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Due donne oltre la legge
L’America premia il film che racconta l’Italia contadina del primo ‘900

Fondi, già nella storia del cinema mondiale per l’Oscar vinto da La Ciociara, il film capolavoro di Vittorio De Sica che consacrò attrice Sophia Loren, torna alla ribalta del cinema internazionale. “Due donne al di là della legge” è un film girato tra le montagne e la piana di quella terra di confine tra Ciociaria e Agro Pontino, ricca di storia, che fa da sfondo al racconto senza filtri e moralismi, di una Italia contadina, agreste, per alcuni aspetti inedita, del primo Novecento. Ed è a Fondi che il film sarà proiettato il 20 maggio in anteprima nazionale ma già prima di arrivare nelle sale cinematografiche, è arrivato alle lusinghiere attenzioni della critica internazionale. Il Ministero della Cultura gli ha attribuito il riconoscimento di film d’autore come produzione di notevole valore artistico e culturale, il World Fest di Houston lo ha insignito del Gold Award per la regia, il New York Movie Awards lo premia  con una serie di menzioni d’onore, l’Istituto italiano di Cultura a Los Angeles e il Consolato gli spalancano le porte. Fondazione Osservatorio Roma e America Oggi incontrano Raffaele Schettino, attore, regista, produttore e distributore di un film che racconta la storia di un fenomeno diffuso, noto a molti ma raccontato da pochi che indaga l’universo di famiglie allargate talvolta per necessità, altre per amore.

Ricevere in Texas il Gold Award per la regia cosa ha rappresentato?

Un riconoscimento dall’America, il continente che ha fatto la storia del cinema, in un festival giunto alla 55esima edizione, rappresenta molto per me e per chi con me ha realizzato questo film.

Il film come si racconta?

Partendo dalla sua genesi, dalla storia che mi è stata raccontata di una famiglia allargata, con due madri, un padre e tanti figli in comune, ambientata in un paesino del meridione negli anni Venti del Novecento. La notizia mi ha incuriosito perché non corrispondeva al clichè di un sud con una realtà sociale chiusa e retrograda come solitamente ci è raccontata. Incuriosito, ho cominciato a cercare e ho incontrato l’ultimo dei figli di questa famiglia allargata, l’unico ancora in vita.

Cosa le ha raccontato?

Una storia umana fatta di amore, felicità e soprattutto accettazione sociale. Sono rimasto molto stupito per la naturalezza del racconto, assolutamente rispondente alla naturalezza dei rapporti che si erano generati in una famiglia nella quale due coniugi sposati con figli hanno accettato l’inserimento di un’altra donna, divenuta anche lei madre, allargando la famiglia con altri figli e vivendo tutti in armonia, nella piena accettazione della comunità sociale. E’ la storia, molto moderna, che si svolge in un periodo antico, parallela ad altre storie simili perché ho scoperto che il fenomeno era molto diffuso.

Era un fenomeno rivoluzionario?

Si, per i tempi e anche per adesso perché oggi non credo sia possibile vivere con questa ampiezza di vedute. Se una coppia litiga, si separa o divorzia, ma questa è una conquista a cui si è arrivati solo negli anni Settanta. Erano valori rivoluzionari, paradossalmente accettati in quei tempi e forse meno oggi.

Quale modello di famiglia esce delineato da questa condizione?

Un modello a trazione femminile, matriarcale, perché sono le due donne a prendere la decisione di fare questa famiglia insieme, sono le madri che seguono gli eventi e prendono consapevolezza che l’aspetto umano della famiglia viene prima di qualsiasi sovrastruttura imposta.

Il titolo “Due donne al di là delle legge” nasce da questa considerazione?

Il titolo rappresenta esattamente il contesto delle due donne mentre prendono la decisione che a loro sembra migliore, al di là delle convenzioni e della legge.

Perché il cinema non ha raccontato una condizione di famiglia allargata che pare essere stata tanto diffusa nel secolo scorso?

Questo risponde a logiche sociali e politiche che non ho gli strumenti per analizzare. Prendo questa mancata narrazione come dato di fatto e lo considero, a livello personale, un dato biografico perché anche a me la storia del meridione non è mai stata raccontata in questi termini ma sempre e solo in un’ottica di patriarcato che non lasciava spazio né considerazione alle donne.

In un mondo oggi distratto e  che è per alcuni aspetti “oltre” queste tematiche, dove ognuno si costruisce una propria moralità, quali riflessioni, personali e sociali, possono suscitare scelte rivoluzionarie come quelle che il suo film racconta?

Io spero che lo spettatore prenda posizione di fronte alla storia che va a sfogliare, indipendentemente da quello che il regista e lo sceneggiatore volevano dire, ed entri in quella zona tanto importante per l’essere umano che si chiama dubbio. Il film, che racconta una storia con semplicità e spontaneità, nella quale gli attori sono entrati in maniera magistrale, non dà risposte ma spero susciti interrogativi.

Si aspettava tanta attenzione sia in Italia che all’estero?

Conoscevo il valore culturale del film, dato dalla forza della storia raccontata, dall’impegno produttivo, dalla capacità di immedesimazione e dalla bravura del cast, ma il riconoscimento non è mai scontato. Il film vuole raccontare in Italia e all’estero la nostra storia che è il nostro patrimonio e il Ministero della Cultura ha riconosciuto questo impegno e il  suo valore culturale. Ne siamo felici.

Il film è stato girato a Fondi, che è nella storia del cinema mondiale per l’Oscar a La Ciociara

Fondi è una realtà che ancora oggi racconta, nella semplicità del territorio e delle persone che la abitano, quello che io volevo raccontare con il film. Le ambientazioni sono state scelte perché il territorio si prestava a questo tipo di narrazione, c’è una scena girata in una cava, ci sono tutti gli esterni realizzati tra le caprette, c’è La Giudea che nel film è la piazza del paese immaginario chiamato Anditri dove è ambientato il film. Oltre al territorio, Fondi ha una sua storia importante legata al cinema, La Ciociara ha portato questi luoghi in tutto il mondo a cominciare dalla straordinaria chiesa di San Francesco, allora sconsacrata e oggi riconsacrata, Giuseppe De Santis, storico del Neorealismo, era di Fondi, una delle attrici Luisa De Santis figlia di Giuseppe è di Fondi, la protagonista Mara Calcagni è nativa di Fondi, molte comparse sono abitanti di Fondi. I motivi per cui Fondi ci ha scelto ed è stata scelta sono molteplici.

Quanto è importante nella sua storia quel paesaggio contadino e agreste espresso dal territorio fondano?

La realtà agraria di Fondi, legata oggi al MOF, il mercato ortofrutticolo più importante d’Italia, è fondamentale per raccontare la storia di un secolo fa che si svolge in una fattoria. Nonostante le inevitabili trasformazioni paesaggistiche avvenute negli ultimi decenni, siamo riusciti a individuare una zona, accanto a una cava, capace di restituire la realtà agreste di inizio secolo.

Il film quale messaggio desidera trasmettere?

Un messaggio di libertà affinché ciascuno possa fare scelte di libertà. Ma il vero rivelatore è sempre lo spettatore, perché ciascuno vede e coglie nel film messaggi diversi.

Perché questo film piace tanto all’estero?

E’ un racconto scritto con semplicità e autenticità che restituisce la storia, le nostre radici, la nostra umanità, il ricordo di una società molto diversa da quella di oggi ma in cui tutti possiamo riconoscerci, anche chi vive lontano dall’Italia. Per favorirne la diffusione il film potrà essere ascoltato in italiano con sottotitoli ma anche doppiato, proprio per arrivare meglio alla platea americana che sta dimostrando grande interesse.

Pensa che saranno molti gli Italiani emigrati a riconoscere  nel film storie di cui hanno avuto diretta esperienza o memoria di racconto?

L’emigrazione portava lontananza, in molti casi la famiglia si allargava per compensare le assenze e questo è un dato di fatto confermato da molte ricerche storiche. A me è capitato, mentre giravo il film, che in molti mi riferissero di avere conoscenza diretta di famiglie allargate come quella che racconto. Questo a mio parere costituisce un parametro anche per la comunità degli italiani all’estero, dove il fattore lontananza è stato spesso determinato da necessità economiche. Al di là della storia narrata, ci sono tanti elementi in cui gli italiani possono riconoscersi, i personaggi, le cadenze dialettali, la fisicità, i costumi. E’ una mappatura interiore che anche i figli degli emigrati di quarta generazione conservano perché sono tutti elementi che ci definiscono in quanto italiani.

Il New York Movie Awards ha attribuito la menzione d’onore al film nella categoria film lungometraggio, per la regia, il montaggio, la fotografia e la produzione. Con New York c’è un rapporto speciale?

Oltreoceano il film viene apprezzato sempre di più. E questo mi riempie di gioia, perché New York ha visto tanti dei miei antenati partire e radicarsi lì. E’ la New York  raccontata da Woody Allen, mio principale riferimento. Il fatto che il film possa scaldare i cuori dei discendenti dei miei prozii, mi emoziona come non mai.