratterizzazione di italianità e di romanità. In cosa si riscontra?

Nella melodia perché i temi di Ennio Morricone si ricordano, rimangono nel cuore della gente, per una caratteristica tipica della musica italiana che è erede dei grandi operisti, Bellini, Donizzetti, Verdi, Puccini. Siamo eredi di una tradizione in cui la melodia era protagonista, ma lui è riuscito a mettere questa caratteristica del nostro DNA musicale, nella modernità e nella contemporaneità, anche nella musica difficile, rendendola fruibile grazie alla sua capacità di scrivere temi straordinari che rimangono nella memoria collettiva ed esprimono l’importanza della cultura e dello stile italiano.

La musica di Ennio Morricone incontra il Creato per la sua capacità di emozionare ed elevare. Essere stato un uomo di profonda Fede ha illuminato anche la sua produzione musicale?

La Fede consente orizzonti più ampi e un rapporto con l’umanità più profondo, cambia il punto di vista che da piccolo e autoreferenziale diventa molto più ampio, guarda verso l’infinito di Dio, la profondità del cuore dell’uomo, a quelle prospettive universali che si sentono nella musica di Ennio Morricone, in quei temi che aprono il cuore e che vengono dallo sguardo di contemplazione della vita e del mistero.

Mons. Marco Frisina ed Ennio Morricone, amici e musicisti. Un suo ricordo personale?

Il Concerto per i poveri, seduti nelle prime file, che abbiamo fatto insieme nel 2016, nell’Aula Paolo VI, gremita da 8mila persone. Ho l’impressione che Ennio Morricone lo abbia percepito come un momento intimo. Ci siamo alternati alla direzione dell’orchestra e lui, pur infastidito da dolori alla schiena, ha diretto con lo stesso, grande entusiasmo di sempre. L’Osservatore Romano ha fissato in una foto il nostro abbraccio e il suo sguardo rivolto a quella assemblea particolare, una immagine che mi ricorda la sua passione per la musica, la sua semplicità e i suoi occhi che, quando era nella musica, erano quelli di un bambino.

M° Leonardo De Angelis

Maestro, gli accordi di Ennio Morricone, al netto delle complicazioni orchestrali come lui stesso le definiva, sono fatti davvero di soli 3 suoni, quelli che si possono fare alla chitarra?

Sicuramente si. Il M° Morricone aveva un’attività molto piena,  nella cosiddetta musica leggera,  nella musica da film e nella musica colta ed extra colta contemporanea. La chitarra non è stata usata molto nelle sue colonne sonore perché aveva una predilezione per una continuità della voce o dei fiati o a volte di un arco. Ha tuttavia scritto un bellissimo concerto per chitarra e orchestra che viene eseguito regolarmente nel repertorio colto. Il magico del metodo compositivo del M° Morricone è in una semplicità che si traduce in un grosso impatto emozionale.

La musica di Ennio Morricone cosa racconta dal punto di vista tecnico?

La memorabilità dei temi, la tecnica collaudata del leit-motiv che tra la fine del Romanticismo e i primi anni del Novecento è stata di appartenenza sia del repertorio operistico che sinfonico ma anche della musica a programma e il raggiungimento di quello che il compositore canadese Murray Schafer definisce “paesaggio sonoro”,  ovvero da una estrazione immaginifica, nel rapporto tra immagine e musica,  è riuscito a creare una musica che di per sé crea un immaginario particolarmente attivo. Il grande pubblico ricorda i suoi temi ma anche tutti i suoi arrangiamenti. L’impatto e la forza della sensazione  è nato da questo complesso di funzionalità compositive  coordinate da una geniale ispirazione.

M° De Angelis, la musica di Ennio Morricone nasce al Forum, un luogo musicale romano che lei ha frequentato.

Il Forum nasce come primo luogo con la possibilità di registrare musica per film a Roma. Negli anni assume una caratteristica professionale predominante grazie al M° Morricone e alla fama di tutte le sue colonne sonore registrate lì e a Bacalov con il quale ho collaborato personalmemte. E’ la sala più famosa in Italia e in Europa per le tecnologie, sempre in rinnovamento e per il personale tecnico specializzato. Morricone ne ha fatto una casa, era il luogo dove svolgeva la gran parte della sua vita professionale.

Ennio Morricone e il Conservatorio di Roma Santa Cecilia che lei autorevolmente rappresenta. Che storia racconta?

Ennio Morricone si diploma al Santa Cecilia e di questo periodo ho un personale ricordo grazie al racconto di mio padre Claudio che frequentò i corsi con lui e mi parlava spesso di questa loro conoscenza. Morricone era inizialmente diplomato in tromba e poi in composizione. Erano anni in cui chi faceva la vita del conservatorio aveva una sorta di inevitabilità di comunicazione e interscambio da cui si formò quella che poi sarebbe stata la cosiddetta Scuola romana, un’idea di un modo di concepire la musica e l’arte molto vicina alla vita della città.

Maestro, cosa intende quando afferma che Ennio Morricone “ha sempre un clima compositivo adeguato”?

Credo che questa sia stata la sua forza. L’adeguatezza sta nel fatto che  anche se esiste sempre una ispirazione musicale, una connotazione stilistica di riferimento, che  nell’uso del basso continuo  è il Barocco, nelle grandi linee il Romanticismo, Morricone riesce a travalicare questo contesto storico e la sua musica assume una caratteristica atemporale e anche se c’è un riferimento, ci sono sempre elementi innovativi. I suoni, l’utilizzo del fischio per ripetere una melodia, sono elementi che hanno fatto la storia  e la caratteristica della personalità di questo modo di scrivere apparentemente semplice ma in realtà molto articolato, per non dire complesso.

La musica di Ennio Morricone ha superato la fama specialistica, tutti conoscono i suoi temi. Quali sono le ragioni?

Alle ragioni tecniche già delineate, si aggiunge la sua personalità, improntata a una riservatezza che lo portava a non voler essere celebrato, anche quando ha atteso a lungo un Premio Oscar che avrebbe meritato molti anni prima. E’ proprio la sua personalità che ha reso la musica più intimamente comunicativa, con una forza che esce alla distanza, con temi che si sovrappongono e che nella sua eredità appaiono tutti insieme, in un ricordo che storicamente  non si limita all’ultimo ma ne abbraccia molti.

M° Gabriele Pezone

Maestro, la sua intensa attività di direzione concertistica internazionale è sempre arricchita dalle musiche di Ennio Morricone. Con quale riscontro e gradimento?

Ennio Morricone è il  compositore italiano più conosciuto e apprezzato all’estero, per la longevità della sua carriera musicale e per ciò che oggi il cinema rappresenta a livello sociale, paragonabile a quello che 100 anni fa era rappresentato dall’opera lirica. La scomparsa di Ennio Morricone è oggi paragonabile, come impatto emotivo, alla morte di Giuseppe Verdi all’inizio del Novecento. Lo testimonia la mobilitazione social dei musicisti e degli orchestrali a livello mondiale.

Morricone’s Anthology, l’ antologia di brani di Morricone per pianoforte e tromba che lei ha raccolto in un Cd, a quale esigenza risponde?

E’ un omaggio nell’omaggio al Maestro, con la scelta della tromba che lo ha visto studente al Conservatorio e con l’omaggio alla musica per il cinema che, grazie a Ennio Morricone, oggi ha un ruolo preciso nell’immaginario collettivo, con un pubblico maturo e pronto ad assistere a un concerto di sola musica per il cinema,  cosa impensabile prima delle pagine memorabili scritte dal Maestro che vivono di vita propria anche senza le immagini per le quali sono state composte. Stati Uniti e Giappone sono i paesi che stanno danno i riscontri di interesse più lusinghiero all’antologia, a testimonianza della straordinaria notorietà mondiale del M° Morricone.

La musica di Ennio Morricone cosa suscita in chi la esegue e in chi la ascolta?

La sua musica, che rientra nella categoria più generale della musica applicata e che suscita ammirazione negli stessi musicisti che la eseguono, si caratterizza per le melodie cucite su misura sui soggetti filmici per i quali sono state composte. Una colonna sonora, già dalle prime note, caratterizza in maniera psicologica il contenuto del film. Penso al tema di “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” o a Mission che proietta in un’altra dimensione, diversa da “Gli Intoccabili “ e diversa ancora da tutte le altre. Morricone non ha stilizzato gli stessi temi in più occasioni, al contrario di molti, le sue 500 colonne sonore sono tutte diverse l’una dall’altra. Questa è la sua grandezza e la sua unicità, unita all’ umiltà e a una vita vissuta in maniera normale.

Com’è la musica di Ennio Morricone ascoltata dall’estero?

E’ innanzitutto il miglior biglietto da visita che la musica italiana ha in questo momento, in perfetta  continuità con la grande tradizione musicale italiana, Verdi, Puccini e tutti i grandi operisti dell’Ottocento e del primo Novecento, tradizione che ha radici antiche nella polifonia rinascimentale con Pierluigi da Palestrina al quale Ennio Morricone spesso faceva riferimento, chiedendosi se una certa cosa Palestrina l’avrebbe fatta oppure no. Ogni compositore è figlio di tutti i compositori che lo hanno preceduto e padre di tutti i compositori che verranno.

 

Col. Massimo Martinelli

Maestro, Lei e la Banda Musicale dell’Arma dei Carabinieri  che dirige, ha avuto il privilegio di una frequentazione intensa con Ennio Morricone

L’esecuzione di un’opera di Morricone che il mio predecessore alla guida della Banda dell’Arma era solito suonare, mi ha accolto e accompagnato nella direzione della Banda fino a quando con il M° Ennio Morricone è iniziata una bella amicizia che lo ha portato a scrivere la prefazione al mio libro che racconta la storia della Fedelissima, la Banda dell ‘Arma. Ennio Morricone, accettando il mio invito, ha poi preso a frequentare i nostri ambienti, nella sede della Banda. L’ultima sorpresa è stata una visita che ci ha fatto in compagnia di Peppuccio Tornatore, per il quale ha nutrito un’amicizia profonda fino agli ultimi giorni di vita. Abbiamo filmato questa visita e custodiremo sempre caro il ricordo del M° Morricone che ha suonato per noi, al pianoforte, la colonna sonora del film Baaria, la cui partitura, nella revisione per Banda, mi è stata affidata.                

  M° Martinelli che posto ha la musica di Ennio Morricone, sempre presente nel vostro repertorio, nei concerti nazionali e internazionali della Banda Musicale dell’Arma dei Carabinieri?

Tutti i temi musicali di Ennio Morricone lo hanno reso noto in tutto il mondo. E’ uno dei compositori contemporanei  più arrangiati al mondo, per diversi organici, dal coro, al quartetto, alla musica da camera, all’ottetto di fiati e ovunque noi eseguiamo le sue musiche, qualunque sia la versione proposta,  riscuotiamo sempre un grande successo perché i suoi temi sono di una profondità e di una bellezza che li farà restare per sempre nella storia della cultura musicale del nostro Paese.

Un suo giudizio tecnico sulla musica di Ennio Morricone per descrivere le innovazioni e le intuizioni geniali che la caratterizzano?

Ciò che distingue la sua musica non va cercata nella complessità ma nella semplicità. I temi che nascono dalla sua fantasia e dal suo estro compositivo, toccano le corde della nostra sensibilità umana con facilità e senso diretto. La bellezza sta nella profondità e nella semplicità delle sue espressioni musicali che non hanno pari. Ennio Morricone è il più grande compositore che la storia del cinema italiano abbia mai avuto.

Voi musicisti italiani sarete gli esecutori testamentari della grande opera di Ennio Morricone?

Sicuramente, non solo perché è stato lo stesso M° Morricone a dare il titolo “Sinfonia per Baaria” all’arrangiamento per banda del tema musicale del film di Tornatore ambientato in Sicilia, a Bagheria,  ma anche perché il Maestro ha dedicato l’unica partitura  originale scritta per banda, alla Banda Musicale dei Carabinieri, una composizione che si intitola “Da Pitagora e oltre” di cui siamo stati i primi esecutori e che custodiamo gelosamente nel nostro archivio. Ennio Morricone considerava la Banda dell’Arma una delle massime espressioni musicali per strumenti a fiato in Italia e noi di questo gli saremo eternamente grati. Quando ci conoscemmo, venti anni fa, mi disse che aveva una particolare predilezione per la nostra Banda, le cui radici affondano a due secoli fa e sono parallele alla storia dell’Arma dei Carabinieri.

Come ricorda Ennio Morricone nei luoghi musicali della Banda?

Come un monumento in visita nei nostri luoghi di studio e di costruzione dei concerti, una persona semplice, che ha fatto del mestiere dell’artista il mestiere dell’antico artigiano che ogni giorno si pone davanti a uno scritto musicale con umiltà, coerenza e con una capacità innovativa che in pochi al mondo hanno avuto.

M° Fabio Tassinari

Maestro, Ennio Morricone che musica lascia?

Uno degli insegnamenti di Morricone, attraverso la sua produzione musicale, è stato quello di spronare tutti noi a vivere nel presente che è contemporaneamente la manifestazione del passato e del futuro. Lui lo ha fatto con la sua musica, lasciandoci pagine bellissime che si elevano a tal punto da essere considerate, in tutto il mondo, capolavori d’arte e passaporto di un Made in Italy che non trova ostacoli, barriere o confini comunicativi.

Le sue colonne sonore raccontano anche molte esibizioni della Fanfara a cavallo. Cosa ha reso possibile un incontro tanto virtuoso?

La Fanfara a cavallo ha tra le sue fila un organico di strumenti raro che la rende molto richiesta per concerti in Italia e all’estero. Solo quando ho cominciato a trascrivere le colonne sonore di Ennio Morricone, a cui sono molto legato, ho trovato un repertorio musicale che fosse sinonimo del Made in Italy artistico e al contempo esaltasse la componente attiva della Fanfara, ovvero i nostri cavalli. I ritmi, i colori e le situazioni dei brani di Ennio Morricone calzano perfettamente con il mondo equestre ed è per questo che il repertorio della Fanfara comprende tutte le sue colonne sonore più famose.

M° Tassinari, lei è direttore d’orchestra ma il suo strumento è l’oboe, quell’oboe attorno al quale Ennio Morricone ha composto il Tema di Gabriel, colonna sonora di Mission, che ha avvicinato il grande pubblico alla conoscenza di questo strumento. C’è anche un aspetto pedagogico da considerare?

Assolutamente si. Ogni oboista si è cimentato sulle note di Gabriel’s oboe che inizia con  la stessa  nota con la quale ci si avvicina, da studenti,  per la prima volta allo strumento. Studio oboe dall’età di nove anni, ho suonato, suono ancora e suonerò sempre il tema di Gabriel, che unisce, come ogni opera di Morricone, passato, presente e futuro.

La Fanfara dei Carabinieri a cavallo avvicina la grande musica a un numero considerevole di persone. Qual è il contributo che il repertorio Morricone aggiunge e come viene accolto?

Quando la Fanfara ha raccolto la sfida di esibirsi suonando al galoppo, l’andatura più impegnativa e pericolosa per il musicista a cavallo, abbiamo abbinato la coreografia elaborata alla colonna sonora “Il Buono, il Brutto e il Cattivo”, tra l’altro il tema preferito del Maestro. L’esibizione, in occasione del 202° Annuario della fondazione dell’Arma dei Carabinieri creò una tale euforia tra il pubblico che il mio cavallo, eccitato dall’applauso, impennò in aria le zampe anteriori, creando un effetto che il pubblico attribuì a un disegno di regia. Il successo dell’esibizione fu dovuto anche all’atmosfera di quelle note che mi pare ancora di sentire. Ma di episodi legati all’apprezzamento e al gradimento sempre altissimo per il repertorio Morricone, ce ne sarebbero molti da raccontare. Il più caro riguarda un nostro concerto a Roma, al termine del quale un signore anziano, molto commosso, tenendo per mano la moglie, si avvicinò chiedendo il bis del tema “C’era una volta il West”. Era stato il montatore delle pellicole di Sergio Leone e le esecuzioni della Fanfara, con le musiche di Ennio Morricone, lo avevano molto emozionato.

M° Tassinari, la Fanfara come desidera salutare Ennio Morricone?

Affidiamo il nostro saluto a un proverbio arabo che recita “L’aria del Paradiso è la stessa che passa tra le orecchie di un cavallo lanciato al galoppo”, a cui la Fanfara aggiunge “sulle note del M° Ennio Morricone”