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L’Italia saluta la prima first Lady italoamericana
raccontandole la sua storia e dedicandole una canzone

“Sono una Philly girl, cresciuta nella comunità italoamericana di Philadelphia”. Jill Jacobs, moglie di Joe Biden, 46esimo Presidente degli Stati Uniti d’America, ha un cognome che prima della sua anglicizzazione era l’italianissimo Giacoppo e una storia familiare che per settimane è sembrata cominciare con il viaggio dall’Italia verso l’America di Angela Caruso Giacoppo, che da Gesso frazione di Messina, avrebbe raggiunto Napoli e il 19 maggio 1900 si  sarebbe imbarcata sulla nave Patria, direzione Ellis Island, porta e cancello del nuovo mondo, per  ricongiungersi al marito emigrato, portando con sè i figli Antonio, Natalina, Giovanna e Domenico, dieci, otto, cinque e due anni.  L’ultimo, secondo questa ricostruzione, sarebbe diventato il nonno di Jill Jacobs Biden, la prima first lady italoamericana.  La notizia, circolata per giorni sulla stampa e i media italiani e acclarata dalla documentazione storica conservata presso il Museo dei Peloritani a Gesso, sembra però essere  smentita dalla scoperta, resa pubblica giovedì 12 novembre,  di un clamoroso caso di omonimia di due Domenico Giacoppo nati entrambi nel 1898 nel messinese, realizzata da un dottorando dell’Università di Messina, Domenico Mazza le cui ricerche confermano le origini in parte ibbisote della first lady da parte della bisnonna il cui vero nome è Concetta Scaltrita, nata a Gesso e in parte di Castanea delle Furie, Casale sui Peloritani a 10 km da Gesso di cui era nativo il bisnonno Gaetano Giacoppo. La storia dei Giacoppo, i bisnonni che la ricerca genealogica indica come gli effettivi avi  di Jill Biden, parte dal messinese e continua a Hammonton, dove Concetta e Gaetano arrivano e dove nasce Domenico Giacoppo, il vero nonno di Jill Biden. La storia continua a Hammonton, nella stessa comunità dove  anche l’altra famiglia Giacoppo e tutta la comunità rurale proveniente da Gesso  si era trasferita ed è simile a quella di tante famiglie che nei primi decenni del Novecento sono emigrate dall’Italia verso gli Stati Uniti, alimentando un flusso vmigratorio che è stato determinante per la costruzione dell’America. 120 anni dopo, quando perfino il Columbus Day, tradizionalmente vissuto con appassionata partecipazione dalla comunità italoamericana è messo in discussione, arriva alla Casa Bianca la prima first lady italoamericana e la notizia si fa storia. Gesso, una piccola frazione di Messina che prende il nome dalla vicina cava da cui si estraeva il minerale, arroccato sulle colline dei Monti Peloritani che circondano la città di Messina, è il borgo di origine della famiglia Giacoppo. E’a Jill Jacobs Biden e a tutti gli italoamericani, che Fondazione Osservatorio Roma e America Oggi desiderano raccontare ciò che Gesso rappresenta, e non da oggi, per la memoria dell’emigrazione siciliana in America, con un registro narrativo che integri i ricordi personali e familiari legati a tradizioni e sapori italiani e che superi stereotipati elementi di colore e folklore. Il nonno della nuova first lady americana era italiano e questo porta a estendere il racconto a una memoria sociale collettiva che valorizza la rilevanza dell’evento. Perché la prima first lady italoamericana è storia, non cronaca. La Casa Bianca accoglie per la prima volta la moglie di un Presidente che ha origini italiane e questa è una grande occasione che la storia offre per parlare ancora, con  riflessione e rigore storico,  dell’emigrazione italiana in America e per promuovere la conoscenza della storia e di un territorio  che hanno molto da raccontare. Chiediamo a Mario Sarica, etnoantropologo, fondatore e curatore scientifico del Museo Cultura e Musica Popolare dei Peloritani di Gesso, di presentare idealmente a Jill Jacobs Biden, Gesso e la sua storia, che incrocia tante storie tra vecchio e nuovo mondo.

Presentare Gesso alla first lady Jill Biden. Da dove comincia, prof. Sarica?

Gesso, villaggio dei Peloritani sul versante tirrenico nel territorio comunale di Messina, il cui nome deriva dalle cave di solfato di calcio presenti nell’area, inizia l’emigrazione verso l’America subito dopo l’Unità d’Italia. Alla fine dell’800 la metà della comunità rurale si trasferisce da Gesso in America, in modo particolare a Hammonton, nella Contea di Atlantic City, New Jersey, scelto come luogo elettivo, un centro rurale che cresce e si sviluppa grazie all’apporto di questa colonia di “Ibbisoti”, come sono chiamati gli abitanti di Gesso. Nel 1900 la famiglia Giacoppo arriva a Ellis Island, la stazione di arrivo e di quarantena degli emigrati italiani. Si trasferiscono a Hammonton che costruisce un modello di integrazione culturale e ciò suscita l’interesse del governo americano che incarica una giovane e brillante sociologa, Emily Fogg Meade di fare una indagine sul campo. Emerge la virtuosità del modello di vita degli “Ibbisoti” che hanno trasferito di fatto il loro modello rurale in America e che sono descritti dalla Meade come italiani generosi, operosi e grandi lavoratori che vivono in una sorta di bolla in cui gli emigrati da Gesso ripropongono i loro modelli di vita e le  loro tradizioni. Perfino le loro case, contrariamente alle case americane, non hanno davanti il prato inglese ma l’orto. Attraverso la fedeltà ai valori della tradizione, si affermeranno e saliranno la scala sociale, integrandosi perfettamente e realizzando un modello antropologico di adattamento talmente unico che la sociologa Fogg Meade consiglia di riproporre anche in altri Stati americani.

Giacoppo, un cognome che però si anglicizza immediatamente, a un mese dall’arrivo. Per rispondere a quale esigenza?

E’ una decisione che sembra riguardare in maniera singolare poche famiglie perché se si scorre l’Anagrafe di Hammonton, di quel periodo e contemporanea, si scoprono numerosi cognomi italiani, rimasti inalterati o con piccole varianti. Non è stata realizzata una analisi storica precisa sul perché, in alcuni casi, si provvedesse subito alla anglicizzazione dei nomi e cognomi, ma si può formulare l’ipotesi, molto attendibile, che alcune famiglie abbiano preferito anglicizzare subito il cognome per mettersi al riparo dal pericolo di discriminazione e per cercare di omologarsi più rapidamente al modello americano.

Prof. Sarica, come presenterebbe a Jill Jacobs Biden il Museo dei Peloritani a Gesso, custode di storia e testimone di storie?

E’ un luogo di storia, memoria e identità dove si ritrovano le radici di un modo di vivere e abitare il mondo, dove si afferma il patto sacro con la terra, un modello di vita che oggi definiamo sostenibile, che si lega a un’idea di economia circolare e che afferma i principi di solidarietà sociale, coesione e mutuo soccorso. Gli abitanti di Gesso, che il termine dialettale chiama “Ibbisoti”, trasferiscono in America questo modello, al quale si ispirano anche le Società di Mutuo Soccorso e le Associazioni che saranno istituite a Edmonton, in cui è centrale la componente dell’immaginario religioso, fortemente distintivo, che completa un profilo antropologico che si arricchisce della componente americana e interagisce con quella siciliana. Alla first lady vorrei presentare il Museo come un luogo dove palpita l’animo popolare, il sentimento di appartenenza a una storia millenaria, giunta in America attraverso i nostri emigrati e che prende forma attraverso le testimonianze di vita e di lavoro agropastorale ma anche attraverso l’universo dell’immaginario legato al culto, alla devozione e alle feste dei Santi, alla musica popolare siciliana. Il Museo custodisce antichi strumenti musicali che sono stati un importante vettore di affermazione in America attraverso la produzione discografica a 78 giri. Qui Jill Jacobs Biden potrà trovare le radici e le ragioni fondanti dell’affermazione in America della cultura siciliana, mai rinnegata nelle sue diverse espressioni.

Nel Museo dei Peloritani è custodito un documento storico importante relativo alla famiglia Giacoppo

E’ la lista che registra l’arrivo della famiglia Giacoppo in America, copia della lista ufficiale originale conservata nel Museo dell’Emigrazione di Ellis Island, definita “il cancello del nuovo mondo” perché introduceva gli emigrati nel sogno americano. L’esperienza dell’emigrazione, di cui la first lady Jill Biden custodisce memoria, insegna molto ancora oggi perché secondo tutte le chiavi di interpretazione antropologica del ‘900, ha costituito un laboratorio, un cantiere culturale aperto per contaminazioni che affermano la diversità nell’incontro con l’altro.

 Enzo Caruso, assessore alla Cultura e al Turismo del comune di Messina

Assessore, da Gesso a Washington per una Sicilia che ha una storia infinita?

E’ un ricongiungere la storia, riannodando i fili di un percorso che ha portato tanti nostri conterranei a partire da Messina e a raggiungere il continente americano ai primi del ‘900. Il Salone dei Viaggiatori della Dogana di Messina ha promosso una ricerca per scoprire le ragioni per le quali i nostri connazionali non erano negli elenchi dei registri ufficiali delle partenze da Messina. E’ stato ricostruito come molti di loro, non potendosi permettere rotte dirette, si imbarcavano arrivando in America facendo un giro largo, arrivando a New Orleans per poi muoversi verso New York, che era spesso la destinazione finale, su navi più disagiate. 

Un villaggio siciliano fa parlare di sè a Washington. Sembra una storia dal cuore antico

Gesso è un paesino arroccato sulle nostre colline, attrattore turistico per la presenza del Museo della tradizione pastorale dei Monti Peloritani che circondano la città di Messina. Ha un Museo che racconta la storia di tutto quello che è stato prodotto dai pastori, dal lavoro alla produzione musicale, con la zampogna a paro, i flauti, i tamburi, i tamburelli. Elementi di una storia antica.  E’ un Museo unico nel territorio nazionale che attrae anche perché ci siamo impegnati a promuovere le escursioni sui monti Peloritani e al Museo, direttamente già sulle navi da crociera MSC. Da 6 anni centinaia di croceristi provenienti da tutto il mondo, approdano a Messina e visitano Gesso e il Museo.

Le origini italoamericane della First Lady accendono un faro su Gesso, Messina e la Sicilia dei borghi che sono nella storia e nelle radici di una componente importante della comunità italoamericana. Una circostanza da valorizzare come?

E’ un’opportunità preziosa, anche per la città di Messina, per la quale la Giunta di cui sono espressione, insieme al sindaco Cateno De Luca, ha già da tempo avviato un percorso di trasformazione di una città che è sempre stata solo di passaggio per raggiungere altre mete turistiche, come Taormina e le Isole Eolie, in una città di sosta dove conoscere e godere le bellezze naturali di una realtà che storicamente è stata il baricentro del Mediterraneo per i commerci della seta, per le galee armate che da qui partirono per la battaglia di Lepanto, per le crociate. Il terremoto del 1908 ha interrotto il cammino avviato dalla città, che ora vuole riprendersi la sua identità. La platea internazionale a cui l’elezione di Joe Biden la sta esponendo, può essere una grande occasione anche di rilancio del territorio.

Il territorio e la sua storia di emigrazione da raccontare

Abbiamo realizzato una mostra con 120 pannelli che raccontano la storia dell’emigrazione siciliana, in particolare messinese, curata dal prof. Salia, direttore del Museo dell’Emigrazione dell’Isola di Salina, allestita presso la stazione ferroviaria del comune di Messina da dove tanti concittadini partirono per l’America. Invitiamo e aspettiamo la first lady Jill Jacobs Biden a visitare i nostri luoghi che sono anche quelli della sua famiglia di origine e la salutiamo come salutiamo tutti quelli che, attraverso il loro DNA, hanno il cuore nella nostra terra.

 Renzo Arbore

Come vive l’elezione del nuovo presidente degli Stati Uniti il più americano degli artisti italiani?

Siamo tutti contenti, anche perché c’è lo zampino dell’Italia nell’elezione di Joe Biden che ha un amore per il nostro Paese che io ho avuto modo di percepire quando l’ho conosciuto, in occasione della sua visita a Roma, nel 2011. Il sindaco Rutelli mi invitò a parlare del mio rapporto  con gli Americani,  un rapporto antico anche perché ho un’età che mi fa ricordare quando gli Americani sono venuti a liberarci e il mio pensiero va ancora ai molti di loro che sono caduti per aiutarci a risolvere la nostra terribile guerra. Ho da sempre grande passione per la storia degli Stati Uniti, la musica, il jazz, ma anche per la storia dell’emigrazione italiana in America.

E’ per questo che Carosone ha scritto per lei “Tu vuo’ fa l’americano”?

Pare di sì perché quando ero a Napoli e c’erano ancora gli Americani, io vestivo all’americana e vivevo intriso di cultura americana. Oggi sono felice perché è stato eletto un Presidente sorridente. Ha un sorriso che i politici solitamente non hanno e che io, attento alla comunicazione, apprezzo tanto. Conclude ogni intervento con il sorriso sincero di una persona pulita che vive rispettando il principio dell’ “ama il prossimo tuo”. E mi pare una cosa importantissima.

Un presidente che porta alla Casa Bianca una moglie di origine italoamericana che effetto le fa?

E’ una grande e bellissima notizia. Joe Biden, proprio grazie alle origini italiane della moglie, ha una grande ammirazione per la nostra storia e la nostra cultura e grande considerazione per l’amicizia che c’è tra noi Italiani e gli Americani. Ci sarà sicuramente una valorizzazione delle nostre tradizioni. Ho sentito che la first Lady ha intenzione di recuperare e ripristinare l’orto alla Casa Bianca, che era stato messo su da Michelle Obama e dove c’erano perfino erbe pugliesi inviate dai miei amici direttamente dalla Puglia. Si sentirà di nuovo il profumo del pomodoro e basilico. Sono contento perché penso che Joe Biden può essere un buon presidente anche verso noi Italiani e verso l’Europa tutta, con un cambio di passo rispetto a Trump che esprime una cultura molto lontana da noi Italiani, è un tycoon così importante, così ricco, così prepotente che, anche se ha fatto bene alcune cose in campo economico, ha deluso molti italoamericani che lo avevano votato. Con lui c’era un pregiudizio verso gli stranieri, anche italoamericani che è vero che sono Americani ma dietro ci sono sempre le nostre origini che sono importanti e non credo che Trump ami molto quelli che non sono puri Americani. Eh!

La prima first lady italoamericana riaccende un faro sulla storia dell’emigrazione italiana in America?

A New Orleans, di cui io sono cittadino onorario, sono sbarcati i primi coloni siciliani, che non erano ancora emigrati, erano proprio coloni e lì si avverte ancora tutta la cultura che hanno portato, perfino alimentare. Il contributo dei Siciliani alla cultura americana è stato determinante, se solo pensiamo al jazz, con Nick La Rocca che ha fatto il primo disco di jazz. La colonia messinese, quella palermitana emigrate a New Orleans si sono poi spostate e hanno inondato tutta l’America, New York, Chicago. La cultura americana è piena di tante influenze, ma quella italiana e in particolare siciliana è molto forte.

Le radici italiane della first lady aiuteranno a stemperare le polemiche contro il Columbus Day?

 Spero che il prossimo anno, quando sarà festeggiato il Columbus Day, ci sia il giusto riconoscimento del Presidente Biden alla comunità italoamericana.

Renzo Arbore, l’ambasciatore della musica napoletana in America, quale canzone dedica alla first lady Jill Biden e con quale la accoglierebbe in Italia?

Le dedicherei “Torna a Surriento”, una canzone che gli Americani amano molto, internazionale, una canzone magica che ha tre ritornelli e che sono sicuro sia nel DNA della signora Biden. La accoglierei in Italia facendole   ascoltare “’O sole mio” e anche una canzone moderna, “Viva l’Italia” di Francesco De Gregori, in omaggio al suo cognome italiano Giacoppo di cui Jacobs è una variazione sul tema.