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Renato Carosone
Pino Carosone e Marino Bartoletti lo raccontano

Renato Carosone ha consegnato alla storia della musica italiana canzoni destinate a rimanere eterne, con sonorità che riflettono contaminazioni di luoghi e generi musicali diversi, testi umoristici e incantatori che hanno accompagnato la nascita della televisione e attraverso i quali è arrivata in Italia la musica americana, arricchita dalle sonorità africane e da tutto quanto potesse essere attinto dallo straordinario patrimonio culturale dell’area mediterranea. Carosone è il genio musicale che ha innestato innovazione nella tradizione,  ispirato dall’atmosfera magica e creativa che solo Napoli, la città in cui è nato, sa dare in dote ai suoi figli migliori. Carosone è il sorriso, l’empatia, le mani che scivolano sul pianoforte “alla Carosone” e al contempo comunicano gesticolando, ma è anche serio studio musicale, rigore, tecnica, metrica. Carosone ha inventato lo swing napoletano e lo ha portato in ogni latitudine, tracciando una via che parte da Napoli e a Napoli torna “A cavallo a stu camello, cu ‘o binocolo a tracolla, cu ‘o turbante e o’narghilè”, dopo aver conosciuto e raccontato il mondo. Renato Carosone aveva a really open mind capace di intuire e anticipare le trasformazioni non solo musicali ma anche sociali. “Carosello Carosone”, un film per la televisione trasmesso su RAI1, con Eduardo Scarpetta protagonista, è l’occasione, a 101 anni dalla nascita e a 20 dalla morte, per cominciare a raccontare Renato Carosone, che è nella storia della musica mondiale. Fondazione Osservatorio Roma e America Oggi incontrano il figlio, Pino Carosone per ricostruirne la dimensione umana e Marino Bartoletti, per capire quanto e come Carosone ha innovato la musica italiana.

 

Pino Carosone

Come racconta suo padre Renato Carosone?

E’ stato un uomo eccezionale, come artista e come uomo, una persona molto creativa, che ha continuato a studiare la musica in maniera approfondita per tutta la vita, anche dopo aver creato canzoni molto belle. Il pianoforte è lo strumento che ha scelto di continuare a suonare negli ultimi anni della sua vita, quando si è dedicato anche alla pittura, altra sua grande passione. Ha dipinto quadri bellissimi, esposti in mostre, al Castello Angioino di Napoli, a Castel Sant’Angelo a Roma e in altri luoghi significativi. Non è mai stato fermo con la mente, ha sempre creato, inventato, mettendo tutto se stesso in ogni iniziativa. Era una persona eccezionale e generosa, che ha voluto molto bene ai suoi fratelli, ai nipoti, a mia madre e a me, accompagnandoci per tutta la vita. Mi ha dato tanto, facendomi studiare, aiutandomi a crescere e insegnandomi le cose principali della vita.

Quali sono le origini di Renato Carosone?

E’ nato a Napoli, nel quartiere di Santa Maria Apparente, in una famiglia che ha curato molto la preparazione musicale dei figli facendo studiare, fin da bambini, pianoforte a mio padre, violino a mio zio Ottavio e canto a mia zia Olga. I tre fratelli sono cresciuti con l’attenzione alla musica, nonostante una vita famigliare segnata dalla morte prematura della mamma quando erano piccoli, mio padre aveva solo 5 anni. La sua vita è stata tutta un continuo crescere, tra lo studio della musica al Conservatorio, il lavoro cominciato presto, il trasferimento in Africa, il ritorno in Italia. E’ stata indubbiamente una vita non facile ma molto interessante.

Uomo del Sud, figlio di Napoli, Renato Carosone ha conservato la ricchezza culturale delle sue origini, ma ha saputo superare i lacci di un certo provincialismo. Cosa lo ha aiutato a fare scelte di vita coraggiose?

La sua esperienza di vita, l’essere andato in Africa a 17 anni e aver dovuto imparare a cavarsela in un ambiente che allora era molto difficile, il ritorno in Italia e il trasferimento a Milano, dove ha cominciato a lavorare per la RAI, nei night club, sommando esperienze e incontrando persone interessanti. La passione per la musica e per l’arte, che ha sempre coltivato e approfondito, ne ha fatto un uomo completo, colto, preparato su ogni cosa, un conversatore versatile e informato su tutto.

Artista non solo nella musica, Renato Carosone racconta anche una storia di arte pittorica in cui avete, padre e figlio, incrociato e vissuto una comune esperienza

Mio padre aveva una grande passione per il disegno e la pittura e quando io avevo 18 anni, abbiamo frequentato insieme l’Accademia di Brera, a Milano, una scuola d’Arte molto importante. Abbiamo seguito insieme un Corso di Nudo e tutte le sere andavamo a disegnare il nudo dal vero. Questa è stata per noi un’esperienza molto importante, insieme alle tante visite alle Gallerie d’Arte, le frequentazioni continue alla Galleria di Cortina che allora esponeva quadri bellissimi  ed era considerata un punto di riferimento per gli artisti più importanti dell’arte moderna italiana ed europea.  Con mio padre visitavamo mostre di pittori moderni, insieme abbiamo approfondito e coltivato la comune passione per l’arte e posso dire che tra la musica, con le serate all’Opera e i concerti  e la pittura, ho vissuto con lui una vita piena e interessante.

Le opere pittoriche di suo padre attualmente dove sono?

Lo ho tutte a casa mia, in attesa di farne una grande mostra.

E’ ipotizzabile pensare alla realizzazione del Museo Renato Carosone, dove far confluire spartiti, strumenti, opere pittoriche, il corposo patrimonio culturale che suo padre ha lasciato?

Ci penso, mi piacerebbe, mio padre lo meriterebbe. E’ necessario un impegno condiviso per realizzarlo. Registro un certo interesse per le mostre dedicate a mio padre che cerchiamo di organizzare. La pandemia purtroppo ha bloccato l’organizzazione di una mostra importante al Museo del Novecento a Napoli, ma confidiamo di riuscire ad allestirla passata l’emergenza.

Renato Carosone che rapporto ha avuto con l’America?

Appena laureato io mi sono trasferito negli Stati Uniti dove ho vissuto per 5 anni, lavorando alla RCA e il sogno di mio padre era quello di raggiungermi e vivere in America per continuare in quel contesto la sua vita artistica.  Dopo 5 anni, mia moglie desiderò tornare in Italia e questo progetto non si realizzò, ma la nostra vita è stata bella ugualmente. L’America ha rappresentato per mio padre un grande sogno, un mondo nuovo che lo incuriosiva e lo affascinava. Custodisco le lettere che scriveva dall’America al tempo in cui la frequentava per esibirsi nei concerti, nelle quali esprimeva tutto il suo interesse, il suo amore, il suo desiderio di vivere una parte della sua vita negli Stati Uniti.

Era contento di aver portato in Italia nuove sonorità?

Quelle sonorità le aveva acquisite già quando era in Africa e suonava per gli Inglesi. Quando è tornato dall’Africa era già stato esposto a ritmi e sonorità nuove, alle quali aggiunse  le suggestioni della musica americana che a lui piaceva molto e che ha sempre continuato a seguire nell’evoluzione moderna.

La contaminazione musicale che ha realizzato era figlia della contaminazione culturale a cui si era saputo aprire?

Mio padre aveva una mente dinamica e aperta, costantemente rivolta al futuro. E’ stato un uomo di grande visione. “Io penso al futuro” era solito dire anche ai suoi amici quando riproponevano ricordi di cose passate.

Carosone, definito un “conversatore musicale”, era un conversatore anche nella vita?

Mio padre era molto serio nella vita, sapeva divertirsi quando raccontava le barzellette o gli aneddoti che lo riguardavano, ma è sempre stato equilibrato e serio nelle sue scelte e anche da giovane aveva una saggezza che veniva da lontano. Era proprio una brava persona.

Renato Carosone è la sua musica ma è anche la sua storia personale

E aggiungo che è anche la storia di una famiglia perbene e seria che ha rappresentato l’Italia con onore.

Suo padre era consapevole di essere Renato Carosone, un artista geniale che sarebbe rimasto nella storia della musica mondiale?

Mio padre era orgoglioso, sapeva di essere Renato Carosone, ma aveva la grande capacità di saper essere normale, di non farlo pesare. Era un uomo eccezionale che poneva al primo posto il valore della famiglia e degli amici.

Quali sono oggi i figli artistici di Renato Carosone?

Renzo Arbore, che lo ricorda continuamente nelle sue trasmissioni, Stefano Bollani che quando era bambino scrisse, da piccolo ammiratore, una lettera a mio padre che gli rispose e gli consigliò di studiare il Blues, per le note e i ritmi moderni che lo avrebbero aiutato a crescere musicalmente; Gigi D’Alessio che lo omaggia sempre, come altrettanto fa Massimo Ranieri. Sono artisti che sono stati ispirati dalla musica di mio padre, lo hanno conosciuto come persona e ancora oggi sono attaccatissimi alla sua musica e alla sua persona.

Un pensiero per sua madre, Lita Levidi, compagna di vita di Renato Carosone

Mia madre era una donna meravigliosa, ha avuto una vita non facile perché ha avuto un bambino da giovanissima, che ha fortemente voluto in un periodo di guerra in cui era complicato crescere un bambino da sola. E’stata sempre attaccatissima alla famiglia, a mio padre e a me, dedicandomi ogni attenzione e cura. Ho un bellissimo ricordo di lei che si associa a quello di mio padre perché ho la fortuna di aver avuto due genitori assolutamente meravigliosi.

Non sapevo di avere un figlio, adesso lo so, grazie per avermelo fatto trovare”. Se il profilo umano di Renato Carosone si definisce  anche con queste parole, ricordate nel film dal protagonista, per approfondire l’aspetto innovativo della sua arte musicale, incontriamo Marino Bartoletti

Renato Carosone che storia racconta?

Una storia molto italiana, inzuppata nel mondo. E’ stato il primo grande rivoluzionario della nostra musica che definire leggera è forse un po' forzato. Un rivoluzionario come Carosone non poteva che nascere a Napoli, perché per dare del tu alla musica che lui ha inventato, doveva dare del tu prima ancora a Beethoven, Chopin, Bach e a tutti i grandi classici da eseguire con il pianoforte. Forte di questa cultura, preparazione e talento, ha inventato qualcosa che ha alimentato il lavoro di almeno 2, 3 generazioni di artisti italiani successivi, compresi quelli che non se ne sono resi conto.

Quali sono oggi i figli artistici e gli eredi culturali di Renato Carosone?

Napoli innanzitutto, Modugno che ha collaborato con Carosone, Renzo Arbore, Pino Daniele. Carosone capì che  quello che stava inventando era figlio di un’area mediterranea che poteva attingere a tutto il patrimonio che c’era attorno. A tutto questo Carosone allegò la sua grande passione per la musica americana che stava arrivando e fiorendo in Italia in quel momento. Ebbe contatti importanti con i “Liberatori” come si chiamavano allora, lui apprezzò tanto loro e quella musica che noi non conoscevamo, perché era stata proibita fino a poco tempo prima, e loro apprezzarono lui, perché quelle mani che riuscivano a suonare e al contempo a gesticolare, le aveva solo lui.

Nella sua musica prevale la napoletanità o l’internazionalità della contaminazione tra generi diversi?

La napoletanità è già un esperanto comprensibile da tutti. Aveva internazionalità e mediterraneità, ma come i Beatles sono nati a Liverpool, che assomiglia molto a Napoli, Carosone poteva nascere soltanto a Napoli, che è una grande culla di talento.

Renato Carosone ha inventato lo swing napoletano?

Dal punto di vista musicale è corretto affermarlo, anche se, per tutte le definizioni che cerchiamo di dare, siamo sempre carenti nei confronti di Carosone che ha inventato qualcosa che non è definibile. Trasformava ogni canzone in un film, ogni canzone era una fiction. Caravan Petrol, O’ Sarracino, Torero, Guaglione, bastava chiudere gli occhi per vedere il film che lui raccontava.

Ha saputo intuire, cogliere occasioni o era semplicemente un genio?

Era un genio che ha saputo cogliere occasioni e che non poteva che nascere a Napoli.

Carosone era anche studio, rigore, tecnica, metrica

Appoggiava le mani divinamente sul pianoforte. Quando ascoltiamo “Pianofortissimo” ci rendiamo conto che Carosone è stato, per il pianoforte, quello che Paganini è stato per il violino.

L’empatia con il pubblico e l’arte del sorriso quanto è stata importante?

Il sorriso era la vetrina del suo cuore, un sorriso quasi disarmante. Ha sorriso perfino nel giorno dell’addio alle scene, nel 1960. Il giovane Eduardo Scarpetta che lo interpreta nel film ha fatto un piccolo capolavoro, riproponendo quel sorriso bellissimo.

L’intuizione di innestare i codici musicali americani nella tradizione musicale napoletana è la sola forma di sperimentazione di Carosone o la sua musica riflette altre   ricerche?

La sua musica è profondamente calata nel Mediterraneo, perché fonde jazz, rock, swing, boogie, bepop, passa dai ritmi latini e ammicca al Mediterraneo. E poi c’è Napoli che cuce e imbastisce tutto.

Renato Carosone artista italiano prima che napoletano?

Assolutamente si, è stato amato a apprezzato perché  aveva scoperto l’esperanto della musica e poteva rivolgersi a un pubblico locale, Napoli e l’Italia, ma anche all’Europa e all’America che lo comprendeva perfettamente. La televisione italiana è di fatto nata con lui, il 3 gennaio 1954 e la RAI lo riabbracciò anche quando nel 1975, decise di tornare sulle scene, con le sue mani rimaste assolutamente intatte. La sua amabilità e il suo grande talento erano straordinari. Mi è capitato di incontrare molte volte questo signore timido e gentile a Roma, nella zona di via di Vigna Stelluti, dove lui abitava e dove io alloggiavo quando ero direttore di RAISPORT. Quando gli si dava la mano, si aveva la sensazione di accarezzare la storia della musica.

La sua musica che immagine dell’Italia ha portato nel mondo?

Ha portato l’immagine migliore, il talento applicato alla gentilezza e alla fantasia.

Si conserva adeguata memoria di Renato Carosone?

No e ben venga questa fiction che ha raccontato la sua vita. Si potrebbe fare di più, Carosone andrebbe studiato, perché è il “brodo primordiale” di quella che è stata buona parte della musica italiana, anche per chi non lo ha conosciuto ma se lo è ritrovato nel suo patrimonio genetico musicale.

Come ne valorizzerebbe la memoria?

Ero a Napoli lo scorso anno quando gli venne dedicato un albero in occasione dei suoi 100 anni, fuori dal Gambrinus, un locale storico. E’ stata un’esperienza toccante vedere come gente che non capiva il motivo, se lo faceva spiegare. L’istituzione di un premio musicale che porti il suo nome, purchè sia molto serio, potrebbe essere un percorso importante. Se io fossi un dirigente della RAI, organizzerei ogni anno una serata dedicata a Renato Carosone.

Renato Carosone che uomo è stato?

Ha sposato una donna che aveva un figlio senza marito, in un periodo in cui questo era considerato quasi sporcarsi con il peccato, invece lui ha costruito una famiglia meravigliosa, considerando questo bambino figlio suo dal primo all’ultimo momento. Il figlio, Pino Carosone, ricorda il papà con un affetto incredibile e con una tenerezza che è il più grande premio per la vita di Renato Carosone.

Renato Carosone sarà nella sua prossima Cena degli Dei?

La continuazione del mio ultimo libro “La Cena degli Dei”,  dove si raccolgono, in un Olimpo ideale, le persone  che hanno fatto la storia del nostro Paese, potrebbe assolutamente comprendere anche Renato Carosone.