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ONDA SU ONDA
Storie e canzoni nell’estate degli italiani

L’Italia dei formidabili anni Sessanta scriveva la storia del Belpaese, luogo ideale per vacanze spensierate, dove è nato il popolo della battigia, fatto di vacanzieri che acquistavano l’automobile, oggetto simbolo del primo boom economico e correvano verso il mare, sulle spiagge dove si prendeva il sole, ci si divertiva e si ascoltava la musica del juke-box, straordinaria innovazione arrivata dall’America. La musica estiva arrivava ovunque, anche nei paesi dove facevano tappa le carovane de Il Cantagiro, la prima manifestazione canora che ha reso possibile l’incontro fisico, musicale ed emotivo, con gli artisti  cantori di un’Italia miracolosa.  Tante sono le canzoni estive che rimangono come tatuaggi indelebili nell’anima e compongono la colonna sonora dell’estate italiana. Enzo Gentile, giornalista, scrittore e critico musicale, ha analizzato oltre 500 Hit estive che hanno accompagnato la stagione dell’amore e della musica negli ultimi sessanta anni, recuperandole e catalogandole in un saggio “Onda su Onda” che trae il titolo da una famosa canzone estiva scritta da Paolo Conte e portata al successo da Bruno Lauzi.  Fondazione Osservatorio Roma e America Oggi lo incontrano e l’estate appare d’un tratto ancora più estate.

L’Italia è stata davvero un Belpaese e cosa l’ha resa tale?

La musica l’ha resa migliore, molto vivibile dal punto di vista dello svago inteso come divertimento, socialità e comunanza. Le canzoni di cui parlo sono tutte concentrate nell’estate, che nel nostro Paese è un momento topico per tutti, da quando si è bambini alla tarda età. I sessanta anni che racconto nel libro, sottolineati dalle colonne sonore, hanno permesso a ciascuno di vivere un’esistenza godibile ballando, cantando, perfino guidando la macchina, sempre con una canzone nel cuore.

Cosa hanno aggiunto i cantori dell’Italia miracolosa nella costruzione di questa storia?

Negli anni Sessanta, il decennio del boom economico, le canzoni sono piccoli capolavori che rappresentano una realtà. I versi di “Sapore di sale” di Gino Paoli, “Una rotonda sul mare” di Fred Bongusto o “Abbronzatissima” di Edoardo Vianello, sono quadretti semplici, di chiara ed elementare percezione in cui si coglie lo spirito di un Paese che si avvicina all’estate con la voglia di vivere. In questi e in molti altri brani, c’è lo spirito che rimanda ad anni positivi per tutti, caratterizzati da un trend economico in crescita, con le infrastrutture che si stavano diffondendo in un Paese avviato sulla strada della modernizzazione. La canzoni ne sono testimonianza.

L’estate, la stagione dell’amore e della musica, era o è ancora la stagione più cantata?

E’ sicuramente la stagione più cantata, anche oggi che non si vendono più dischi perché non c’è quel tipo di mercato ed è più difficile organizzare tourneè e concerti. Le ultime settimane lo dimostrano, molti artisti si concentrano e si danno battaglia all’ultima canzone per essere i più ascoltati, ambiti, evocati e cantati. L’estate è sicuramente una stagione su cui si concentrano molte attenzioni, del pubblico e di chi la musica la fa.

Le canzoni che hanno sottolineato il tempo di una serenità passata e che sono rimaste nei ricordi, brillavano solo di luce propria o anche della luce riflessa di tempi spensierati?

Se ci riferiamo agli anni Sessanta e Settanta, quando parte questa onda con le manifestazioni canore del Cantagiro e del Disco per l’Estate, credo ci fosse una disponibilità da parte del pubblico ad abbracciare motivi che poi non avrebbe più abbandonato. Sicuramente lo spirito dei tempi è stato di grande aiuto alla diffusione di certa musica. Dagli anni Duemila ci sono ugualmente canzoni che diventano familiari a larghe fasce di pubblico, però si ricordano meno e con meno efficacia, per via di un linguaggio che è cambiato. La diffusione della comunicazione è parimenti mutata rispetto a quando c’era un solo canale televisivo e due canali radiofonici.

La musica leggera in versione estiva è legata a nomi importanti e a grandi collaborazioni. Edoardo Vianello è nella storia della tradizione musicale italiana, non solo balneare, anche con canzoni arrangiate da Morricone e Bacalov. La leggerezza da dove deriva?

C’erano grandi artigiani, professionisti superbi, che lavoravano a queste canzoni mai banali, di grande semplicità ed efficacia, di immediatezza assoluta che sapevano esprimere sempre un’idea musicale. Morricone in quegli anni ha lavorato molto intensamente su brani di musica leggera, prima di dedicarsi completamente alla musica da film. Aveva una mano fertile e una grande capacità di descrivere ambienti, figure e storie di quei formidabili anni Sessanta che quelle canzoni ancora raccontano.

Cosa ha rappresentato per l’Italia l’arrivo del juke-box?

Il juke-box arriva in Italia nel 1955 e muove all’inizio timidi passi, perché è un’innovazione americana figlia degli anni precedenti, che da noi fatica ad affermarsi. Negli Stati Uniti contribuì molto alla diffusione della musica, in Italia ha impiegato più tempo, fino ai primi anni Sessanta quando si assiste a una moltiplicazione aritmetica straordinaria dei juke-boxe che arrivano in ogni angolo, nelle spiagge ma anche nei locali, nei bar e nei centri di aggregazione. Con il juke-box significava avere una colonna sonora continua, 50 lire un brano, 100 lire tre brani. Sulle spiagge la colonna sonora era inesauribile, ognuno metteva la monetina e sceglieva il suo brano preferito, trasmesso a volume alto e anche chi non voleva, ne veniva travolto. Questa è una delle condizioni che hanno imposto all’attenzione molti brani e molti artisti.

L’apertura dei locali giusti, come IL BANDIERA GIALLA che registrava 10mila ingressi ogni sabato sera, quanto ha influito?

Sulle coste della Versilia e della Romagna c’erano i locali dove si ballava la sera d’estate, quando si guardava poca televisione, l’alternativa erano le arene estive ma non si andava al cinema tutte le sere. Molti erano i locali, anche  alberghi, con spazi all’aperto dove c’era la musica che andava. La nascita del BANDIERA GIALLA è una vera e propria scintilla che innesca un incendio benefico perché da quel locale, nel 1983, riparte un’onda musicale fatta di revival, nostalgia e storia della canzone che rimette in circolo diversi titoli e motivi musicali.

Le manifestazioni canore, dal Cantagiro in poi, cosa hanno rappresentato, musicalmente e socialmente, per l’Italia di quegli anni?

Il Cantagiro fu fondamentale, una grande idea che nasce nel 1962, mutuata dal Giro d’Italia. Al posto dei ciclisti che gareggiano a bordo di una bicicletta, proponeva cantanti che si spostavano da una città all’altra, su macchine scoperte, fermandosi nei paesi, lungo la strada per incontrare le persone, firmare autografi, salutare. Era l’unico modo per gli appassionati di musica, di vedere dal vivo gli artisti che avevano sentito cantare alla radio o in qualche passaggio televisivo. Ogni sera c’era una tappa in una città dove si svolgeva la gara tra i cantanti e il vincitore avrebbe indossato la maglia rosa. Il Cantagiro ebbe un grande successo, ampliato negli anni con il Girone dei giovani e il Girone dei gruppi. Visto il grande successo, si amplifica il gesto musicale con molti partecipanti e soluzioni che vengono premiate dal pubblico.

Oggi siamo un popolo che ama la battigia ma quando questa consuetudine non era ancora di massa, le canzoni estive quale platea raggiungevano?

Si comincia a parlare di tormentone estivo nel 1960, quando arrivano brani, canzoni di qualità, che si rivolgono casualmente, forse per il tipo di suggestione sonora, al pubblico per l’estate. “Estate” di Bruno Martino, “Tintarella di luna” di Mina e soprattutto “Legata a un granello di sabbia” di Nico Fidenco, la prima canzone per 45 giri che vende oltre un milione di copie in Italia, “Guarda che luna” di Buscaglione che diventa un successo clamoroso anche sull’onda dell’emozione per la sua morte che arriva inattesa nel febbraio 1960. Il 1960 rappresenta un discrimine nel tempo. Prima c’erano canzoni che avevano come punto di riferimento il Festival di Sanremo, la manifestazione classica per antonomasia, dove presentare le novità e dove nel 1958 arriva il successo di Modugno, “Nel blu dipinto di blu”, che invoglia a sperimentare e a insistere su brani che abbiano una grande presa sul grande pubblico. Si arriva a parlare di musica e tormentoni estivi in maniera quasi naturale, perché si comincia a pensare e a vivere in funzione delle vacanze, quando c’è più tempo per stare insieme, per riposare e quindi anche per ascoltare musica.

Walkman, radio, canali televisivi tematici, ipod hanno cambiato l’ascolto. Oggi come si sceglie un brano, cosa restituisce il senso della preferenza accordata e quando si può davvero dire di un brano che è la canzone dell’estate?

Negli ultimi anni i criteri sono molto cambiati. Negli anni Sessanta c’erano classifiche di vendita o di ascolto nei juke-box abbastanza credibili e a quelle ci si riferiva. Oggi si guarda alle visualizzazioni su YouTube, allo streaming, a quante volte un brano viene scaricato, ma non è assolutamente la stessa cosa. Alla base della programmazione di un brano sul juke-box che si pagava con una monetina, non c’era un gusto vago ma una scelta vera e consapevole. Oggi la gratuità rende la fruizione più superficiale, l’ascolto di un brano spesso si limita a pochi istanti e se non sono di proprio gradimento, subito ci si sposta su un altro brano. Un successo dell’estate viene indicato dai passaggi radiofonici e da altri elementi diversi che lo definiscono ma non è come quando lo si determinava inserendo la monetina e rinunciando per questo a un gelato o a una bibita. Quella era una scelta voluta e ponderata che premiava un cantante o una canzone.

Sono davvero stati così buoni i tanti motivi per l’estate 1960/1999?

Ce ne sono tantissimi e nella grande scelta ognuno può cercare l’artista o il brano preferito. Ci sono alcune canzoni che non si possono dimenticare, “Figli delle stelle” di Alan Sorrenti, ”Gloria” di Umberto Tozzi, “Vamos a la playa” dei Righeira, “Hanno ucciso l’uomo ragno “ degli 883 e sono solo alcune delle canzoni  comunemente riconosciute vere e proprie Hit. Il repertorio delle canzoni per l’estate è talmente ampio che consente a ciascuno di scegliere ciò che preferisce e gli piace veramente.

Perché definisce gli anni dal 2000 a oggi “gli anni zero?”

Anni zero perché comincia un nuovo secolo, poi ci sono gli anni Dieci, gli anni Venti…è un criterio numerico omogeneo con gli anni Sessanta, Settanta del secolo precedente. Non sono sicuramente zero dal punto di vista del valore, perché ci sono diverse realtà musicalmente interessanti che resisteranno nel tempo, forse non tanto quanto i momenti gloriosi dei primi tormentoni che sono durati 40/50 anni, ma sicuramente gli artisti che li interpretano si. Tiziano Ferro, Fedez, J Ax li ricordiamo più che per il singolo brano, per la complessiva bontà della loro proposta.

Cosa racconta la prefazione del suo saggio affidata a Claudio Bisio?

Claudio Bisio, nell’estate del 1991, esattamente 30 anni fa, si trovò al primo posto in classifica tra i 45 giri più venduti, nonostante non sia mai stato un cantante né prima né dopo quell’episodio, occupandosi di cinema, televisione e teatro. In quell’anno aveva pubblicato, quasi per gioco, un disco realizzato insieme a Rocco Tanica che si chiamava “Rapput”. Per una serie di combinazioni fortuite che racconta nella prefazione, quel brano scala le classifiche mentre lui, ignaro,  si ritrova a Pantelleria in vacanza e sente che in un pianobar cantano la sua canzone, anche se nessuno lo riconosce. Telefona a casa per salutare i genitori che gli dicono di tornare perché tutti lo cercano e soprattutto “perché qui sta succedendo qualcosa di pazzesco, il tuo brano sta avendo un successo clamoroso”. Claudio Bisio scopre in maniera stramba di essere diventato un fenomeno di successo.  E’ il motivo dell’introduzione, affidata a lui a 30 anni da quella estate particolare ed è un racconto divertente che dimostra come spesso è capitato che un brano andasse in classifica, senza che nessuno lo immaginasse al momento della pubblicazione.

E la postfazione affidata a Enrico Vanzina e legata al film Sapore di sale cosa ha significato?

Enrico e Carlo Vanzina hanno lavorato molto al cinema popolare e nei loro film quasi sempre ci sono colonne sonore legate ai successi del periodo, per cui la canzone era un traino al film o viceversa. Nel 1983 escono con il film “Sapore di mare”, che registra grandi incassi ma è importante soprattutto l’intuizione con la quale il film riesce a recuperare molte canzoni degli anni Sessanta che rischiavano di essere dimenticate. Con Sapore di mare molti artisti e molte canzoni vivranno una seconda giovinezza e innescheranno un processo che coinvolge la televisione e i locali, nel quale quel repertorio diventa di nuovo familiare. Ho chiesto a Enrico Vanzina, che è un grande appassionato di musica, di riassumere lo spirito e l’intuizione che Sapore di sale racconta.

Il consumatore di dischi ha cambiato pelle e modi ma ha cambiato anche gusti? Cosa vuole oggi il popolo della battigia?

Credo sia molto disponibile ad ascoltare, anche se ci sono  alcuni brani meno colloquiali dove sarebbe forse opportuno riscoprire e inserire un pò la melodia rispetto all’ingresso dell’elettronica e a ritmi troppo accesi. Il popolo della battigia oggi è sicuramente diverso rispetto a 40/50 anni fa, le vacanze si sono molto accorciate per ragioni varie ma sicuramente il popolo delle vacanze ha grandi disponibilità di canzoni, non solo nuove, tra le quali scegliere. Insieme al libro abbiamo preparato una playlist, Onda su Onda, pubblicata su Spotify, dove rintracciare 30 canzoni delle 500 che ho evocato per dimostrare come dal 1960 a oggi siano cambiati modi, gusti e sonorità, ma rimane invariato lo scopo di divertire le persone che ascoltano.

Nell’estate che stiamo vivendo Orietta Berti è prima in classifica con un motivetto estivo, Gianni Morandi porta la stessa “Allegria”, Ornella Vanoni è in classifica già dalla primavera. Cosa racconta questa storia e i giovani con i quali collaborano, danno o prendono dagli incontri musicali con i senior?

Diciamo che imparano ed è una bella circolazione di informazioni. Orietta Berti ha vinto 56 anni fa, nel 1965, il Disco per l’Estate con “Tu sei quello”, Gianni Morandi lo ha cominciato ancora prima, giovanissimo. Sono prodigi e miracoli italiani di longevità che testimoniano come il professionismo e la capacità di mettersi in gioco siano premiati.

Onda su Onda è una canzone portata al successo da Bruno Lauzi, rimasta nell’immaginario collettivo a sottolineare il tempo dell’estate, quando “Steso al sole ad asciugarmi corpo e viso, guardo in faccia il Paradiso”. E’ per questo che l’ha scelta come titolo del libro?

L’autore di questa bellissima canzone del 1974 è Paolo Conte, un genio assoluto della nostra canzone che mi piaceva ricordare insieme a Bruno Lauzi, un grandissimo artista. Onda su Onda suona bene e ci ricorda che la ciclicità di un’estate dopo l’altra, porterà sempre un’onda diversa che però in qualche modo è simile a quella dell’anno prima, perché il tormentone sa riproporsi e riprodursi.