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Il Cinema racconta l’Italia
Intervista con Francesco Rutelli

Una Roma da red carpet è lo scenario che la città offre dal 17 al 27 ottobre in occasione della Mostra del Cinema di Roma. La presenza di prestigiosi ospiti internazionali, tra i quali Bill Murray, Martin Scorsese, Viola Davis, Edward Norton che sfileranno sul red carpet dell’Auditorium Parco della Musica, uno dei più grandi al mondo, pone Roma all’attenzione del cinema internazionale e il Cinema al centro della scena culturale romana.  La XIV edizione della manifestazione, organizzata dalla Fondazione Cinema per Roma, oltre alle proiezioni di film, ha in programma numerose iniziative che coinvolgono tutta la città, con eventi, mostre, installazioni, omaggi, retrospettive e incontri con autori e protagonisti della cultura italiana e internazionale. L’Istituzione delle Biblioteche di Roma accoglie la presentazione di libri sul cinema e la Festa arriva anche in libreria. Per riflettere sulla dimensione culturale del cinema italiano, importante veicolo narrativo di un Paese e della sua storia, America Oggi con Osservatorio Roma incontrano Francesco Rutelli, presidente di ANICA, l’Associazione che dal 1944 rappresenta le industrie italiane del cinema nei rapporti con le istituzioni per la valorizzazione del settore cinematografico in Italia e all’estero, promuovendolo presso i maggiori mercati e festival cinematografici internazionali. ANICA, in qualità di  rappresentante in Italia dell’Academy of Motion Picture Arts and Sciences, seleziona il candidato per l’Italia all’Oscar per il miglior film internazionale, che per l’edizione 2020 sarà rappresentato da “Il Traditore” di Marco Bellocchio.

Presidente Rutelli, che Italia racconta oggi il cinema italiano?

Il Cinema è per definizione il racconto dell’Italia. Inclusi noi, il pubblico. Quando il Cinema è fiacco, è perché il Paese ha una crisi di identità. Quando è vibrante, riflette la sua crescita. Quando è amaro, critico, è testimone delle sofferenze della società. Finché potremo preservare vitalità e pluralismo delle espressioni cinematografiche e audiovisuali, il Paese avrà una riserva per riflettere e per capirsi meglio.

Roma è da sempre scenario e palcoscenico per film che viaggiando nel mondo, hanno contribuito a diffondere l’apprezzamento per la romanità, essenza di italianità, ovunque riconoscibile. Quale immagine di Roma restituiscono i film italiani?

Oggi l’immagine di una città viaggia sui social network e le inchieste televisive. Roma riesce periodicamente ad avere restituzioni cinematografiche eccezionali: dal neorealismo a “Roma” di Fellini, dai grandi Magni, Monicelli, Scola, Risi – debbo interrompermi, lasciando fuori troppi registi -  a Pasolini, ma anche Vanzina padre e figli, sino alla “Grande Bellezza” e a Jeeg Robot…

Il film La Grande Bellezza sarebbe potuto essere figlio di un altro luogo?

No, incluse le scene girate ma poi sparite. Come quelle nella villa dell’Appia Antica la cui titolare – dopo giorni di “girato” – ha invitato comparse e interpreti ad una cena intitolata “le comparse scomparse”.

I riti collettivi e personali dei turisti che a Roma gettano la monetina nella Fontana di Trevi o infilano la mano nella Bocca della Verità, si sarebbero consolidati ad esperienza che il turista vuole assolutamente vivere senza le scene iconiche dei film che hanno lanciato nel mondo questo messaggio?

Basti dire che un film, e la canzone interpretata da Sinatra, come “Three coins in the Fountain” restano hit in America. Anche se oggi i sentieri sono diversi: un luogo esiste in quanto è “instagrammabile”.

Cinecittà può essere inserito a pieno titolo nel patrimonio culturale italiano ed essere proposto come percorso di visita ai turisti?

La mia Giunta aprì per la prima volta, con visite notturne, i set e i laboratori di Cinecittà. Fu l’Assessore Gianni Borgna a guidare personalmente le decine di migliaia di visitatori che vollero scoprire un luogo magico, quasi mitico. Oggi è una struttura produttiva, oltre che sede di spazi espositivi, e come tale deve funzionare.

Fare cinema è uno degli assi prioritari nel Piano di promozione integrata “Vivere all’italiana”. Ci illustra il progetto?

La Farnesina ha promosso nel mondo le nostre industrie creative. E’ parte di quella che io chiamo Diplomazia Culturale, e oltre a Moda, Design, Cucina, non poteva mancare il Cinema per far conoscere la nostra unicità, artistica e produttiva a un tempo.

Il Cinema come industria culturale. Come potenziarlo e valorizzarlo?

C’è una buona legge, voluta dal Ministro Franceschini, che è appena tornato a svolgere questo incarico. Confidiamo che sia finalmente e interamente attuata, perché ogni Paese al mondo punta e investe sulle industrie audiovisive e se l’Italia restasse indietro, pagheremmo un prezzo molto severo: questo comparto, come dimostra il rapporto del Centro Studi Confindustria per ANICA, crea molti posti di lavoro e ha un elevato valore aggiunto.

Il Cinema italiano è anche un ponte di cultura tra i popoli ma soprattutto crea un legame forte con le popolazioni italiane che risiedono all’estero. Gli Istituti di Cultura organizzano spesso settimane dedicate alla proiezione di film italiani, in lingua italiana. Quali altre attività collegate si possono ipotizzare? Attualmente quali sono i canali di distribuzione del cinema italiano nel mondo?

La RAI fa già alcune cose, ed oggi evidentemente sono le Piattaforme di streaming e per sottoscrizione che possono consentire a milioni di Italiani nel mondo – e ai molti che studiano e che conoscono la nostra lingua – di poter accedere in modo semplice a questo eccezionale patrimonio. Ovviamente, per gli appassionati, rassegne, festival e iniziative nelle nostre sedi diplomatiche e culturali sono essenziali.

Il cinema italiano parla solo al mondo italiano ovunque esso si trovi o esporta messaggi universalmente comprensibili?

Parliamo attraverso i grandi eventi di qualità, l’industria, i prodotti, i talenti. Si è da poco concluso il Festival di Venezia: una Mostra che è in sé un potente vettore di italianità nel mondo e nella quale si sono registrati grandi riconoscimenti a nostri registi, interpreti e produttori. Durante la Mostra, abbiamo come ANICA riunito gli esponenti delle industrie USA (il leader di MPAA a Hollyvood, Charles Rivkin), come di quelle cinese e giapponese. Poi toccherà a MIA, il Mercato Internazionale voluto da ANICA e APA, che quest’anno avrà, a ottobre, un numero record di operatori a Roma, per favorire co-produzioni, esportazioni, promozione del lavoro che si fa in Italia. Dal punto di vista dei contenuti, la capacità di costruire storie e personaggi universali è dimostrata da molti autori: da Dario Argento a Paolo Genovese, passando per Sergio Leone e gli autori dei tanti B-Movies che hanno notoriamente ispirato Tarantino.

I premi cinematografici si focalizzano sulla dimensione contemporanea del cinema italiano. Si può ipotizzare l’istituzione di un premio al miglior divulgatore della storia del nostro cinema per incoraggiare un discorso narrativo che ha ancora molto da raccontare?

E’ un’idea da considerare. Perché non si può mai separare la creatività contemporanea dalle sue radici, fatte di narrazioni, linguaggi, immagini, musiche, grandi interpreti. E maestranze, tecnici, tecnologi, artigiani. Non dimentichiamo che grazie a questa pluralità di professioni, l’Italia è la nazione che ha vinto – dopo gli Usa – più Premi Oscar al mondo.