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Dacia Maraini racconta Pier Paolo Pasolini

Il 5 marzo 1922 nasceva Pier Paolo Pasolini, il poeta, regista, scrittore, saggista, drammaturgo e pittore che ha dato un’impronta personale inconfondibile alla cultura del Novecento italiano. Tutti hanno sentito parlare di Pasolini, molti hanno letto e continuano a leggere le sue opere letterarie e le poesie, tanti hanno visto i suoi film, alcuni apprezzano i suoi quadri, ma quanti conoscono realmente la complessità della vita di Pier Paolo Pasolini? A 100 anni dalla nascita e a quasi 50 dalla morte violenta ancora avvolta da mistero, Pasolini deve ancora essere scoperto e raccontato compiutamente, nel coraggio dell’uomo e nella preveggenza dell’intellettuale che ha anticipato temi e tempi e merita di essere correttamente “incontrato” al di là di qualsiasi etichetta o superficiale definizione. Succede sempre così quando la chiacchiera si erge a notizia e il pregiudizio offusca il giudizio come è accaduto a Pasolini, nello scontro con una cultura ufficiale bigotta.  Roma è la città che nel 1950 ha accolto Pier Paolo Pasolini, la sua vita e i suoi dolori. Nato a Bologna, figlio di un ufficiale di cavalleria e di una maestra, ha un fratello più piccolo, Guidalberto, che muore ragazzo durante la guerra partigiana. Il padre lo delude, la madre lo appaga di ogni affetto ed è per questo che resterà per sempre l’unica donna in una vita nella quale entreranno altre figure importanti e famose, l’amore platonico con Maria Callas, la profonda amicizia con Elsa Morante ma nella quale nessuna sarà mai completamente la sua donna. “PPP 100. Roma racconta Pasolini” è il programma delle iniziative culturali attraverso le quali la città che il poeta scelse come luogo di elezione, ricorda il centenario dalla nascita con un anno Pasoliniano ricco di eventi, mostre, spettacoli, incontri, proiezioni che interesseranno tutta la città, dal centro alle periferie.  Molte le istituzioni culturali coinvolte, a partire dalle Biblioteche di Roma che lo omaggiano attraverso le parole, con il progetto “Alfabeto Pasolini”, un viaggio nella sua produzione letteraria, teatrale e cinematografica attraverso 20 incontri che si concentrano su 20 parole chiave: Amici, Arte, Cinema, Corsaro, Critica, Friuli, Grecia, Manierismo, Morte/Trasfigurazione, Omosessualità, Padre/Madre, Periferie/Mondo, Petrolio, Poesia, Politica, Roma, Romanzi, Sacro, Teatro, Televisione. Ma per conoscere più compiutamente Pier Paolo Pasolini, le sue abitudini e le sue inquietudini, l’amore per i viaggi e per il calcio, e tanti particolari, alcuni mai raccontati, che costruiscono il racconto dell’uomo Pier Paolo, è consigliabile leggere un libro, in realtà una lunga lettera, scritto da Dacia Maraini per Neri Pozza Editore. La scrittrice è stata una delle sue amiche più care, talmente dentro la storia umana di Pasolini da non ricordare il momento preciso in cui lo ha conosciuto, perché Dacia e Alberto Moravia sono nel racconto di Pier Paolo con un ruolo di naturali protagonisti che possono avere solo gli amici veri.   Dacia Maraini può raccontare tutto di Pasolini, le avventure africane in Land Rover, le notti in tenda nel deserto con Maria Callas, le cene sul terrazzo di una casa condivisa di fronte alle dune di Sabaudia, i pranzi nelle pizzerie di Roma, i confronti dialettici, le manifestazioni, le fughe e i ritorni, un dialogo intimo che attraverso il ricordo, scrive oggi una pagina di verità. Fondazione Osservatorio Roma e America Oggi incontrano Dacia Maraini per ricordare “quei giorni insieme in cui non so se fossimo felici, Pier Paolo, ma certo vivevamo l’amicizia come una grazia lunare, per il gusto di stare insieme senza uno scopo”.

Chi è stato Pier Paolo Pasolini?

Difficile dire in poche parole chi sia stato Pasolini. Direi prima di tutto un poeta, poi un originale regista di cinema, poi scrittore, saggista, drammaturgo e perfino pittore. Un uomo sincero e appassionato che ha preso di petto i guasti del nostro tempo e ha pagato per la sua sincerità e il suo coraggio.

Come è riuscita a raccontare Pasolini “senza riuscire ad aprire la scatola segreta dei nostri comuni ricordi” che saltano come cavallette?

Mi sono affidata ai sogni. Nel sogno i ricordi diventano soffusi e suggestivi, nel sogno le contraddizioni diventano materia di contemplazione e non di scontro.

Ma la gente aveva di te un’idea diversa”. Quando si parla di Pasolini, qual è la prima immagine che viene in mente all’immaginario collettivo e quale invece la prima alla quale pensa lei?

Purtroppo la gente conosceva l’aspetto più battagliero e amaro di Pasolini, quello che appariva dai suoi scritti polemici e politici. Non hanno saputo, forse fino a dopo la sua morte, che in realtà, Pasolini era un uomo intrinsecamente mite, gioioso, gentile. Ma questa gentilezza e mitezza la riservava ai suoi amici e ai suoi affetti.

Forse anche per fare conoscere questo aspetto del suo carattere è stato giusto pubblicare questo libro.

Il Pasolini percepito dagli amici e da chi lo conosceva bene, è lo stesso che arrivava ai suoi lettori?

Leggendo i suoi scritti, ma soprattutto la sua poesia, ai lettori arrivano le due parti del suo carattere, ma molti si sono fermati agli scritti politici. La poesia in genere è poco letta.

Pasolini, intellettuale e artista a tutto tondo, cosa voleva raccontare e cosa è riuscito a raccontare?

Ha raccontato le bruttezze del suo tempo, ma spesso ha raccontato anche le bellezze della vita. Pensi alla trilogia della vita, i suoi film più giocosi e felici. Fra le bruttezze c’erano certamente anche le persecuzioni che ha subito. Se fosse stato accettato nella sua complessità da adolescente e poi da adulto, credo che il suo atteggiamento verso il mondo sarebbe stato meno iroso.

Qual era la sua idea della società, quale il suo sguardo sulla società italiana degli anni Sessanta e Settanta?

Mi sembra riduttivo riassumere in poche parole il suo sguardo sulla società italiana. Invito a leggere le sue poesie.

Pasolini era interessato all’idea che gli altri, la gente, si faceva di lui?

Certo, come tutti. Ma poiché era stato rifiutato e oltraggiato fin da piccolo, come omosessuale, come eretico, certamente finiva per chiudersi in un mondo solitario.

Era consapevole di essere un personaggio divisivo? Cavalcava questa irregolarità o la cosa lo angustiava?

Pasolini non faceva teatro, non recitava una parte. Lui era sincero nelle sue prese di posizione ed è per queto che infastidiva.

Che posto hanno avuto gli amici nella vita di Pasolini?

Credo che lui si fidasse soprattutto degli amici che gli erano cari.

Roma cosa ha rappresentato per Pasolini? E’ stata per lui madre o matrigna?

Roma non l’ha accolto bene, salvo gli amici che gli hanno voluto bene. La gente diffidava di lui. Circolavano racconti distorti su colui che veniva descritto come un rivoltato incontrollabile, ipercritico, aggressivo, uno che non si fermava davanti a niente, neanche a Dio.

La Roma degli anni vissuti con Pasolini era più laboratorio di idee o circolo sociale e culturale bigotto?

La cultura ufficiale era bigotta. Basta pensare che ferveva la censura. Ogni libro o film o spettacolo doveva passare attraverso l’approvazione della censura di Stato. Ricordiamo il film di Bertolucci che è stato non solo censurato ma bruciato fino all’ultima copia. Una cosa da Medioevo. Lo stesso Pasolini ha avuto più di 80 denunce. Forse anche per questo, la comunità degli artisti e degli intellettuali solidarizzava.

Pasolini e i giovani, studenti ma anche ragazzi di vita, un capitolo e una storia che ancora oggi continua a parlare

Pasolini cercava nei ragazzi un se stesso perduto che aveva conosciuto la leggerezza innocente della vita.

Pasolini e le donne, l’intesa profonda e appassionata con Maria Callas, ma anche con Elsa Morante

Tutti i rapporti di Pasolini con le donne sono stati segnati dal rapporto con sua madre, la piccola mite e tenera Susanna, la sola donna, come dice lo stesso poeta, che ha amato nella sua vita.

Per incontrare Pasolini attraverso la sua arte e le sue opere, cosa dovrebbe cominciare a leggere un giovane oggi?

A chi vuole conoscerlo oltre la cronaca, consiglierei di leggere prima di tutto le poesie. Poi due piccoli romanzi usciti postumi di una bellezza sfolgorante: Amado mio e Atti impuri.

Nel suo libro CARO PIER PAOLO, c’è tutto il vostro mondo, le trattorie romane, Piazza del Popolo, le dune di Sabaudia, i viaggi in Africa, il latte che sostituisce il vino, l’amore per la scrittura. Scriverlo cosa ha significato per lei?

Scrivendo l’ho conosciuto meglio e ho approfondito molti aspetti della nostra amicizia. Inoltre mi sono venuti alla mente tanti ricordi che avevo dimenticato.

Tornerà prima o poi l’antico modo di sorridere o resta anche questa un’utopia?

Non ho la palla di vetro. Dipenderà da noi se vorremo sorridere o farci la guerra.

Pasolini può ancora aiutarci a non spaventarci e a vedere l’aspetto magico e poetico in ogni avventura?

Penso di sì. I grandi poeti hanno questa capacità.