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La Ciociara compie 60 anni

La Ciociara, il film che ha raccontato al mondo gli ultimi drammatici mesi della seconda guerra mondiale, vissuti nel fronte della linea Gustav e decisivi per la sorte del conflitto, compie 60 anni. L’impareggiabile emozione che accompagna da sempre la visione e il ricordo del film, si fa memoria viva nei luoghi dove il regista Vittorio De Sica lo girò, piccoli paesi del Lazio Meridionale, a poca distanza da Roma, in una terra di confine tra Ciociaria e Agro Pontino, testimoni silenti di una storia tragica indimenticata e indimenticabile. Tra i luoghi dove il film fu girato, nell’estate del 1960, Fondi, le sue montagne e la sua piana, è davvero il luogo de La Ciociara, perchè entra a doppio titolo nella storia del film e del romanzo dal quale trae ispirazione. Fondi è la terra nella quale Alberto Moravia trovò rifugio scappando da Roma occupata dai nazisti nel settembre 1943, dove soggiornò con la moglie Elsa Morante e dove cominciò a scrivere La Ciociara, il romanzo che completò e pubblicò solo nel 1957 e che divenne subito quel fenomeno editoriale che Vittorio De Sica e Cesare Zavattini trasposero in film. Fondi è anche il luogo che accoglie la chiesa di San Francesco d’Assisi, edificio all’epoca sconsacrato, poi ridiventato luogo di culto, dove è stata girata la scena più drammatica del film, lo stupro di Cesira e Rosetta, mamma e figlia,  da parte dei soldati marocchini che facevano parte dell’esercito francese. Il film, tra i capolavori della cinematografia mondiale, straordinaria pagina del tardo neorealismo italiano che con il cinema ha raccontato l’Italia nel mondo, non sarebbe stato lo stesso film senza quella scena straziante e drammatica. Sophia Loren è la ciociara, la coraggiosa Cesira, giovane mamma rimasta vedova che scappa da Roma e si rifugia a Fondi, sua terra d’origine, con Rosetta, la figlia dodicenne e che incarna e fa suo il dolore di migliaia di donne sottoposte a violenze inenarrabili dai goumieres, i soldati marocchini arruolati nell’esercito francese, in una guerra che tra le tante atrocità perpetrate, confonde  buoni e cattivi. Cesira e Rosetta, mamma e figlia, violentate dall’esercito amico, da chi doveva salvarle e liberarle, violate in una chiesa sotto un crocifisso capovolto. Lo sguardo di Rosetta e l’urlo di Cesira è il racconto più dolorosamente vero e onesto di una verità storica, sepolta in una scatola degli orrori che nessuno aveva il coraggio di aprire, emersa anche attraverso La Ciociara, perché la storia la scrivono i vincitori e i soldati berberi erano stati purtroppo essenziali per liberare la linea Gustav. In cambio del loro apporto militare, avevano ottenuto una sorta di diritto di stupro, consumato sotto gli occhi dei Comandi Alleati, su donne, bambini, disabili, perfino sacerdoti, tutti vittime di violenze che ancora oggi gridano vendetta. Ed è anche per questo che il sessantesimo anniversario de La Ciociara va ricordato e celebrato, perché il film ha raccontato, denunciato, ricostruito la storia terribile di anni terribili. Sophia Loren entra nell’Olimpo del cinema mondiale per la magistrale interpretazione di Cesira e perché racconta la storia vera di migliaia di donne ciociare ferite e oltraggiate, per le quali la guerra non è mai finita. Passeggiare per le strade di Fondi, nel suggestivo centro storico che risale all’epoca romana, significa respirare ancora l’atmosfera che ha ispirato La Ciociara e che ha fatto da scenario alle riprese. L’Albergo dei Fiori, nel 1960 l’unico hotel di Fondi, ospitava la troupe e ancora oggi i ragazzi di allora, ricordano volti, scene, suoni di quell’estate di 60 anni fa che trasformò le riprese di un film in festa popolare e che avrebbe portato nel mondo Fondi e la sua storia. Vittorio Di Pinto, all’epoca diciottenne, faceva parte del codazzo di giovani che seguiva Sophia Loren nei suoi spostamenti sul Corso Appio Claudio, tra set, trattoria e albergo e ricorda come si avvertisse già durante le riprese del film, il sapore della storia, quella che stava per essere raccontata, la storia minuta di cui la gente di Fondi, Vallecorsa, Itri ed Esperia era stata drammaticamente protagonista, quella  storia assurda e tragica che, nel 1960, ancora faceva fatica a essere narrata    e che solo due anni dopo, nel 1962, sarebbe arrivata a Hollyvood. Sophia Loren, che si incontrava tra le vie del centro storico, bella e diva, era Cesira, la Ciociara, icona di un tempo e di un luogo unico e tragico, che insegue e lancia sassi ai soldati sulla camionetta e li chiama ladri. Ladri di vita.  Germano Di Pinto, papà di Vittorio, proprietario di una grande falegnameria, alla fine delle riprese del film acquistò tutto il legno pregiato che Vittorio De Sica aveva fatto arrivare per allestire i luoghi delle scene, anche quelle all’interno della chiesa, per custodirne memoria e realizzò mobili importanti e porte che ancora oggi arredano le case di molti fondani. Perché La Ciociara, a Fondi, è memoria viva.

Osservatorio Roma e America Oggi incontrano Marco Grossi, direttore del FONDIfilmFESTIVAL, studioso di cinema, appassionato del Neorealismo che racconta in libri e saggi specialistici e in giro per il mondo, nei Festival cinematografici, nelle università e negli Istituti di cultura, soprattutto americani, perché il racconto dell’Italia passa anche attraverso un film.

La Ciociara compie 60 anni. E’ un film che racconta tante cose

E’ un film che ci riporta al nostro passato e collega cinema e letteratura. La storia de La Ciociara parte nel settembre 1943 quando lo scrittore Alberto Pincherle, vero nome di Moravia, è costretto a fuggire da Roma perché il suo cognome ebreo era in una lista di antifascisti da arrestare e deportare in Germania. Moravia ed Elsa Morante prendono un treno per andare a Napoli e raggiungere l’amico letterato Curzio Malaparte, ma il viaggio si interrompe vicino Fondi perché il resto delle rotaie erano state bombardate. Moravia ed Elsa Morante trovarono rifugio a Fondi, bussando a casa Di Sarra, i cui figli, insieme a Libero De Libero, poeta e narratore fondano, facevano parte di una genìa di intellettuali che Moravia aveva conosciuto e frequentato a Roma. Ospitati in una stanza a casa Mosillo, trovarono presto un altro rifugio, a Sant’Agata che Moravia chiama Sant’Eufemia ne La Ciociara, una località arroccata intorno alle colline di Fondi, dove trascorrono molti mesi, fino al maggio 1944. E’ qui che Moravia comincia a scrivere il romanzo da cui sarà tratto il film.

Il romanzo che storia narra?

E’ una storia molto dura e cupa, che Moravia interrompe di scrivere per dieci anni, fino a quando non acquisisce un distacco oggettivo ed emotivo dagli eventi vissuti. Lo darà alle stampe solo nel 1957 e il libro diventerà immediatamente quel fenomeno editoriale che De Sica e Zavattini decidono di trasporre sullo schermo. Nel romanzo Moravia riesce a rielaborare la propria storia di rifugiato con la storia vissuta in quei mesi difficili, con un riversamento degli eventi tragici  raccontati attraverso gli occhi di Cesira,  la ciociara del titolo, con riferimento al territorio del Lazio Meridionale che corrisponde alla provincia di Frosinone e a un lembo della attuale provincia di Latina, il cui nome deriva dalla caratteristica calzatura formata da un pezzo di cuoio per la suola e da un tessuto bianco fasciato da lacci fino al polpaccio, le  famose “cioce” utilizzate da pastori e contadini.  E’ una narrazione non realistica perché mediata dal personaggio di Cesira, ma gli avvenimenti e i personaggi giungono a noi attraverso Cesira di cui Moravia adotta il punto di vista.  E’ il traslato dell’esperienza vissuta da Moravia ed Elsa Morante, la storia narrata attraverso gli occhi  schietti e ingenui di una popolana di origini contadine, alla quale è delegato il compito di allineare cronologicamente, attraverso il filtro del proprio sguardo, una galleria di ritratti e di persone, una descrizione di luoghi ed eventi che sono quelli vissuti e subiti dalla gente di Fondi.

Anche Cesira arriva a Fondi scendendo da un treno?

Cesira scappa da Roma in treno, c’è una interruzione della linea ferroviaria, scende a Fondi e comincia un percorso avventuroso per cercare cibo, ospitalità, incontrando contadini diffidenti, persone che credono ancora in Mussolini, altri che si arricchiscono con la borsa nera, evangelisti che leggono la Bibbia. Incontra la trasposizione cinematografica del mondo di Moravia.

 La chiesa di San Francesco d’Assisi, dove furono girate le scene terribili dello stupro di Cesira e Rosetta, è ancora a Fondi, luogo di culto ma anche di memoria cinematografica?

La chiesa di San Francesco, le cui origini risalgono alla presenza del Santo in questi luoghi dove costituì un nucleo di monaci francescani e che ha subito nei secoli varie vicissitudini, esiste ancora, è appena fuori dal cuore del centro storico, in Piazza IV Novembre ed è tornata a essere luogo di culto poco dopo la fine delle riprese del film. Allora era chiesa sconsacrata, camuffata  dagli scenografi da chiesa bombardata, con finte cavità create nel terreno per simulare le bombe cadute,  spogliata di tutto e resa ancor più tragica, come scenario della scena più drammatica, l’immagine che si ricorda in tutto il mondo che è appunto quella della violenza.

Come si inquadra La Ciociara nel Neorealismo italiano?

Il Neorealismo è una delle pagine più alte della cultura italiana, non solo cinematografica, che ha fatto scuola in tutto il mondo. E’un cinema che nasce dall’esigenza di raccontare la realtà durante e dopo i disastri della II guerra mondiale, le macerie materiali e morali che il conflitto portò alla popolazione italiana. Era un cinema che voleva raccontare la gente alla gente. Vittorio De Sica, Roberto Rossellini, Giuseppe De Santis, Luchino Visconti hanno dato vita a una nuova, grande pagina di cinema italiano che ha influenzato la più grande cinematografia internazionale. La Ciociara si inserisce nel periodo del tardo Neorealismo, di cui ha assorbito l’influenza, seppur con sottolineature meno melodrammatiche. In un respiro più ampio si può considerare La Ciociara un film che ha l’eredità del canone neorealista. Il volto di Sophia Loren che urla contro le camionette a fine film e getta le pietre dopo la violenza subita dalla figlia, è una presenza plastica, iconica e indimenticabile da accostare ad Anna Magnani che corre dietro al suo Francesco in “Roma città aperta” o alla statuaria presenza di Silvana Mangano nella risaia di “Riso Amaro”. Sono volti e corpi che hanno influito sull’immaginario collettivo e sono diventati iconici grazie alla potenza dell’immagine cinematografica.

La Ciociara racconta una storia di umanità minuta ma svela anche una scomoda verità storica, le marocchinate dei goumiers.

Sia il romanzo che il film La Ciociara hanno avuto il merito di aver contribuito a rendere visibile il ricordo di una vicenda tra le più dolorose della storia del Novecento, che solo dopo qualche decennio dalla fine della guerra, anche grazie al libro e al film, ha visto incrinarsi la cappa di omertà. La vicenda riguarda il ruolo svolto dai goumiers, soldati di nazionalità marocchina, berberi organizzati in reparti che dipendevano dall’esercito francese, il cui apporto fu decisivo per la presa di Roma da parte degli Alleati. Per aggirare la linea di difesa tedesca Gustav passarono per i Monti Aurunci e per evitare la ferocia dei loro combattimenti, i Tedeschi preferivano buttarsi dalle alture piuttosto che finire massacrati dalle truppe marocchine. Ma questa ferocia i goumiers la riversarono anche sulla popolazione perché dopo aver battuto i nazifascisti, ottennero come premio il diritto di preda, una licenza di stupro e saccheggio della popolazione locale. L’orrore come ricompensa ai meriti militari. Migliaia di donne, uomini, bambini, parroci, violentati e uccisi, donne che vissero per decenni con il marchio delle marocchinate, molte morirono suicide, altre per malattie veneree. La Ciociara ha raccontato in tutto il mondo la storia vera e drammatica degli ultimi, terribili mesi di guerra.

La Ciociara ha avuto successo in tutto il mondo perchè ha prevalso la forza della realtà o la rappresentazione artistica che ne è stata data?

Entrambe, la forza della storia raccontata e la potenza della rappresentazione perché De Sica capisce che la chiave giusta per raccontare la vicenda, è il versante melodrammatico. Accentua l’effetto della violenza, perchè subita da una ragazzina e che incide anche sulla madre. La grande storia si riflette sulle storie quotidiane della povera gente e assume una forza epica. De Sica ha saputo fare rievocazione storica, ha ritratto una umanità in balìa degli eventi bellici, ha rappresentato il dolore degli sfollati a cui si aggiunge la straordinaria bravura di Sophia Loren che per questa interpretazione otterrà non solo il Premio Oscar come miglior attrice protagonista, ma una messe di premi e riconoscimenti planetari.

Fondi nel 1960 come accolse Sophia che con La Ciociara sarebbe diventata la Loren?

 

Fondi aveva già vissuto esperienza di set, per film importanti, che erano stati festa di popolo ma accolse la Loren come una giovane diva nascente. Un codazzo di persone la seguiva sempre, mentre si trasferiva dal set alla trattoria dove cenava, all’Albergo dei Fiori che la ospitava e dove ancora oggi si conservano i ritratti fotografici con dedica ai proprietari della struttura, ci sono foto di fuoriscena che immortalano la Loren mentre attraversa Corso Appio Claudio, foto che ritraggono Jean Paul Belmondo con De Sica nella chiesa di San Francesco mentre fumano una sigaretta in attesa delle riprese. Il grande cinema stata rientrando in questa città della piana ed era motivo di grande orgoglio.  Tutto questo fa parte della storia della città, rimasta legata ai film girati in questo luogo, “Non c’è pace tra gli ulivi” con Raf Vallone e Lucia Bosè, “Giorni d’amore” con Marcello Mastroianni, e a La Ciociara in modo particolare.  Anche per custodire e valorizzare questo tipo di memoria, a Fondi sta per nascere il Museo del Neorealismo, l’unica realtà nazionale e internazionale dedicata alla grande corrente artistica che diventerà luogo di incontro e  riflessione culturale. Intanto Fondi continua a rendere omaggio al libro e al film con molte iniziative. Moravia è tornato a Fondi nel 1980 in occasione del Premio Libero De Libero ed è andato a visitare la casetta di pietra dove si era rifugiato durante lo sfollamento e dove aveva cominciato a scrivere La Ciociara.  Negli ultimi decenni si sono svolte diverse edizioni del premio internazionale “Cesira la Ciociara” che ha dato luogo a simposi internazionali e portato  alla pubblicazione di volumi ricchi di riflessioni. Si sta pensando di insignire Sophia Loren della cittadinanza onoraria di Fondi proprio in occasione di questo importante anniversario perché La Ciociara continua a raccontare molto di sé e della storia d’Italia in tutto il mondo e continua a essere orgoglio italiano.