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Il Dante Cantato
Ambrogio Sparagna, l’Orchestra Popolare Italiana e Francesco De Gregori cantano la poesia dantesca

Sono trascorsi 700 anni dalla morte di Dante Alighieri, il Sommo Poeta che tutto il mondo conosce. La ricorrenza è celebrata con un fiorire di iniziative culturali che restituiscono un senso di appartenenza profondo alla poesia dantesca e a tutto quello che rappresenta. “Il Dante Cantato” è un progetto dedicato ai ragazzi delle scuole che ha permesso di avvicinare Dante e la sua poesia ai giovani attraverso la magia della musica, ma è anche una proposta discografica ed editoriale ispirata all’antica tradizione dei pastori e dei poeti improvvisatori dell’Appennino, che conoscevano e cantavano le terzine dantesche in occasione delle feste popolari legate alla transumanza. Dante, il poeta che compie il più affascinante dei viaggi, cantato dai pastori che si mettono in viaggio per spostare armenti e capi di bestiame. I due mondi, apparentemente distanti, hanno una marcata attinenza simbolica che Ambrogio Sparagna, etnomusicologo e musicista, studia da molti anni e che in occasione delle celebrazioni del settecentesimo ha voluto sottolineare, costruendo uno spettacolo in cui Dante è al centro e la musica popolare è il mezzo attraverso il quale la sua poesia si fa esperienza viva e diventa nuova linfa, per nuovi tempi e nuove sfide. Fondazione Osservatorio Roma e America Oggi lo incontrano per capire come la storia della poesia d’arte incontra la tradizione musicale popolare italiana.

M° Sparagna, Dante e i poeti popolari sembrano rappresentare mondi distanti, ma è davvero così?

Assolutamente no, se Dante è sempre stato amato tra le persone umili, quelle che un tempo avevano scarsa scolarizzazione e non sapevano leggere e scrivere, si deve al fatto che la poesia di Dante è stata trasmessa per secoli dai poeti pastori, poeti improvvisatori che interpretavano questo grande repertorio, cantando. Le feste antiche, legate alla transumanza del bestiame, che attraversavano in lungo e in largo gli Appennini e mettevano insieme culture nel segno della ricchezza della poesia, erano l’occasione per trasmettere un repertorio che costituisce un vero e proprio patrimonio. Molti anni fa ho avuto occasione di ascoltare parte del repertorio sugli Appennini, nel corso delle mie ricerche sulla cultura popolare legata al territorio e ho custodito gelosamente nel cuore il ricordo di quei canti, accompagnati da zampogne e organetti. Ho maturato la convinzione che era necessario dare testimonianza al mondo di quella musica e della grande tradizione della poesia improvvisata  dei poeti pastori, da raccontare in una nuova dimensione, legata anche a una logica di spettacolo. L’idea di pensare Dante cantato attraverso l’utilizzazione di modi e formule antiche e melodiche, che io ho appreso direttamente dalla voce dei pastori, è diventata realtà con la costruzione di uno spettacolo che trasmette conoscenza.

Chi sono i poeti popolari e in che modo il Sommo Poeta dialoga con loro?

I poeti popolari erano e sono coloro che vivono l’esperienza della poesia come un bisogno spirituale interiore, come necessità di vivere esprimendosi con la poesia. Sono poeti che improvvisano un tema o un argomento, utilizzando il metro dell’endecasillabo su otto versi, quella che noi chiamiamo “l’ottava”, la rima dell’Orlando Furioso, della Gerusalemme Liberata, della grande poesia epica italiana. Dante si articola su terzine, tre versi di endecasillabi, il metro fondamentale resta l’endecasillabo, 11 versi. Questi poeti, scarsamente scolarizzati, imparavano a memoria la possibilità di inventare parole, prendendole da un vocabolario costruito con l’esperienza e l’ascolto nelle feste conviviali che si svolgevano nei paesi, in occasione di celebrazioni religiose e culti o anche in feste private legate agli spostamenti degli armenti. La transumanza, che ha rappresentato una grande esperienza per il nostro Paese, è al centro di questa tradizione. La dorsale appenninica, fino al XV secolo, vedeva spostarsi oltre 8 milioni di capi di bestiame che dall’Abruzzo arrivavano a Foggia con un fenomeno di proporzioni gigantesche. Attraverso il passaggio di armenti, persone, storie e culture, la poesia e il canto popolare avevano una funzione di alleggerimento della fatica e del vivere quotidiano. Questa tradizione si è conservata per secoli proprio perché permetteva alla gente di vivere con serenità e leggerezza.

E Dante come entra in questa storia?

In questo contesto Dante aveva un ruolo fondamentale perché ci si appellava alla poesia e alla figura straordinaria del Sommo Poeta che aveva fatto un grande viaggio, simbolicamente attinente al viaggio dei pastori che si spostavano per chilometri e chilometri, per giorni e giorni, da una parte e l’altra della nostra penisola, per accompagnare la transumanza. L’attinenza simbolica tra il viaggio di Dante e quello dei pastori era molto sentita. Il canto popolare legato alla poesia d’arte, veniva vissuto come parte della quotidianità,  componente spensierata e necessaria per vivere con leggerezza. Il desiderio di convivialità, realizzato mangiando insieme pane e formaggio e bevendo vino, veniva celebrato con le parole cantate. E’ un ricordo che conservo da ragazzo e che ha segnato profondamente il mio modo di fare musica e divulgare cultura.

Il settecentenario della morte del Sommo Poeta che occasione rappresenta per avvicinare Dante alla gente?

Un’occasione importante che celebriamo cantando Dante e portandolo in giro per raccontare la ricchezza del nostro Paese che ha trovato sempre, nella cultura popolare, la fonte per poter rinascere e ricostruire la propria identità. Abbiamo tutti bisogno di riprenderci dalla tragedia della pandemia che ci ha stremato e oggi più che mai, la poesia popolare ci può aiutare.

Il progetto “Il Dante Cantato nelle scuole” come si è svolto e che esperienza racconta?

Insieme al Ministero per la Pubblica Istruzione abbiamo chiesto a 25 scuole di tutta Italia di partecipare in maniera attiva al progetto del Dante Cantato, proponendo una serie di canti che i ragazzi, di diverse età e formazione, hanno interpretato e su cui hanno creato attività parallele, dalla creazione di mini spettacoli,  alla  musica d’insieme, ai costumi e alle coreografie. I ragazzi hanno reso Dante presente e vicino a loro, nel periodo complicato della didattica a distanza e questo li ha aiutati a superare le  difficoltà della nuova condizione, vivendo un’esperienza condivisa. Il ragazzo di Otranto era in contatto con un ragazzo della Valle d’Aosta, insieme cantavano e suonavano brani, virtualmente ma insieme e Dante era più che mai vicino e presente alle nuove generazioni. Il progetto ha incontrato l’entusiasmo di tutti i giovani partecipanti, perché la poesia ha segnato e sottolineato un momento importante della loro vita.  E’ stata un’esperienza che mi ha profondamente commosso.

Il Dante Cantato è diventato anche un disco “Convivio- Dante e i Cantori Popolari”, registrato con l’Orchestra Popolare Italiana e con un cameo di Francesco De Gregori

Francesco De Gregori è interprete di alcune terzine del Paradiso, che ha cantato secondo il modo dei pastori che lui ha osservato e studiato in occasione di una nostra precedente collaborazione. Qualche anno fa lo avevo già coinvolto, nella Notte della Taranta 2015, a cantare Dante, sul ritmo della pizzica ed è stata una cosa che è rimasta nella storia del Festival. Oggi tutti ricordano quel personaggio alto e con il cappello che a un certo punto intonava “Nel mezzo del cammin di nostra vita…” su un ritmo infuocato,  sostenuto da dieci tamburelli. In quella occasione Dante era solo citato, come valore simbolico, nell’ambito di uno spettacolo che aveva una più ampia articolazione. In questo disco il lavoro è più complesso e strutturato e Dante è una presenza costante. Francesco De Gregori ha partecipato interpretando il ritmo e la forma della poesia cantata dantesca, con una grazia e una capacità rappresentativa assolutamente simile al canto dei pastori che ascoltavo nei miei anni di ricerca sulla tradizione musicale popolare. De Gregori interpreta Dante come se fosse un poeta popolare ma in realtà è sempre De Gregori, le terzine cantate da lui non sono fuori contesto ma dentro il suo contesto e al tempo stesso rappresentano un segno identitario che ha una radice ascrivibile al mondo popolare.  Tutto questo fa di Francesco De Gregori una figura unica nel suo genere, che arricchisce il lavoro discografico ed editoriale.

Editoriale perché al disco è associato un libro?

E’ un libro di 60 pagine che racconta il rapporto della cultura popolare con Dante e con il mondo contadino. Ci sono trascrizioni musicali, contributi del poeta Davide Rondoni,  disegni di Andrea Bilardi, un importante artista contemporaneo. Le sue tavole sono ispirate alla narrazione dei personaggi della Divina Commedia. E’ un testo a più mani, il cui coordinamento è dato dal  collegamento tra testi letterari e brani musicali.

Il Dante Cantato nel concerto all’Auditorium Parco della Musica, la casa dell’Orchestra Popolare Italiana, che cosa ha rappresentato?

Al concerto del 13 giugno hanno partecipato due poeti popolari dell’Alto Lazio, dove c’è ancora la tradizione di cantare Dante accompagnandosi con le zampogne. E noi abbiamo cantato Dante accompagnati anche dalle zampogne, per ripartire dalle radici profonde del nostro Paese, per incoraggiarlo a ricominciare, ridisegnando il desiderio di ritrovare una identità profonda e una linfa comune.

Fondazione Musica per Roma come incoraggia la riscoperta e la valorizzazione dei territori?

Con iniziative concrete, aiutandoci a portare la musica in luoghi impensabili, nei condomini delle periferie di Roma, in luoghi distanti dal centro, nei viali di Corviale, a Ostia, nell’area del Tufello, come abbiamo fatto pochi giorni fa all’interno di un piccolo condominio. Sono iniziative bellissime che incoraggiano a ripartire attraverso la musica.

La musica oggi cosa rappresenta?

La musica è un’esigenza di elevazione spirituale, che si può fare solo se si è insieme, suonando insieme, nei live. Lo streaming è stato un palliativo quando non si poteva fare diversamente, ma la musica ha bisogno dell’incontro tra chi suona e chi ascolta, perché la gente ascolta quello che chi suona cerca di comunicare e chi suona deve avere di fronte il pubblico, per poterne ascoltare i battiti del cuore,  percepirne l’odore, i sentimenti e le emozioni. Non si può vivere senza la musica.

Qual è il ruolo degli strumenti musicali popolari, tra i quali lo scacciapensieri, che hanno animato in concerto le terzine del Dante Cantato?

Lo scacciapensieri è lo strumento tipico dei pastori che attraversa tutti i continenti, dall’Asia all’Europa, dall’Africa alle Americhe. E’ lo strumento forse più arcaico appartenente alla tradizione umana, che oggi è ancora ampiamente utilizzato, nelle sue varie tipologie e a seconda dei luoghi dove si utilizza. Lo scacciapensieri unisce, accomuna ed è legato alle musiche dei transumanti, di coloro che vanno in giro e attraversano luoghi che vanno da una parte all’altra del mondo. Mi è sembrato fondamentale pensare a uno spettacolo con la rappresentazione di Dante legato ai pastori e alle transumanze, utilizzando il valore simbolico degli strumenti. La musica possiede il valore della comunione che va al di là della situazione specifica locale e territoriale in cui si va a manifestare. Ogni strumento popolare può apparire locale e globale e lo scacciapensieri è in questo senso una sorta di paradigma, legato com’è alla tradizione calabrese, siciliana, sarda e al tempo stesso asiatica, africana e latinoamericana. E’ uno strumento che crea ponti laddove le lingue non riescono a comunicare.

Dante avrebbe mai pensato che la sua poesia si sarebbe potuta prestare a un discorso musicale in cui le chitarre accompagnano i versi?

La poesia è da sempre affidata all’accompagnamento degli strumenti a corda. Ce lo hanno insegnato i grandi poeti del mondo mediorientale, dove è nata la poesia,  lo racconta la grande poesia dell’Odissea cantata con l’accompagnamento degli strumenti a corde. Le corde sostengono la voce perché l’armonico della corda rende la vocalità molto più gradevole e dà alla voce maggior sostegno rispetto all’armonico naturale che possiede. Gli strumenti acustici hanno un loro fascino e una loro immediatezza, arrivano subito e muovono i sentimenti più profondi dello spirito.

Per Il Dante Cantato ha composto musiche originali in stile popolare sugli endecasillabi della Divina Commedia. Quali temi e versi hanno ispirato la sua composizione?

Ho composto melodie elaborandone altre che avevo ascoltato, relative alle storie di Paolo e Francesca, Ulisse, Cacciaguida, al Canto alla Vergine. Le melodie dei poeti che avevo ascoltato da ragazzo mi sono rimaste dentro e attraverso queste ho sviluppato altri impianti melodici che consentono al cantore di eseguire la terzina dantesca che non è affatto facile da cantare. Edilio Romanelli, un grande poeta popolare aretino, amava ricordarmi che la poesia cantata è difficile da eseguire ma è amorevole da ascoltare. Il piacere e la gioia di chi ascolta, ripaga ogni sforzo. Dante insegna che la poesia appartiene a tutti e progetti come il Dante Cantato hanno l’obiettivo di arrivare a tutte le tipologie di persone, indipendentemente dal loro grado di cultura, attraverso la poesia d’arte cantata.

“Tu proverai di come sa di sale lo pane altrui…”, il tema della lontananza e dell’esilio che riflessione propone oggi?

Questo testo mi fu declamato da un anziano pastore di Tolfa che viveva con malinconia la lontananza dalla sua famiglia emigrata in America. E’ un tema che da sempre appartiene al mondo, Dante lo interpreta nella sua universalità e noi  ancora oggi possiamo trovare conforto nella sua poesia. Il tema di Cacciaguida ci può dare qualche indicazione per affrontare lo smarrimento e la malinconia di partenze necessarie e lontananze dolorose.

Qual è il valore contemporaneo del canto e della poesia popolare?

Il canto e la poesia popolare ci regalano la leggerezza che è fondamentale per affrontare il nostro tempo con sobrietà ma anche con allegria.