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Napoleone ai Mercati di Traiano
Storia, arte e tecnologia

I Mercati di Traiano, grandiosa opera di architettura romana oggi Museo dei Fori Imperiali, ospitano “Napoleone e il mito di Roma”, una mostra ideata in occasione del bicentenario dalla morte di Napoleone Bonaparte. Sono trascorsi 200 anni dal 5 maggio 1821, una data storicamente significativa che Alessandro Manzoni ha reso immortale con l’ode “Il 5 maggio” ma Napoleone, le sue imprese e il rapporto con Roma, conserva inalterata capacità attrattiva. Nel 1808 Roma viene occupata dall’esercito francese, un anno dopo è annessa all’Impero e dichiarata seconda città imperiale dopo Parigi, per volontà di Napoleone. Il papa è fatto prigioniero ed esiliato, il Quirinale viene attrezzato per accogliere Napoleone. Roma rimane per 5 anni in attesa di un imperatore che a Roma non arriverà mai, ma che a Roma guarderà sempre con grande interesse, facendo predisporre progetti di modernizzazione dell’assetto urbano che ne cambiassero il volto, per renderla più moderna e simile a Parigi. Il governo francese progetta trasformazioni urbane importanti e si impegna per il recupero dei monumenti classici, da sottrarre all’incuria e al degrado. La maggior parte delle iniziative rimarranno allo stato di progettazione, ma gli scavi realizzati nell’area archeologica dei Fori Imperiali per liberare la Colonna Traiana, abbandonata  in una fossa maleodorante, diventano realtà. Nei progetti francesi, alcuni luoghi di Roma dovevano essere adeguati al nuovo ruolo di città imperiale e oggi sono quei luoghi che ospitano una mostra importante per differenti profili di interesse: storico, per la dettagliata ricostruzione del ruolo di Roma come città imperiale; artistico, per la qualità delle opere esposte, provenienti dalle Collezioni Capitoline e da importanti Musei italiani e internazionali;  scientifico, per la collaborazione con la Iowa State University, College of Design che ha portato alla realizzazione del progetto grafico; manageriale, per una nuova forma di sponsorizzazione che avvicina l’arte alla tecnologia, attraverso la piattaforma e la mobile App di Cultune. Fondazione Osservatorio Roma e America Oggi incontrano Massimiliano Munzi, curatore della mostra,  Simone Bove, architetto e docente alla Iowa University ed Enrico Aprico, Group Chief Comunication Management del Gruppo Softlab.

Massimiliano Munzi

Come e perché nasce la mostra su Napoleone e il mito di Roma?

In occasione del bicentenario della morte di Napoleone, avvenuta il 5 maggio 1821, abbiamo pensato di organizzare una mostra ai Mercati di Traiano perché lo spirito del posto è assolutamente legato a Napoleone. Il governo francese realizzò proprio in questo luogo, durante l’occupazione  francese tra il 1809 e il 1814, scavi per valorizzare la Colonna di Traiano che aveva già ispirato qualche anno prima, sempre nel periodo napoleonico, la realizzazione della Colonna Vendòme a Parigi, il monumento celebrativo di Napoleone. Il luogo è stato scelto anche perché in esso abbiamo potuto mettere in risalto la formazione classica di Napoleone, i modelli, i tipi, gli archetipi a cui si era ispirato dai tempi della sua giovinezza, quando studiava la storia e la geografia nelle Accademie militari di Brienne e Parigi. Diversi scritti memorialistici rivelano che il libro da cui era particolarmente attratto era quello di Plutarco. Napoleone era ispirato dalle vite dei massimi condottieri dell’antichità. Una sezione della mostra è dedicata a questi archetipi, a partire dalla fase repubblicana, dai Bruti ai modelli dei grandi generali, Alessandro Magno e Cesare, ma anche Annibale e Scipione, siamo ancora nella fase militare del generale, fino a quando prende il potere, prima con il Consolato a vita e poi con l’Impero e si ispira ai modelli propriamente imperiali, primo fra tutti Augusto, il grande costruttore e realizzatore dell’Impero,  un modello storico da privilegiare come confronto ideale e poi con il Concordato anche Costantino e in prospettiva Carlo Magno. Questi modelli che abbiamo voluto rappresentare, sono i modelli che definiscono il mito di Roma.

Perché il riferimento al mondo classico?

Con la Rivoluzione Francese e poi con Napoleone, nasce un modo nuovo di intendere il riferimento all’antico e al classico. Fino a quel momento, Roma, nelle sue fasi imperiali e repubblicane, era stata un esempio e lo vediamo con  Carlo Magno che ha ricreato un Impero Romano, con Federico II che ne ha dato un’interpretazione narcisistica, Cola Di Rienzo sul Campidoglio aveva cercato di ricreare una Repubblica Romana. L’Umanesimo e il Rinascimento riscoprono le fonti e le forme, ma con la Rivoluzione Americana e poi con la Rivoluzione Francese, si trova un modo per attualizzare l’antico e in particolare l’antico romano che diviene uno strumento politico in senso molto moderno. Nel XX secolo troveremo iperboliche applicazioni anche in regimi dittatoriali, pensiamo al fenomeno della romanità durante il fascismo.

Come si articola il percorso di visita?

In una prima Galleria sono evidenziati due potenti modelli di riferimento per i rivoluzionari francesi, i due Bruti (chi ha cacciato la Repubblica e chi ha ucciso Cesare), ci sono i grandi generali dell’antichità e poi si arriva all’imperatore. Una seconda sezione viene dedicata al rapporto tra Roma e Napoleone, la Roma Napoleonica, con la valorizzazione della Colonna Traiana, i lavori di demolizione per mettere in risalto l’area archeologica della colonna che quindi danno poi alla città la prima area archeologica all’aperto, l’embrione di quella che diventerà l’area dei Fori Imperiali. L’ultima sezione, allestita al secondo piano, è destinata ad approfondire alcuni aspetti del rapporto tra Napoleone e l’antico, con l’utilizzo dell’aquila imperiale nello stendardo dei reggimenti francesi che si rifà all’aquila legionaria. Una sala è dedicata alla Campagna di Napoleone in Egitto che dà origine all’Egittologia moderna e all’Egittomania, un fenomeno culturale molto esteso. Un’ultima sala è dedicata al rapporto tra la Colonna di Traiano e la Colonna Vendome. Il percorso di visita si conclude con il dipinto di Napoleone che indossa gli abiti dell’incoronazione, conservato ad Ajaccio, nel Palazzo Fesch-Musee des Beaux-Arts, una tavola di Francois Gerard che riassume tutti i simboli del potere, alcuni di origine imperiale romana, altri tratti dal periodo medievale, come le api che riportano alle api trovate nella tomba di Tilderico.

L’installazione che accompagna la mostra, il Boulevard de Paris, cosa simboleggia?

E’ noto un dialogo tra Napoleone e Canova, che si era recato a Parigi per ritrarre l’imperatore. Napoleone chiedeva allo scultore: “Anche voi a Roma piantate alberi?”. Canova rispose: “Maestà, noi a Roma non piantiamo alberi, ma piantiamo obelischi”. Questo dà l’idea della distanza e della diversità tra un concetto moderno, molto parigino, della città alberata e salubre e Roma, che era invece una città legata all’archeologia. Uno degli obiettivi del governo francese a Roma era quello di dotare la città di viali alberati, realizzando ampie passeggiate pubbliche che integrassero nel verde edifici antichi e moderni, oltre  alla creazione di giardini. ll Giardino del Pincio e il Giardino del Campidoglio, che comprendeva l’area del Foro Romano, sono stati realizzati. Abbiamo scelto di fare un allestimento anche emozionale per raccontare il progetto del governo francese che voleva modificare Roma anche costruendo boulevard alberati.

Ha dato più Napoleone a Roma o Roma a Napoleone?

Napoleone a Roma sarebbe voluto venire ma non è mai arrivato. Roma ha dato molto a Napoleone, ispirazione, modelli che hanno dialogato con altri, l’apporto di Roma è stato grande e Roma è stata compensata dal fatto di essere stata elevata a rango di seconda capitale dell’Impero di Francia.

Roma ha ospitato la mamma di Napoleone

La mamma e altri familiari. Mentre Napoleone era esiliato sull’isola di Sant’Elena, in mezzo all’Oceano Atlantico, ha continuato a interessarsi della città e dei suoi familiari che vivevano a Roma, anche dal lontano esilio.

 Simone Bove

Come nasce il rapporto tra i Mercati di Traiano e la Iowa State University?

La collaborazione tra i Mercati di Traiano e la Iowa State University è stata ufficialmente stabilita due anni fa, in occasione della mostra su Napoleone. Abbiamo pensato di offrire agli studenti dell’università americana, l’opportunità di lavorare sul tema di  progetto per la mostra su Napoleone e il mito di Roma, da allestire nei Mercati di Traiano. Gli studenti sono venuti a studiare a Roma, con visite in presenza, hanno fatto lezioni frontali con architetti e scenografi, hanno frequentato un seminario e un workshop che si è svolto al Museo dei Fori Imperiali. Tornati in America, hanno continuato a sviluppare il progetto, seguiti   dai docenti americani e anche da noi che ne abbiamo curato la revisione. Gli universitari hanno elaborato progetti interessanti, ne è stato scelto uno, realizzato da uno studente di grafica, che l’università americana ha donato ai Mercati di Traiano. Allo studente, laureatosi lo scorso anno, abbiamo chiesto di collaborare con noi per affiancarci come grafico nell’allestimento della mostra. Ho seguito personalmente, da architetto e docente, il lavoro del giovane americano che appena laureato, può già vantare nelle sue esperienze, il progetto di allestimento di una mostra che ha grande valenza .

Il rapporto con la Iowa State University continua anche oltre l’allestimento della mostra?

Certamente, abbiamo chiesto agli studenti americani di trascorrere, nel percorso universitario, un semestre a Roma. Il corso di Exibition Designe, nato lo scorso anno, è stato riconfermato e oltre ai Mercati di Traiano, estende la collaborazione con la Triennale di Milano e l’Università degli studi di Roma La Sapienza.

Enrico Aprico

Lo sponsor tecnologico della mostra promuove il binomio  arte e tecnologia creando un luogo dove si raccontano storie e si crea cultura. In che modo?

L’Italia è il secondo Paese al mondo per siti Unesco, il luogo della cultura dell’arte, con un patrimonio storico artistico millenario di cui va incentivata la fruizione non solo in luoghi fisici ma anche in remoto e in ibrido, in una dimensione fisica e virtuale. Per questo il Gruppo Softlab ha costituito Cultune, una piattaforma che da una parte ha una moltitudine di creatori di contenuti, singoli o istituzioni e dall’altra coloro i quali ne possono fruire attraverso un meccanismo di profilazione. Ogni utente può costruire un profilo per approfondire i suoi interessi artistici, in un contesto di arte diversificata, per conoscere più cose su un quadro o un’opera d’arte su cui sono confluite le informazioni di persone che hanno caricato notizie, storie e aneddoti che diventano condivisibili. E’ un altro modo di raccontare e di trasferire cultura attraverso nuovi codici e meccanismi.

Perché Roma, i Mercati di Traiano, la mostra su Napoleone?

Collaboriamo come partner tecnologico di Roma Capitale e dei Musei di Traiano da qualche anno, lavorando su un modello che permetta di capire come la cultura può uscire dagli spazi fisici e rientrare in spazi diversi. La nostra presenza di azienda tecnologica ha a cuore il progetto di creare disintermediazioni nel mondo della cultura, permettendo che tutto arrivi a tutti.

Pubblico e privato si incontrano per valorizzare i beni culturali. Con quale sinergia, coinvolgimento e soddisfazione dell’investitore privato?

Il progetto ha un aspetto curatoriale e uno tecnologico. Al primo provvede l’amministrazione pubblica, al secondo provvede il privato. La mostra è la sintesi dei diversi contributi. Noi offriamo anche una App mobile che permette la fruizione dei contenuti  in movimento.

Una azienda che è partner tecnologico di una mostra su Napoleone, che tipo di ritorno di immagine ipotizza per il proprio brand?

Noi siamo player di supporto tecnologico alla Amministrazione Pubblica, per colmarne le carenze. Il nostro intervento ha l’obiettivo di completare l’offerta culturale dei Mercati di Traiano, creando soluzioni tecnologiche che completino l’esperienza culturale.

Le forme di collaborazione tra pubblico e privato, fondate su un partnerariato contrattuale, che ruolo hanno nella valorizzazione dei beni culturali?

L’Italia può fare molto più di quello che fa attualmente, anche rispetto ad altri Paesi in cui la collaborazione tra pubblico e privato è più intensa e strutturata. L’Italia ha bisogno di accelerare alcuni processi e di affrontare in modo manageriale la gestione di turismo e cultura. Sarebbe un cambio di paradigma assolutamente necessario.

Un privato che in Italia interviene nella promozione dell’arte, che interlocuzione trova nella Pubblica Amministrazione?

Il privato è un soggetto che può dare un grande aiuto se può confrontarsi con interlocutori capaci di avere visione e lungimiranza, che fanno la differenza anche all’interno di meccanismi burocratizzati. Ciò consente una comunicazione biunivoca e costruttiva, che permette al privato di poter fare tutto quello che effettivamente può fare.

Tralasciando gli obblighi contrattuali che corredano l’intervento, lo sponsor cosa prova a permettere concretamente la realizzazione di progetti affascinanti e culturalmente attrattivi come la mostra su Napoleone e il mito di Roma?

 Una grande soddisfazione per la realizzazione di un progetto culturale che senza l’intervento del privato, non sarebbe forse realizzabile o lo sarebbe solo in parte. Per chi, come noi, ha a cuore il proprio Paese, ricco di arte e  cultura, lo è ancora di più. La mostra su Napoleone, con i molti capolavori, alcuni a Roma per la prima volta, che dialogano con le opere in esposizione permanente, il concept concepito dai curatori, racconta in modo interessante e innovativo Napoleone nel rapporto con Roma, la città dove sarebbe voluto arrivare e non arrivò mai.