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Viaggio nel G20 CULTURA
con il prof. Alfredo Morrone

Il 29 e 30 luglio Roma, città icona di archeologia e arte, capitale del Paese con il maggior numero di siti Unesco al mondo, che ha posto la cultura al centro del proprio turno di Presidenza del foro internazionale 2021, ha ospitato la prima riunione ministeriale del G20 CULTURA . L’appuntamento è stato vissuto come un evento e come tale va ricordato, non solo per le personalità, competenti sul tema, provenienti dai 20 Paesi più importanti al mondo,  riunite attorno a un tavolo, nel Colosseo icona di arte e storia,  a parlare della “cultura che unisce il mondo”,  ma per le risultanze  di un summit che traccia un solco comune nella costruzione di un progetto culturale mondiale. L’Italia ha restituito una immagine bella e fiera, con la solenne cerimonia di apertura dei lavori, salutati dalla Banda Musicale dell’Arma dei Carabinieri alla presenza del presidente del Consiglio Mario Draghi e del ministro della Cultura Dario Franceschini, con il concerto al Quirinale, a cui ha assistito il presidente Sergio Mattarella, dell’orchestra giovanile Luigi Cherubini, diretta dal M° Riccardo Muti, che ha eseguito, in onore delle delegazioni estere, la  “Sinfonia del nuovo Mondo “ di Dvorak, trasmessa in diretta televisiva e streaming, come si fa per le occasioni solenni. Ma oltre al sentimento di orgoglio per l’Italia che ha saputo porre la cultura al centro del foro internazionale, cosa rimarrà del G20 CULTURA, quali sono le risultanze di un incontro che è passato dalla riunione fisica alla unione di intenti sul tema su cui si costruisce il futuro dell’umanità? I 20 Ministri della cultura hanno firmato all’unanimità una Dichiarazione di Roma che istituisce, con 32 punti programmatici e 5 aree tematiche, la centralità della cultura come tema permanente. Fondazione Osservatorio Roma e America Oggi incontrano Alfredo Morrone, professore di diritto amministrativo nell’Università degli Studi di Chieti-Pescara e studioso di beni ambientali e culturali, per capire come cambia la percezione della cultura a livello planetario, dopo un simposio che non ha precedenti nella storia, ideato, voluto e organizzato dall’Italia, da sempre faro di cultura nel mondo.

Professor Morrone, quale immagine l’Italia ha restituito al mondo ospitando il G20 della Cultura?

L’iniziativa del G20 sulla cultura riveste un carattere fondamentale per una nazione come l’Italia, dove è concentrata gran parte del patrimonio culturale mondiale. Il G20, il foro internazionale che riunisce le principali economie del mondo e i Paesi che ne fanno parte rappresentano più dell’80% del Pil mondiale, pone oggi la cultura al centro di un processo di sviluppo di natura economica. La cultura è considerata un elemento trainante dell’economia e il suo sviluppo, accompagnato ai temi della sostenibilità e dell’ecologia, è visto come un faro per la rinascita dell’economia, italiana e mondiale. E’ significativo che la riunione del G20 Cultura si sia svolta in Italia, dopo un evento pandemico che ha colpito l’intera umanità.

Per il presidente Mario Draghi “l’Italia è custode di tesori e laboratorio di idee”, ma quali sono le politiche culturali necessarie per valorizzare i tesori e concretizzare le idee?

In Italia è concentrata la più alta quantità di patrimonio culturale, ambientale ma soprattutto archeologico, storico e artistico, del mondo. Il tema della sua valorizzazione, intesa come fruizione ampia e motore trainante dello sviluppo culturale, è oggi un nuovo elemento che si aggiunge agli altri fattori economici di crescita. Si tratta di un fenomeno in aumento, in modo particolare nel nostro Paese, anche in considerazione del turismo di natura culturale, favorito da una straordinaria ricchezza storica e artistica che si aggiunge alle bellezze ambientali e paesaggistiche. La politica dello sviluppo del nostro patrimonio culturale, costituisce da anni una idea importante, che ora necessita di essere compiutamente realizzata.

Turismo e cultura, un binomio virtuoso con qualche criticità. E’ possibile educare o rieducare a una auspicabile valorizzazione?

E’ possibile e necessario. Il turismo culturale, che è un  elemento fondamentale, deve essere ben orientato e strutturato, per evitare danni alle nostre città storiche. E’ un fenomeno che deve avere una sua regolamentazione, nell’ambito di una migliore osmosi tra normativa nella tutela, valorizzazione del patrimonio culturale e regime sulla circolazione turistica.

E’ il tema della navi da crociera a Venezia?

Esattamente. Solo da pochi giorni si è arrivati alla possibilità di evitare che le navi da crociera possano transitare liberamente nella laguna di Venezia. Il fenomeno, combattuto da anni da chi aveva attenzione e sensibilità verso il patrimonio culturale, veniva ostacolato dalle esigenze di natura commerciale delle grandi compagnie di navigazione. Il danno era enorme, perché una nave da crociera poteva scaricare su Piazza San Marco 3mila persone contemporaneamente, danneggiando e degradando tutto l’ambiente circostante.

Il turismo culturale come deve essere considerato?

Esiste un turismo culturale virtuoso che sa essere parte della fruizione dei luoghi e dei tesori d’arte ed esiste un cattivo turismo che deve essere combattuto ed arginato, soprattutto dove provoca degrado strutturale dei luoghi della cultura.

Come si è concluso il G20 della Cultura?

La Dichiarazione di Roma è il momento conclusivo della riunione dei ministri della cultura dei Paesi appartenenti al G20 ed è già di per sé un elemento significativo, in quanto 20 ministri della cultura, dei più importanti Paesi del mondo, hanno ritenuto necessario convergere in una dichiarazione comune,  che a mio avviso va da oggi chiamata La Carta di Roma sulla Cultura, che pone una serie di esigenze e afferma la volontà di cooperare per raggiungere un obiettivo comune.

Qual è l’obiettivo e quali sono gli elementi innovativi?

La prima significativa innovazione riguarda l’estensione della nozione di patrimonio culturale che comincia a comprendere non più solo i beni materiali, cioè le cose e i temi da proteggere, ma anche i beni immateriali, come le comunità linguistiche, i costumi e le tradizioni orali che caratterizzano i valori identitari delle singole comunità. Un ulteriore elemento di novità riguarda l’idea che la promozione dei valori culturali e la protezione dell’ambiente, deve affiancarsi a criteri di sostenibilità e coerenza con imprescindibili fattori ecologici. Nasce un nuovo binomio, sostenibilità e cultura, considerato dai ministri del G20, un elemento cardine sul quale fondare la futura politica della cultura nel mondo. E’ un trend che sta investendo il mondo, attraverso la maggiore consapevolezza dei criteri di sostenibilità applicati alla cultura.

Il paesaggio riceve sufficienti attenzioni?

La sensibilità verso l’ambiente è aumentata in Italia, negli ultimi 20 anni, in modo esponenziale. Ciò ha portato a un disegno di legge costituzionale, già approvato al Senato in prima lettura, che prevede la modifica dell’art. 9 della Costituzione, quello in cui è scritto che la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica, tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione, proponendo di integrarlo con la tutela dell’ambiente, biodiversità ed ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La tutela dell’ambiente che si aggiunge a quella del patrimonio storico artistico, restituisce l’idea di quanto queste materie, in passato slegate tra loro, oggi devono trovare una sintesi armonica, in un comune progetto.

Quando la cultura diventa tema permanente del foro internazionale, la sua percezione a livello mondiale cambia?

Sicuramente perchè la Carta di Roma sulla Cultura getta le basi di una nuova concezione della cultura che si cala pienamente nella nostra vita sociale e nei tessuti economici e si orienta a strutturare un messaggio culturale destinato alle generazioni future. Il legislatore costituzionale deve essere lungimirante, come lungimirante deve essere una riunione di ministri della cultura del G20 che oltre a fotografare l’esistente e intervenire con immediatezza, deve proiettarsi in uno spazio e in un arco temporale molto più ampio, per dare una matrice comune a tutte le legislazioni europee e mondiali, affinchè seguano tutte un percorso armonico già segnato.  La Carta di Roma sulla Cultura traccia un solco comune.

Come si salvaguarda il passato traghettandolo nel futuro, mentre si costruisce produzione culturale contemporanea?

La Carta di Roma dà indicazioni chiare, riconosce l’importanza di creare un ecosistema digitale, sano e sicuro, e sottolinea la necessità di superare i divari digitali, aggravati dalla pandemia. Questo deve avvenire attraverso la promozione della trasformazione digitale tecnologica nei settori culturali e creativi che diventano forze trainanti nella crescita, facilitando l’accesso e la partecipazione universale alla cultura.  Transizione digitale e formazione culturale sono necessarie per affrontare la complessità del mondo contemporaneo.  Nella Carta inoltre si riconosce la necessità di rafforzare la collaborazione tra cultura e istruzione, riconoscendo il ruolo fondamentale svolto da scuola e università.

Investire in cultura oggi cosa significa?

In passato l’apporto dei privati nel settore Beni Culturali era pressocchè inesistente, oggi invece imprenditori lungimiranti vedono nella cultura, nella tutela dell’ambiente e della sostenibilità, fattori di nuova impresa che si orienta secondo criteri anche di business, molto più positivi e gratificanti. Con questa nuova sensibilità, si raggiunge un doppio beneficio perché si migliora l’offerta culturale, si tutela in modo più adeguato l’ambiente e il paesaggio e si allarga la sfera di operatività dell’impresa, con la creazione di opportunità di natura imprenditoriale che ha riflessi positivi anche sul piano dell’occupazione.

Rendere la cultura alla portata di tutti è un obiettivo da raggiungere attraverso quali canali?

In questo millennio, tutti gli strumenti che la tecnologia mette a disposizione, devono essere utilizzati per una migliore divulgazione, a livello mondiale, dei messaggi di natura culturali. E’ necessario raggiungere la più ampia platea di persone che possono, anche a distanza, partecipare in modo diretto allo sviluppo di progetti e iniziative che costituiscono lo stimolo per un miglioramento culturale e sociale.

“Unite4Heritage”, la task force dei Caschi Blu della Cultura, nata nell’Arma dei Carabinieri, è un’eccellenza nella protezione del patrimonio artistico mondiale, in caso di calamità naturali. L’Italia, che ha il maggior numero di siti Unesco ma anche di criticità ambientali, cosa puo’ testimoniare e cosa può insegnare al mondo?

L’Italia deve recuperare il deficit nato da una dissennata politica del territorio negli anni immediatamente successivi alla distruzione della II Guerra Mondiale, vissuti all’insegna di una politica di rinnovamento edilizio e urbano che spesso ha sacrificato il territorio e il paesaggio. Solo nel 1985 vengono introdotti, con la Legge Galasso, i vincoli di natura paesaggistica. Oggi esiste un tema di recupero di valori paesaggistici e territoriali, anche se è lento e graduale  perché è stato messo a rischio lo stesso patrimonio storico e artistico. Ma esiste anche la piaga del traffico illecito di beni e la devastazione che la guerra porta in alcuni Paesi. La gestione dell’emergenza culturale in caso di disastri o di eventi bellici, è un tema che ha stimolato una forte cooperazione internazionale tra le forze di polizia e dell’esercito, che hanno creato strutture ad hoc, per affrontare queste crisi in modo razionale e specialistico. Il Nucleo TPC,  Tutela e Patrimonio Culturale dell’Arma dei CC,  svolge un ruolo fondamentale, perché l’Italia è sempre in prima linea nella cooperazione internazionale per la tutela dei siti culturali a rischio nel mondo. Il disastro di Palmira, la devastazione del Museo di Bagdad, la spoliazione di tesori archeologici entrati nell’opacità del traffico illecito dei beni culturali, appartengono ai nostri ricordi più dolorosi.

Per il professor Morrone, non c’è progresso senza memoria e non c’è cultura senza…?

Non c’è cultura senza conoscenza e senza ricerca. Dovremmo tutti lavorare per rimuovere quei forti limiti e vincoli alla ricerca storica, che esistono ancora, nonostante questa libertà sia un principio costituzionalmente riconosciuto.

Quale è l’immagine del G20 Cultura che custodirà come più cara?

L’immagine di 20 ministri della cultura seduti tutti insieme intorno a un grande tavolo, a discutere finalmente di progresso culturale e scientifico.

A Roma, nel Colosseo

In uno scenario d’eccezione a cui tutto il mondo guarda con ammirazione.