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Manuel Vilas
La letteratura come esercizio di libertà

Manuel Vilas, uno dei più interessanti poeti e narratori contemporanei, spagnolo per nascita e formazione ma americano di adozione, autore del libro In tutto c’è stata bellezza, fenomeno editoriale dell’anno in Spagna, pubblicato per la prima volta in lingua italiana, fa il suo ingresso nel mondo letterario italiano che lo accoglie e lo festeggia con entusiasmo. Con la sua presenza  nella Basilica di Massenzio, ha inaugurato, insieme agli scrittori Antonio Scurati e Andrea Satta, la prima  serata della diciottesima edizione di Letterature. Festival Internazionale di Roma. L’autore ha proposto la lettura di un testo inedito “Los Clasicos: la vida y la muerte”, ispirato al tema che anima la XVIII edizione del Festival, con particolare riferimento al titolo della serata Il Racconto Epico.  Il suo romanzo è il racconto di una epica famigliare, tra ricordi e rimpianti, con al centro il tema universale dell’amore tra genitori e figli, tra sorrisi e contrasti. Una autobiografia, una storia personale e collettiva che propone emozioni e sentimenti che appartengono a tutti. La descrizione del padre che acquista l’opera completa di Kafka e l’enciclopedia di tutti i capolavori mondiali della letteratura pur non avendo gli strumenti culturali per  leggere opere tanto impegnative (aveva smesso di studiare a dodici anni) né  per introdurre il figlio alla loro lettura, è una storia in cui molti possono riconoscersi, parallelamente al senso di gratitudine  che si sviluppa verso quel genitore nel momento in cui si capisce che quei libri erano stati comprati affinchè un giorno fosse il figlio a leggerli. E se quelle letture cambieranno la sua vita, come è accaduto a Manuel Vilas,  favorendo in lui l’amore per la letteratura, intesa come fondamentale espansione della libertà e come rappresentazione e celebrazione della vita, quell’acquisto di cui il figlio non aveva capito il senso, assume un significato epico. La letteratura finisce per determinare nell’autore anche il concetto di vita e di morte, la prima, da celebrare sempre e con ogni mezzo, la seconda, da respingere concettualmente in quanto interrompe la possibilità di leggere “tutti i libri del mondo, alla ricerca di quel solo libro che è stato scritto proprio per me. Una sola vita non basta e l’idea della morte mi dà angoscia perché interrompe il mio viaggio alla ricerca del libro della mia vita”.

Manuel Vilas, come si può raccontare la bellezza di un festival delle Letterature?

La letteratura è un esercizio di libertà e dentro la libertà c’è la bellezza che contiene libertà e fratellanza. Questa è la sola bellezza che a me interessa. Sono felice di partecipare ad un Festival delle Letterature che si svolge in una città che è già essa stessa bellezza, letteratura a Roma è quasi una ridondanza, è bellezza che si somma a bellezza.

Lei è spagnolo ma vive in America. Si sente un emigrante?

Si, ma mi sento un messicano, non uno spagnolo. Negli Stati Uniti è molto difficile che uno spagnolo sia riconosciuto come emigrante spagnolo, viene immediatamente identificato come messicano.

La letteratura ha un ruolo unificante in un’era che appare tanto divisiva e soprattutto come può essere di aiuto concreto alle comunità che si sono trasferite all’estero?

La letteratura è conoscenza, civiltà, democrazia, quindi più letteratura esisterà, più ci sarà civiltà e democrazia e questo porterà ad una conseguente diminuzione della violenza.  E’ questo l’aiuto concreto. La letteratura deve stare al servizio della vita, il messaggio che lo scrittore invia al lettore è quello di osservare la vita. Il compito della letteratura è proprio quello di contemplare la vita.

Oggi l’America accoglie?

Oggi no, Trump è contro la migrazione, contro il meticciato, contro tutto. Comunque l’America, anche con Trump è sempre più accogliente di altre situazioni più pericolose, pensiamo alla Russia di Putin. Trump è a capo di una democrazia che può controllare, ma entro certi limiti. Putin invece può fare quello che gli pare, può anche ordinare di uccidere un giornalista. Trump no, ed è questa la differenza tra civiltà e barbarie.

Cosa pensa del carattere internazionale del Festival delle Letterature, aperto a tutti gli autori, italiani e stranieri?

Penso sia un’idea meravigliosa, lancia dei ponti tra Paesi ed è così che bisogna fare, i Paesi devono aprirsi agli altri Paesi. Esiste poi una comunità speciale che comprende il Portogallo, la Spagna, l’Italia e la Francia, erede del lascito latino, che arriva a noi dai Greci e si sviluppa fino ai nostri giorni. Questi Paesi, uniti da una così grande eredità culturale e letteraria, sono chiamati a capirsi e a intendersi in modo particolare tra loro.

Italiano e spagnolo sono lingue sorelle…

Non solo, hanno anche una tradizione poetica molto importante. Le loro letterature non possono essere comprese senza conoscere la tradizione poetica di entrambe.

Qual è la forza della parola?

La forza della parola è la forza dell’intesa, della comunicazione,  solo quando si comunica con gli altri  nasce la fratellanza.

Come cambia, se cambia, l’utilizzo della parola nella poesia e nella prosa?

Io amo raccontare la vita attraverso le sue storie che voglio descrivere con un linguaggio semplice, proprio sia della poesia che della prosa. La poesia rappresenta tuttavia qualcosa di speciale, è il culto del linguaggio. La forza di una lingua ridiede nella poesia.

 In tutto c’è stata bellezza, il suo ultimo romanzo è anche il suo primo libro tradotto in italiano. Qual è l’importanza della traduzione per un autore?

I traduttori fanno un lavoro meraviglioso, noi autori viviamo grazie a loro. Meriterebbero statue erette in loro onore in ogni Paese e dovrebbero guadagnare perfino più del Presidente della Repubblica tanto è importante  il valore del lavoro che svolgono.

Le farà piacere sapere che il Festival delle Letterature ha istituito un premio per il più giovane traduttore e per il traduttore senior, come riconoscimento all’importanza della traduzione.

Ne sono felice, perché senza traduttori vivremmo isolati. Sono lo strumento che ci consente di comunicare e quindi di vivere.