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Il Reggimento Corazzieri
Un Corpo antico che attraversa le epoche

La cerimonia di insediamento del Presidente della Repubblica si svolge con la solenne ritualità che caratterizza l’appuntamento più importante del settennato presidenziale. Un rigoroso cerimoniale indirizza atti che sono forma e sostanza, perché nei riti della Repubblica si leggono la solidità delle istituzioni, l’unità nazionale e il riconoscimento dei cittadini in chi li rappresenta. I Corazzieri, il corpo speciale dell’Arma dei Carabinieri che tutela il Presidente, accompagnano la cerimonia di insediamento del Capo dello Stato, sottolineando con la loro presenza, il ripetersi di una liturgia antica che ha radici solide nella storia della Patria e dei suoi Padri fondatori. Forza, imponenza, imperturbabilità, eleganza, sicurezza raccontano la storia di un Reggimento Corazzieri le cui origini risalgono al 1300 con la Compagnia di Arcieri e Scudieri di Casa Savoia, che ha un battesimo ufficiale il 10 agosto 1557 con il Duca Emanuele Filiberto e che solo nel 1868 entra a far parte dell’Arma dei Carabinieri nata nel 1814, attraversando i secoli e la storia, con denominazioni diverse ma conservando sempre il compito di rappresentare il Capo dello Stato e tutelarne la sicurezza. Fondazione Osservatorio Roma e America Oggi incontrano il Tenente Colonnello Emiliano Zatelli, Comandante del 2° Squadrone dei Corazzieri, per conoscere la storia del Reggimento e raccontare la cerimonia di insediamento del Presidente Sergio Mattarella vista dalla scorta d’onore.

Comandante, qual è storicamente il compito del Reggimento Corazzieri?

Il Reggimento, un corpo antico che attraversa secoli di storia, ha da sempre il compito bivalente di rappresentare e proteggere il Capo di Stato, sia quando nel passato era un Principe, un Duca, il Re di Sardegna, del Piemonte e del Regno d’Italia, sia oggi che è il Presidente della Repubblica.

Quali nomi ha assunto nei secoli il Reggimento?

Abbiamo avuto talmente tanti nomi che oggi, nella nostra Galleria dei Cimeli, abbiamo ricostruito un albero genealogico per i cambi di organigramma, denominazione e sede che si sono succeduti dal 1557, data certa del nostro esordio in combattimento. La denominazione attuale di Reggimento Corazzieri è in essere dal 1992, con la Presidenza di Oscar Luigi Scalfaro, ma nel passato siamo stati chiamati Carabinieri Guardie della Repubblica nel 1990, Carabinieri Guardie del Re nel 1878, Corazzieri Guardie d’Onore di Sua Maestà nel 1870 e, andando a ritroso, con molti altri nomi.

Corazziere deriva dalla corazza?

Il termine Corazziere torna spesso nella storia del nostro nome e deriva dalla corazza, il termine carabiniere entra nel nostro nome nel 1868, quando entriamo a far parte dell’Arma dei Carabinieri. L’ occasione è il matrimonio del figlio del re Vittorio Emanuele II, colui che salirà al trono con il nome di Umberto I. Il re aveva richiesto che 80 carabinieri fisicamente imponenti, su altrettanti cavalli, componessero il corteo nuziale di Umberto e Margherita di Savoia che, dopo il matrimonio celebrato in Piemonte, arrivavano a Firenze, allora capitale. I carabinieri convenuti, già altissimi per l’epoca, con stature di 180, 182cm, dopo il corteo non furono fatti rientrare nei rispettivi reparti di provenienza ma furono fatti rimanere dal re nell’antico Corpo dei Corazzieri a protezione di Sua Maestà e della Real Casa. Dal 7 febbraio 1868 i Corazzieri vengono arruolati nei carabinieri.

Il Corazziere chi è?

Il Corazziere è innanzitutto un carabiniere che ha precise peculiarità di imponenza fisica, è dotato di una fisicità armoniosa e versatile, necessaria per affrontare compiti diversi con un impegno fisico notevole. Il militare svolge il suo servizio a piedi, a cavallo e in motocicletta, con ruoli di rappresentanza e di guardia del corpo. Il Corazziere deve avere qualità di acclarata moralità, preparazione fisica che cura con un continuo addestramento, equilibrio e buon senso.

La corazza da quando caratterizza il Reggimento?

La corazza protettiva ha una origine che risale a civiltà antiche, arrivate a noi attraverso evoluzioni di materiali e forme. La corazza in metallo nera era già presente, come elemento decorativo, nel corteo nuziale di Vittorio Emanuele II, ma si trasforma da protezione a simbolo quando diventa nichelata, pochi anni dopo, fino ad assumere l’aspetto attuale in ferro battuto. La corazza supera la sua funzione protettiva quando le armi da fuoco subentrano alle armi bianche nell’arte della guerra e di conseguenza cambia anche l’assetto e l’equipaggiamento del militare.

Oltre le corazze, il Corazziere ha in dotazione uniformi ed elmi che ne caratterizzano la figura iconica

Il Corazziere è il militare che ha più tipologie di uniformi tra le Forze Armate, in quanto svolge servizio secondo protocolli di cerimoniale molto articolati, al seguito del Capo dello Stato, che egli protegge e rappresenta al Palazzo del Quirinale, nel resto della città di Roma, in Italia e a volte anche all’estero. La corazza caratterizza l’uniforme di Gran Gala, quella delle occasioni più importanti, come l’insediamento del Capo dello Stato, una visita Ufficiale di un Capo di Stato di un altro Paese o una visita di Stato, occasioni in cui un plotone è schierato in Corazza, a cavallo, nel cortile del Quirinale e un altro a piedi nella Loggia d’Onore. La corazza è motivo di orgoglio per chi la indossa, ma va saputa portare e sopportare per il suo peso che varia dagli 8 ai 9 Kg a seconda della stazza del Corazziere che la  veste. L’elmo, che pesa circa 2 chili, può essere con criniera o senza e accompagna la corazza ma anche l’uniforme di Mezza Gala, che ha l’elmo con criniera, una tunica a doppio petto, il tipico pantalone bianco dei Corazzieri e gli stivaloni alla scudiera, un modello antico che arriva sopra al ginocchio, retaggio di un passato in cui doveva proteggere gran parte della gamba. Il Corazziere ha in dotazione anche una Uniforme da Campo, composta dall’elmo senza criniera, con una giubba da cavallo, un pantalone bigio e uno stivale da equitazione semirigido, che si indossa in occasione di cerimonie militari dove il focus non è il Capo dello Stato o un suo ospite, ma è il Reggimento stesso che si inquadra o sfila per propri eventi, per ricorrenze o commemorazioni. Ci sono inoltre l’uniforme ordinaria e la Grande Uniforme di rappresentanza, quest’ultima per il militare che ordinariamente svolge rappresentanza nel cortile e nelle sale del palazzo presidenziale, calzando  l’elmo con criniera per sottolineare la presenza del Presidente nel palazzo e che prevede  un doppiopetto, un pantalone lungo e uno stivaletto con sperone per ricordare l’appartenenza all’Arma a cavallo. Si aggiungono a queste una serie di uniformi tecniche per i servizi di scuderia e altre  mansioni prettamente pratiche e operative.

I simboli e i distintivi delle uniformi come sono?

Tutti i capi di vestiario e di equipaggiamento sono completamente differenti da quelli dell’Arma dei Carabinieri, sono unici perché portano la foggia, i simboli e i distintivi di epoche antiche, precedenti la costituzione dell’Arma. La tradizione va conservata, adattandola a materiali e stoffe nuove. La criniera dell’elmo, che nasce per valorizzare l’imponenza del militare a cavallo ma anche per proteggere il collo da colpi di fendente, in passato era realizzata con 150 crini di cavallo per attutire il colpo della lama, oggi è sintetica nel rispetto di una sensibilità animalista che ci è propria.

L’ equipaggiamento, complesso e particolare, da chi viene realizzato?

Il Reggimento dei Corazzieri è una Unità speciale dell’Arma dei Carabinieri che ha al suo interno maestranze speciali per realizzare ciò di cui abbiamo bisogno. Ci sono Corazzieri che seguono la nostra sartoria e gestiscono la produzione di tutte le uniformi realizzate su misura. Abbiamo una bottega artigianale nella quale le nostre corazze, che si tramandano di generazione in generazione, vengono adattate per la stazza del Corazziere che la indosserà. Le corazze sono realizzazioni preziose che vanno manutenute, a volte rigenerate, ma non ricreate. Tra le 150 corazze di cui disponiamo e che custodiamo con rispetto quasi sacrale, le più recenti hanno oltre 50 anni, le più antiche circa 100. I militari sovrintendono al riadattamento degli elmi che possono a volte essere costruiti ex novo. L’opera preziosa è quella di dipendenti civili, sarti e artigiani del metallo, che con maestria eseguono le indicazioni dei Corazzieri.

Il Reggimento Corazzieri dove ha sede?

Il Reggimento dei Corazzieri ha una sede storica meravigliosa, parte del complesso monastico di Santa Susanna, dove siamo arrivati nel 1870, dopo la Breccia di Porta Pia,  poco distante dal Quirinale, il Palazzo che è stato residenza estiva dei Pontefici dalla fine del ‘500 che hanno progressivamente annesso alla palazzina del Belvedere nuovi caseggiati e costruito una corte attorno ai suoi meravigliosi giardini, residenza del Re d’Italia da fine ‘800, dove hanno abitato 4 re monarchi prima dei 12 presidenti  della Repubblica che si sono susseguiti dal 1946. La nostra caserma è un sito storico aperto al pubblico per volontà della Presidenza della Repubblica, visitabile ogni sabato mattina su prenotazione.

Che storia racconta la Caserma Alessandro Negri di Sanfront?

È un gioiello architettonico che racchiude tanta storia, insiste su una villa degli imperatori Flavi, conserva nei sotterranei, tra vestigia importanti, un mosaico parietale del 69 d.C.  È il mondo a centimetro zero dei Corazzieri che tendono a fare tutto in famiglia, a ricoprire ciascuno più incarichi, per realizzare tutto ciò di cui il Reggimento necessita, per unità di corpo ma anche per motivi di riservatezza. Ogni Corazziere ha più competenze e abilità, ci sono Corazzieri artigiani, falegnami, idraulici, muratori, elettricisti.

Come si svolge la vita nelle scuderie?

Nelle scuderie ci sono 43 box molto ampi per cavalli che hanno una stazza imponente superiore alla media, costruiti nel tempo dai Corazzieri falegnami, Corazzieri maniscalchi e dai lavoratori del metallo. Pur essendo al centro di Roma, nella caserma c’è un maneggio di 50 x 20 m, e un’area addestrativa dove possiamo montare e allenare i cavalli, al coperto, con ogni condizione atmosferica.

Il Corazziere e il cavallo compongono un binomio che sa di perfezione. Che rapporto racconta?

Il Presidente Carlo Azeglio Ciampi definì i nostri cavalli “silenti soldati”, perché il cavallo per un Corazziere non è uno strumento di lavoro, ma è un collega, un compagno, un fratello. I nostri cavalli arrivano al reggimento quando hanno 2/ 3 anni e possono rimanervi anche 20 anni, se adeguatamente allenati, curati e tolettati ogni giorno. Sono cavalli abituati alla disciplina, con una ottima indole caratteriale e spirito di sacrificio che pur avendo una stazza imponente, pesano 600/700 chili e misurano almeno 175 cm al garrese, sono molto delicati. I rischi più frequenti sono rappresentati dalle zoppie ai piedi, 4 unghie su cui poggia un peso importante e da coliche che possono portare anche al decesso. Noi siamo tutti carabinieri a cavallo e comprendiamo cosa significa per un animale che nasce libero e preda, imparare a fare il suo dovere qualunque cosa succeda, dal rumore provocato dal passaggio dalle Frecce Tricolori, alla sirena di un’autombulanza, al bambino che sventola la bandierina al passaggio del Presidente.

Come si portano i cavalli a livelli di assoluta imperturbabilità?

Nella fase di addestramento interno, durante le esercitazioni, gli altoparlanti diffondono con continuità i rumori della città, ma anche i suoni di una banda musicale con la quale il cavallo, di scorta o schierato, si deve confrontare. Il cavallo deve imparare a conoscere i rumori e a non temerli, per non imbizzarrire a scapito della sicurezza del cavallo e del cavaliere.

I cavalli che destino hanno alla fine del loro servizio attivo con i Corazzieri?

I cavalli dei Corazzieri non possono essere ceduti, per volontà della Presidenza della Repubblica. Alla fine del loro servizio attivo possono andare in congedo all’interno delle Tenuta presidenziale di Castelporziano, 6mila ettari di verde vicino al mare, una tenuta agricola all’interno della quale i nostri cavalli anziani hanno aree dedicate che li accolgono, curati e accuditi dal nostro personale veterinario, fino a quando non si spengono serenamente. La sola alternativa possibile per un cavallo del Reggimento è che un Corazziere lo adotti come animale da affezione e lo porti con sé, in una sua proprietà, per continuare a coltivare il rapporto e l’affetto che si era instaurato in servizio.

Ci sono stati Presidenti della Repubblica che hanno amato in modo particolare i cavalli Corazzieri?

Tutti i nostri Presidenti hanno rispettato, ammirato e amato i nostri cavalli. Il Presidente Ciampi ha creato, con grande sensibilità, un luogo di riposo per i cavalli anziani, il Presidente Mattarella è più volte venuto in visita nelle scuderie ed ha valorizzato moltissimo le scorte d’onore a cavallo.

Il Reggimento ha un Corazziere maniscalco che è passato alla storia…

È il Corazziere maniscalco che ha inventato il ferro gommato per gli zoccoli dei cavalli, in occasione di una visita della Regina Elisabetta II a Roma negli anni ’60, per evitare che i cavalli scivolassero sui sampietrini bagnati dalla pioggia. Squagliò il caucciù di vecchi copertoni d’auto dove intinse i ferri per rivestirli di gomma prima di applicarli sul piede dei cavalli, per aumentare l’aderenza del ferro durante il trotto della scorta. L’efficacia della trovata fu apprezzata dalla Regina che da amazzone esperta, percepì, nel rumore del calpestio degli oltre 30 cavalli che la scortavano, una delicatezza e un suono inusuale.  Il Reggimento Corazzieri inviò successivamente alla Regina Elisabetta, per il suo cavallo, un set di ferri gommati perfezionati con l’innovazione del Corazziere maniscalco che si recò a Londra per istruire il personale che si occupava delle scuderie reali ad applicare e a realizzare gli stessi ferri gommati. Nella selleria del Reggimento è esposta una lettera di ringraziamento con la quale l’Addetto Militare dell’Ambasciata Britannica ringraziava, negli anni ’60, il Comandante del Reggimento Corazzieri, a ricordo di una pagina della nostra storia di cui siamo orgogliosi.

I Corazzieri viaggiano anche in moto Guzzi

Le moto Guzzi esordiscono nel secondo dopoguerra, per rispondere alla necessità di realizzare scorte più veloci. Tutti i modelli di moto Guzzi che il Reggimento ha avuto in dotazione dagli anni ‘40 a oggi, sono esposti nella nostra caserma. Sono moto di alta rappresentanza, con un peso che si aggira sui 350 chili. L’ultima nata, la Moto Guzzi California 1400 Touring in dotazione ai Corazzieri dal 2016, ha sfilato anche a New York in occasione del Columbus Day.

I Corazzieri seguono il Presidente anche nei viaggi all’estero?

Solo in occasioni nelle quali la visita assume carattere di particolare solennità. La sicurezza e la protezione del Capo dello Stato in territorio estero è compito del Paese ospitante. Il 16 novembre 2003 il Presidente Ciampi, in visita di stato negli Stati Uniti, ha portato con sé i Corazzieri per deporre una corona a Ground Zero.

Le comunità italiane che vivono all’estero come vi accolgono?

L’entusiasmo, la gioia, l’affetto con cui ci accolgono i nostri compatrioti va sempre al di là di qualunque aspettativa.

Attualmente quanti sono i Corazzieri in servizio al Quirinale?

Circa 200, impegnati nella vigilanza, nella rappresentanza e nella protezione del Quirinale e del Presidente, 24 ore su 24.

I cavalli quanti sono?

50

Le moto Guzzi?

20

Com’è stata la cerimonia d’insediamento del Presidente Mattarella vista dai Corazzieri?

Un plotone di Corazzieri in Gran Gala ha atteso il Presidente Sergio Mattarella nel Palazzo di Montecitorio per rendergli gli onori in uscita, dopo il giuramento. Diciotto Corazzieri motociclisti lo hanno scortato fino a Piazza Venezia, all’Altare della Patria, al Sacello del Milite Ignoto che simboleggia i Caduti di tutte le guerre, dove il Capo dello Stato ha deposto una corona. Una rappresentanza di Corazzieri in Gran Gala era schierata sulla scalea dell’Altare della Patria. Una scorta di Corazzieri a cavallo lo ha accompagnato da Piazza Venezia al Palazzo del Quirinale, fin dentro il cortile per rendere al Presidente gli onori solenni insieme ai rappresentanti delle altre Forze Armate e della Guardia di Finanza. Corazzieri in Grande Uniforme di rappresentanza hanno infine punteggiato l’interno del Quirinale per la cerimonia di insediamento. I Corazzieri hanno avuto la responsabilità, il privilegio, l’onore e l’emozione di accompagnare il Capo dello Stato nel momento più solenne del settennato presidenziale. E ne siamo fieri, in nome del Tricolore, dello Stendardo di guerra e del nostro stemma araldico sotto la cui protezione abbiamo sfilato.