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Il mondo salverà la bellezza
L’Italia in prima fila con i Carabinieri dell’Arte

“La bellezza salverà il mondo?” chiedeva Dostoevskij nel 1869. “Il mondo deve salvare la bellezza” è la risposta oggi necessaria per preservare tutto il patrimonio storico e  artistico  che appartiene all’umanità. L’Italia è in prima fila,  con l’opera meritoria svolta dall’Istituzione Arma dei Carabinieri che dal 1969 ha strutturato al suo interno il  Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, noto con l’acronimo TPC,  che in 52 anni di attività ha scritto la storia dei recuperi di opere d’arte trafugate e ha  restituito all’Italia e al mondo beni che definiscono la storia identitaria di ogni Paese. L’arte di salvare l’Arte è la missione di investigatori preparati, capaci e appassionati il cui modus operandi è un modello di eccellenza esportato in tutto il mondo. La quantità di beni culturali recuperati è impressionante, reperti archeologici illecitamente trafugati provenienti da scavi clandestini, dipinti, vasellame, arredi liturgici, corredi funerari, ceramiche, mobilio, manoscritti rubati da musei, chiese, gallerie, enti pubblici e collezioni private. Una selezione del patrimonio recuperato è oggi esposta a EXPO 2020 DUBAI, nella mostra “The Future is back!” allestita nel Padiglione Italiano e inaugurata in occasione del National Italian Day. Fondazione Osservatorio Roma e America Oggi incontrano il Generale Roberto Riccardi, che dirige il Comando Carabinieri TPC, costituito da 300 Carabinieri che con competenza culturale, talento investigativo e passione restituiscono all’Italia e al mondo arte, bellezza, storia identitaria.

Generale Riccardi, con la presenza dei Carabinieri TPC a Expo Dubai per l’inaugurazione del Padiglione Italiano, l’Italia cosa racconta al mondo?

L’Italia racconta la sua attività di tutela della bellezza e delle meraviglie che i nostri antenati hanno costruito e ci hanno lasciato. Il tema che abbiamo scelto per la mostra “THE FUTURE IS BACK! Returned beauty and upcoming perspectives”, riprende nel titolo il concetto di futuro scelto da Expo Dubai. Nella bellezza c’è il futuro che torna dal passato perché i recuperi delle opere d’arte che noi svolgiamo in tutto il mondo, sono non soltanto il ritorno di identità culturale, tesori, patrimonio e storia, ma anche opportunità per i nostri giovani, per la costruzione di un domani che sia migliore di ieri.

L’arte e la bellezza hanno bisogno di essere difese. Da chi e da cosa?

I nemici storici del patrimonio culturale sono stati tanti, persone e cose. Calamità naturali, la polvere del tempo, l’incuria degli uomini, la guerra, in termini di distruzione e saccheggio. Ci sono poi i traffici illeciti, la cupidigia umana che sempre ha accompagnato il nostro cammino e che oggi è in Italia, in tempo di pace, l’aspetto principale. I criminali che intaccano il patrimonio culturale sono tanti, con scavi clandestini, trafugamenti, esportazioni illecite, furti di opere di beni di culto che avvengono su commissione o per iniziativa di bande che lavorano su questo. C’è poi il fenomeno della contraffazione, con tanti falsi che impoveriscono l’arte perché distruggono gli artisti.  Modigliani è stato saccheggiato dai falsari, come Nino Caffè, Michele Cascella ma anche gli artisti contemporanei che lavorano sull’astratto, spesso con tecnologie che possono essere imitate con clichè, come faceva Franco Angeli. Tutto questo è quello che noi dobbiamo contrastare.

Quali sono gli alleati dell’arte oggi?

Sono tanti e fondamentali, i sovrintendenti, tutte le direzioni museali, le direzioni generali del ministero della Cultura, tanti privati che ci forniscono informazioni e preservano il patrimonio, aiutandoci nella fondamentale attività di prevenzione, perchè  il miglior recupero è l’opera non rubata. Alleati dell’arte sono anche le università, gli atenei e le scuole che diffondono la cultura della legalità. Con tutti collaboriamo fattivamente perché insieme difendiamo qualcosa che è di tutti.

La scienza, con le sue innovazioni tecnologiche e i costanti progressi, come accompagna l’attività investigativa dei detectives dell’arte?

La scienza ha un ruolo sempre più importante, le tecnologie sono la strada che stiamo percorrendo per arrivare a un numero sempre maggiore di recuperi. Siamo sorti nel 1969 e da allora abbiamo recuperato oltre 3 milioni di beni culturali, mezzo milione dei quali solo nell’anno 2020. Questo racconta un progressivo incremento delle nostre indagini reso possibile dall’apporto delle nuove tecnologie, grazie alle quali diminuiscono tutti i fenomeni illeciti di cui abbiamo parlato. Diminuiscono i reati, aumentano i recuperi e si costruisce un futuro che restituisce il passato. Questo è possibile grazie alla nostra Banca Dati, uno strumento potentissimo, un database in cui conteniamo oltre 8 milioni di file, di cui 1milione e 300mila si riferiscono a opere tuttora da ricercare. Stiamo sviluppando il software con un progetto che si chiama  S.W.O.A.D.S.,  Stolen Works Of Art Detection System, che ci porterà entro la fine del 2022 a svolgere una ricerca con comparazione automatica di immagini, dal web e dai social media. Potremo lanciare ricerche la sera, la macchina lavorerà per noi di notte e la mattina troveremo tutti i match raggiunti dal software.

Altri strumenti di particolare utilità investigativa?

La videosorveglianza che oggi si avvale di immagini tratte dai droni e dal satellite rende i sistemi di allarme, protezione e monitoraggio delle aree archeologiche e dei musei,  sempre più perfezionati e sempre più in grado di dare informazioni, per prevenire e consentire di scoprire i reati.

Il Comando Carabinieri TPC è oggi un organismo complesso formato da 300 detective organizzati come?

Siamo nati nel 1969 ed eravamo solo a Roma, soltanto nel 1992 è sorto un Nucleo a Palermo e successivamente si sono sviluppati altri presidi sul territorio. Oggi contiamo 16 Nuclei che hanno competenza regionale e in qualche caso interregionale, l’ultimo è stato aperto quest’anno a L’Aquila ma ci sono già nuovi progetti per altre sedi, per coprire sempre più il territorio ed essere sempre più vicini al nostro patrimonio, ovunque esso si trovi. C’è un Comando di Gruppo a cui fanno capo i Nuclei e ne stiamo aprendo un altro a Monza e c’è un Reparto operativo centrale a Roma, nella sede di Trastevere che ha sezioni specializzate, una per l’archeologia, una per l’antiquariato e una per la falsificazione e arte contemporanea. A Roma c’è anche la Sezione Elaborazione Dati che gestisce la Banca Dati e che fa parte dell’Ufficio Comando. E’ una struttura cresciuta negli anni, diventata più complessa e funzionale, che stiamo continuando a sviluppare.

Come si diventa Carabinieri dell’arte?

E’ un passaggio successivo all’ingresso nell’Arma. Un carabiniere può chiedere annualmente, attraverso un bando che lanciamo, di accedere al Comando Tutela Patrimonio Culturale, indicato con l’acronimo TPC. Ogni anno le domande presentate sono tante e la selezione si fa scegliendo bravi investigatori, che abbiano specchiati  precedenti di servizio, conoscano le lingue straniere e abbiano preferibilmente titoli di studio o esperienze professionali nel nostro settore. La selezione che riusciamo a fare è di eccellente livello, quest’anno sono entrati 54 nuovi Carabinieri del TPC, ma si è appena svolto un concorso grazie al quale se ne aggiungeranno altri 26. Il travaso di conoscenze trasmesso ai più giovani dagli anziani sarà importante perché l’esperienza è il tesoro e il patrimonio più grande che matura un investigatore dell’arte.

Ragionando per opposti, qual è il profilo del criminale che sottrae un’opera d’arte e quale quello del detective che la recupera?

I criminali con i quali ci confrontiamo sono persone molto esperte, che conoscono bene il terreno sul quale si muovono, perfino il tombarolo, l’ultimo anello della catena che porta i nostri reperti archeologici in ogni area del mondo, è una persona che seppur partendo da un basso grado di istruzione, raggiunge una competenza notevole nel suo mestiere. Sono spesso persone appassionate d’arte nel modo sbagliato, quel modo che Oscar Wilde ha definito scrivendo “ci sono due modi di non amare l’arte, non amandola o amandola razionalmente”.  Spesso si tratta di persone che hanno perso qualunque freno inibitore nella loro smodata passione, che non sempre vedono uno scopo di lucro ma sono collezionisti spregiudicati che puntano a fare incetta di tesori, acquistano dalle reti del mercato clandestino, per tenere davanti agli occhi ciò che a loro avviso ha valore soltanto se sono loro a guardarlo.

Il carabiniere che profilo contrappone?

Il carabiniere, oltre alle competenze che servono per l’accesso al Nucleo, ha la passione,  che porta a proteggere beni dal valore infinito perché riguardano la nostra identità e la nostra anima. A volte si chiede di entrare nel Nucleo anche per mera curiosità, che si trasforma presto in passione perchè ogni indagine arricchisce e mostra quanto sia prezioso ciò che dobbiamo proteggere.

“La bellezza unisce le persone” è la dichiarazione d’intenti di Expo Dubai. Qual è la sua definizione di Arte e Bellezza?

Il mondo ha nella natura la sua bellezza prevalente, inimitabile. L’arte è l’unico elemento che riesce ad aggiungere qualcosa al mondo, come imitazione della natura. Pietro Bembo, un umanista, ha scritto sulla tomba di Raffaello al Pantheon “Qui giace Raffaello. Quando era in vita, la natura temeva di essere superata, ora che Raffaello non c’è più, la natura teme di scomparire”. E’una  sintesi di quello che è l’arte. La bellezza è un valore che ci fa diventare migliori, non può salvare il mondo come Dostoevskij si chiedeva ma certamente rende migliore il cuore delle persone e rende possibile salvare tutto ciò che di bello abbiamo sulla terra.

Lei scrive che “Non amare l’arte è un delitto…è disonorare il padre e la madre”. Come spiegherebbe questi concetti a chi non ha amore per l’arte o la ama in maniera sbagliata?

Bisogna avvicinare chi non è vicino a questi mondi. Qualcuno  può avere la grande fortuna, in quel lancio di dadi che è la nascita, di avere genitori che lo indirizzano verso l’arte e la bellezza, che entrano in modo naturale a far parte della propria vita. Se questo non avviene, ciascuno deve trovare in se stesso la curiosità o in qualcun altro la spinta per andare verso qualcosa che, una volta avvicinato, non può più allontanarsi. L’arte, quando impariamo a conoscerla, estende la nostra vita nella profondità delle cose che ammiriamo e nella bellezza che riusciamo ad apprezzare.

Le istituzioni cosa possono fare per rendere la cultura sempre più inclusiva?

La sfida è portare la cultura a chi ancora non ce l’ha, altrimenti sarebbe una guerra già vinta e soprattutto inutile. Tutte le istituzioni hanno un ruolo preciso e importante, la scuola, l’università, le istituzioni collegate al Ministero della Cultura, il sistema Paese nel suo complesso, i dicasteri, gli enti locali che detengono tanto patrimonio culturale, i gestori dei 100mila luoghi di culto, tutti possono rendere più accessibile e divulgativa la narrazione dell’arte. E’ necessario intercettare ognuno nel suo terreno, parlando ai bambini con il loro linguaggio e alle persone che hanno meno prossimità alla cultura, in modo chiaro e comprensibile.

Come è cambiata la tutela dei beni religiosi di interesse culturale custoditi nei luoghi di culto rispetto a quando fu trafugata la Natività del Caravaggio?

La Natività con i Santi Francesco e Lorenzo del Caravaggio fu portata via nel mese di ottobre del 1969 dall’oratorio di San Lorenzo a Palermo, luogo pressoché incustodito. Da allora è cambiato molto, abbiamo lavorato per sensibilizzare le istituzioni preposte alla vigilanza, abbiamo varato protocolli comuni con il Pontificio Consiglio della Cultura, con la Conferenza Episcopale Italiana, affinchè ci siano standard di tutela e vigilanza che molti hanno adottato. Non tutti i luoghi di culto appartengono alla CEI o a organismi che hanno mezzi e risorse per proteggerli, ci sono tante chiesette nelle campagne e nelle frazioni isolate che rendono difficile tutela e recupero. Tuttavia i numeri raccontano che i furti e i fenomeni criminali sono diminuiti notevolmente e soprattutto che le opere di maggior valore hanno una protezione adeguata.

Il Nucleo Carabinieri TPC è impegnato in attività di formazione di organismi internazionali e ha frequenti collaborazioni con altri Paesi ai quali sovente restituisce beni. Con quali Paesi le relazioni sono più intense?

Non c’è un solo Paese al mondo che sia fuori dai traffici illeciti d’arte, come luogo di origine, transito o destinazione. E’ quanto emerge da stime condivise con l’Interpol. I Paesi, europei ma non solo, con cui collaboriamo maggiormente sono quelli che hanno flussi che interessano l’Italia. Con gli Stati Uniti realizziamo molti recuperi. In anni recenti abbiamo restituito grandi stock di opere alla Cina e al Messico ma in realtà abbiamo un calendario settimanale di restituzioni a tanti Paesi.

Il bene restituito più importante a livello internazionale?

Ricordo con grande emozione la restituzione di un’opera alla Francia, la Porta del Bataclan, dove si era consumata la strage del 13 novembre 2015. Lo street artist Banksy, in ricordo delle vittime, aveva donato nel 2018 un suo murales collocato sulla porta di sicurezza attraverso la quale tante persone erano fuggite salvandosi dall’azione dei terroristi. La porta del Bataclan era stata trafugata nel 2019, da noi recuperata in Abruzzo in collaborazione con la Polizia francese e restituita alla Francia il 14 luglio 2020. La restituzione dell’omaggio alla memoria delle vittime è stata molto toccante.

Il Comando TPC collabora con altri organismi?

Svolgiamo una cooperazione di polizia giudiziaria con gli altri organi internazionali e con un coordinamento Interpol, se andiamo fuori dall’Europa o Europol se restiamo in Europa, supportati dall’istituto importantissimo della diplomazia culturale, di cui l’Italia è alfiere,  perché ciò che  non può essere restituito su una base investigativa e giudiziaria, a causa di norme differenti o per altre ragioni, richiede un intervento a livello diplomatico, proponendo accordi culturali ampi in cui, in cambio della restituzione di un bene che appartiene a un Paese, si offrono altri benefici, come il prestito di opere, interventi di restauro, programmi di formazione a favore di Paesi che non sono in grado di svolgerli da soli.

Uniformare gli ordinamenti giuridici internazionali è un obiettivo?

Le Convenzioni Internazionali sono un fondamentale strumento giuridico in quanto, se ratificate, portano i Paesi all’adozione di legislazioni con basi comuni. La Convenzione più importante sulla tutela è quella del 1970 dell’Unesco, a cui si aggiungono altre Convenzioni dell’Unione Europea.   La Convenzione Unidroit, un’agenzia che si occupa di uniformare il diritto nei Paesi del mondo, firmata nel 1985, detta la strada giusta per soluzioni negoziali quando accade che un bene trafugato, a distanza di molto tempo, si trovi nelle mani di chi lo ha acquistato ignorando l’origine illecita.

Il Presidente della Repubblica del Messico l’ha insignita dell’Ordine dell’Aquila Azteca, il massimo riconoscimento che si possa attribuire a un cittadino straniero. Un grande onore per chi fa della cultura missione di vita

Il riconoscimento, consegnato nella solenne occasione del bicentenario dell’indipendenza del Messico, ha premiato il lavoro dei Carabinieri TPC e l’Italia. Le belle parole del Presidente hanno indicato che l’Italia sente il dovere morale di restituire identità storica a un Paese, il Messico, che ne è stato spogliato. E’ la testimonianza che l’arte e il patrimonio culturale sono un valore universale.

Qual è oggi l’opera trafugata più cercata che aspetta di tornare a casa?

La Natività del Caravaggio è un simbolo e il sogno da raggiungere per tutti gli investigatori dell’arte. A 52 anni dal furto, dopo dichiarazioni di pentiti di mafia e altre segnalazioni rivelatesi inconcludenti, abbiamo una sola certezza, quella che non smetteremo mai di cercarla.