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Le botteghe storiche di Roma

La storia delle botteghe, intese come luoghi in cui si realizzavano prodotti destinati alla vendita, si perde nella notte dei tempi. Conosciamo esattamente le botteghe romane dell’età classica grazie alle descrizioni degli storici latini, alle epigrafi e agli affreschi conservati a Pompei, iconica colonia romana. Le botteghe erano sempre aperte, illuminate di notte dalle lucerne, riparate da tettoie esterne che proteggevano i passanti dalla pioggia e dal sole, ed erano una vicina all’altra, senza soluzione di continuità nell’offrire merci e servizi. L’imperatore Domiziano fece allargare le stradicciuole di Roma fino a farle diventare vie, proprio per consentire ai commercianti di esporre i prodotti anche all’esterno dei laboratori. Tutto lascia pensare che il commercio di prossimità, tema attuale e dibattuto, abbia radici antiche e romane perché a Roma le botteghe storiche esistono da sempre, hanno grande importanza e restano fondamentali per ricostruire la storia, non solo commerciale, della città. Stamperie, cappellerie, cioccolaterie, biscottifici, falegnamerie e una infinità di attività artigianali, custodiscono saperi e tradizioni che appartengono al patrimonio storico e culturale di Roma. L’Antico Caffè Greco di Via dei Condotti, nato nel 1760, ha avuto nei secoli, tra gli illustri frequentatori, Baudelaire, Casanova, D’annunzio, Leopardi, Stendhal ma è solo una delle 201 botteghe storiche iscritte all’Albo Pretorio del Comune e una delle oltre 700 attività che attendono di essere censite e riconosciute. Fondazione Osservatorio Roma e America Oggi incontrano Giulio Anticoli, presidente dell’Associazione Botteghe Storiche, per raccontare gli artigiani che hanno costruito con le proprie mani la storia commerciale di Roma e le ragioni per le quali oggi le botteghe storiche meritano nuove attenzioni e tutele giuridiche.

Presidente, quando e come una bottega diventa storica?

La bottega storica non è da intendersi come bene personale o interesse del singolo, ma è patrimonio di Roma, perché racconta la sua storia, la tradizione del commercio, l’identità della città. Una bottega diventa storica dopo 50 anni di esercizio continuo, da parte della stessa famiglia, con lo stesso settore merceologico, nello stesso posto. La bottega storica diventa testimonianza sul territorio, della storia di una famiglia e di un mestiere, di tutti i mestieri, da quelli più antichi che risalgono alla tradizione etrusca, agli artigiani di oggi. Parlare di bottega storica significa affrontare un tema molto trasversale e molto identitario per la città.

Qual è il profilo tipo della bottega storica?

Non esiste un profilo esatto o una identificazione specifica della bottega storica, perché potrebbe essere quella di un autoriparatore che sta lì da sempre, la cioccolateria dei primi del Novecento che conserva ancora le antiche macine per il cacao, l’antica cappelleria, l’antica stamperia Trevi che è antecedente all’Unità d’Italia e testimonia una storia con una tradizione ultracentenaria. La bottega storica è tutto quello che rappresenta il tessuto di un rione, è la vita di un quartiere fatta di tante sfaccettature e servizi, dove la massima espressione è l’artigianato artistico che spesso si trova in contesti importanti che hanno conservato le stigliature antiche.

Quali sono le botteghe storiche più antiche e di pregio?

Il ristorante La Campana è forse la bottega storica più antica di Roma, è a via della Scrofa e anticamente era un luogo di ristoro e bivacco per i forestieri che arrivavano a Roma alla fine del ‘400. La Farmacia di via del Gambero, angolo via della Vite risale alla metà del ‘600 e ha ancora le stigliature d’epoca conservate intatte, c’è l’Antico Caffè Greco e molte altre botteghe che costituiscono un patrimonio tutto da scoprire.  Invito i turisti a farlo, ma anche i cittadini romani che ancora non ne hanno piena conoscenza.

Come si scoprono le botteghe storiche?

Sarebbe opportuno organizzare percorsi di visite guidate nelle botteghe che raccontano la storia di queste attività. Nel quartiere Tiburtino c’è una fabbrica di marmi dove arrivavano i binari del treno che deviavano dalla stazione ferroviaria Tiburtina per portare direttamente nel laboratorio del marmista i marmi, in arrivo dal Nord Italia, che dovevano essere lavorati per la costruzione del Vittoriano a Piazza Venezia. Sono tante le storie da scoprire, di famiglie e di attività, che raccontano Roma e la sua storia commerciale.

Le botteghe storiche e artigiane sono legate a vie iconiche che il mondo conosce per i nomi che ne raccontano la storia…

I nomi delle vie parlano da soli, via dei Liutai era il luogo in cui si costruivano strumenti musicali a corda, via dei Coronari la via in cui si realizzavano le corone per i rosari, a via dei Balestrari  si costruivano e vendevano le balestre,  a via dei Baullari  si  concentrava il maggior numero di botteghe che vendevano bauli e valigie, a via dei Chiavari  si realizzavano chiavi e serrature, a via dei Fornai c’erano i forni per il pane,  a via dei Funari  gli artigiani annodavano le funi. A Roma ci sono più strade dedicate ai mestieri artigianali che ai papi.

Chi e cosa ha trainato l’artigianato, da sempre nella storia di Roma?

A Roma nascevano e arrivavano le migliori maestranze e l’artigianato era trainato dalla continua richiesta che veniva dal Vaticano e dalla nobiltà romana che viveva nei palazzi storici per i quali c’era necessità di continue manutenzioni. Per molto tempo una realtà importante è stata la “bottega scuola”, perchè i genitori affidavano il proprio figlio a un artigiano che doveva non solo insegnare un mestiere al ragazzo, ma anche educarlo alla vita. L’artigiano riceveva un compenso dalla famiglia per ospitare il ragazzo in bottega anche a dormire, fino a quando non si fosse formato, alla vita e al mestiere.

La bottega scuola era un modello che potrebbe oggi essere recuperato come esperienza di formazione lavoro?

Era anche un centro per ragazzi che dovevano essere rieducati. Si diceva “vai ‘a bottega” per dire vai in galera, sottolineando il carattere rieducativo dell’apprendimento di un lavoro che diventava fondamentale per la vita. Oggi sarebbe intelligente riproporre il modello della bottega scuola per tramandare mestieri, preservare saperi e attività, con indubbio vantaggio per il commercio di Roma che offrirebbe a chi la visita, la possibilità di portare  come ricordo manufatti artigianali e non gadget prodotti in serie e  senza identità.

Un consiglio per i turisti?

Girare tra i vicoli di Roma, entrare nelle botteghe storiche, immergersi nella loro atmosfera. A via Margutta ci sono botteghe artigiane dove è possibile assistere alla realizzazione di restauri bellissimi e questo dà la possibilità di conoscere l’arte che si cela dietro a un intervento di restauro o alla realizzazione di un manufatto che si può acquistare a costi contenuti.

Quante sono le botteghe storiche di Roma?

Le botteghe storiche certificate nell’Albo Pretorio sono oggi 201, ma in realtà sono molte di più, ci sono ancora oltre 700 attività che aspettano di essere riconosciute come botteghe storiche da una Commissione che procede a rilento. Il Comune deve affrontare questo tema e procedere a un riconoscimento che non sia solo simbolico, con una pacca sulla spalla o una targa alla memoria. Chi ha un’attività storica lo sa di suo e non serve nessuna istituzione che glielo ricordi, ma necessita che si propongano serie politiche di conservazione, tutela e valorizzazione di botteghe che possono raccontare e rappresentare molto, anche come offerta di prodotti all’estero.

Le botteghe storiche hanno incrociato il cinema internazionale, a Roma fu realizzato il plissè dell’iconico abito bianco indossato da Marilyn Monroe…

Roma negli anni Cinquanta era la capitale del cinema internazionale, dove Liz Taylor, Gregory Peck e tutte le star americane venivano a girare grandi colossal, come Vacanze Romane. E’ proprio in quegli anni che nascono gli atelier di moda delle Sorelle Fontana, delle Fendi, che grazie a queste frequentazioni delle star internazionali, furono conosciuti in tutto il mondo. Sarebbero tanti gli aneddoti da raccontare.

Uno per tutti…

Liz Taylor quando venne a girare Cleopatra, andava a mangiare alla Taverna Flavia e Mimmo, il proprietario che aveva deciso di conoscerla, finse di svenire ai suoi piedi per essere soccorso da lei. Riuscì nell’intento e da allora nacque tra loro un profondo rapporto di amicizia che è durato tutta la vita e Liz lo invitò perfino in america per la festa dei suoi 40 anni.

Entri in una bottega storica e scopri un pezzo di Roma che non ti aspetti. Dove?

 A via Margutta 50 c’è un cortile splendido, dove si può accedere non solo per entrare nelle botteghe artigiane di un restauratore e un gioielliere che realizzano cose meravigliose, ma anche per scoprire una parte di Roma sorprendente e bellissima, sembra quasi un bosco con tutta la vegetazione che si affaccia da Villa Borghese, al centro della città ma che pochi conoscono. All’interno del cortile ci sono ancora le scalette che salivano verso quella che è stata la casa di Gregory Peck. Cercare le botteghe storiche significa anche scoprire una Roma a volte sconosciuta.

Quali sono gli interlocutori istituzionali che devono tutelare le botteghe storiche?

La Regione Lazio è l’istituto che legifera sulle botteghe storiche di Roma e noi auspichiamo che le recenti leggi approvate non siano solo uno spot pubblicitario ma offrano strumenti concreti per difendere attività che rischiano di scomparire, come è già successo a troppe attività. La Libreria Croce, il Caffè della Pace, la Libreria Herder, tutte attività storiche di grande importanza culturale e sociale per Roma, sono scomparse e al loro posto ci sono negozi completamente diversi, perché non è stata conservata neanche la destinazione d’uso. Il Consiglio Regionale ha appena approvato una nuova legge che disciplina la tutela e la valorizzazione delle botteghe e attività storiche, assimilandole ai beni culturali, di conseguenza dovrebbero avere la stessa tutela.

Sarà fatto un censimento di tutte le botteghe e attività storiche?

Si, la legge approvata prevede che il Comune di Roma trasmetta alla Regione le liste delle attività storiche presenti sul territorio. Il censimento è necessario e fondamentale per procedere alla istituzione di un elenco regionale.

Perché solo una piccola parte delle botteghe storiche è iscritta all’Albo Pretorio?

Questo è un tema che andrà affrontato, in quanto oggi iscriversi comporta più rischi che vantaggi per l’attività che deve conservare intatte le stigliature originarie, non può rinnovarsi se non con permessi difficili da ottenere. Necessitano strumenti concreti, economie particolari, alleggerimenti sulle tasse comunali e regionali, tutele nei confronti dei grandi marchi che se decidono di posizionare la propria attività con dieci porte nel centro storico, possono sfrattare anche 10 botteghe storiche che non hanno strumenti per difendersi.

Cosa servirebbe alle botteghe storiche oggi?

Una nuova “Dolce Vita”, una Roma con vie attrattive, che favoriscano il recupero dell’identità di una città unica al mondo, una nuova offerta turistica che incoraggi a visitare i vicoli, a conoscere le botteghe e gli artigiani che hanno una cultura infinita e la storia di Roma la raccontano con le loro mani.

Il Campidoglio ha un Ufficio Botteghe Storiche?

Si, lo istituì il sindaco Rutelli ed è in centro, a via dei Cerchi n.6, ma referente è anche l’Associazione Botteghe Storiche, nata nel 2010 su mia iniziativa, per difendere e tutelare le attività antiche che raccontano la storia commerciale di Roma.

La sua storia come incrocia le botteghe storiche?

Appartengo a una famiglia ebraica romana da 8 generazioni, con una storia antica di commercio e tradizione. Mio padre, dopo le persecuzioni naziste, aprì la sua attività di abbigliamento e moda a 24 anni, che oggi continuo io contando ancora sulla sua collaborazione. La nostra è una bottega storica nel quartiere Trieste che conserva la tradizione romana, coltiva l’accoglienza, organizza eventi culturali, apre il proprio spazio ai libri e agli alimenti biologici, creando concept dedicati ai prodotti di altre botteghe storiche di prossimità.

Organizzare fiere di valenza storica a Roma, valorizzerebbe l’artigianato locale?

Il turismo fieristico è fonte di vita per il commercio della città. Purtroppo Roma ha uno spazio fiera lontano dalla città, infelice e poco collegato. L’Associazione Botteghe storiche si sta battendo per utilizzare gli scenari naturali di una città unica al mondo. Una sfilata organizzata al Colosseo, a Trinità dei Monti o in altri luoghi iconici, valorizzerebbe prodotti che hanno già uno loro unicità e specialità.

Gli artigiani del futuro come si preparano?

E’un tema connesso alla tutela e valorizzazione delle botteghe storiche, le uniche che possono tramandare e insegnare mestieri e saperi. E’ necessario semplificare i vincoli strutturali ai quali sono sottoposte le botteghe storiche, per far sì che si torni alla funzione di bottega scuola, si formino i giovani e non si disperdano conoscenze secolari, come la tecnica etrusca che separa l’acqua piovana in 3 parti per realizzare oggetti in ceramica. Roma ha un patrimonio culturale di esperienze e conoscenze, legato alle botteghe storiche e artigiane, che va assolutamente difeso e tutelato, ma prima ancora va conosciuto e raccontato.