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L’Ambasciatore del Perù presso la Santa Sede
presenta il Presepe di Piazza San Pietro

“Gesù è venuto in terra nella concretezza di un popolo per salvare ogni uomo e ogni donna, di tutte le nazionalità”. Le parole con cui Papa Francesco ha accolto il presepe offerto in dono dal Perù a Piazza San Pietro e alla comunità cristiana di tutto il mondo, raccontano l’essenza e la sostanza di una presenza che ha grande significato religioso, storico e simbolico per un Paese che rappresenta un intero continente. Nel 2021 il Perù celebra e ricorda, anche con l’allestimento del presepe nella culla della cristianità, il 200esimo anniversario della sua indipendenza dall’impero spagnolo, una conquista che aprì la strada della libertà a molti Paesi dell’America Latina. Il cristianesimo è oggi la religione professata dall’80% della popolazione peruviana, particolarmente devota al culto mariano, una comunità credente fedelmente in ascolto della parola di Dio e di quella del Papa, che ha vissuto con entusiasmo le visite pastorali dei Pontefici,  Giovanni Paolo II nel 1985 e nel 1988 e Francesco nel 2018, eventi che appartengono alla memoria storica ed emotiva del popolo peruviano. La comunità  peruviana oggi si ritrova unita nell’esposizione di un presepe che arriva a Piazza San Pietro dalle Ande, accoglie l’ Emanuelito avvolto da una tipica coperta Huancavelica, in una mangiatoia di pietra naturale, adagiato su un letto di Ichu, una pianta caratteristica utilizzata come foraggio per lama e pecore, annuncia la nascita del Salvatore con un angelo che suona il Wajrapuco, tipico strumento a fiato, accoglie pastorelli che indossano gli abiti tipici della cultura Chopcca, in attesa dei Re Magi che arriveranno sui lama e porteranno in dono patate, quinoa, kiwicha. Il presepe  presenta al mondo arte, artigianato, tradizioni di un Paese laborioso, gioioso e colorato, come i volti dei pastorelli che si muovono nel paesaggio andino. Fondazione Osservatorio Roma e America Oggi incontrano S.E l’Ambasciatore del Perù presso la Santa Sede Jorge Eduardo Roman Morey per approfondire cosa rappresenta per il Perù un presepe che da Piazza San Pietro parla al mondo con la lingua degli Incas.

Signor Ambasciatore, cosa significa per il Perù offrire in dono alla comunità cristiana mondiale il Presepe allestito in Piazza San Pietro?

E’ per me un vero onore aver iniziato la mia missione come Ambasciatore presso la Santa Sede in un momento così importante per il mondo cattolico come il Natale, così come sono onorato per il fatto di avere un presepe peruviano al centro del mondo cattolico nel momento più importante dell’anno, ed esattamente in Piazza San Pietro.

Il 2021 è l’anno in cui ricorre il bicentenario dell’Indipendenza del Perù. Perché è importante e come celebrate questa solenne ricorrenza?

Il Perù, come molti altri Paesi dell’America Latina, festeggia quest’anno i 200 anni di Indipendenza. Nel nostro caso, la ricorrenza è quella del 28 luglio, data in cui, nel 1821, il Liberatore José de San Martin proclamò l’indipendenza da un balcone della Plaza de Armas pronunciando le seguenti parole: “Il Perù è da questo momento libero e indipendente per volontà del popolo e per la giustizia della causa che Dio difende. Viva la Patria! Viva la Libertà! Viva l’Indipendenza!” Purtroppo a causa della pandemia, le celebrazioni sono state ridotte, ma si è comunque riusciti a organizzare alcune cerimonie ufficiali. Nel nostro caso, tutto ciò è coinciso con la cerimonia d’investitura del Presidente Pedro Castillo, per il cui insediamento sono stati presenti Capi di Stato della regione e lo stesso Re di Spagna. Per me è stato un enorme privilegio come Ambasciatore appena arrivato in Vaticano, pochi giorni dopo la presentazione delle mie Lettere Credenziali al Santo Padre, poter essere parte della delegazione che ha presentato il presepe peruviano Chopcca della regione di Huancavelica.

Il Perù è un Paese profondamente cristiano. Il popolo peruviano come vive la presenza di un presepe peruviano nella culla della cristianità?

Il Perù è stato sotto gli occhi del mondo e la copertura mediatica dell’evento è stata globale, il che ha significato non solo un riconoscimento per il Bicentenario del nostro Paese, ma anche per la ricca cultura della regione latinoamericana e in particolar modo del popolo Chopcca, profondamente religioso. Tutto il Perù ha seguito attraverso i media e i social lo svolgimento di questa cerimonia, che tanto rappresenta per i credenti peruviani.

E la comunità peruviana di Roma?

La comunità peruviana di Roma è stata presente sia all’udienza che si è svolta con il Santo Padre, sia alla cerimonia di inaugurazione. Trovo bellissime le foto dell’incontro di Papa Francesco con i membri della nostra comunità, che indossava i coloratissimi abiti tradizionali.

Il Presepe da quale regione arriva, come è composto e da chi è stato realizzato?

Il Presepe è stato scelto fra tre proposte presentate dalla Regione di Huancavelica. I materiali utilizzati sono quelli della regione, come il Maguey (agave americano), estratto appunto da un albero e poi rinforzato con materiali come metallo, gesso e ceramica, per dare forma alle bellissime figure che ammiriamo e che costituiscono il modo in cui tradizionalmente la comunità Chopcca rappresenta il Natale durante il mese di dicembre.

Quali simboli e quali significati profondi racconta al mondo?

In questo presepe così diverso da quelli tradizionali che abbiamo in casa o vediamo nelle chiese, i personaggi classici sono stati sostituiti da cittadini peruviani vestiti con gli abiti tradizionali indossati nella quotidianità, pieni di colore. Inoltre, invece dei tipici camelidi (n.d.r. cammelli), troviamo lama, alpaca, vigogne e al posto di oro, incenso e mirra, abbiamo mais, quinoa e prodotti della nostra sierra. Vediamo poi i paesaggi che troviamo a circa 4000 metri di latitudine, con la fauna tipica del luogo, tra cui il condor, padrone dei cieli andini. Si tratta di un piccolo pezzo del Perù al centro di Roma, nel cuore della cristianità in Piazza San Pietro.

Due pontefici, Papa Giovanni Paolo II e Papa Francesco, si sono recati in visita pastorale in Perù. Quale ricordo ne custodisce il popolo peruviano?

Il popolo peruviano porta nel cuore le visite pastorali dei Papi Giovanni Paolo II e Francesco. Ognuno con il proprio stile ci ha trasmesso un messaggio e la loro sola presenza ha colmato le folle di fede e speranza. Papa Giovanni Paolo II era molto amato e durante le sue visite in Perù è stato acclamato da moltitudini di fedeli, desiderosi di ascoltare la sua voce. La visita di Papa Francesco in Perù nel 2018,in seguito riconosciuta come una delle più grandi tra quelle che ha svolto nel mondo per la grande partecipazione che ha suscitato, rimane un ricordo importante per la popolazione. Speriamo presto di avere nuovamente il privilegio della sua presenza, sarebbe per noi una benedizione.

Papa Francesco nel 2018, visitando il Perù, ha parlato della natura e della necessità di rispettare le popolazioni autoctone, nelle loro tradizioni e nella loro cultura. Cosa significa questo per le comunità che vivono sulle Ande?

I popoli oriundi della nostra America e del mondo intero, ne siamo certi, sono sempre nelle preghiere del nostro Pontefice. Per quanto possano essere lontani, sono sempre al centro delle nostre preoccupazioni, per poter portare loro non solo la parla di Dio, ma, assieme allo Stato, assicurare lo sviluppo di cui hanno bisogno e la cura dell’ambiente che li circonda e che offre tanto al mondo intero. La rappresentazione dell’ambiente andino in questo presepe in Piazza San Pietro ci trasmette proprio questo: il messaggio di cura nei confronti del nostro ambiente, di quello che ci offre e di coloro che lo abitano.

L’allestimento Andino della Natività sta riscuotendo grande apprezzamento. Cosa racconta dell’arte e dell’artigianato peruviano al mondo?

E’ stata una festa vedere la comunità peruviana con i propri abiti e strumenti musicali, pieni di allegria, accorrere alla chiamata ad essere partecipi di questo enorme privilegio per il Perù che racconta al mondo la sua arte, il suo artigianato e la sua storia.

L’entusiasmo della delegazione peruviana che ha accompagnato il presepe a Roma e quello della comunità peruviana che ne ha atteso l’accensione in una piazza travolta dalla pioggia, cosa testimonia alla comunità credente di tutto il mondo?

Hanno partecipato insieme a noi autorità politiche, religiose, diplomatiche e tutta la comunità, tutti insieme per esprimere la gioia che la presenza di questo presepe in piazza San Pietro ci ha regalato per queste festività natalizie. Ma non parlo solo dei peruviani a Roma, perché abbiamo la fortuna di avere un’Ambasciata che si trova a pochi metri da Piazza San Pietro, il che ci ha permesso di poter vedere come ogni giorno ci sia un mare di visitatori, locali e stranieri, e di credenti che nonostante la pandemia, vengono in questo centro della cristianità e passando da qui possono conoscere un po' del nostro Perù, cosa che ci riempie di orgoglio. Rivolgo un cordiale saluto ai lettori di America Oggi e Fondazione Osservatorio Roma, ringraziando per l’invito e per l’occasione che ci avete offerto di condividere con voi la gioia che rappresenta per tutti noi peruviani la presenza di questo presepe di Huancavelica e della comunità di Chopcca.