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La voce del cinema in Tv
Intervista con Vincenzo Mollica

Il cinema italiano è da sempre motivo di orgoglio nel mondo, veicolo narrativo di bellezze paesaggistiche e artistiche, di un Paese e della sua storia, conosciuto e apprezzato anche attraverso immagini cinematografiche iconiche, rimaste nella memoria collettiva che hanno contribuito alla percezione di un’Italia bella, ricca di arte, cultura, natura ed  espressione di uno spirito simpaticamente italico che ha incuriosito e attratto il mondo. “Marcello, come here” la scena cult nella Fontana di Trevi, con Anita Ekberg e Marcello Mastroianni è l’emblema del racconto di una città, di un Paese e di una storia, nonché di un modo di fare cinema, affidato alle dirompenti immagini del film “La dolce vita” di Federico Fellini che ha raccontato un’epoca. Gli anni della Hollyvood sul Tevere e della Dolce Vita romana, la progressiva importanza di Cinecittà come fabbrica di sogni e centro di produzione cinematografico scelto dalle grandi produzioni americane, conquistate dalla professionalità delle maestranze e dai costi contenuti, hanno visto nascere e consolidarsi un rapporto stretto tra il cinema italiano e americano, all’insegna del rispetto e reciproco apprezzamento. Prolifici entrambi, hanno realizzato il maggior numero di capolavori rimasti nella storia della cinematografia mondiale, premiati con l’ambita statuetta del Premio Oscar “l’altare maggiore di quella immensa cattedrale che è il cinema, dove si svolge la messa più importante, quella delle grandi occasioni e dove quelli che prendono la statuetta, entreranno nell’eternità, nel paradiso del cinema”. La definizione è di Vincenzo Mollica, giornalista, scrittore, critico cinematografico, fumettista e disegnatore, la voce che da oltre trent’ anni racconta il cinema in televisione, inviato del TG1 al Premio Oscar e a tutte le Mostre Internazionali, e sintetizza l’anelito del nostro cinema alla conquista della magica statuetta, capace di consacrare carriere e concretizzare sogni. Il rapporto tra il cinema americano e italiano si arricchisce oggi di nuova linfa con la sigla di un accordo quinquennale tra l’Istituto Luce-Cinecittà e l’Academy Museum of Motion Pictures, la monumentale istituzione dedicata al cinema, disegnata da Renzo Piano, che aprirà nel 2020 a Los Angeles e che prevede la programmazione stabile di rassegne, mostre e attività dedicate al cinema italiano, a cominciare dal tributo per il centenario della nascita di Federico Fellini. In questa occasione, il cronista appassionato di musica e cinema, impressionista e impressionabile come ama definirsi, l’amico di Fellini, l’uomo al quale Benigni rivolge il primo pensiero alla notizia dell’Oscar “Vincenzone, abbiamo vinto!”, ricostruisce il rapporto dell’Italia con l’appuntamento più importante del cinema mondiale, che segue da vicino dal 1990, l’anno dell’Oscar a Nuovo Cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore  e di cui racconta aneddoti e curiosità in un volume, “L’Italia agli Oscar”, che nasce dalla collaborazione con l’Istituto Luce-Cinecittà, presentato in anteprima a Roma, che conduce virtualmente il lettore nel retropalco di una liturgia di cui l’Italia è stata tante volte protagonista e che saluta con  l’immagine fiera, altera, felice della straordinaria Anna Magnani, migliore attrice nel 1955 per la sua interpretazione ne “La rosa tatuata”. L’Italia è la nazione che ha vinto, dopo gli USA, più premi Oscar al mondo, consacrando, nell’empireo cinematografico, non solo registi e attori ma compositori di colonne sonore come Nino Rota ed Ennio Morricone, scenografi come Dante Ferretti vincitore di tre premi Oscar, curatori di effetti speciali come Carlo Rambaldi, il papà di Alien ed ET, fotografi di scena, costumisti, truccatori, addetti al montaggio, tutti premiati e riconosciuti come eccellenze del Made in Italy. Osservatorio Roma e America Oggi incontrano Vincenzo Mollica, per approfondire il ruolo svolto dal cinema italiano e dai suoi migliori interpreti, nel raccontare al mondo l’Italia, dalla difficile ricostruzione del dopoguerra narrata dai capolavori di Vittorio De Sica “Sciuscià” e “Ladri di Biciclette” ai fasti de “La Grande Bellezza”.

 

Vincenzo Mollica ha raccontato e racconta il cinema in televisione. Ma il cinema italiano che Italia racconta nel mondo?

Racconta una bella Italia, una Italia reale, quella vera, racconta il sentimento degli Italiani fatto di tristezza, allegria, malinconia. E’un bel popolo l’Italia, un popolo da coltivare, un bel fiore. Il cinema italiano racconta questo, il fiorire di una bella nazione.

Dal dopoguerra in poi, la rinascita dell’Italia, il suo crescente apprezzamento a livello mondiale, è stato in qualche modo favorito dal suo cinema?

Assolutamente sì, non c’è dubbio. Il cinema è stato molto importante per creare l’identità degli Italiani. Ha dato il senso di una identità importante, forte, grande. Il cinema è stato fondamentale per far conoscere l’Italia e gli Italiani nel mondo.

Il cinema è stato capace di raccontare correttamente i cambiamenti sociali dell’Italia nel corso della sua storia e soprattutto quale immagine ha scelto di dare all’estero di un Paese che ha molti volti?

Il cinema ha sempre raccontato l’Italia ed è stato capace di renderne al meglio soprattutto l’immagine poetica, come Federico Fellini è riuscito a fare magistralmente. Il solo fatto di poter dire che l’Italia fosse un luogo di bellezza, di grande cultura, di grandi meraviglie, di grandi bellezze naturali tutte da scoprire, di tante persone belle quali sono gli Italiani, ha raccontato il nostro Paese come luogo universale. Il cinema, raccontando l’Italia, racconta il mondo intero.

Lei ha parlato di Federico Fellini, del quale in questi giorni si festeggia il centenario della nascita con tante iniziative che celebrano un gigante del cinema italiano e internazionale. C’è un aspetto propriamente felliniano del suo fare cinema che non viene adeguatamente ricordato e valorizzato?

Si, il suo è un cinema pittorico e poetico, che racconta la vita attraverso l’arte. In ogni film di Fellini c’è un’eco circense, un pezzo di circo, che Federico amava moltissimo, proposto come atto di poesia, per mettere in scena l’Arte, la Pittura e la Poesia che sono gli elementi distintivi e caratterizzanti di tutta la sua produzione cinematografica.

Lei e Fellini siete stati molto amici…

Federico mi ha regalato la sua amicizia. Era un grande artista e un uomo straordinario, ricco di ironia, intelligenza, arte. Condividevamo, tra le tante cose, la passione per i fumetti. Ho passato con lui momenti straordinari.

Il cinema ha grandi meriti nella sua dimensione culturale, ma ha svolto e svolge anche una funzione di conforto per i tanti Italiani che hanno dovuto lasciare l’Italia ed emigrare all’estero e che proprio attraverso il cinema che racconta il loro Paese, si sentono meno lontani dall'Italia?

Questo aspetto mi commuove profondamente perché io sono stato uno di quegli emigranti, quindi so di cosa parliamo. Ho raggiunto da piccolissimo mio padre emigrato in Canada dove ho vissuto per qualche anno, è una realtà che quindi ho conosciuto sulla mia pelle. Le comunità italiane che vivono all’ estero le ho tutte nel cuore, perché sono cresciuto in una di quelle comunità. Ed erano bellissime comunità, di cui conservo un ricordo emozionante. Il cinema italiano è una risorsa inesauribile, rappresenta un patrimonio culturale enorme, gigantesco che merita di essere conosciuto e valorizzato. E’ motivo di orgoglio per tutti, anche e soprattutto per chi vive lontano dall’Italia.

E se è vero quel che diceva Fellini, che “nel cinema nulla si sa e tutto si immagina”, è altrettanto vero che Vincenzo Mollica lo sa raccontare.