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KLIMT
In mostra al Museo di Roma

“KLIMT. La Secessione e l’Italia” è la mostra allestita al Museo di Roma in Piazza Navona, visitabile fino al 27 marzo che nelle prime due settimane di apertura ha già registrato oltre 30mila ingressi e migliaia di prenotazioni. Presentato come l’evento espositivo dell’anno, frutto della collaborazione tra la Sovrintendenza Capitolina e prestigiose istituzioni culturali internazionali come la Klimt Foundation e il Museo Belvedere di Vienna che custodiscono l’eredità artistica klimtiana, propone opere provenienti da collezioni pubbliche e private. La notorietà di Gustav Klimt, lo straordinario pittore austriaco nato vicino Vienna nel 1862 e morto nel 1918 a soli 56 anni per le conseguenze di un ictus e dell’influenza  pandemica spagnola che colpì l’Europa, è legata alla diffusa conoscenza di quadri che hanno lo status di icone, come IL BACIO, l’opera più famosa.  La mostra romana focalizza l’attenzione sui legami che l’artista ebbe con l’Italia, dove  fece frequenti viaggi per motivi artistici ma anche personali. Il primo fu un viaggio di studio con il fratello, nel 1890, a cui seguì nel 1890 la partecipazione alla Biennale di Venezia  nella sala austriaca, dove tornò con grande successo nel 1910, quando due sue importanti opere furono acquistate dagli enti culturali pubblici italiani. In occasione dell’Esposizione internazionale che si svolse a Roma nel 1911, nel padiglione austriaco progettato da Josef Hoffmann, furono presentati 8 dipinti di Klimt che si rivelò una delle attrazioni della grande Esposizione. Nel 1914 l’artista inviò una sua opera alla II edizione della Secessione romana. I viaggi per motivi istituzionali in Italia, furono intervallati da viaggi di piacere, a Roma nel 1903, a Firenze, sul Lago di Garda, dove trascorse tre mesi di vacanza estiva, dedicando allo splendido panorama 3 importanti dipinti. Il periodo d’oro della sua produzione artistica risente fortemente degli influssi dell’arte italiana e rivela l’interesse di Klimt per i mosaici di Venezia e Ravenna. L’Italia lo interessava per le suggestioni artistiche e come terra straordinariamente ricca di arte. I suoi carteggi, a differenza di altri artisti che frequentavano spesso l’Italia, non raccontano sensazioni emotive o sensoriali sui profumi o i colori del Belpaese, ma contengono costanti riferimenti e apprezzamenti all’arte italiana. Il profilo artistico di Klimt va contestualizzato nella Secessione Viennese, la corrente artistica che fondò ufficialmente nel 1897 e di cui fu il primo presidente. Klimt e altri 18 artisti austriaci, pittori e architetti, si distaccarono dalla linea ufficiale espressa dall’Accademia di Belle Arti viennese e formarono un gruppo autonomo, per realizzare un nuovo tipo di arte, legata alla tradizione ma aperta a nuove tecniche e a nuovi materiali. La Secessione Viennese è il nome che prende in Austria l’Art Nouveau, nota nel mondo anglosassone come “Modern Style”, la corrente artistica che in quel periodo conquistò l’Europa, assumendo nomi diversi nei differenti Paesi. Le principali caratteristiche della Secessione si ritrovano nelle opere di Gustav Klimt, figurative e classicheggianti ma con un certo grado di astrazione. E’ stato un artista che ha segnato profondamente la sua epoca con opere, alcune rimaste purtroppo incompiute, che hanno un valore inestimabile ed è anche per questo che l’allestimento della monografica a Roma è un evento straordinario. La mostra, che ha tra i curatori Franz Smola, il più grande esperto al mondo dell’arte klimtiana, espone 200 opere tra dipinti, disegni, manifesti d’epoca e sculture, presenta Klimt e gli artisti della sua cerchia in una prospettiva inedita. Le opere di Klimt in mostra sono 49 e ciascuna racconta una storia, come il Ritratto di Signora del 1917, uno dei 3 dipinti klimtiani conservati nei musei italiani, misteriosamente scomparsa nel 1997  dalla pinacoteca Ricci Oddi di Piacenza dove era esposta e  ricomparsa dopo 22 anni nella stessa Galleria, La Sposa, opera sublime e incompiuta e altre opere che non avevano mai lasciato l’Austria e che Palazzo Braschi accoglie con una predisposizione ad hoc, potenziando perfino il sistema di sicurezza del Museo. L’allestimento della mostra, costato un milione e 600mila euro, 823mila a carico di Roma Capitale e la cifra rimanente a carico di Arthemisia, l’azienda che ha prodotto e realizzato la grande mostra, è una preziosa occasione culturale per Roma e per gli appassionati d’arte e i visitatori italiani e stranieri. Fondazione Osservatorio Roma e America Oggi incontrano Peter Weinhaupl direttore della Gustav Klimt Foundation, Maria Vittoria Marini Clarelli sovrintendente capitolina e co-curatrice della mostra e Jole Siena presidente di Arthemisia.

Peter Weinhaupl

La Klimt Foundation quali opere ha portato a Roma?

Siamo molto orgogliosi di portare a Roma una selezione dell’  ampia collezione di disegni, manifesti della Secessione, autografi, fotografie, dipinti celebri e opere degli esordi  meno conosciute, custodita presso la Klimt Foundation.   Alcune opere tornano in Italia dopo molti anni, come La Sposa che torna per la prima dopo oltre 80 anni e il doppio ritratto Amiche (Sorelle) che è esposto in Italia a distanza di 111 anni dalla sua presentazione a Venezia nel 1910.

Cosa significa aver riportato Klimt a Roma?

E’ importante mostrare il rapporto che Klimt aveva con l’Italia perché è stato fortemente influenzato da questo Paese che lui amava.

Storicamente e culturalmente questa mostra cosa significa?

Riportare l’arte a Roma è un po' come tentare di riconvertire i convertiti. Sicuramente è molto importante mostrare il rapporto tra Roma e Vienna perché i Viennesi in modo particolare, ma tutti gli Austriaci amano moltissimo Roma e l’Italia.  Abbiamo una storia comune che ci lega, nel 1862, anno di nascita di Gustav Klimt, Venezia, Trieste e parte dell’Italia settentrionale erano ancora sotto l’Austria. E’una storia importante che lega anche emotivamente questi due Paesi e che rafforza anche oggi i rapporti culturali tra Italia e Austria.

Pensa che questa mostra su Klimt, già molto amato in Italia, contribuirà a farlo conoscere ancora meglio?

La mostra sicuramente contribuirà a far conoscere meglio  l’artista e le sue opere in Italia, il Paese che era la destinazione prediletta di Klimt, dove viaggiava spesso e con piacere per studiare l’eredità del Rinascimento e  l’arte del mosaico a Venezia e a Ravenna. Siamo felici di essere riusciti a portare le sue opere in Italia, nonostante i tanti problemi che ci sono per organizzazione mostre all’estero, legati all’elevatissimo costo dei quadri di Klimt che non è stato un pittore particolarmente prolifico, ha fatto moltissimi disegni e schizzi ma ha realizzato solamente 200 quadri in toto che hanno oggi una quotazione altissima. Ogni quadro non vale meno di 150mila euro sul mercato internazionale, con la conseguenza che diventa costosissimo assicurare le sue opere per trasporti all’estero. E’ anche per questi motivi che la mostra su Klimt a Roma è veramente un evento eccezionale.

Maria Vittoria Marini Clarelli

Klimt torna a Roma dopo 110 anni

Klimt torna a Roma dove espose nel 1911. Roma ha organizzato una mostra “Klimt-Kokoschka-Schiele” nel 2001 ma una monografica su Klimt non c’era ancora. La mostra a Palazzo Braschi presenta il suo rapporto con l’Italia, perché il Klimt italiano è un tema non ignoto ma mai approfondito con l’attenzione che questa mostra ha consentito di prestare, facendo leva anche sugli artisti della sua cerchia e sull’influsso che ha esercitato l’Italia, sua fonte di ispirazione fin dal primo viaggio di formazione.

Che rapporto ha avuto Klimt con l’arte italiana?

Il rapporto che l’artista ha avuto con Venezia e Ravenna medievali lo ha allontanato dalla fonte rinascimentale, portandolo nel contesto delle opere di derivazione bizantina. Questa straordinaria relazione ha poi generato una modernità in senso decorativo che preludeva anche a soluzioni astratte. Klimt poi diventa protagonista della Biennale di Venezia quando nel 1910 fa una grande sala individuale con 22 opere tutte importantissime. L’Italia compra l’opera La Giuditta nel 1910, custodita a Pesaro e in occasione della mostra del 1911 compra un’opera che non era a Roma ma che era diventata già molto famosa, Le tre età della donna, conservata alla Galleria Nazionale d’Arte moderna, volutamente non in mostra perché abbiamo deciso che deve continuare a essere vista nel luogo al quale solitamente appartiene. Klimt viene in vacanza in Italia, sul Lago di Garda nel 1913 ed espone alla Secessione romana nel 1914. Gli artisti che sono presenti alla Secessione romana, come Galileo Chini e Vittorio Zecchin sono gli imitatori e più fedeli interpreti del grande Maestro e della sua pittura a mosaico, più che gli artisti austriaci. In mostra è esposta un’opera di Felice Casorati, della fase klimtiana che è davvero un capolavoro.

Lei è nella mostra come sovrintendente della città che accoglie Klimt ma anche come curatrice

La Sovrintendenza Capitolina ha curato la mostra con il Museo Belvedere, il Museo di Vienna che custodisce il maggior numero delle opere di Klimt al mondo e con la Klimt Foundation. Ho curato una parte della mostra che ha pezzi straordinari come La sposa mai uscita prima dall’Austria e Le Sorelle mai venute prima in Italia e presenta La Giuditta che è un’opera strepitosa che ha lo status di icona.

Qual è la linea narrativa delle opere esposte?

Il rapporto tra Klimt e l’Italia, dall’origine fino al suo ultimo lavoro.

Jole Siena

Arthemisia che ruolo ha nella organizzazione e produzione della mostra evento su Klimt?

Arthemisia è una delle aziende più grandi che esistono al mondo nella produzione e organizzazione di grandi mostre. Siamo orgogliosi di aver prodotto e organizzato questa mostra su Klimt perché il risultato risponde alle grandi aspettative che questo evento grandioso ha generato.  E’ un progetto artistico complesso che si articola in due grandi momenti, la mostra visitabile a Roma fino al 27 marzo, in cui si presenta il lato pubblico del grande maestro, con la partecipazione alle Biennali e alle Esposizioni, e una seconda mostra che inaugurerà alla pinacoteca Ricci Oddi di Piacenza il 5 aprile che presenterà l’aspetto più intimo di Klimt, legata alla sua intensa e burrascosa vita sentimentale, quando realizzava i ritratti delle donne amate.

E’ una mostra grandiosa che lei ha definito la mostra dell’anno. Perché?

E’ la prima mostra tutta dedicata a Klimt che si organizza a Roma, con pezzi straordinari e capolavori incredibili che non si spostano mai dall’Austria come La sposa, ma anche perché espone l’opera Ritratto di signora, trafugata e recentemente ricomparsa nella stessa pinacoteca di Piacenza dove era scomparsa. E’ una mostra epocale, la mostra più importante che apre quest’anno in Italia e per la quale si è avvertita l’attesa spasmodica degli appassionati e dei visitatori che aspettiamo numerosi.

Quanto tempo è stato necessario per allestire la mostra?

Oltre un anno di lavoro, in un tempo non semplice per le difficoltà dettate dalla pandemia. Organizzare questa mostra è stato un atto di coraggio e di fiducia, perché abbiamo davvero gettato il cuore oltre l’ostacolo.

Cosa significa portare Klimt a Roma?

Significa portare uno dei più grandi artisti di ogni tempo nella capitale d’Italia, a Palazzo Braschi, il cuore artistico della città, dove da qualche anno, insieme alla Sovrintendenza Capitolina, abbiamo avviato il progetto di portare grandi artisti internazionali. Portare Klimt a Roma significa dare onore e dignità a un grande artista, a 110 anni dal suo soggiorno romano, con una iniziativa piena di significato anche per come Klimt è stato ispiratore di altri artisti italiani che si sono rifatti a lui, negli anni Dieci e Venti del ‘900 e che abbiamo esposto in mostra.

Quale elemento tratteggia con forza il suo rapporto con l’Italia?

 Klimt è rimasto folgorato dalle suggestioni artistiche italiane, in modo particolare dai Musei dei mosaici di Ravenna e ha fatto sue molte impressioni ricevute dal nostro straordinario patrimonio artistico italiano.

La mostra rinnova i fasti dell’Esposizione universale del 1911 a Roma dove Klimt ebbe un ruolo importante?

Il desiderio di riportare Klimt a Roma dopo 110 anni nasce anche da questo ricordo e si fa occasione di celebrazione.