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La fotografia di Josef Koudelka
racconta le radici della nostra storia

Lunedì primo febbraio Roma ha cambiato colore e volto. La classificazione in zona gialla, per moderato rischio Covid, ha consentito la riapertura dei musei, siti archeologici e luoghi della cultura, dopo il fermo più lungo subito dalla fine della seconda guerra mondiale. 88 giorni di chiusura hanno reso più triste e povera la città che aveva già registrato, in maniera uniforme e diffusa in tutto il 2020, un calo di visitatori pari all’ 80% rispetto agli anni precedenti. Roma riapre al pubblico tutti i luoghi d’arte, pronti ad accogliere visitatori non solo per viaggi virtuali comunque assicurati durante il fermo ma finalmente per esperienze reali. Molti musei hanno fatto della chiusura prolungata un’occasione per manutenzioni ordinarie e straordinarie, come i Musei Vaticani, che raccontano la storia della Chiesa Romana e di Roma in particolare, che hanno realizzato nuovi allestimenti nella Sala dei Santi dell’appartamento Borgia, presentati dal Direttore Barbara Jatta ai primi visitatori accolti alla riapertura. Il Parco Archeologico del Colosseo, uno dei siti più visitati al mondo, ha riaperto alle visite nel segno della bellezza e della musica, trasformando in palco l’arena del Colosseo per ospitare un concerto di musica classica degli allievi del Conservatorio di Santa Cecilia. La Galleria Borghese inaugura la riapertura con il progetto “Ci siete mancati” rivolto ai visitatori delle prime due settimane di riapertura, con eventi speciali e visite pomeridiane a sorpresa, nelle sale del museo, guidate dai funzionari della Galleria. Riapre, in sicurezza e con entusiasmo, tutto il Sistema dei Musei Civici e di Palazzo delle Esposizioni, il Macro, il Mattatoio, la Galleria Barberini Corsini. Proseguono mostre importanti, la Quadriennale d’Arte 2020, “I marmi di Torlonia” nel nuovo spazio espositivo dei Musei Capitolini a Villa Caffarelli e si arricchisce di nuove proposte l’offerta culturale della rete dei Musei in Comune con l’inaugurazione di nuove mostre, come quella su “Napoleone e il mito di Roma”, dedicata agli scavi promossi da Bonaparte a Roma che si è aperta ai Mercati di Traiano-Museo dei Fori Imperiali. Gli operatori dei servizi culturali romani sono in grande fermento per la riapertura dei musei, luoghi vivi che acquisiscono ancor più vitalità con le esperienze vissute in presenza da visitatori che vivono l’emozione di contemplare arte e bellezza.  Le rovine non sono il passato, sono il futuro che ci invita all’attenzione e a godere del presente” ricorda Josef Koudelka, uno dei più grandi maestri della fotografia moderna, nato nella Repubblica Ceca e diventato cittadino del mondo per le sue esperienze di vita e di lavoro, che inaugura con la sua mostra, nell’unica tappa italiana allestita nello spazio espositivo dell’Ara Pacis, il ritorno alla vita dei musei romani. “Radici. Evidenza della storia, enigma della bellezza” è una mostra fotografica composta da 110 scatti,  in bianco e nero, frutto di 28 anni di ricerca, che Koudelka ha realizzato visitando tutti i siti archeologici dei Paesi dell’area Mediterranea. Una cartina identifica tutte le tappe, molte delle quali più volte ripercorse, alla ricerca dello scatto destinato a essere la narrazione perfetta, per immagini, di luoghi geografici dall’anima storica. La mostra invita il visitatore a una passeggiata nella storia, nell’archeologia, nell’arte antica, coinvolgendolo in un viaggio affascinante alla ricerca di conferme, per chi quei luoghi conosce e di sorprese, per chi non li ha mai visitati. Siria, Grecia, Turchia, Libano, Cipro, Israele, Giordania, Egitto, Libia, Tunisia, Algeria, Marocco, Portogallo, Spagna, Francia, Albania, Croazia e naturalmente Italia, soprattutto Roma con le sue bellezze millenarie. Fotografie di grande formato, per sguardi panoramici su panorami senza tempo, prevalentemente orizzontali, intervallate da scatti più piccoli colti in verticale, enfatizzati da basamenti, piccoli parallelepipedi che delineano il percorso espositivo, affrescati da fotografie più piccole che ritraggono gli stessi siti rappresentati alle pareti, con scatti che immortalano particolari diversi. Il racconto per immagini di una storia che parte da lontano, attraversa epoche e restituisce il senso del presente di Paesi che rispecchiano le comuni radici mediterranee. Josef Koudelka racconta l’Europa delle rovine, con immagini destinate a rimanere nella storia della fotografia mondiale.  Roma accoglie l’artista che ha esposto al MOMA e all’International Center of Photography di New York, all’Hayward Gallery di Londra, al Museo d’Arte Moderna Stedelijk di Amsterdam, al Palais di Tokyo, al Centre Pompidou di Parigi, all’Art Institute di Chicago, ospitando la sua mostra nel Museo dell’Ara Pacis e le immagini che raccontano la storia, incontrano le testimonianze monumentali della grande Roma. Fondazione Osservatorio Roma e America Oggi incontrano Alessandra Mauro, direttore editoriale della casa editrice Contrasto, curatrice della mostra e Maria Vittoria Marini Clarelli, Sovrintendente Capitolina.

 Alessandra Mauro

Cosa rappresenta la mostra di Koudelka per Roma?

La mostra è un viaggio straordinario nel Mediterraneo, un viaggio durato 30 anni in cui Josef Koudelka, un autore importantissimo per la fotografia mondiale, ceco di origine  che oggi vive tra Parigi e Praga, ha realizzato visitando i principali siti archeologici, soprattutto greci e romani, tornando in ognuno più volte, per cercare di cogliere, per ogni luogo, quale potesse essere la sua immagine perfetta, la visione più giusta, quella  che lui poteva sentire in sintonia con se stesso e con il luogo. La mostra è il frutto del suo lavoro, una sorta di distillato di un lungo e avvincente viaggio. Sono 110 scatti, in prevalenza grandi immagini di 3 metri, in formato panoramico, che permettono di entrare dentro i siti archeologici e passeggiare in essi. Roma, dove la mostra arriva da Parigi, è l’unica tappa italiana ed è accompagnata da un libro, anche in lingua inglese, pubblicato da un editore americano. La mostra ha un grande significato per Roma, che è al centro del  Mediterraneo e della latinità, felicemente amplificato dall’allestimento nello spazio straordinario del Museo dell’Ara Pacis, nel centro della città, in un monumento straordinario, accanto al Mausoleo di Augusto. E’ un rimbalzo di immagini molto forte, una sorta di passeggiata nelle immagini del nostro passato che è in realtà ancora il nostro presente.

Qual è la linea narrativa di Koudelka?

La linea narrativa consiste nel non perdere il rapporto con il paesaggio che ci sta intorno, che i suoi scatti restituiscono  svuotato dalla presenza umana  ma che respira ancora l’uomo, in modo  forte e preciso. La presenza umana è forte perché ha plasmato questi luoghi.

A cosa si deve la forza delle immagini esposte?

La forza delle immagini è data dal fatto che tutte insieme formano un patrimonio, il nostro patrimonio, quello da cui siamo partiti, le nostre radici e quello che oggi necessita per andare oltre.

Quanto è importante oggi il racconto per immagini?

La fotografia ha un ruolo molto importante nel racconto del presente, ci testimonia, ci documenta e soprattutto ci offre l’interpretazione dell’autore che a volte ci fa scoprire la realtà. E’ una lingua senza confini, un linguaggio che può essere letto, ascoltato e compreso a ogni latitudine.

Maria Vittoria Marini Clarelli

Sovrintendente, quanto è significativo che Roma, al centro della storia del Mediterraneo, riparta inaugurando una mostra che questa storia racconta?

E’ l’unica sede italiana della mostra Radici di Josef Koudelka e Roma è fiera di ospitare un lavoro trentennale di osservazione dei siti archeologici del Mediterraneo che l’artista ci consegna nelle foto, scelte tra centinaia, come le migliori in assoluto. Koudelka dichiara che guarda a lungo le sue foto fino a quando qualcuna comincia a detestarla, segno che può toglierla. L’artista torna più volte sullo stesso luogo per scattare una foto migliore ma a volte non riesce e quindi tiene la prima, perché scopre che è quella che lo soddisfa di più. E’ un modo di guardare speciale, è il suo e noi siamo coinvolti in questa prospettiva.

Qual è il significato delle rovine?

Le rovine hanno una grande tradizione nel pensiero occidentale. Josef Koudelka le combina con la tecnica del panorama, nata alla fine del ‘700 in pittura e poi usata anche dai fotografi. Lo stesso Koudelka l’aveva usata non in forma così tecnica, quando fotografava a Praga e immortalava l’invasione sovietica del 1968. Da quando ha iniziato la missione Dakar per il governo francese nei paesaggi di quella terra, ha cominciato a impiegare la tecnica della panoramica, utilizzandola anche per le foto in verticale, con allungamenti straordinari.

L’Ara Pacis sede espositiva ideale per un viaggio nella storia archeologica dell’area mediterranea?

 In mostra c’è una selezione dell’insieme delle foto di Radici, pensata per questo spazio straordinario che ha un’area  espositiva di grande suggestione e flessibilità, dove ci si immerge completamente nell’atmosfera di Koudelka e si rimane da soli con lui a passeggiare per luoghi fantastici, da Afrodisia in Turchia, a Baalbek in Libano, da Bahia  a Pompei, da Roma al Ponte del Gard in Francia, per un Mediterraneo di cui dobbiamo essere fieri.

Roma riapre i luoghi della cultura alla prima “ora utile”. La Sovrintendenza come si è preparata?

Abbiamo cercato di farci trovare pronti. Questa mostra era stata già montata da più di un mese e non aspettavamo altro che avere il via libera per riaprire e inaugurarla. Tutti i Musei di Roma sono oggi finalmente aperti.