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Carole A. Feuerman
Sculture iperrealiste in mostra a Roma

L’arte unisce idealmente, in questa stagione di reborn culturale, tre grandi città, Roma, New York e Venezia, ciascuna impegnata e proiettata a valorizzare il racconto artistico contemporaneo. Roma accoglie ed espone le imponenti sculture di Carole A. Feuerman, l’artista più rappresentativa dell’arte scultorea americana, definita da John Spike, autorevole storico dell’arte, “la regina del super-realismo”.  La accoglie con un progetto artistico innovativo che si apre alla fruizione di un pubblico ampio, allestendo le sue opere in due contesti diversi della città. Nel Chiostro della Galleria d’Arte Moderna sono esposte le sculture e altre opere dell’artista americana, nell’ambito del progetto “From La Biennale di Venezia & Open to Rome. International Perspectives”, giunto alla nona edizione. Le sculture sono ispirate a bagnanti e nuotatrici, Bibi on the Ball, Monumental Brook with Beach Ball, The Thinker, nomi che raccontano mondi e storie legate all’acqua. Sulla Terrazza del Pincio sono installate le due sculture più recenti dell’artista, concepite e proposte come forma di arte pubblica, Strength e Fire & Harmony, che esprimono un messaggio di forza e saggezza, pace e armonia. Fondazione Osservatorio Roma e America Oggi incontrano Carole A. Feuerman e i curatori di una mostra a lungo attesa, che arriva a Roma da Venezia, con il patrocinio dell’Ambasciata degli Stati Uniti d’America in Italia, promossa dalla Sovrintendenza Capitolina, in collaborazione con PDG Arte Communications in partnership con Bel-Air Fine Art-Contemporanery Art Galleries.

Carole A. Feuerman

Cosa significa portare la sua arte in Italia?

La mia prima mostra internazionale fu organizzata in Italia, negli anni ’80, quando vinsi un premio internazionale e le mie opere furono esposte a Venezia e in altre città italiane. La mia prima scultura “Catalina” viaggiò in tutta Italia e io con lei. Era la prima volta che venivo in Italia. In seguito ho realizzato due sculture monumentali per una mostra d’arte sempre in Italia, una delle quali “Survival of Serena” è stata la prima opera ad andare in mostra alla Biennale di Venezia e a essere esposta nella Piazzetta di Capri.

L’Italia come accoglie le sue opere?

Mi sento molto vicina all’Italia, un Paese che ho nel cuore e che amo profondamente. Mi sento a mio agio nei luoghi e tra la gente e questo è per me molto importante emotivamente perché ancora una volta l’Italia mi abbraccia come artista, dedicandomi e offrendomi una mostra importante. Sono molto onorata e felice di vedere esposte le mie opere e le installazioni in una città fantastica che mi riserva accoglienza in due contesti prestigiosi e suggestivi. Tutto quello che posso dire è grazie!

Le sue opere, ispirate all’acqua, alle bagnanti e alle nuotatrici, sono apprezzate soprattutto da chi ama il mare?

Il mare e l’acqua hanno un grande significato per me. Da bambina sono cresciuta a Long Island, in un posto difficile e tra tante difficoltà, con una famiglia che non poteva essermi di molto sostegno. Solo quando andavo al mare stavo veramente bene ed ero felice sulla spiaggia. Conservo con emozione il ricordo di quei momenti che erano gli unici  felici della mia vita. Ho iniziato a fare le sculture delle nuotatrici perché mi identificavo con le donne che uscivano dall’acqua e con i bambini che giocavano a palla sulla spiaggia. Ho pensato che era importante raccontare anche i momenti felici e non solo la guerra e la violenza. Attraverso le mie sculture e l’arte, cerco di trasmettere i miei sentimenti sulla vita, partendo dall’acqua, l’elemento che è esso stesso vita. Ricordo che quando le mie opere erano esposte nel progetto Open a Venezia, le persone che andavano alla Biennale e poi visitavano le mie sculture, le toccavano e baciandole dicevano “grazie a Dio possiamo celebrare anche i momenti felici”. Il pubblico italiano ha capito subito cosa volevo trasmettere e questa è una cosa che ricordo sempre, per me molto importante, come importanti sono le persone, gli Italiani che hanno abbracciato me e la mia arte.  Desidero ringraziarli con tutto il cuore. I love Italy, I love Italians.

Carlotta Scarpa

Come presenta Carole A. Feuerman a chi non la conosce?

Carole A. Feuerman è una delle artiste più note della corrente iperrealista americana, attiva dalla fine degli anni ’70. Le sue opere ritraggono nuotatrici e bagnanti con un   leit-motiv che evoca la sua infanzia a Long Island.

Qual è la cifra stilistica di Carole A. Feuerman?

E’ essenzialmente iperrealista, non a caso lo storico dell’arte John Spike l’ha definita “la regina del super-realismo”. Il progetto espositivo che presentiamo alla Galleria d’Arte Moderna è inserito nel “From La Biennale di Venezia e Open to Rome International Perspectives”, arrivato alla nona edizione. Carole A. Feuerman espone per la prima volta a Roma, nel Chiostro della Galleria d’Arte Moderna e sulla Terrazza del Pincio.

Open to Rome cosa rappresenta?

Open è un’esposizione di sculture e installazioni che si è tenuta per 20 anni a Venezia, durante la Mostra Internazionale del Cinema. Ideata da Paolo De Grandis, con il quale ho collaborato in qualità di curatrice, ha visto l’esposizione dei più grandi artisti del mondo. Il nome, Open, è nato dall’idea di esporre all’aperto, per offrire la possibilità ai visitatori della Mostra del Cinema, abituati alle sale chiuse dove si proiettano i film, di godere dell’arte camminando sul Granviale Santa Maria Elisabetta. Carole A. Feuerman ha esposto due volte a Venezia. Ora è arrivata finalmente a Roma.

Quante opere sono esposte alla GAM?

Tre opere sono esposte nel Chiostro e una accoglie il visitatore all’ingresso. Sono sculture iperrealiste, due rappresentano la tecnica classica dell’artista, realizzate in resina colorata, le altre sono in bronzo e foglia d’oro, una tecnica che Carole A. Feuerman ha sviluppato di recente. E’ molto interessante, nel progetto espositivo, il contrasto tra le opere in resina molto colorate e quelle in bronzo, più impegnative, a foglia d’oro. Le sue opere sono sempre fruibili all’aperto e il bronzo e la foglia d’oro sono materiali molto più resistenti della resina e come tale si prestano alla forma di fruizione pubblica con cui l’artista concepisce la sua arte. Sono opere molto ricche di dettagli, sulle quali l’artista interviene sempre prima di ogni nuova esposizione, per aggiungere dettagli, come il ciuffo di capelli che esce dalla cuffia o le ciglia della nuotatrice. E’ una tecnica che ogni volta si rinnova.

Oltre alle sculture, sono esposte anche stampe

Ci sono tre stampe realizzate da Carole A. Feuerman per un atelier, che riprendono i dettagli e la cifra stilistica dell’artista, quindi i costumi da bagno e le cuffie, riprodotte anche in opere a olio che non sono qui esposte.  L’artista passa dalla scultura alla stampa e poi alla pittura a olio, sempre con gli stessi temi della scultura, i cui dettagli vengono isolati e ingigantiti nella stampa, dove ogni particolare assume un  profilo ben definito.

Qual è il messaggio dell’artista ?

 Le   opere di Carole A. Feuerman esprimono essenzialmente un messaggio di pace e serenità.

 Claudio Crescentini

Roma è sempre più attenta all’arte contemporanea?

E’ dal 2016 che è iniziato il progetto “From La Biennale di Venezia e Open to Rome”, con l’idea di portare le installazioni, trasformate e rivisitate rispetto alla presentazione a Venezia, ricomposte site-specific nei musei d’arte contemporanea a Roma. Quello che presentiamo è il nono appuntamento, abbiamo già esposto al Macro, al Mattatoio, ai Musei Capitolini Centrale Montemartini e alla Galleria d’Arte Moderna.

Il ponte artistico che si crea tra Venezia e Roma cosa esprime?

L’idea di costruire due capitali del contemporaneo. Venezia con la Biennale lo è in modo molto più internazionale, ma Roma da anni registra una spinta importante sul contemporaneo. Artisti internazionali provenienti da  Taiwan, Cina, Equador e Pakistan hanno reinventato la loro installazione della Biennale per gli spazi espositivi di Roma Capitale. Si instaura un rapporto diverso e divertente con gli artisti che sono diventati curatori e allestitori di se stessi, a volte anche grafici e raccontano un mondo intorno all’arte nuovo e interessante.

Carole A. Feuerman espone a Roma per la prima volta

Si ed è per questo che abbiamo cercato di inventare qualcosa di nuovo insieme a questa grande artista. La mostra alla GAM si allarga con una seconda sede, una sorta di dependance, sulla Terrazza del Pincio, dove le due opere  più recenti dell’artista saranno esposte per tutta l’estate.

Una nuova modalità espositiva suscita sempre curiosità, ma quanto è importante in questo tempo di rinascita?

Ha una grande importanza, è una mostra rimandata diverse volte proprio a causa della pandemia e ora concretizzare il rapporto tra la PDG Arte Communication di Venezia, lo studio di Manhattan dell’artista e la GAM che ci sostiene, è una bella realizzazione che unisce città diverse. La mostra è stata molto pensata ed elaborata, per mettere a confronto opere americane molto colorate, in uno spazio che è un ex convento del ‘700.  E’ un gioco tra strutture architettoniche desuete e strutture scultoree contemporanee che trasmette nuove emozioni.

L’arte aiuta a unire e connettere un mondo che mai come ora sembra più lontano e diviso?

L’arte è fondamentale, insieme al digitale. La Galleria d’Arte Moderna ha realizzato un progetto, quando i musei erano chiusi, un contest fotografico #domaniInArte, invitando gli artisti a inviarci un’opera dedicata al futuro, per superare la pandemia. Sono arrivate circa 700 opere, video, videopoesie, sculture, dipinti, raccolte in un video che supera le due ore, dove siamo riusciti a mettere in contatto  tanti artisti di vari linguaggi, arti visive, letteratura, videoarte, connettendoli attraverso uno spazio, il museo chiuso, che rimaneva in realtà aperto virtualmente. Una presenza viva e attiva soprattutto sui social.

Paolo De Grandis

Carole A. Feuerman finalmente a Roma cosa significa?

Carole A. Feuerman rappresenta in grande stile l’America, è un’artista con la quale si ritorna alla Pop Art e all’iperrealismo. E’ un proseguo dell’arte americana dei grandi artisti, da Bassermann in poi, qui a Roma.

Aver portato un pezzo d’America, soprattutto dell’arte di New York a Roma in questo periodo segna la reborn culturale?        

Reborne again! E’ un periodo importante, di rinascita ed è fondamentale connettere e unire città distanti. Nel 1985 organizzai al MOMA PS1 la prima mostra dell’arte povera a New York, dove i miei compagni erano allora Andy Warhol e Basquiat.

Un suo ricordo personale di Andy Warhol?

Negli anni ’80 Andy Warhol era il vecchio del gruppo, un uomo per il quale nutro grande affetto e un artista di cui ho un ricordo particolare, una Marilyn Monroe-Purple che mi regalò e che conservo con grande cura. Era una persona molto generosa, Andy Warhol non era solamente un artista ma anche un personaggio e la fortuna della sua Factory, che ho conosciuto e frequentato, intesa come cenacolo culturale difficilmente replicabile, è legata anche al fascino e al carisma del personaggio.  Oggi abbiamo molti artisti, ma pochi personaggi ma per fortuna l’arte non delude mai.  Oggi sono particolarmente felice di aver contribuito a realizzare questo incontro d’arte tra Roma e New York che passa attraverso Venezia.