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La magia della fotografia subacquea di Claudio Palmisano porta il mare a Roma

Claudio Palmisano è una delle eccellenze della fotografia italiana e internazionale che da Roma, la sua città, porta l’eco dell’arte fotografica in tutto il mondo. Il mare è il grande protagonista del suo mondo fotografico e della sua stessa vita. Palmisano, fotografo ufficiale della Guardia Costiera italiana, appassionato conoscitore di panorami sottomarini che esplora e fotografa,  ci racconta un mondo che sappiamo esistere e a cui diamo contorni chiari anche grazie ai suoi scatti. In occasione del Mese della Fotografia in corso di svolgimento a Roma, Palmisano espone le sue opere in una mostra intitolata Aethusa, antico nome greco di Linosa, piccola isola vulcanica a sud della Sicilia dove trascorre gran parte dell’anno, immergendosi nei fondali marini e documentandone, con la magia dei suoi scatti, la ricca e straordinaria morfologia. 

L’Osservatorio Roma ha visitato la mostra Aethousa allestita  in uno scenario di grande suggestione non casuale, i sotterranei dello Stadio Domiziano a Piazza Navona si rivelano l’ambiente e lo spazio espositivo naturalmente adatti ad accogliere le profondità, le oscurità, i silenzi e gli ottundimenti del mare che gli scatti di Claudio Palmisano restituiscono al visitatore coinvolgendolo e suggestionandolo. La mostra si compone di 37 fotografie, alcune dalle ampie dimensioni, ricostruite e messe insieme a mosaico, altre in formati più piccoli. Uno spazio a sé occupa lo scatto della balenottera comune in fuga, quasi una sfida o un invito rivolto al visitatore ad essere scoperta.

O.R. Claudio Palmisano, esporre a Piazza Navona fotografie di Linosa, anzi di Aethousa, è portare il mare a Roma. Una sfida coraggiosa ma vinta

C.P.” Io faccio il fotografo da tanto tempo, ma da più di dieci anni mi occupo quasi esclusivamente di mare, sopra e sotto, perché lo amo, perché trascorro a Linosa, Aethousa il suo nome greco di origine e che dà il nome alla mostra ospitata nello stadio Domiziano a Piazza Navona, gran parte del mio tempo occupato  a raccontare i fondali subacquei, cercando di rendere visibile quello che in realtà è visibile solo nell’immaginario”.

O.R. I suoi scatti restituiscono una visione perfetta. Come riesce a rendere visibile l’invisibile?

C.P.”Con una tecnica e un procedimento abbastanza complesso di ricostruzione di piccoli segmenti attraverso una tecnica di fotomosaico ricostruito che  rende quello che è visibile solo nell’immaginario, non realmente, perché sott’acqua non è possibile vedere grandi spazi a causa della sospensione, della scarsa visibilità, delle aberrazioni, della mancanza di colore”.

O.R. Tecnicamente qual è il metodo?

C.P. “Attraverso una quantità di scatti, un sistema abbastanza complesso, tento di ricostruire l’insieme della visione ed è questo il progetto realizzato e  che sto esponendo nella mostra a Piazza Navona che si chiama appunto Aethousa. Insieme ci sono  altre fotografie, tutte molto grandi, anche 6 metri per 2, che non parlano solo di Linosa e di panorami linosani, ma di un’altra storia che sto seguendo da anni, sempre in zona  pelagica, nel Mediterraneo, a sud di Lampedusa, che è il passaggio della balenottera comune. Nella mostra c’è la foto di una balena un  po' nascosta da scoprire e delle ctenofore, animali e  creature planctoniche.”

O.R. La prima Festa della Fotografia a Roma che importanza assume per la città? C’era  un vuoto da colmare…

C.P. “Roma è una piazza molto difficile per la fotografia,  in particolare per l’organizzazione di  festival ad essa dedicati. E’ una città ricca di turismo tradizionale, di iniziative politiche e commerciali che la sostengono con economie più grandi, non comparabili   ad un piccolo festival. A  Roma è sempre stato complicato parlare di fotografia, dal festival storico che si è ora chiuso all’iniziativa di Officine Fotografiche che è stata una realtà molto importante ma sofferta con grandi investimenti privati. La novità del Mese della Fotografia va accolta con grande interesse, io ho recepito la proposta con assoluto entusiasmo. E’ lodevole che un gruppo di persone abbia investito tanto tempo ed energie per tentare una nuova strada. Non posso che augurare a tutti loro buona fortuna.”

O.R. La magia dei suoi scatti linosani ha portato il mare a Roma. C’è un filo sottile che unisce due scenari così diversamente splendidi? 

C.P. “Realizzare una mostra sui fondali di un’isola abbastanza remota è un progetto importante che ho già esposto in una grande mostra in Croazia e a Ferrara. Ma a Roma non l’avevo mai proposta,  per la difficoltà di questa  città a  organizzare qualcosa per la fotografia. In questa circostanza  il motivo che mi ha fatto decidere a esporre  è proprio la location suggerita, sotto Piazza Navona, luogo storico delle battaglie navali e comunque luogo di acqua delle fontane. Pensare ad Aethousa e ai sotterranei di Piazza Navona mi ha restituito   una sorta di visione perché questo posto è illuminato, simbolicamente, da grandi lucernai che vengono da sopra, da Piazza Navona. Il luogo mi è sembrato subito perfetto per raccontare un luogo buio e un po' umido e con una luce rarefatta e minima. Io poi ho forzato un po' la mano utilizzando luci colorate. La luce che illumina i fondali è una luce bluastra, cianotica che tende ad eliminare le frequenze in rosso come esattamente accade realmente sott’acqua. Pertanto queste enormi foto di 4, 5 , 6 metri che sono state ricostruite mettendo insieme i pezzi, corrette cromaticamente rendendo i colori degli oggetti sottomarini di nuovo reali e realistici, paradossalmente ritornano sott’acqua, ritornano rarefatte, ritornano senza i colori realistici ma con i colori percepiti dall’uomo, per cui questo strano giro cromatico e simbolico nei sotterranei di Piazza Navona mi è piaciuto tantissimo”.

O.R. Nell’era del digitale fai da te si rischia di non stampare più foto. La forza attrattiva e seducente di una mostra fotografica può contribuire ad un ridimensionamento del fenomeno?

C.P. “Io oltre a fare il fotografo, stampo, per mestiere. Gestisco laboratori di postproduzione e stampa. Ho un laboratorio che si occupa di stampare soprattutto mostre. Credo che questo attaccamento alla stampa, alla carta, alla pellicola, sia un po' morboso. Non sono dell’idea che quello che manchi sia la stampa, l’oggetto. Quello che manca è la fruizione, la condivisione della fotografia, è il poter parlare di fotografia in un ambiente comune. E’ un po' la dinamica tipica del cinema, non è che lo schermo cinematografico di per sé sia migliore di uno schermo televisivo, lcd o altro, è il luogo dell’aggregazione, è la possibilità di fruire in un modo diverso della fotografia. Pertanto io mi concentrerei più su come diffondere la cultura della fotografia, più che pormi il problema della stampa.”

O.R. L’Osservatorio Roma ha scelto una foto come immagine simbolo di Aethousa. Cosa rappresenta per Claudio Palmisano?

C.P. “Questa foto rappresenta tutto il ciclo della vita in mare. Sono riuscito a realizzarla con tenacia e un po' di fortuna. Ritrae un branco di alacce, pesce azzurro definito “mangianza” perché facile preda e cibo per pesci e mammiferi, che fa la classica “palla” per tentare di stordire e intimidire i predatori. Intohrno, in modalità caccia, un delfino comune, molto raro e difficile da fotografare e un grande esemplare di tonno rosso”.

Linosa, l’isola che c’è. L’antica Aethousa rivive nella passione e nella magia della meravigliosa fotografia di Claudio Palmisano.