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Un bianco e nero che appassiona
Intervista con Maria Pia Ammirati, Direttore di RAI TECHE

Il 3 gennaio 1954 va in onda la trasmissione inaugurale della RAI, Radiotelevisione Italiana. L’evento segna un passaggio epocale, perché da quel momento, nulla sarà come prima. L’Italia comincia concretamente a unirsi, a conoscersi, a capirsi. Parte una alfabetizzazione linguistica necessaria in una terra caratterizzata da marcati dialetti regionali, dove la conoscenza e l’utilizzo corretto della lingua italiana comincia a diffondersi attraverso la dizione perfetta degli speaker RAI o le lezioni del maestro Alberto Manzi che con la storica trasmissione televisiva “Non è mai troppo tardi”, alfabetizzando gli Italiani, riesce a far prendere la licenza elementare a quasi un milione e mezzo di persone.  E’ una rivoluzione culturale che coinvolge tutta l’Italia, Paese stretto e lungo, diverso per composizione socio-culturale e per posizione geografica,  impegnato in un difficile processo di ricostruzione dopo la tragedia della guerra.  La RAI lo documenta e lo racconta ma costituisce anche un momento di evasione per un popolo alla ricerca non solo di una propria identità unificante ma anche di spensieratezza e felicità. L’apparecchio televisivo in casa è una conquista, nei locali pubblici fa comunità. Mike Bongiorno e il suo “Lascia o Raddoppia”, Pippo Baudo e il suo “Settevoci”, il Festival di Sanremo, gli sceneggiati,  le partite di calcio, il telegiornale, il Carosello, il giornalismo d’inchiesta, i documentari, le interviste a tutti i grandi protagonisti della storia italiana, le candid camera di Nanni Loy, il Papa che si affaccia alla finestra e da Piazza San Pietro entra nelle case di tutti gli  Italiani,  raccontano un Paese e le sue trasformazioni. Settanta anni di storia che costituiscono un immenso e inestimabile patrimonio, non solo televisivo,  custodito da RAI TECHE, una realtà culturale preziosa e affascinante che l’Osservatorio Roma e America Oggi raccontano con il contributo  autorevole del suo Direttore Maria Pia Ammirati, giornalista e scrittrice, che dirige la struttura con passione e competenza, felice di fare un lavoro bellissimo”.

 

Direttore Ammirati, come si può presentare RAI TECHE a chi non la conosce ancora?

 

RAI TECHE è un grande universo di contenuti del passato e del presente, che la RAI, grande azienda di stato, ha prodotto dagli anni Venti per la radiofonia e dal 1954 con la televisione. E’ un grandissimo contenitore di programmi, intrattenimento, inchieste, personaggi, grandi contenuti della RAI, di una azienda che negli anni, ha documentato la cultura italiana e i suoi protagonisti, tra arte, musica, letteratura. Dagli anni Sessanta, tutti i maggiori artisti sono stati ripresi intenti all’opera (Burri, Fontana, Guttuso, Scialoja), tutti i più grandi musicisti (da Von Karajan a Muti, da Gatti a Pappano), la cui musica è oggi tutta visitabile nell’Archivio di RAI TECHE, tutti i più grandi scrittori hanno avuto interviste sulla RAI (Levi, Calvino). Eco e Gadda sono stati addirittura funzionari della RAI e hanno impresso linguaggi, stili, contenuti a una azienda di comunicazione che è sicuramente tra le più importanti al mondo.

 

Accostarsi a RAI TECHE è come entrare in un circo meraviglioso o nelle pagine intense di un libro di storia?

 

Tutte e due le cose, anche se mi piace l’immagine di un grande libro perché RAI TECHE non è un santuario. Nel mondo ci sono grandi archivi audiovisivi che sono luoghi di memoria straordinariamente vivi, come le nostre TECHE, dove possiamo rintracciare la memoria identitaria più profonda dei singoli Paesi, la storia e l’evoluzione del costume, della lingua, degli usi, l’antropologia di un popolo visto dagli anni Cinquanta in poi.  Ed è un bel pezzo di storia. La RAI ha sicuramente il privilegio e il merito di aver registrato l’Italia dagli anni post-guerra a oggi, documentando non solo grandi scrittori, saggisti, storici, musicisti, danzatori, ma anche le donne e gli uomini comuni, per come erano negli anni Cinquanta, Sessanta, Settanta e Ottanta. E’ stato un lavoro meritorio, straordinariamente importante, diventato una fonte storica privilegiata per studiosi e cineasti che ne fanno oggetto di studio. La preparazione dell’ultimo film di Marco Bellocchio, “Il Traditore”, un film sulla mafia, in cui Pierfrancesco Favino interpreta Buscetta, in uno dei suoi ruoli più belli e intensi, è stata supportata dalla documentazione e dai filmati dell’epoca custoditi da RAI TECHE, che il regista Bellocchio e l’interprete hanno studiato per mesi, per conoscere il personaggio Buscetta, per riproporlo nella esatta postura e movimenti. Ne è venuta fuori una interpretazione bellissima che restituisce ciò che nell’Archivio è stato trovato. E questo accade frequentemente, per molte produzioni. Il Maxi Processo viene dalla lunga capacità di RAI TECHE di poter digitalizzare, cioè conservare questo patrimonio per renderlo fruibile, in visione e in prestito. I grandi cineasti spesso chiedono pezzi di documentari o film perché l’Archivio oggi funziona anche come ricostruzione e riuso di documentari e film. A questo si associa anche il discorso delle grandi mostre, alle quali RAI TECHE invia materiale. Attualmente sta mandando al MOMA, che lo ha richiesto, un documentario di Antonioni.

 

Non è un caso che l’UNESCO abbia dichiarato le TECHE RAI Patrimonio della Memoria. Ma in un’epoca in cui tutto si consuma rapidamente, quando desiderio di memoria ancora c’è?

 

C’è tanto desiderio ed esigenza di memoria, che registriamo girando molto, nei Festival soprattutto, di Venezia, Berlino, Cannes, dove proponiamo prodotti importanti, dopo averli restaurati, insieme a molte delle cose che conserviamo, soprattutto grandi documentari, proprio per tener viva la memoria. Siamo tutti debitori del nostro passato, è un debito sostanziale, biologico. Questo passaggio di riappropriazione finisce per essere una riappropriazione identitaria delle persone, che più possono guardare alle proprie radici, più rafforzano la propria identità. La positività sta nel fatto che la storia dei nostri avi è spesso straordinaria, fatta di pochi mezzi, da persone perbene, solidali, di buon senso. E’un bel recupero.

 

RAI TECHE racconta le trasformazioni della società italiana e i cambiamenti che hanno interessato anche le famiglie, il rapporto genitori-figli, il ruolo della donna. E’ più un racconto per immagini o per emozioni?

 

Tutte e due, perchè RAI TECHE racconta un Paese molto diverso da come lo vediamo oggi, diverso negli uomini ma soprattutto nelle donne. Abbiamo chiesto a Cristina Comencini di raccontare, con un documentario, la donna nella sua più ampia trasformazione, a partire dagli anni Cinquanta a oggi, da come la descriveva un documentario di Zavattini nel 1959, a come è diventata oggi un’altra donna, protagonista di un cambiamento radicale molto visibile, nella cultura, nel vestire, nell’acconciatura, nel porgersi, nel parlare. Negli anni Cinquanta le donne parlanti erano pochissime.

 

E pensanti?

 

Le donne hanno sempre pensato e hanno accumulato pensiero nei millenni. Oggi, quello che noi facciamo, è tutto il frutto di quello che le donne hanno compresso nei millenni.

 

Nell’accezione passiva, perché sono state compresse?

 

Si, compresse dagli uomini, padri, fratelli, mariti, da una società che forse le riteneva geneticamente incapaci di pensare. Le donne, documentate dalla televisione e conservate dalle TECHE, sono una bella scoperta che noi abbiamo fatto vedere attraverso la maestria di un’altra donna, Cristina Comencini, grande scrittrice e regista.

 

La storia del Novecento attinge a piene mani da una documentazione che non ha eguali. RAI TECHE e la sua straordinaria ricchezza, è adeguatamente studiata da chi poi la storia la insegna, la propone, la racconta?

 

Si. RAI TECHE conserva 3 milioni di ore di audiovisivo, una quantità enorme che stiamo smaterializzando con la digitalizzazione. Abbiamo ancora una enorme Teca, TECA MASTER, un grande magazzino dove sono conservate tutte le cassette magnetiche, fatte di supporto magnetico venuto dopo la pellicola, dagli anni Settanta in poi e materiale in pellicola, in 16 e in 35 millimetri, e poi il materiale radiofonico. Stiamo provvedendo alla digitalizzazione in house, con le nostre macchine, differenziando tra pellicola, di due tipologie e magnetico, di circa 20 tipologie di supporti. Un lavoro oneroso e impegnativo per l’azienda.

 

RAI TECHE è online con un sito molto ricco, con un Catalogo Multimediale che comprende tutto e molte pagine interessanti a corollario.  Per come è strutturato, racconta un Paese e la sua storia attraverso le sue arti…televisione, radio, musica

 

Gli Archivi oggi vivono una sorta di nuovo Rinascimento ma per essere coerenti con la loro missione, devono aprirsi al mondo, naturalmente al netto dei diritti che tutelano i contenuti. L’Archivio di RAI TECHE, oltre alla fase di preservation pura, cioè di trasformazione del materiale in file, è arrivato alla fase di valorizzazione del prodotto. Abbiamo aperto il Catalogo Multimediale, tra i più grandi a livello europeo per tecnologia, attraverso il quale si possono cercare i prodotti in Archivio e trovarli con un contenuto visibile. Chi cerca può vedere i documenti di suo interesse.

 

TECA APERTA esprime un concetto di apertura?

 

E’ un sito aperto, dove si entra e si può navigare nei contenuti che ogni giorno regaliamo ai nostri fruitori, in virtù di una celebrazione o di un ricordo, italiano o internazionale. Ogni giorno scarichiamo contenuti, per offrire al nostro utente una navigazione di narrazione, con la storia di tante piccole cose. Oltre alla parte televisiva e qualcosa di radiofonico, abbiamo le Collezioni importanti, tutto il RadioCorriere Tv (la rivista che per 70 anni è stata l’organo ufficiale della RAI) digitalizzato, L’Approdo, la rivista letteraria fondata negli anni Sessanta, 25.000 concerti digitalizzati di musica classica delle Orchestre Sinfoniche della RAI di Roma, Torino, Milano e Napoli.  Indubbiamente un grande patrimonio.

 

C’è una trasmissione televisiva, figlia delle TECHE, che si intitola TECHETECHETE’ che tutti conoscono. Piace tanto perché racconta una televisione diversa o perchè prevale l’aspetto nostalgico?

 

Per tutte e due le cose. TECHETECHETE’ è un brand ormai, è la riproposizione tematica, temporale, di genere o di personaggi che va in onda nel periodo estivo, con ascolti strabilianti, come per Mina e Battisti. Ha un altissimo gradimento, con una audience trasversale, piace a tutte le generazioni, anche per il fascino del bianco e nero, che racconta la storia del nostro Paese. Ecco perché valorizziamo molto anche i documentari, proprio pensando ai ragazzi che vengono attratti da un racconto di un periodo che appare loro lontano, ma  non è poi così lontano e  merita di essere conosciuto.

 

La RAI ha sempre avuto un rapporto quasi simbiotico con il suo pubblico. Possiamo dire che in ogni Italiano c’è sempre stata un po' di RAI e che forse c’è ancora oggi?

 

Si, la RAI per gli Italiani è come il calcio. E’ una grandissima fabbrica di contenuti, che ha grandi meriti nella sua storia e che ancora oggi è una delle più importanti industrie, per qualità di comunicazione, cultura e news al mondo.

 

RAI TECHE ha progetti anche per le comunità italiane che vivono all’estero?

Certamente. Tutto quello che produciamo è destinato a tutti, i nostri documentari vanno negli Istituti Italiani di Cultura all’estero. In occasione del centenario di Fellini, abbiamo un bellissimo documentario girato da Eugenio  Cappuccio, uno degli allievi di Fellini che dopo essere andato in concorso al Festival di Venezia, sta girando il mondo, in programma anche a New York per marzo. Siamo già pronti per una mostra sugli sceneggiati degli ultimi sessanta anni, che da Roma andrà a Milano e poi comincerà il suo viaggio per il mondo che la porterà anche a New York. RAI TECHE custodisce un patrimonio prezioso che è di tutti e per tutti.