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L’Ispettorato Vaticano di Pubblica Sicurezza compie 75 anni
Il dirigente Luigi Carnevale lo racconta

Un’udienza speciale di Papa Francesco, una mostra, un libro e un francobollo celebrano il 75esimo anniversario dell’Ispettorato di Pubblica Sicurezza Vaticano, l’Ufficio Speciale della Polizia di Stato che dal 15 marzo 1945 veglia sulla sicurezza del Pontefice e sui luoghi sacri dello Stato Vaticano. Istituito pochi mesi prima la conclusione della II Guerra Mondiale, con l’iniziale denominazione di Ufficio Speciale di P.S. “San Pietro”, nel giugno 1954 assume il nome di Ispettorato Generale di P.S. presso il Vaticano e a marzo 2001 l’attuale denominazione di Ispettorato di Pubblica Sicurezza Vaticano. Nomi diversi per una funzione, la stessa da 75 anni, che assorbe e comprende la missione di 160 uomini e donne della Polizia di Stato, assolta e non svolta, con partecipazione e intima adesione, sotto gli occhi del mondo. La mostra, allestita nell’atrio dell’Aula Paolo VI, inaugurata dal Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e dal Presidente del Governatorato dello Stato Città del Vaticano Cardinale Giuseppe Bertello, alla presenza del Capo della Polizia Franco Gabrielli, è un viaggio per immagini nella storia di 7 Papi, da Pio XII a Papa Francesco, ma è anche un cammino a ritroso nella grande storia che incrocia e sottolinea ogni storia personale  e  che il potere evocativo della mostra fa rivivere con rinnovata emozione.  Le immagini selezionate sono quelle che erano già nella storia mentre scrivevano la storia, dal primo Angelus radiofonico di Papa Pio XII a Castel Gandolfo il 15 agosto 1954, al treno papale con cui Papa Giovanni XXIII si reca in pellegrinaggio a Loreto e Assisi il 4 ottobre 1962, a una settimana dall’inizio del Concilio Vaticano II, il primo viaggio di un Pontefice, dall’Unità d’Italia, lontano da Roma, al drammatico attentato a Papa Giovanni Paolo II il 13 maggio 1981, alla supplica solitaria di  Papa Francesco in Piazza San Pietro, deserta e tragica, il 27 marzo 2020. In mostra anche la Fiat campagnola bianca su cui si trovava Papa Giovanni Paolo II al momento dell’attentato insieme alle moto degli agenti, per restituire, anche plasticamente, il senso della presenza costante e vigile dei custodi del Papa. Tra le   rare preziosità storiche che compongono il percorso espositivo, la corrispondenza tra Monsignor Montini, Sostituto della Segreteria di Stato, futuro Papa Paolo VI oggi Santo e il primo Dirigente dell’Ufficio Speciale di San Pietro che in occasione del primo anniversario dell’Istituzione dell’Ufficio, si riconoscevano reciproca attestazione di gratitudine e stima per un servizio e una missione la cui natura conserva ancora carattere di unicità al mondo. Il libro, che si apre con la prefazione del Prefetto Franco Gabrielli Capo della Polizia di Stato e i preziosi contributi del Cardinal Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e del Questore Luigi Carnevale, Dirigente dell’Ispettorato Vaticano di P.S., racconta, tra memorie e ricordi, una storia lunga decenni che si declina tra la quotidianità di udienze e visite pastorali e la straordinarietà di eventi e celebrazioni per Giubilei, Concili, Conclavi. Il francobollo celebrativo, distribuito da Poste Vaticane e da Poste Italiane, fissa, consegnandola alla storia, la presenza che Papa Francesco ha definito “discreta ma attenta ed efficace” in Piazza San Pietro degli uomini e delle donne che hanno scelto di essere agenti della Polizia di Stato e custodi del Papa. Fondazione Osservatorio Roma e America Oggi incontrano il Questore Luigi Carnevale, Dirigente dell’ispettorato Vaticano di P.S., l’Ufficio che con i suoi operatori e i suoi mezzi, porta da 75 anni l’abbraccio dell’Italia al Santo Padre, con responsabilità ed emozione.

 

Quando nasce e perché l’Ispettorato Vaticano di P.S.?

L’Ispettorato Vaticano nasce il 15 marzo 1945. Roma era stata da poco liberata dall’occupazione nazista, l’Italia lo sarebbe stata qualche mese dopo. I Patti Lateranensi del  febbraio 1929 avevano già chiarito i rapporti tra lo Stato Italiano e lo Stato Città del Vaticano che aveva avuto il suo riconoscimento attraverso l’accordo che prevedeva come ad assumere la responsabilità dei controlli, della vigilanza e della sicurezza di Piazza San Pietro, anche se essa ricadeva nel territorio dello Stato Vaticano, fosse lo Stato Italiano. L’impegno assunto doveva essere adempiuto attraverso l’istituzione di un ufficio specifico. Il governo Bonomi ter  allora in carica, nella delicata situazione di un dopoguerra non ancora compiutamente iniziato, istituisce l’Ufficio Speciale di PS “San Pietro”, l’iniziale denominazione data all’Ufficio, non solo per dare compiutezza all’impegno assunto con i Patti Lateranensi ma anche perché circolavano con preoccupazione voci di un possibile rapimento del Pontefice da parte dei nazisti. 75 anni fa iniziava il nostro viaggio accanto al Santo Padre e alle autorità vaticane, nella storia del Paese e del mondo, perché tutto ciò che riguarda il Vaticano ha riflessi in tutto il mondo.

75 anni di storia, 7 Papi, cambiamenti epocali conseguenti alla naturale evoluzione dei tempi. Come è cambiata la gestione della sicurezza del Santo Padre?

E’ cambiata molto nelle attività di controllo di Piazza San Pietro che è stata per molti anni, fino all’attentato a Papa Giovanni Paolo II del 13 maggio 1981, a libero accesso per fedeli, turisti e visitatori, nonché a mezzi di locomozione di qualunque tipo. L’attentato al Papa ha segnato la fine dell’età dell’innocenza, evidenziando l’esistenza di una minaccia da fronteggiare con nuove misure e modalità. Ciò ha comportato una maggiore presenza di personale in Piazza San Pietro, soprattutto nel corso degli eventi ai quali partecipa il Sommo Pontefice e l’adozione di sistemi per intercettare l’eventuale introduzione di mezzi offensivi o di  armi in generale nella Piazza. L’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001 con la minaccia di Al Qaida e poi la minaccia dell’Isis che poneva come obiettivo primario colpire Roma e il Vaticano, ha portato, negli ultimi venti anni, all’adozione di altri provvedimenti. La presenza di operatori dell’Ispettorato Vaticano in Piazza San Pietro è aumentata, sono stati introdotti controlli effettuati con le strumentazioni più moderne per entrare in Piazza e in Basilica, si è rafforzato tutto un sistema di rapporti con gli organismi interni del Vaticano e con gli uffici preposti, anche internazionali, per intercettare ogni tipo di minaccia possibile. Si è resa necessaria una diversa impostazione per la preparazione del personale, in costante aggiornamento delle loro competenze che richiedono una maggiore attenzione da parte di chi ne ha la responsabilità.

Come è cambiata la relazione fisica del Papa con le comunità cristiane e di conseguenza il servizio a protezione del Pontefice dal 1945, quando lo Stato Italiano ha iniziato a occuparsi della sicurezza del Santo Padre?

Il Pontefice è il Capo di uno Stato ma soprattutto il Capo della Chiesa Cattolica ed è la più importante autorità morale del pianeta. Noi ci troviamo a tutelare una persona che ha insita la necessità di diffondere il messaggio del Vangelo che Cristo ha lasciato in eredità a tutti i fedeli, come faceva Gesù Cristo, camminando tra le folle e venendo a contatto con il popolo di Dio. Il Pontefice ha la necessità di mantenere un contatto anche fisico con i fedeli e questo rende ancor più delicato il nostro compito. La nostra esigenza di tutela si scontra con l’animo che caratterizza il Vicario di Cristo, il successore di Pietro che non si pone mai il problema di sacrificare la sua vita pur di diffondere il messaggio cristiano. Noi dobbiamo profondere tutte le nostre energie per garantirne la massima sicurezza.

L’Ispettorato Vaticano di P.S. come interagisce con la Gendarmeria Vaticana?

Con una collaborazione proficua, fruttuosa, necessaria basata sullo scambio continuo di esperienze lavorative e addestrative, che è alla base del funzionamento di tutto il meccanismo posto al servizio del Pontefice. La presenza del Papa sul territorio italiano è molto frequente e questo comporta un adeguamento delle misure a seconda dei diversi tipi di spostamento, che possono essere più o meno riservati e più o meno connessi a presenza di folla. E’ una collaborazione quotidiana che si attua anche per i controlli a Piazza San Pietro e per tutte le attività necessarie alla tutela della Piazza e soprattutto del Pontefice.

Il compito di essere custodi del Papa e di vigilare sui luoghi sacri della fede cattolica ha conosciuto pagine difficili. Il Papa è di tutti, il compito di proteggerlo è dello Stato Italiano. Come vive la Polizia di Stato una così grande responsabilità?

Siamo consapevoli del grande privilegio che abbiamo nello stare accanto al Santo Padre ma anche della grande responsabilità nei confronti del mondo intero. Predisponiamo al meglio i nostri servizi, offrendo il massimo di noi stessi. E’ un compito che l’Ispettorato Vaticano assolve da 75 anni, con una dedizione totale verso il Pontefice. Ciascun operatore che ne fa parte è animato da una profonda e intima adesione con la figura del Santo Padre e vive con consapevolezza la responsabilità e l’emozione di essere custode del Papa.

La mostra fotografica inaugurata in occasione dell’udienza speciale che il Santo Padre ha concesso per il 75esimo anniversario dell’Ispettorato Vaticano e il fotolibro che la accompagna, che storia raccontano?

La mostra fotografica e il fotolibro sono stati pensati per lasciare una traccia visiva anche a chi non conosce il nostro mondo, di un percorso lungo 75 anni in cui si è sviluppato un rapporto e un legame speciale che gli operatori dell’Ispettorato Vaticano sono riusciti a vivere con i Pontefici, nelle diverse epoche. La storia racconta i momenti più significativi, dal primo Angelus a Castel Gandolfo di Papa Pio XII, al tragico attentato a Papa Giovanni Paolo II che vide l’allora Dirigente dell’Ispettorato Vaticano, Francesco Pasanisi, balzare immediatamente sulla Papamobile, per sorreggere  senza indugio il Pontefice colpito dai proiettili di un’arma, mentre il personale dell’Ispettorato che era in Piazza era già riuscito a individuare, bloccare e trarre in arresto l’attentatore Ali Agca. Sono momenti e passaggi storici vissuti dall’Italia e dal mondo intero. La mostra documenta le esperienze anche intime e private di Giovanni Paolo II nel corso delle sue uscite, nella montagna a lui tanto cara, che hanno reso necessaria una particolare preparazione del personale per accompagnarlo nelle escursioni. Le foto selezionate raccontano in filigrana la storia di un Paese ma restituiscono sempre il sentimento di dolcezza e gratitudine che ogni Pontefice rivolge agli operatori dell’Ispettorato Vaticano che gli sono sempre accanto per garantirne la sicurezza. Ed è quello sguardo che ci sostiene, nel nostro lavoro e nelle nostre vite.

Papa Francesco ha ricevuto in udienza speciale le donne e gli uomini della Polizia, le Poste Vaticane hanno dedicato un francobollo celebrativo al 75esimo anniversario. Segno di una grande amicizia e consapevole gratitudine?

Il francobollo celebrativo è stato emesso congiuntamente  dallo Stato Italiano e dallo Stato Vaticano, con un riconoscimento sinergico dell’impegno dell’Ispettorato Vaticano che ci onora e ci emoziona e che trova nell’udienza speciale che il Santo Padre ha voluto dedicare a noi e alle nostre famiglie in prossimità della ricorrenza di San Michele Arcangelo, patrono e protettore delle Forze di Polizia, la massima espressione. L’idea di celebrare il nostro 75esimo anniversario è maturata nei giorni difficili del lockdown, in una Piazza San Pietro insolitamente deserta dove eravamo solo noi, consapevoli di vivere una pagina di storia assolutamente inedita. Il nostro pensiero è andato alle altre pagine di storia e ai momenti difficili di cui erano stati testimoni i nostri colleghi che ci hanno preceduto e abbiamo sentito il bisogno di onorarli attraverso il racconto della nostra storia, partendo dalle radici, quelle radici delle quali Papa Francesco ci ha invitato a essere custodi. Abbiamo trovato il telegramma che il primo dirigente dell’Ufficio, il dott. Tempesta, indirizzò a Giovan Battista Montini, allora Sostituto della Segreteria di Stato e futuro Papa Paolo VI, oggi Santo, nella ricorrenza del primo anniversario e la risposta, che fu di grande compiacimento e apprezzamento per il lavoro prestato. I due documenti sono stati recuperati nell’Archivio Apostolico Vaticano, unitamente alla bozza corretta di suo pugno da Monsignor Montini. I due documenti, esposti in mostra, hanno grande importanza per noi, perché documentano come sin dal primo anniversario dall’istituzione dell’Ufficio, la nostra opera di tutela e sorveglianza sia stata apprezzata e sia stata capace di tessere relazioni diplomatiche significative con le autorità vaticane.

Papa Francesco ha definito la vostra presenza “discreta ma attenta ed efficace”. A cosa si ispira l’impegno dell’Ispettorato di P.S. Vaticano?

Si ispira ai concetti che il Santo Padre ha ricordato nell’udienza a noi dedicata e che si concretizzano cercando la massima efficacia nel servizio di tutela, con la massima discrezione. Il nostro compito consiste nell’ essere al fianco del Santo Padre nelle uscite, garantendo la massima sicurezza mentre gioisce della vicinanza con i fedeli, perché i momenti in cui incontra le folle, si intrattiene con gli ammalati, sono i momenti più belli che suscitano anche in noi profonda riflessione e commozione.

La Polizia di Stato, da 75 anni attivamente impegnata nella tutela del Papa e dei luoghi sacri, ha una storia di 168 anni che incrocia, accompagna e racconta la storia del nostro Paese, dal Regno d’Italia alla Repubblica. Oggi la Polizia di Stato che ruolo ha nella vita dei cittadini?

Ha un ruolo fondamentale. Il Capo della Polizia è anche il Direttore generale del Dipartimento di Pubblica Sicurezza, l’Organizzazione del Ministero dell’Interno che si occupa della tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica del Paese. E’una figura cui fanno riferimento anche le altre forze dell’ordine, perché è l’autorità che operativamente ha il compito della gestione dell’ordine e della sicurezza pubblica. Noi funzionari di Polizia esprimiamo la grande responsabilità di essere le autorità provinciali tecniche di Pubblica Sicurezza. Le forze di Polizia hanno sempre testimoniato dedizione al Paese, in particolare nei momenti più difficili della storia, dalla lotta al terrorismo alla lotta alla mafia, non tirandosi mai indietro anche a costo di sacrificare la vita. L’Italia e gli Italiani possono sempre contare sulla Polizia di Stato che dal 1981 ha abbandonato la componente militare che aveva al suo interno e si è data un assetto civile, favorendo la relazione e l’ascolto delle istanze che provengono da una società in continua evoluzione. Noi funzionari di Polizia abbiamo una esperienza che proviene dalla nostra vita civile e da quella professionale, acquisita nel percorso formativo, che mettiamo a disposizione del Paese per una Polizia moderna, riferimento certo dei cittadini, sempre attenta a osservare il Paese e impegnata a svolgere una funzione che sia innanzitutto di prevenzione  e  poi di repressione quando necessita. Non a caso il nostro motto è “Esserci, sempre”.