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Luce all’arte
La casa romana del Museo Giovanni Barracco visitabile con tecnologia “Li-Fi”

Corso Vittorio Emanuele II è un’arteria stradale che collega il centro di Roma con il Vaticano e i quartieri situati oltre Tevere. L’assetto attuale fu costruito nei decenni successivi al 1871, quando Roma divenne capitale del Regno d’Italia e realizzato attraverso la demolizione di alcuni palazzi storici, o parti di essi, per allargare l’asse stradale che tagliava gli antichi rioni. Nel 1899, nel corso dei lavori su un edificio rinascimentale collocato di fronte a quello che oggi è il Museo di Roma in Piazza Navona, emerse un sito archeologico, una casa romana, conservato a 4 metri di profondità al di sotto dell’attuale piano stradale, che racconta storie e vite architettoniche stratificate, con alcuni elementi risalenti a epoca tardo imperiale e strutture che risalgono al IV secolo d.C. La costruzione si snoda attorno a un peristilio, un porticato di colonne con basi e capitelli, intere e frammentate, conserva una pavimentazione marmorea e vari elementi di arredo, una mensa ponderaria (bancone in marmo utilizzato per misurare le provviste liquide e solide oggetto di scambi commerciali) e reperti riferibili a fontane, bacini e lavabi dove i competitori di gare sportive si detergevano dopo le corse. Un tesoro, un unicum archeologico, custodito al centro di Roma in un palazzo che dal 1948 ospita il Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco, a sua volta un gioiello che custodisce preziosità sumeriche, egizie, assire, fenicie, etrusche, greche e romane. Dal 6 gennaio Roma e la sua storia antica esposta al Museo Giovanni Barracco, incontra la tecnologia Li-Fi, acronimo di Light Fidelity e attraverso l’utilizzo della luce che realizza nuove modalità di visita nelle sale del Museo e nella casa romana, continua a parlare e a svelare interessanti particolari della sua storia eterna. Fondazione Osservatorio Roma e America Oggi incontrano Lucia Spagnuolo, archeologa e curatrice responsabile del Museo Giovanni Barracco, Francesco Paolo Russo, Founder e CEO di To Be Srl, l’azienda che applica la tecnologia Li-Fi e Alfonso Pecoraro Scanio, presidente della Fondazione UniVerde, partner del progetto che è tra i 43 vincitori del bando “L’impresa fa cultura” indetto dalla Regione Lazio per promuovere il patrimonio culturale del Lazio attraverso l’utilizzo di nuove tecnologie.

Lucia Spagnuolo

Il Museo di Scultura antica Giovanni Barracco cosa rappresenta?

E’ un unicum assolutamente straordinario, frutto del grande amore del senatore Giovanni Barracco nei confronti dell’antico, una passione che si concretizzava nella sua ricerca delle testimonianze più significative non solo relativamente al valore estetico ma anche documentario. La sua idea era quella di offrire un affresco, il più possibile completo, su quanto la cultura figurativa del Mediterraneo fosse stata importante. I suoi acquisti sul mercato d’arte tendevano a selezionare pezzi che rendessero evidente il carattere comparativo del museo, con la concreta possibilità di avere uno sguardo generale sulla pittura figurativa del Mediterraneo. Giovanni Barracco aveva consiglieri d’eccezione, tra i quali Ludwig Pollack, archeologo straordinario, mercante d’arte e mediatore di acquisti importanti per il museo Barracco, di cui fu direttore onorario per volontà di Giovanni Barracco che glielo chiese sul letto di morte, in considerazione del forte rapporto che li legava e che era dettato da profonde affinità scientifiche e caratteriali.

Il Museo cosa custodisce?

Il Museo attualmente custodisce la biblioteca Barracco, la biblioteca Pollack e l’archivio documentario Pollack che non sono ancora tutti ugualmente accessibili ma lo saranno alla fine dell’operazione di restauro dei documenti, tuttora in atto, che consentirà una completa fruibilità della documentazione. La valorizzazione coinvolgerà la collezione statuaria e figurativa del museo e la collezione documentaria e libraria.

La casa romana custodita nei sotterranei è un sito archeologico importante

La casa romana è un edificio ancora tutto da studiare nei suoi elementi generali e anche di dettaglio. Sono state fatte tante ipotesi negli anni che però oggi potrebbero essere  risalenti e datate. La nuova possibilità di accesso alla domus romana, dopo oltre venti anni di chiusura, è anche un invito alla comunità scientifica a riscoprire e a studiare il sito archeologico. E’ un edificio caratterizzato, dal punto di vista architettonico, da un’ampia corte circondata da un peristilio conservato nelle sue strutture principali che insieme ad altre evidenze, ci fa pensare che il IV secolo d.C sia stata una fase importante della domus anche se la sua storia deve essere stata più complessa, perché ci sono state più fasi decorative delle strutture.

Era un edificio pubblico o privato?

 Non è ancora chiaro se sia stata una struttura privata a carattere abitativo oppure se abbia avuto prima carattere pubblico e poi sia diventata un edificio privato. Certo è che il pregio dei materiali che la decorano, rivestimenti pavimentali e materiali di reimpiego utilizzati nei capitelli e nelle colonne, porta a pensare a un edificio di pregio. Come tutti i luoghi ipogei (n.d.r. costruzione sotterranea di interesse archeologico) ha un fascino particolare, ha vissuto tante vite oggi sovrapposte, leggibili solo attraverso una accurata osservazione della struttura e degli arredi pittorici.  Con le risorse disponibili grazie al PNRR comincia un percorso che porterà a investire nella nuova fruizione della casa romana.

Anche il palazzo che ospita il Museo Barracco ha avuto diverse vite?

Si, è un palazzo rinascimentale che alla fine dell’Ottocento è stato coinvolto dai lavori di adeguamento dell’asse viario di Corso Vittorio Emanuele. La facciata prospettante sul corso e quella su via dei Baullari furono demolite e ricostruite e proprio nel corso di queste demolizioni si scoprirono le importanti evidenze archeologiche per le quali fu creata una cripta che potesse contenerle e renderle visitabili. La parte che copriva la cripta e la scalinata del museo fu dotata di oblò per consentire la circolazione d’aria di un ambiente ipogeo e quindi umido, oblò purtroppo utilizzati, nelle epoche successive, come deposito per spazzatura. Ci auguriamo che la riapertura della casa romana porterà a una nuova consapevolezza e a un nuovo rispetto del tesoro che è custodito nei sotterranei del nostro museo.

L’utilizzo della tecnologia Li-Fi come cambia la fruibilità del Museo Giovanni Barracco?

La possibilità di osservare ingranditi pezzi che per la loro fragilità sono conservati in vetrina o di leggere la trascrizione e la traduzione incisa su essi, sono informazioni e valori aggiunti che il visitatore può facilmente catturare grazie a questa innovativa tecnologia, avvicinandosi compiutamente a un museo che presenta una sua complessità, sia per gli allestimenti che per la presenza di pezzi straordinari.

Li-Fi applicata alla domus romana?

La casa romana ha vissuto tante vite oggi sovrapposte. Avere il supporto di uno strumento tecnologico che aiuti a integrare le informazioni che passano attraverso l’osservazione, serve per capire come implementare la tecnologia nei futuri utilizzi per migliorare sempre più la fruibilità del sito archeologico.

Francesco Paolo Russo

In cosa consiste la tecnologia Li-Fi applicata all’arte?

Li-Fi è una tecnologia che consente la trasmissione dei dati attraverso la luce Led. Modulando la frequenza luminosa in modo veloce, non riusciamo a vedere con i nostri occhi ma questa modulazione genera codici binari che sono alla base della comunicazione e i nostri smartphone riescono a leggere questo segnale attraverso la fotocamera del dispositivo e una app. La stessa luce che illumina un ambiente o un’opera d’arte si trasmette con estrema prossimità rispetto alla posizione del visitatore, migliorando la fruizione del patrimonio culturale. La tecnologia Li-Fi è attualmente applicata nel museo Giovanni Barracco dove abbiamo implementato corpi illuminanti Li-Fi in via sperimentale, che danno la possibilità all’utente di ricevere informazioni dalla stessa luce che sta illuminando quell’ambiente o quell’opera d’arte. I corpi illuminanti implementati trasmettono dati attraverso il protocollo di comunicazione Li-Fi, che ha grandi vantaggi in quanto la comunicazione è molto veloce perché la luce ha uno spettro molto più ampio rispetto a quello delle radiofrequenze. E’ inoltre molto sicura e nel caso di musei e ambienti indoor, riesce a dare informazioni con estrema prossimità rispetto alla posizione dell’utente in quel momento, migliorando la fruizione del patrimonio culturale in un percorso di indoor navigation. E’ come se fosse un Google maps per interni molto preciso che consente di fruire al meglio un ambiente indoor con l’abbattimento delle radiofrequenze.

Il prototipo ha già diffusione in Italia?

Si e la diffusione è ottima. La nostra società To Be è nata 5 anni fa, ma già da prima lavoravamo su queste soluzioni, realizzando la prima scuola al mondo di tecnologia Li-Fi, il primo museo, la prima nave e i primi ospedali in modalità Li-Fi.

La prima sperimentazione museale al mondo quale è stata?

Al Parco Archeologico di Pompei. Abbiamo sperimentato i primi punti Li-Fi all’interno dei bracci dell’Anfiteatro, dove abbiamo reso possibile la rievocazione del concerto “Live at Pompei”che i Pink Floyd tennero proprio in quel sito nel 1971.

Le piace il titolo “Luce all’arte con Li-Fi”?

Si, credo sia un titolo che racchiude in sè tutto il potenziale evocativo di questa tecnologia.

Alfonso Pecoraro Scanio

L’eco digital applicato alla cultura che storia racconta?

Racconta che la transizione ecologica e digitale devono andare insieme e che utilizzando tecnologie innovative come il Li-Fi che permette di trasferire i dati usando la luce invece che l’elettrosmog del wi-fi, possiamo far conoscere meglio agli utenti dei musei italiani le ricchezze culturali storiche, archeologiche e artistiche di un Paese come l’Italia unico al mondo, con la velocità della luce e con tecnologie che avvicinano e appassionano anche i più giovani alla grande storia dell’Italia.

Perché la storia del senatore Giovanni Barracco la appassiona?

E’ la storia importante di un nobile calabrese, uno degli uomini più ricchi d’ Italia, che studia a Napoli, capitale del Regno, alla Federico II, la prima università laica al mondo, animato, seppur nobile, da ispirazioni liberali sostiene Garibaldi e la spedizione dei Mille, si impegna come senatore in quelle che sono state le capitali italiane, Torino, Firenze e Roma, diventa cittadino onorario di Roma e nel 1902 le regala una delle più belle collezioni archeologiche che oggi la capitale può esporre. E’ un esempio di buona politica perchè è stato a lungo deputato e senatore, dedito al bene del Paese, una persona che rappresenta il volto migliore del Mezzogiorno d’Italia, quello che ha dato un contributo essenziale alla storia dell’Italia. La sua storia merita di essere conosciuta.

L’eco digital aiuta a raccontare in maniera più efficace il patrimonio culturale italiano all’estero?

L’Itala è già molto conosciuta nel mondo, la ricchezza è tanta ma dobbiamo impegnarci a rendere sempre più fruibile il nostro patrimonio attraverso l’utilizzo di nuovi canali, anche piattaforme come Netflix, acquisendo la capacità dei grandi divulgatori di formazione anglosassone, inglesi e americani, di saper raccontare al meglio la nostra cultura, con formule veloci adatte a una platea internazionale. In Italia abbiamo Alberto Angela che divulga benissimo ma non è sufficiente ed è pertanto necessario potenziare questo tipo di divulgazione.

E’ un tema importante che vede la Fondazione Osservatorio Roma tenacemente impegnata nella divulgazione della cultura italiana all’estero. La Fondazione Univerde perché nasce e con quale finalità?

Nasce per diffondere la cultura ecologista, con l’obiettivo di non far estinguere la specie umana entro la fine del secolo, con un cambiamento climatico catastrofico. Ha l’obiettivo ambizioso di evitare l’estinzione dell’homo sapiens e della biodiversità che conosciamo, attraverso la divulgazione e con iniziative concrete, valorizzando al contempo la grande tradizione italiana. Abbiamo realizzato l’iscrizione dell’Arte tradizionale del pizzaiuolo napoletano nel patrimonio immateriale dell’Unesco con 2milioni di firme, molte raccolte negli Stati Uniti attraverso gli eventi che organizziamo. La Fondazione UniVerde lavora per evitare il rischio catastrofico del cambiamento climatico ma lavora anche per valorizzare la conoscenza della cultura e delle tradizioni italiane ed europee.