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Il Museo della scuola
Paolo e Ornella Ricca

La scuola italiana appare oggi in un cambiamento epocale, per le modalità didattiche a distanza e per il ripensamento di luoghi e spazi in vista della riapertura. Si progettano nuovi banchi scolastici  concettualmente lontani dalla postazione tradizionale che, a parte trascurabili cambiamenti, ha accompagnato generazioni di studenti. Il pensiero corre a tutto ciò che storicamente ha caratterizzato la scuola intesa come luogo e spazio fisico e agli oggetti che hanno fatto da corredo e raccontato la sua storia. Banchi, cattedre, lavagne, registri, pagelle, diplomi, cartelloni didattici, pennini, calamai, inchiostri, carte geografiche, mappamondi, atlanti, cartelle, libri, quaderni, album, gomme, carte assorbenti, cestini portavivande, posate, biglietti augurali e perfino giocattoli per il tempo libero sono stati strumenti di formazione per intere generazioni e specchio di una società che ha attraversato anni dolorosi. Il Museo della Scuola Paolo e Ornella Ricca, nato dalla collezione privata italiana più importante dedicata alla scuola che Paolo Ricca considerava “il grande patrimonio che ci accomuna forse più di ogni altra cosa e che riannoda i fili con le radici profonde della nostra comune identità”, donata al Centro di Documentazione e Ricerca sulla storia della letteratura delll’infanzia e del libro scolastico dell’Università di Macerata, questi oggetti li custodisce tutti. Paolo e Ornella Ricca incrociano le loro vite sui banchi di scuola, nella quarta ginnasio del Liceo Bernardino Telesio di Cosenza. La scuola scandisce il tempo del loro amore, la licenza liceale per fidanzarsi e la laurea di entrambi per sposarsi. Ornella dedica la sua vita all’insegnamento, Paolo arriva ai vertici di una brillante carriera dirigenziale. A unirli anche e sempre l’amore incondizionato per la scuola e la sua storia, la considerazione e la gratitudine  per un  luogo inteso come struttura scolastica  e quindi aula ma anche per gli strumenti di corredo scolastico che rendono possibile  l’apprendimento. Nel 1994, quando Paolo va in pensione, decide di andare alla ricerca del suo libro di testo di prima elementare, pensando fosse semplice in quanto nel 1941 i libri erano uguali in tutta Italia, ma il recupero si rivela complicato. La ricerca, partita da Cosenza ed estesa a Roma e in tutta Italia tra librerie antiquarie, mercatini e luoghi frequentati da collezionisti, ha appassionato Paolo e Ornella al punto che hanno cominciato a collezionare tutti gli oggetti riferibili alla scuola. Paolo individua, scova, compra, studia. Ornella lo aiuta a contestualizzare storicamente e a custodire. Gli oggetti collezionati parlano e raccontano una storia minuta, erroneamente definita minore, che può essere in parte riscritta con le informazioni che emergono da quaderni pieni di vita e registri densi di annotazioni. Si apre una finestra su una storia forse dimenticata o non sufficientemente indagata, fatta di piedi scalzi che calpestano sassi e portano a scuola bambini affamati e di racconti di bambini più fortunati che accolgono in casa il primo abete addobbato ad albero di Natale, ma anche di  cattivi maestri che scrivono in pagella, nel giudizio sintetico di un bambino “cretino” e di brave maestre che pagano la tessera balilla, indispensabile per  frequentare la scuola,  a chi non poteva. Il Salotto Verde, luogo cosentino che avevano destinato all’accoglienza del materiale, non è più sufficiente per una collezione che si arricchisce con continue acquisizioni.  L’avventura si apre a un respiro più ampio e da piccola iniziativa culturale nata in uno spicchio di Calabria, comincia a percorrere l’intera penisola.  Paolo organizza una mostra itinerante “Tra banchi e quaderni” per “rendere omaggio alla scuola di ieri, atto di doverosa riconoscenza a una gloriosa istituzione che ha saputo avviare generazioni di giovani al non facile esercizio di saper leggere e far di conto, indispensabile premessa all’acquisizione di ogni sapere e al dominio di tutte le competenze”. L’idea è suggestiva e il materiale recuperato ha grande valore storico. Un furgone trasporta, su e giù per l’Italia, pezzi di storia e memoria. L’incontro virtuoso con l’Università degli Studi di Macerata porta alla nascita del Museo della Scuola Paolo e Ornella Ricca. Osservatorio Roma e America Oggi incontrano Ornella Ricca per conoscere, attraverso una visita virtuale tra storia ed emozione, le preziosità custodite nel Museo, tra le quali anche un Opuscolo Italoamericano che i bambini americani scrissero per i bambini italiani e affidarono ai loro padri partiti da oltreoceano  per liberare l’Italia.

Professoressa, si cerca un libro di prima elementare e si compone un museo. Che storia racconta questa avventura straordinaria?

L’avventura non è partita con l’idea di fare un museo ma di raccogliere tutto il materiale scolastico del passato cominciando dal libro della prima elementare di mio marito kPaolo, frequentata nel 1941, del quale ricordava perfettamente la prima pagina, stampata con l’immagine di   tanti bambini vestiti da balilla che salivano una scala verso un uscio. Durante il fascismo, i libri erano uguali in tutta Italia e questo ci lasciava pensare che la ricerca fosse semplice. In realtà trovava molto materiale di quel periodo, ma non il libro. Cominciammo a recuperare pennini, carte assorbenti (sulle quali Mussolini, come forma di propaganda,  faceva imprimere le opere che realizzava, ne abbiamo una con l’immagine dell’inaugurazione della stazione ferroviaria di Ostia Lido), gomme, matite, inchiostri e ogni oggetto riferibile alla scuola, fino a che dopo molto tempo, il fratello di Paolo, Raffaele Ricca, trovò il libro. Ma la ricerca del materiale scolastico si arricchiva continuamente di oggetti straordinari che Paolo scovava nelle librerie antiquarie, recuperava tra collezioni abbandonate nelle botteghe di rigattieri o nei depositi di vecchie scuole. Abbiamo quaderni del 1874, formati da 4 fogli, ed è per questo che si chiama quaderno, che avevano copertine di carta velina con impresse incisioni e immagini. Nel Museo sono custoditi oltre mille quaderni storici. La sezione libri è corposa e interessante e copre un arco temporale che va dalla fine dell’800 al 1950. Ci sono libri particolari, il primo Albo divertente per insegnare l’orologio e la divisione del tempo,  libri per le prime letture diversi per i centri urbani e i centri rurali,  libri per gli Italiani all’estero. Tutti editi dalla Libreria dello Stato.

La collezione italiana privata più importante sulla storia della scuola nasce a Cosenza ma come diventa realtà nazionale?

Tutti gli oggetti recuperati erano esposti in una sala dedicata alla scuola in un appartamento storico di Cosenza che acquistammo per ospitare il  Salotto Verde, una onlus che promuoveva la conoscenza del passato. Ma in breve tempo, la collezione scolastica divenne talmente corposa che il Salotto Verde non riuscì più a contenerla. Cominciammo a organizzare mostre itineranti dedicate alla scuola degli anni Quaranta che dalla Calabria ci portarono poi in tutta Italia perché l’interesse e l’attenzione per l’iniziativa cominciava a diffondersi. All’Università Cattolica di Brescia, dove esponemmo la nostra collezione, conoscemmo un giovane professore dell’Università di Macerata, Yuri Meda che ci invitò a esporre nei vecchi forni di Macerata, mentre era in svolgimento un importante convegno internazionale che l’Università aveva organizzato sul quaderno, la storia delle culture scolastiche e i costumi educativi tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900. Era il 2007 e la nostra mostra fu accolta con grande interesse dai partecipanti al convegno, 97 studiosi provenienti da tutto il mondo. Il Rettore dell’Università, dopo il grande successo della mostra, reiterato anche a Civitanova Marche dove esponemmo in un prestigioso liceo, intercettando la volontà di Paolo di donare l’intera collezione a un ente pubblico affinchè fosse fruibile a tutti, propose di affidare all’Università tutto il materiale per farne un Museo. Nasce da qui il Museo della Scuola Paolo e Ornella Ricca.

 

Quali oggetti custodisce il Museo?

Oltre mille quaderni fino al 1961, perché Paolo ha voluto fermare la ricerca al quaderno che celebrava il centenario dell’Unità d’Italia. Libri per tutti, anche per gli Italiani all’estero perché Mussolini desiderava che si mantenesse il legame tra i figli degli Italiani all’estero e l’Italia e per favorirlo, faceva pubblicare libri scolastici, uno per ogni classe, a loro dedicati. Il Museo ne conserva 3. L’aspetto interessante è che i libri, gli stessi in tutta Italia, alla fine avevano una appendice con la storia locale, iniziativa promossa dal filosofo Gentile al quale si deve la storica riforma della scuola italiana. Erano i cosiddetti Almanacchi, uno per ogni regione.

Un segno di attenzione per i connazionali emigrati all’estero

Indubbiamente. Mussolini ha fatto tante cose sbagliate ma tra le cose positive c’è questa attenzione e cura della scuola. Le pagelle venivano fatte disegnare dai grandi pittori e disegnatori del tempo. Custodiamo anche registri  dal 1874  agli anni Cinquanta,  con dimensioni enormi che raccontano una realtà lontana, inimmaginabile  per i nostri tempi. In uno dei registri conservato al Museo, risalente al periodo fascista, il maestro esprime il giudizio sintetico su un bambino con un solo aggettivo “cretino”. In un altro registro è annotato lo sfogo di una maestra rimproverata da un ispettore scolastico in visita in una scuola elementare vicino Cosenza, perché non tutti i bambini avevano pagato la tessera balilla e che scrive “come posso io chiedere i soldi per la tessera balilla a un bambino che viene a scuola scalzo, sulla neve, d’inverno? Mi viene da piangere alla sola idea”.

Ricostruire la storia della scuola italiana è raccontare la storia di un Paese?

Certamente, registri, libri e quaderni sono fonte di storia e ricostruiscono il passato doloroso del nostro Paese, in quanto raccontano le condizioni proibitive nelle quali molti bambini sono cresciuti, in case povere e privi di mezzi. Un libro custodito nel Museo riporta l’immagine di bambini, in un’aula scolastica, con i piedi su un braciere e un sacco sulla testa per riscaldarsi. Molti bambini, dopo aver lavorato nei campi di prima mattina, facevano chilometri spesso senza scarpe pur di andare a scuola, sostenuti dall’entusiasmo e dalla volontà di apprendere. Il valore testimoniale del Museo della Scuola consiste proprio nella possibilità di ricordare a tutti da dove veniamo e quanto la scuola abbia contribuito alla costruzione dell’Italia.

Il Museo custodisce un Opuscolo Italoamericano, scritto  da bambino a bambino, di grande valore storico e straordinaria umanità. Cosa racconta?

Il ritrovamento è stato casuale. Eravamo da un antiquario e Paolo, curioso e attento come sempre, individua in una scatola che conteneva ricette, carta straccia e cose particolari, un piccolo opuscolo, di pochi centimetri, che chiede di acquistare ma che l’antiquario regala considerandolo spazzatura. E invece è un documento di grande valore storico di cui esiste un’unica altra copia conservata alla Biblioteca del Congresso a Washington. E’ l’abc Italo-Americano. Quando vennero le truppe americane a liberarci, distribuirono questi opuscoli, su uno dei quali capitato qui da noi, c’era scritto “Questo libretto ve lo offriamo noi, bambini degli Stati Uniti. Lo affidiamo ai nostri babbi, ai nostri fratelli maggiori che vengono tra voi in Italia. Ci han promesso di darvelo da parte nostra. Siamo un po' tristi che se ne vadano così lontano ma pensiamo a quanto voi sarete contenti di vederli arrivare, per aiutare i vostri babbi e i vostri fratelli e questo ci conforta. Gli amici devono ben aiutarsi tra loro. Quando saremo grandi e l’Oceano che ci separa potrà essere attraversato da centinaia di aeroplani al giorno, allora veramente potremo conoscerci e lavorare insieme perché non ci siano più guerre in nessuna parte del mondo”. Completano l’opuscolo una T, maiuscola e minuscola che sta per Tricolore, accompagnata dalla bandiera italiana, una F, sta per stelle e strisce con la bandiera americana, W sta per Washington. L’opuscolo è davvero meraviglioso ed è presentato come “un piccolo libro di due vecchi amici, gli Stati Uniti e l’Italia”.

Ciascun oggetto recuperato era verosimilmente privo di contestualizzazione storica. Come avete fatto per collocarli storicamente?

Paolo era uno studioso in pectore, appassionato del passato e del popolo minuto, con una impressionante memoria storica. Ogni oggetto è stato studiato attentamente e collocato nel suo tempo, con precisione e rigore storico.

  Gli oggetti del Museo arredano un’aula degli anni Quaranta. Come si presenta?

 Ci sono oggetti straordinari che arredano un’aula pluriclasse, banchi in legno di diverse altezze con i nomi intagliati e il foro per il calamaio dove la mattina passava il bidello a versare l’inchiostro, c’è la lavagna nera da un lato a righe e dall’altro a quadretti,  la cattedra, ci sono le immagini del Duce e del Re che erano appesi alle pareti, il Crocefisso di latta su un supporto di legno nero, le carte geografiche murali, calamai e 29 scatole di pennini diversi. Ci sono gli oggetti che servivano per la refezione dei bambini, ora  custoditi in teca, piatti in alluminio,  bicchieri in alluminio che si chiudevano, un piccolo involucro con su scritto balilla contenenti le posate, cucchiaio, forchetta e coltello che si chiudevano, corredate da un tovagliolo a quadretti marroni e bianchi su cui era ricamato balilla. Ci sono le cartelle di fibra, alcune a spalla, altre a mano, ci sono i cestini con la colazione e le vivandiere per chi poteva permettersi di portare il cibo. Le teche orizzontali contengono libri che vanno da fine Ottocento agli anni Cinquanta, anche un sillabario tedesco del 1942, una rarità perchè allora l’utilizzo del tedesco nella scuola italiana non era consentito.

Il Museo della Scuola, testimone vivo di anni difficili, riempie anche il vuoto di coloro i quali sono rimasti forzosamente lontano da quei banchi che profumano di legno, intere generazioni costrette a rimanere illetterate nonostante il desiderio di acculturarsi

In passato imparare a leggere e scrivere era una conquista purtroppo non alla portata di tutti. Il desiderio e l’ansia di apprendimento, la gioia di andare a scuola si scontrava con le difficoltà di molte famiglie che non avevano, non possedevano, non potevano. Tanti bambini non avevano neanche da mangiare.

L’idea di organizzare mostre itineranti è nata con quale finalità?

Informativa innanzitutto, perché i quaderni parlano e permettono anche di riposizionare le lancette della storia.  Abbiamo trovato i quaderni di Lidia Serra, la prima ragazza che si è laureata in Legge in Calabria, diventata sindaco di Tropea, appartenente ad una nobile famiglia cosentina. Il racconto del suo Natale, nel quaderno di scuola, ha reso possibile attribuire data certa al primo albero di Natale allestito in Calabria. Era il 1911, molto prima rispetto alla convinzione generale che collocava la consuetudine di fare l’albero di Natale, perlomeno in Calabria, attorno al 1950.

Una visita al Museo della scuola Paolo e Ornella Ricca oggi cosa può sollecitare?

In chi ha vissuto quei tempi può sollecitare nostalgia e struggimento, nei giovani suscita la necessità di fare in modo che tutto quanto realizzato nel nostro straordinario Paese, non vada perduto, in chi è andato lontano la soddisfazione di aver portato ovunque, nel mondo, la nostra civiltà, la nostra cultura e il nostro modo di essere felici. Per tutti può essere la scintilla per ritrovare le radici e il significato di una storia comune.

Il Museo della scuola, con le iniziative ad esso connesse, è da visitare ma anche  da vivere

E’ un Museo che si fa esperienza, dove i bambini preparano le merende che si mangiavano negli anni Quaranta, pane e olio o pane e zucchero, scrivono con i pennini e l’inchiostro, ascoltano le favole, in parte narrate, in parte cantate, dai dischi di cartone degli anni Quaranta, ancora funzionanti. Nel recente lockdown  giovani ricercatrici  hanno tenuto vivo il rapporto, seppur virtuale, con i visitatori del Museo. Il Museo della scuola Paolo e Ornella Ricca è un museo vivo, come viva è la scuola.