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La Musica compagna di Fede
Intervista con Monsignor Marco Frisina

Natale è la festa religiosa che celebra la nascita di Gesù e l’inizio di una nuova era della storia. Il mondo cristiano guarda Roma e Piazza San Pietro, cuore del cattolicesimo, da cui partono rinnovati input di evangelizzazione che si diffondono anche attraverso i simboli del Natale. Papa Francesco, in visita a Greccio, il piccolo paese sull’appennino laziale dove San Francesco realizzò il primo Presepe nel 1223, ha riaffermato la solennità della Natività nella Lettera Pastorale del 1 dicembre, invitando a esporla nelle case, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri, nelle piazze perché “il Presepe contiene diversi misteri della vita di Gesù e li fa sentire vicini alla nostra vita quotidiana”. E Piazza San Pietro ha accolto i simboli del Natale con la cerimonia solenne di accensione delle luci del Presepe e dell’Abete che oggi raccontano la storia semplice di comunità trentine e venete, turbate dalla tempesta Veia che lo scorso anno ha devastato le loro montagne e abbattuto alberi secolari. Il Presepe in legno proviene da Scurelle, piccolo borgo della Valsugana, a 47 Km da Trento, e ricostruisce i mestieri dei montanari trentini del primo Novecento. 26 statue a grandezza naturale, vestite con abiti originali appartenuti agli antenati degli attuali abitanti, raccontano il Natale attraverso la vita semplice di chi abita la montagna.  L’abete rosso proviene da Rotzo, un paese di 1.400 abitanti in provincia di Vicenza, terra devastata, come la Valsugana, dalla tempesta.  E’ un albero che ha più di cento anni e che è stato donato al Papa e a tutta la comunità cristiana, con l’auspicio che quei boschi possano presto tornare alla vita. L’evangelizzazione, nell’esigente processo di trasmissione della Fede, passa  attraverso tanti canali,  la venerazione dei simboli del Natale che costituiscono momenti di   comunione spirituale tra le genti o la  musica religiosa e i canti che sono parte integrante dell’azione liturgica, non solo a Natale, favorendo la relazione spirituale e umana tra fedeli e il dialogo interreligioso. Per parlare dell’importanza della Musica come compagna di Fede, Osservatorio Roma e America Oggi incontrano Monsignor Marco Frisina, fondatore e direttore del Coro della Diocesi di Roma, compositore di molti dei canti che animano la liturgia, consulente in tema di musica religiosa per importanti produzioni cinematografiche e televisive, ma soprattutto prete-musicista che aiuta a pregare con l’armonia e la gioia di canti che segnano  e sottolineano i momenti più importanti della nostra esperienza religiosa.

Monsignor Frisina, la musica è da sempre compagna di Fede. Qual è l’importanza della musica sacra e il suo ruolo nella funzione liturgica?

La musica è nella liturgia, fa parte integrante dell’azione liturgica perché indica il momento in cui il popolo di Dio si unisce nella preghiera in maniera attiva, emotiva, non è presente solo fisicamente e mentalmente, ma con il canto, con la musica e con il cuore. E’ un momento di partecipazione intensa e particolare.

Sant’Agostino diceva che chi canta prega due volte. La musica quanto e com  vfbe aiuta a valorizzare la spiritualità dell’uomo e a elevarla verso il Creatore?

La musica in sé è un dono che Dio ha dato all’uomo per esprimere ciò che le parole non possono dire. Attraverso la musica si possono esprimere le cose più profonde che noi portiamo nel cuore, soprattutto l’amore si esprime con il canto. Nella preghiera in cui la Fede usa la musica, questa diventa un modo per aprire il cuore verso il mistero di Dio, partecipandolo agli altri. Nella musica ci si unisce, la musica eleva e dona unità e una comunione misteriosa che nasce dalla sua capacità di abbattere barriere e creare ponti, aprendo le porte del cuore verso gli altri anche a  persone di lingue e provenienze diverse.

La musica come dono, insieme alle altre manifestazioni artistiche, contestualizzate nella funzione liturgica, possono essere riferibili al momento dell’Offertorio, quando l’uomo che ha saputo coltivare, per grazia divina, il pane e il vino, rioffre al Signore la musica in segno di dono?

Noi siamo chiamati a donare noi stessi al Signore con le cose che nella Creazione Dio ci ha donato, le ridiamo al Signore, aggiungendoci l’amore e il nostro apporto. E con la musica si puo’fare questo, noi riconsegniamo a Dio la nostra vita profonda che nella musica si esprime, con amore. Ed è quello che il Signore vuole. Tutto viene da Dio, tutto ci viene donato da Dio, ma ciò che noi possiamo dare a Dio è noi stessi e l’amore.

La musica ha tanti colori, ma qual è la sfumatura di colore propria della musica religiosa?

Tutte le sfumature del cuore dell’uomo, perché nella musica, come ci insegna il Salterio che è il grande libro dei Canti della Bibbia, tutta la vita dell’uomo può diventare canto, cioè lode di Dio, quindi ha tutti i colori della vita dell’uomo che acquistano una sublime realtà perché trasfigurati da questo amore divino che spinge l’uomo verso Dio. Lo Spirito Santo prende la musica e i sentimenti umani e li trasforma in lode e in canto e questo è un miracolo.

Qual è la funzione del canto corale nella funzione liturgica, dalle origini alle declinazioni contemporanee?

Il canto corale è il più arcaico, antico, quello che unisce una famiglia, una tribù, una nazione. Canto corale significa che tante personalità diverse si amalgamano, si uniscono in un’unica musica, in una unica esecuzione. Il coro è una parabola bellissima anche della Chiesa perché ci sono diverse individualità in cui ognuna diventa parte di un mosaico, di un insieme, in cui le individualità non si perdono ma diventano complementari l’una all’altra. Le composizioni, la polifonia acquista il simbolo di diverse melodie che vengono cantate insieme a formare un’unica musica.  I diversi timbri, le diverse estensioni, le voci maschili e le voci femminili, le voci dei bambini, tutto viene a essere parte di un’unica musica. Questo è il mistero del Coro.

Lei organizza per il Vaticano iniziative bellissime, come il Concerto di Natale nella Basilica di San Giovanni e il Concerto per i poveri e con i poveri nell’Aula Paolo VI a cui ha partecipato anche il Maestro Nicola Piovani. Quale messaggio si promuove attraverso la forza della musica?

La musica è una delle cose più belle che l’uomo può donare, è Arte, esprime la parte più alta che l’uomo può vivere e realizzare. Far diventare la musica strumento di dialogo e incontro, dono di consolazione per chi ama i poveri e strumento di dialogo autentico con le altre Confessioni, è lo scopo di queste iniziative. Ho tenuto recentemente un concerto a Mosca su invito del Patriarcato, presentando un Oratorio sul Santo ortodosso Andrej Rublev, grande artista e autore spirituale, grande anche per noi che preghiamo accanto alle immagini sacre e alle icone, un grande Santo che ci aiuta a pregare. La musica può fare questo, non ha bisogno di traduzione, non crea mai divisione ma crea unione e consente di dialogare con chiunque attraverso i sentimenti del cuore umano. Noi abbiamo pregato in musica con i nostri fratelli ortodossi, in comunione spirituale con loro.

La musica come dono di consolazione e anche linguaggio del Supremo che si manifesta attraverso le note. E lei di note ne ha scritte tante nella sua ricca produzione artistica. Qual è il senso della sua realizzazione?

Quando entrai in Seminario, scegliendo di fare il prete convintamente, credevo che non mi sarei più occupato di musica. Invece il Signore mi ha reso strumento, avverto sempre più il dovere che Dio pretende da me, aiutare a pregare attraverso la musica, aiutare a incontrare Dio attraverso la musica e anche aiutare gli uomini a incontrarsi, a entrare in relazione, a scoprirsi fratelli e ad amarsi. Sentirsi fratelli con i fratelli ortodossi, con una lingua diversa dalla nostra che era per noi indifferente, perché si realizzava, attraverso la musica, qualcosa di grande, un omaggio a Dio, un omaggio all’anima contemplativa. Per me è un dovere e una gratificazione.

E il frutto di quello che Lei avverte come dovere sono i brani che cantiamo nelle nostre Parrocchie, brani che definiscono e sottolineano i momenti più importanti della nostra vita spirituale e raccontano l’essenza dell’essere cristiani. Mentre compone, si sente particolarmente vicino a Dio o in comunione con Lui?

Cerco innanzitutto di esserci io in comunione con Dio per poter esprimere nei canti liturgici la profondità delle preghiere, dei salmi e dei testi e poi penso a chi deve cantarli, alle comunità, alle persone. Cerco di andare incontro alle diverse necessità per aiutare tutti a pregare. E’per gli altri che scrivo, non per me. Ho la fortuna di stare nel cuore della gente, perché quando una comunità canta un mio canto, io sto nel loro cuore, pregano con la mia musica, il loro cuore vibra con la mia musica verso Dio.

Quali sono gli input ispiratori dei canti liturgici?

Parlano di Dio, è la parola di Dio che li ispira, che ci guida e ci fa capire come rivolgerci a Dio. E poi le persone, gli esseri umani, penso alle emozioni del Concerto con i poveri, i volti di gente semplice che per la prima volta era in una sala a sentire una musica, con un’orchestra, un coro, persone che Dio guarda e che un musicista deve aiutare a far incontrare con Dio.

Come arriva un canto a farsi comunità e a essere cantato in tutte le Chiese?

E’ un po' un mistero. E’ spesso la stessa comunità che battezza un canto, che lo riconosce come proprio attraverso il Vescovo, il Parroco, il Maestro che dirige, la Chiesa sceglie quel canto e decide che quel canto è per la sua preghiera.

Una comunità in spirito e di spirito che adotta un canto è una immagine bellissima. Monsignor Frisina, con quale canto desidera augurare Buon Natale a tutte le comunità italiane che vivono all’estero e in particolare alla comunità italoamericana che legge America Oggi?

“Tu scendi dalle stelle” è per me il canto di Natale più bello in assoluto, scritto da Sant’Alfonso de’ Liguori, così italiano, è un canto il cui ascolto mi commuove sempre perché nella sua semplicità e tenerezza, rappresenta al meglio il Natale e il Natale italiano. Auguro a tutti gli Italiani all’estero di sentire nel cuore “Tu scendi dalle stelle”, di commuoversi e di pensare a quanto è grande la tradizione italiana sul Natale che Alfonso de’ Liguori, con questo canto, ha saputo interpretare ed esprimere. Buon Natale a tutti!