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La mostra su Paolo VI, Il Papa amico degli artisti

 Si può raccontare una esposizione di quadri? Si può provare a farlo, quando la mostra è sostenuta da argomenti forti, motivazioni profonde che hanno aperto uno scenario nuovo nella relazione, a lungo burrascosa, tra Chiesa e arte. Paolo VI, il papa amico degli artisti, è il titolo di una mostra organizzata a Roma per ricordare e celebrare la mano tesa verso gli artisti di un Papa diventato Santo. In 15 anni di pontificato, papa Paolo VI ha fatto riferimento al tema dell’arte per ben 70 volte, in scritti e discorsi, rivolgendosi direttamente agli artisti, interessandosi al loro lavoro e alla loro vocazione. Ed è stato il primo papa a manifestare una tale attenzione.  Paolo VI,  il Papa degli artisti, porta ancora oggi nel mondo l’eco imperioso del messaggio di amicizia, del patto di alleanza sancito tra Chiesa e arte con il messaggio agli artisti scritto  a chiusura del Concilio Vaticano II, l’8 dicembre 1965 e consegnato nelle mani di Jacques Maritain, Giuseppe Ungaretti, Pier luigi Nervi, Gian Francesco Malipiero.  L’arte  , intesa come elevazione dello spirito, capacità di capire ed esprimere il mondo dell’invisibile, dell’ineffabile, al centro della storica omelia nella messa degli artisti, celebrata  nella Cappella Sistina il 7 maggio 1964 , rivolta a poeti e uomini di lettere, pittori, scultori, musicisti, gente di teatro e cineasti, con la quale il Papa  tende la mano verso gli artisti paragonandoli a sacerdoti che danno forma a ciò che può essere avvertito solo con il sentimento e rappresentato con il talento e l’abilità delle loro mani. Una apertura dopo anni, secoli di incomprensione che Paolo VI risolve con parole di straordinaria grandezza e potenza : “ Rifacciamo la pace? Quest’oggi? Qui? Vogliamo ritornare amici? Il Papa ridiventa ancora amico degli artisti?”.

La sensibilità per l’arte aveva già caratterizzato la sua precedente esperienza come Arcivescovo di Milano, interesse e passione che condivideva con molti artisti a lui contemporanei.  Quando da cardinale, Montini divenne papa e si trasferì a Roma, ogni quindici giorni, all’incirca, a Milano don Macchi continuava ad incontrare  la sera gli amici artisti milanesi di Montini, rimasti orfani dell’amico,  per cene frugali…chi portava il vino, chi il panettone. Dopo cena, era consuetudine  distribuire pennelli, colori, fogli e tutti si impegnavano  a disegnare e il mattino dopo, quelle opere venivano portate a Roma, dallo stesso don Macchi, al Papa che ne era felice.

La mostra, ideata e  organizzata dal Centro europeo per il Turismo e la Cultura, curata da Antonio D’Amico, promossa dall’Assessorato alla Crescita culturale di Roma Capitale, con un Comitato promotore presieduto dal Cardinale Angelo Comastri, Presidente della Fabbrica di San Pietro e con un Comitato scientifico presieduto dal Cardinale Giovanni Battista Re, prefetto emerito della Congregazione per i Vescovi, è allestita nella suggestiva cornice del Museo di Roma, a piazza Navona e accoglierà i visitatori fino al 17 febbraio.

La mostra ha  tre protagonisti: Paolo VI, gli artisti e monsignor Pasquale Macchi,  suo segretario particolare dal 1954 fino alla morte del pontefice, dopo la quale ha dedicato la sua vita a far conoscere la figura di Paolo VI e a curarne la grande collezione di opere d’arte donata, dallo stesso don Macchi, all’ Associazione Arte e Spiritualità di Concesio, il paese natale del Papa in provincia di Brescia.    La collezione Paolo VI – Arte Contemporanea si compone ad oggi di circa settemila opere ed è costantemente arricchita da donazioni e acquisizioni. La collezione, di notevole pregio, comprende opere dei protagonisti assoluti dell’arte novecentesca italiana e internazionale: Henri Matisse, Marc Chagall, Pablo Picasso, Salvador Dalì e poi ancora Magritte, Morandi, Sironi, Fontana, Pomodoro. L’esposizione allestita a Roma comprende trenta opere selezionate, dipinti e sculture, provenienti dalla Fabbrica di San Pietro, da collezionisti privati e dalla Collezione PaoloVI di Concesio, promossa da monsignor Macchi che ha avuto un ruolo fondamentale nel tessere la tela delle relazioni tra Papa Paolo VI e gli artisti a lui contemporanei.  Proprio grazie a don Macchi, nel 1973, fu inaugurata, nei Musei Vaticani, la sezione di arte contemporanea, dove confluirono le opere realizzate e donate da tutti gli artisti contemporanei, anche da quelli che si professavano atei. Renato Guttuso ne è un esempio, oltre all’opera per i Musei Vaticani, donò anche al Papa  uno Studio per Crocifissione,  opera che è esposta nella mostra e che raffigura un uomo in croce, che guarda le proprie sofferenze mentre la croce si trasforma in svastica. Bellissimo il dipinto, olio su tela, di Salvatore Fiume che raffigura una Crocifissione, interessanti e significativi  i tre dipinti di Aldo Carpi, artista che aveva vissuto l’esperienza lacerante del lager  e che Paolo VI decise di portare con sé nel 1964 nello storico viaggio in Terrasanta che sancì il riavvicinamento tra le chiese di oriente e di occidente dopo 900 anni dal grande scisma.  La mostra, allestita in due sale, espone diversi ritratti di Paolo VI, molto meditativo e riflessivo quello realizzato da Ernst Gunter Hansing,  sereno e rassicurante l’ enorme tondo di Fausto Conti che accolgono il visitatore nella prima sala, dove nella parete di fronte campeggia un’ opera  “ I legni della Croce”,  bellissima e suggestiva, una croce in legno, con al centro il volto di Gesù, sorretta da funi che scendono dall’alto, in un contesto di lineare modernità, accanto al ritratto di Giovanni XXIII realizzato da Fabrizio Parsi e a tre dipinti olio su tela di Aldo Carpi ( “ Chi è quell’uomo strano”, “ Madonna con bambino e teatranti”, “ Preghiera nel Cenacolo”) . Nella seconda sala sono esposte sculture,  il famoso modello per il Pastorale del Pontefice, il modellino preziosissimo della chiesa di Santa Barbara in Metanopoli, il calice con lo stemma di Paolo VI inciso a rilievo e poi tre sculture in bronzo, una testa di Cristo, un ritratto di Paolo VI, una scultura in rilievo raffigurante Cristo e Paolo VI , oltre a un dipinto di Salvatore Fiume, una Crocifissione, un dipinto di Trento Longaretti che rappresenta un Cristo tra Oriente e Occidente, una Trasfigurazione di Luigi Filocamo.

A pochi mesi dalla canonizzazione di Paolo VI la mostra è una importante occasione di  testimonianza  e apertura  appassionata della Chiesa all’arte in tutte le sue forme. E’ questa l’eco che da Roma , Paolo VI continua a far arrivare in tutto il mondo, con la validità e  la dirompenza di un messaggio apostolico affidato anche alla diffusione per mezzo dell’arte,  per rispondere alla necessità di bellezza che  tutti avvertiamo. Le parole del Santo  Paolo VI , tratte dal messaggio agli artisti, trasmettono un messaggio universalmente valido : “ Questo mondo nel quale viviamo ha bisogno di bellezza per non sprofondare nella disperazione. La bellezza, come la verità, è ciò che infonde gioia al cuore degli uomini, è quel frutto prezioso che resiste al logorio del tempo, che unisce le generazioni e le fa comunicare nell’ammirazione. E questo grazie alle vostre mani…” Nulla da aggiungere, molto su cui meditare.