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ROMAISON

Roma è la città delle grandi Sartorie di Costume che realizzano abiti per il cinema, italiano e internazionale, quelle maison d’arte che hanno inventato la moda cinematografica e che hanno fjatto scuola nel mondo sviluppando una scienza artigianale oggi in mostra con un nome “ROMAISON” che unisce e collega Roma alla moda  e al cinema. Creazioni originali del ‘700, pezzi unici custoditi negli archivi straordinari delle Sartorie, costumi che hanno segnato la storia del cinema mondiale, cappelli, manufatti, divise sportive, abiti per pontefici, manichini e gioielli costituiscono le preziosità esposte in mostra all’Ara Pacis da Annamode, Costumi d’arte-Peruzzi, Farani, Pieroni e Tirelli. Sei Sartorie di costumi d’arte visitate dai più grandi protagonisti del cinema mondiale, da stilisti e couturier che a Roma hanno scelto abiti e reinventato mode attingendo dalla straordinaria ricchezza degli archivi di Sartorie che hanno saputo creare, ricercare e conservare. Raccontare il binomio virtuoso tra moda italiana e cinema internazionale, tradizione e sperimentazione, creatività e conoscenza delle tecniche antiche di produzione, conservazione e invecchiamento delle stoffe, è l’idea da cui parte l’organizzazione di una mostra affascinante che propone un viaggio, nel tempo e nella storia, in un sogno chiamato cinema, un cinema da Oscar. La mostra, inaugurata alla fine di ottobre, attualmente non visitabile in presenza per la chiusura temporanea dei musei, ha trovato nuove e interessanti vie espressive e riesce comunque a rendere materia viva il patrimonio di eccellente artigianalità che ne costituisce l’essenza. Trasloca virtualmente sul web e attraverso i canali social, si rende visitabile e si racconta attraverso visitatori d’eccezione che con il progetto ENCOUNTERS coinvolge costumisti, artisti e attori per approfondire le tematiche proposte dall’esposizione. Il messaggio di ROMAISON arriva a tutta la città, con uno  STREETVIEW digitale che  attraversa Roma convertendo i costumi e le creazioni d’arte in immagini dinamiche che illuminano le facciate del Museo dell’Ara Pacis, del Pit Visitor Center di Via dei Fori Imperiali, del Palazzo dei Congressi all’EUR e di altri edifici simbolo della città, dal centro alle periferie. I costumi, gli abiti e gli accessori più significativi esposti in mostra, ruotano come figure di un carillon e prendono vita illuminando le facciate. Perché a Roma la moda va sempre di moda. Tra i costumi in mostra, abiti originali goldoniani del ‘700 compongono una installazione suggestiva con i cappotti dei film di Sergio Leone, che l’abito di Cleopatra indossato da Liz Taylor unisce in un collegamento ideale. Arricchiscono l’esposizione anche l’abito indossato da Florinda Bolkan nel film di Elio Petri “Indagine di un cittadino al di sopra di ogni sospetto”, un costume autentico della stilista sperimentatrice dei primi del ‘900 Maria Monaci Gallenga, il costume indossato da Jane Fonda  in “Barbarella” di Roger Vadim, uno dei primi film tratti dal fumetto. Abito icona della mostra è quello indossato da Donyale Luna, nome d’arte di Peggy Anne Freeman, musa di Andy Warhol, la prima modella afroamericana apparsa su una copertina di Vogue nel 1966, nel film Satyricon di Federico Fellini per il ruolo della maga Oenothea.  Sono esposti anche 3 abiti indossati nel film di Bertolucci “L’ultimo imperatore”, costumi per “Youth” di Claudio Sorrentino, per “I Duellanti” di Ridley Scott, ma anche abiti di pontefici perché a Roma per industria del costume si intende non solo cinema ma anche clero. Le Sartorie Romane hanno archivi ricchissimi, solo quello di Tirelli comprende 15.000 capi autentici dal 1700 a oggi, formatisi con una accurata selezione e conservazione di abiti di produzione propria, frutto di acquisizioni intelligenti e di donazioni da privati. Un patrimonio immenso di alta sartorialità e artigianalità a cui dare nuovo slancio con la valorizzazione di un comparto che ha grandi potenzialità di espressione. Fondazione Osservatorio Roma e America Oggi incontrano Clara Tosi Pamphili, storica della moda e curatrice della mostra, per conoscere una delle meravigliose eccellenze italiane, l’artigianato delle Sartorie di Costume romane.

ROMAISON cosa racconta?

ROMAISON racconta che Roma è una maison, la maison più straordinaria dove nasce la creatività su storie un po' fuori dall’ordinario, con una moda ispirata soprattutto dal cinema, come costume e come Sartorie. La moda a Roma è come la sorella del costume, sono due situazioni che si scambiano le sarte, gli artigiani, i tagliatori perché quello che è importante sono le tecniche che consentono di realizzare l’Alta Moda e il Costume, in una dimensione fuori dall’ordinario. La moda viene condizionata dall’atteggiamento del Costume di creare cose che non si confrontano con il commercio, come avviene per la moda di pret-a- porter di Milano o di Firenze o di produzione degli altri luoghi della moda italiani. E’ una moda che produce pezzi per personaggi e non per persone e lo fa sia quando li realizza per il cinema che quando li realizza per la moda stessa, proprio perché c’è questo cortocircuito di persone che lavorano sia per l’uno che per l’altra e che mentre fanno un abito non dimenticano quello che fanno mentre realizzano un costume. La mostra racconta, attraverso un laboratorio attivo con sarte che lavorano, il rapporto continuo di reciproca ispirazione tra moda e costume. Non è solo la moda che si ispira al costume, la novità della mostra evidenzia l’ispirazione agli archivi di moda delle sartorie. Se un grande costumista deve fare un film, va nelle sartorie che gli mettono a disposizione i propri archivi dove il costumista fa una ricerca, trova come sono fatte le cose dal ‘700 agli anni ’80 e da quell’ispirazione crea il costume. Il costume diventerà a sua volta un’icona, che suggerirà cose di trend alla moda.

Come è stato ricostruito il percorso?

Attraverso 6 storie, Tirelli, Farani, Annamode, Pieroni, Peruzzi e la storia un po' outsider di Mensura che costruisce manichini, per un corpo rappresentato anche internamente e non solo esternamente. Ognuna di queste storie e quindi ogni Sartoria Romana ha proprie caratteristiche, quindi lo stesso film può essere realizzato da tutte le Sartorie, perché una fa bene la donna, l’altra l’uomo, l’altra ancora realizza bene i cappelli. Si realizza una naturale rete di produzione che è veramente unica al mondo.

Roma è conosciuta nel mondo come la Hollyvood sul Tevere anche grazie alle sue Sartorie di Costumi?

Cinecittà come centro di produzione cinematografico viene inaugurato nel 1937. Il primo film in costume è “Il principe delle volpi”, con i costumi realizzati da Peruzzi negli anni ’40. Roma diventa la città delle Sartorie che facevano bene il costume cinematografico e la loro fama arriva anche a Hollyvood, attirando a Roma molte produzioni. Tyron Power, Orson Welles e altre personalità del cinema mondiale arrivano a Roma, si radicano e portano attrici, nascono intrecci, aprono la strada a quello che sarà il periodo della Hollyvood sul Tevere e la Dolce Vita. Tutto questo ha inizio negli anni ’40 proprio con la produzione di costumi per il cinema delle Sartorie Romane.

Le Sartorie Romane che ruolo occupano nell’economia circolare e culturale della città?

Sono l’unico esempio di economia circolare perché lavorando molto sugli archivi, spesso non producono ma rielaborano qualcosa che già esiste e questo significa molto. Molto importante è l’indotto ad esse collegato, la manodopera, l’artigianalità che apre anche sbocchi di lavoro futuro che devono essere valorizzati. L’età media degli artigiani che lavorano nei laboratori di produzione è oggi molto alta, bisognerebbe favorire un passaggio di consegne e di saperi.

La mostra non ha carattere solo evocativo ma indica anche una direzione precisa per nuovi investimenti?

Certamente. Attualmente a Roma ci sono 50 produzioni televisive e cinematografiche attive, si stanno girando 50 film. C’è tanto lavoro ma occorre far diventare cool questo comparto come è stato fatto per il cibo italiano, investendo sulle Scuole e Accademie di Moda affinchè possano attirare e affascinare i giovani, formare nuovi sarti e nuovi artigiani.

 Nascerà il Museo della Moda a Roma?

Se ne parla da tanto e molto probabilmente si farà anche se io preferisco formule diverse, più innovative che prevedano uno spazio espositivo, con una cineteca e tutto ciò che possa aiutare a ritrovare le origini del Costume italiano,  inserito in un luogo che sia anche  di ricerca sul made in Italy. Il mio auspicio è che le Sartorie di Costume possano continuare a lavorare nei loro luoghi, che devono diventare recettivi e visitabili, anche grazie ad auspicabili azioni di sostegno ai loro archivi.

ROMAISON può aiutare?

Credo di sì perché segna l’apertura di un filone.

In mostra ogni Sartoria ha costumi propri e costumi in prestito. Che storia raccontano?

Testimoniano un bell’esempio di scambi e prestiti che deriva dal rapporto molto familiare che esiste da sempre tra le Sartorie di Costume romane, una condivisione naturale che deriva da un lavoro non standardizzato, come in altri luoghi d’Europa avviene ma che è completamente sulle loro spalle. ROMAISON è una importante occasione di conoscenza, è come se ci aprisse un testamento, facendoci capire cosa abbiamo. Cosa fare di questa straordinaria industria del saper fare e saper ricercare dobbiamo capirlo noi.