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L’Accademia della Crusca, troppo lontana o troppo vicina alla lingua parlata?

La prestigiosa Accademia della Crusca è l’istituzione che dalla seconda metà del 1500 si occupa di codificare la lingua italiana, separando le forme corrette da tutte le impurità linguistiche. Ha sede a Firenze ed è la più antica accademia linguistica del mondo. Spesso al centro di polemiche per decisioni ritenute a volte impopolari, accompagna la naturale evoluzione della lingua italiana cercando di salvaguardarne tradizione e buon gusto, alla ricerca de il più bel fior ne coglie, come ricorda il verso del Petrarca scelto come motto.

L’Osservatorio Roma ha incontrato Claudio Marazzini, Presidente dell’Accademia della Crusca e partendo dal titolo del suo libro, L’Italiano è meraviglioso, un viaggio attraverso le polemiche e le battaglie relative  agli  anni della sua presidenza, ha cercato di capire progetti e prospettive della prestigiosa istituzione.

O.R.  Presidente Marazzini, l’Accademia della Crusca è realmente vicina a tutti o rischia di essere percepita come attenta solo al linguaggio alto, all’italiano parlato dalle elites?

C.M. “ In realtà siamo accusati di essere troppo vicini alla lingua parlata dal popolo, di recepirne le istanze, i nuovi modi di parlare, come è successo recentemente per i quesiti ai quali siamo stati chiamati a dare risposta. Il quesito esatto era siedi il bimbo, non esci il cane come è stato spesso riferito. La riconoscibilità dell’espressione a  livello di lingua parlata è stata salutata con entusiasmo dalle regioni del Sud, perché fa parte del loro patrimonio linguistico e  perché ne hanno sempre sofferto l’uso fortemente caratterizzante del loro modo di esprimersi. Al contrario, è stata meno accettata e compresa dalle regioni del Nord.

O.R. Presidente, come spiegare la bellezza della lingua italiana alle comunità italiane che vivono all’estero?

C.M. “ Parlandola, favorendone il ricordo, facendola rivivere, reimparandola quando è necessario. Papa Francesco ne è un esempio, la  lingua italiana, che ora parla molto bene, l’ha dovuta reimparare perché ne conservava solo un  lontano ricordo, avendola ascoltata e forse parlata da bambino, provenendo da una famiglia di origine italiana.

O.R. Qualcuno parla di lingue italiane. Non le sembra impropria questa definizione? In fondo confluiscono tutte in una unica, meravigliosa lingua italiana

C.M. “ Bisogna fare una distinzione tra le lingue delle minoranze, i dialetti e la lingua italiana.  Le prime sono tutelate dalla legge del 1999, i dialetti invece non rientrano in tale tutela pur conservando un grande valore storico e culturale. Ma è indubbio che la lingua italiana sia una sola.

O.R.  E’ di grande attualità l’idea di dar vita ad un Museo della Lingua Italiana. Il convegno organizzato su questo tema nella sede della Società Dante Alighieri a Roma ha suscitato grande interesse. Come può essere pensato un Museo della lingua?

C.M. “ L’idea è affascinante, è un tema nuovo dal sapore antico perché già nel 1960, in occasione del millenario della lingua italiana, fu organizzata  una mostra celebrativa, a cui ne è seguita un’altra nel 2003  ospitata  alla Galleria degli Uffizi, a Firenze, che ha catalizzato l’interesse dei visitatori. La costituzione di un Museo sarebbe la naturale evoluzione di un processo già iniziato. La sfida sarebbe importante, perché porterebbe a  raccontare la storia della Lingua Italiana riuscendo ad attribuire a  oggetti il significato profondo del valore della lingua . Pensiamo solo alla parola pizza per avere un’idea. Si tratterebbe di un Museo che combina, integrandoli, il virtuale ( reso possibile dalle tecnologie digitali) con il reale da guardare e soprattutto da toccare (attraverso un fac-simile che restituisce esattamente l’idea di come sia il documento). Il Museo dovrebbe avere una finalità didattica, per guidare il visitatore dallo spazio interno, dove impara delle cose, allo spazio esterno che comprenderebbe meglio avendo appreso gli strumenti culturali per farlo.

O.R.  Nel Museo della Lingua Italiana cosa metterebbe certamente il Presidente della Crusca?

C.M. “ Il vecchio banco di scuola  in legno, macchine che proiettano dati statistici, la Vespa, il motorino Ciao. La Crusca ha già un Archivio digitale integrato di materiali didattici, testi, documentazioni iconografiche e multimediali che si chiama VIVIT, VIVI ITALIANO. Può essere un punto di partenza.