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Il Planetario di Roma
torna a far vedere il cielo e le stelle

Roma è città storica ma anche città della scienza e sceglie il 21 aprile, data simbolica che ne ricorda la fondazione avvenuta 2775 anni fa, per riconsegnare ai cittadini e ai visitatori un luogo di divulgazione scientifica e culturale, che aiuta a conoscere e a esplorare il cielo, sorvolando pianeti, nebulose e galassie. Il Planetario riapre dopo otto anni di chiusura, completamente rinnovato con tecnologie d’avanguardia, proponendo spettacoli concepiti e scritti interamente dagli astronomi che ne compongono lo staff scientifico. Un viaggio immersivo, per un pubblico di ogni età, alla scoperta della bellezza dell’universo e della sua evoluzione, fino ai nuovi traguardi dell’astrofisica. Ma dove si trova il Planetario e come si compie il viaggio? L’EUR è il quartiere che ospita il Museo della Civiltà Romana, all’interno del quale è collocato il Planetario, un ambiente che accoglie 98 poltrone reclinate, disposte circolarmente in tre anelli concentrici che permettono ai visitatori di volgere lo sguardo alla grande cupola, uno schermo emisferico di 300 metri quadrati e 14 metri di diametro, dove si costruisce lo spettacolo scientifico, accompagnato dalla coinvolgente narrazione degli astronomi non affidata a una registrazione, ma realizzata ogni volta dal vivo. Il nuovo software “Sky Explorer” permette di ricostruire, sull’ampia volta della cupola, ogni aspetto di un intero universo virtuale, aggiungendo la dimensione della profondità che si percepisce con la sensazione di lasciare la Terra per entrare nel cielo, navigandolo nello spazio e nel tempo. Scienza e storia si incontrano in una narrazione che solo il cielo di Roma può suggerire. Fondazione Osservatorio Roma e America Oggi incontrano Gabriele Catanzaro, astronomo del Planetario e Titti Di Salvo, Presidente del IX Municipio.

Gabriele Catanzaro

Come va raccontato il Planetario di Roma?

Il Planetario in generale è una macchina che ci permette di riscostruire il cielo stellato sopra di noi, in qualsiasi momento del giorno e della notte. Come Planetario di Roma abbiamo una filosofia che ci porta a raccontare il cielo in maniera assolutamente trasversale, da quella che è la percezione che l’uomo ha del cielo, la storia, l’archeologia e quello che è sempre stato il rapporto dell’uomo con il cielo, fino ad arrivare alle ultime ricerche dell’innovazione scientifica e alle ultime avanguardie della ricerca scientifica in generale. Una macchina come questa ci permette di immettere una quantità di dati tale da poter creare uno spettacolo ricco anche delle ultime novità. L’esempio è che nello spettacolo inaugurale un astronomo nostro collega che non è potuto essere presente per motivi di salute, ha potuto comunque intervenire facendo lo spettacolo da remoto all’interno del Planetario. E’ una macchina versatile che permette di spaziare su tematiche e modalità differenti.

Come e da chi è stato costruito lo spettacolo che parte dal racconto di Roma antica e arriva oggi a narrare Marte?

Tutto quello che si vede nel Planetario di Roma sono nostre produzioni, dello staff scientifico del Planetario. E’ una nostra scelta, di cui siamo molto orgogliosi. Entrando nel planetario di Roma, non si assiste a un filmato o alla riproduzione di uno spettacolo, ma tutto ciò che si vede è elaborato in tempo reale. E’ come stare all’interno di Matrix, perché noi elaboriamo linee di script che si traducono in ambientazione. Il lavoro del planetarista è intessere queste informazioni come un vero e proprio racconto che porti a spaziare in tutti gli ambiti e i settori possibili.

Quanti sono gli astronomi del Planetario direttamente coinvolti nel progetto?

Siamo quattro, Stefano Giovanardi, Gian Giacomo Gandolfi, Gianluca Masi e io, storici astronomi del Planetario di Roma, con Luca Nardi, new entry e bravissimo comunicatore della scienza anche sul web e sui social, che ha portato la quinta anima all’interno del Planetario di Roma.

Qual è la platea di riferimento del Planetario?

Il Planetario di Roma nasce per target vasti. Lo spettacolo con cui abbiamo riaperto è stato concepito e scritto per una platea molto eterogenea.  Abbiamo lavorato sulle emozioni, con suggestioni e musiche attraverso le quali portiamo le persone a vivere un’esperienza all’interno del buco nero, dove rimangono avvolte da questa struttura che ancora non conosciamo completamente. Stiamo predisponendo specifici spettacoli per i più piccoli e per le scuole, in considerazione delle diverse fasce d’età. Siamo pronti a lavorare con pubblici di tutte le età.

Perché il Planetario è rimasto chiuso per otto anni?

Sono stati fatti grandi lavori di ristrutturazione e messa a norma degli impianti del Planetario e del Museo della Civiltà Romana che ci ospita. Abbiamo approfittato di questo tempo per un rinnovo totale delle tecnologie e oggi riapriamo con innovazioni e tecnologie all’avanguardia.

Professor Catanzaro, cosa ha significato riaprire il Planetario il 21 aprile, il giorno in cui si festeggia il Natale di Roma?

Il 21 aprile è tradizionalmente legato alla città di Roma perché oltre a essere il Natale di Roma, è anche il giorno in cui al Pantheon il raggio di sole che entra dall’oculus della cupola, avvolge esattamente l’ingresso. Quando il tempio fu costruito nel 27 A.C. da Agrippa, fu pensato di avvolgere con un raggio di luce l’imperatore che entrava dalla porta di bronzo. Non tutti sanno che il Pantheon è una costruzione astronomica perché i cassettoni che sono nella parte superiore ricordano il ciclo lunare, i movimenti del sole e dei raggi di luce che entrano all’interno sono stati studiati astronomicamente e quindi abbiamo proprio la rappresentazione plastica di quello che è un planetario antico e racconta i movimenti del cielo.

Il Planetario di Roma, città storica, si occupa di scienza ma anche di storia

Nella costruzione dello spettacolo abbiamo messo insieme scienza, biologia, storia con l’intenzione di rompere lo schema della divisione tra le culture. La cultura è cultura e  parlando di biologia, astronomia,  geologia, archeologia,  raccontiamo quello che ci circonda. Le antiche sculture e le antiche rappresentazioni delle costellazioni erano legate al cielo stellato, nel dare i nomi ai pianeti si scelgono termini mitologici quindi la storia è bello conoscerla.  

Nel cielo c’è qualcosa che si chiama PLANETARIOROMA. Di cosa si tratta?

E’ un asteroide scoperto nel 1999 da uno dei nostri astronomi, Gianluca Masi, un grande scopritore di asteroidi, che lo volle dedicare al nostro Planetario. Abbiamo voluto celebrare questo ritorno al Planetario di Roma andando a cercare in cielo dove si trova in questo momento l’asteroide Planetario Roma, che era considerato un asteroide potenzialmente molto pericoloso, mentre oggi sappiamo che è oltre l’orbita di Marte, tranquillamente nella fascia degli asteroidi. Un pezzo del Planetario di Roma sta lì e gira intorno a noi.

Segno che Roma tende sempre in alto, talmente in alto da arrivare in cielo?

Certo, sicuramente!

 

Titti Di Salvo

Il Planetario torna alla città. Cosa significa per l’EUR, il quartiere che lo ospita?

Il IX Municipio ha una estensione chilometrica più grande di Milano. Ha una straordinaria esposizione museale e un territorio eterogeneo che offre molte attrazioni ai cittadini romani e ai turisti che vengono a visitare Roma. Il Planetario è una delle proposte più suggestive perché consente il viaggio nello spazio, guidato da astronomi che aiutano a comprendere il nostro cielo. Riapre dopo otto anni ed è un evento straordinario che siamo molto contenti di ospitare.

L’EUR è sempre più al centro dell’attenzione italiana e internazionale?

Nell’ultimo periodo ha accolto una serie di eventi internazionali importanti a cominciare dal G20, alla Formula E, all’Earth Day celebrato alla Nuvola di Fuksas. Il mio invito a tutti coloro che verranno a visitare Roma è quello di non perdersi questo straordinario quartiere e tutte le importanti proposte culturali che offre con l’ampia varietà di musei di cui il Museo della Civiltà Romana che ospita il Planetario è espressione. Interessanti sono anche gli esempi di architettura razionalista e di architettura contemporanea, che convivono nello spazio di un territorio accanto a interessanti proposte naturalistiche, con due riserve naturali, il Fosso della Cecchignola, straordinari percorsi di qualità del cibo e dell’agricoltura. Assolutamente da non perdere.