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Anni interessanti. Momenti di vita italiana
1960 – 1975

Quando la cronaca diventa storia, l’irrilevanza di un momento assurge a documento. La fotografia coglie l’attimo e lo consegna al futuro, con il compito di raccontare alle generazioni successive le tappe di una storia individuale e collettiva. L’Archivio Luce Cinecittà è l’istituzione culturale che ha in carico la nostra memoria fotografica e audiovisiva,  con un numero impressionante di fotografie, 3 milioni e mezzo, in gran parte già digitalizzate. Eppure questi numeri, con il loro carico emotivo di racconto storico, sono destinati ad accrescersi esponenzialmente perché molte fotografie, come oggetto artistico, possono ancora nascere, grazie a intuizioni e tecnologie. I cinegiornali dell’epoca, preziosa fonte di ricostruzione storiografica, screenshottati in scatti singoli, con un fermo immagine del filmato, aprono a una infinita possibilità di raccontare la storia per immagini. Il Museo di Roma in Trastevere ospita dal 13 maggio al 16 ottobre la mostra fotografica “Anni interessanti – Momenti di vita italiana. 1960 -1975, che prende in prestito e omaggia il titolo dell’autobiografia di Eric J. Hobsbawn, grande storico del Secolo breve. 124 scatti, tutti in bianco e nero,  per guardare negli occhi la storia di un periodo  in cui l’Italia vive la stagione del miracolo economico, ha  una visibilità planetaria con il successo delle Olimpiadi di Roma, volano di costruzione e progettazione, canta con la musica leggera, compra le automobili, fa nascere un’idea tutta italiana di vacanza, con il popolo della battigia che diventa modello di leggerezza per l’Europa ma anche traino turistico per le spiagge italiane. E’ un’Italia che parla di Sanremo, Miss Italia, si incanta a guardare Rita Pavone sul tetto di una utilitaria e i Beatles su quello del Duomo di Milano, segue la prima visita del Papa in Ciociaria nel viaggio in autostrada appena costruita ma è anche l’Italia che sta per cadere nella spirale della violenza e del terrorismo degli anni Settanta. Siamo noi che oggi, posti di fronte a quelle foto, ci lasciamo invadere da un turbinio di emozioni e ricordi, perché tutti, ma proprio tutti, ci riconosciamo in quella storia. Fondazione Osservatorio Roma e America Oggi incontrano Chiara Sbarigia presidente di Luce Cinecittà, Enrico Bufalini direttore dell’Archivio Luce, Enrico Menduni curatore della mostra e del catalogo che la accompagna e Giancarlo Babusci direttore delle Mostre e dei Musei d’Arte di Roma.

Chiara Sbarigia

Presidente, perchè sono interessanti gli anni raccontati nella mostra?

Sono i cruciali anni Sessanta, molto importanti per la storia del nostro Paese, perchè attraversano il boom economico e continuano il viaggio già documentato con la mostra “Il Sorpasso. Quando l’Italia cominciò a correre”, affidata allo stesso curatore, il prof. Enrico Menduni, il grande mass mediologo che ha già ricostruito il decennio precedente.

Cinecittà e Archivio Luce hanno un ruolo fondamentale nel raccontare la storia per immagini

Una delle funzioni principali dell’Archivio Luce è proprio quella di raccontare la nostra storia attraverso le fotografie che custodisce, orientando e aiutando nella comprensione di un periodo storico. Il professor Menduni ha allestito questa mostra scegliendo, tra i tre milioni e mezzo di immagini depositate in archivio, quelle che documentano i momenti salienti del nostro Paese. Le storie di vita quotidiana, le foto di persone qualunque scattate da fotografi rimasti spesso anonimi, i personaggi famosi ritratti nei loro momenti di vita personale e pubblica, restituiscono alla mostra uno sguardo e una visione d’autore di cui siamo molto orgogliosi.

La storia raccontata per immagini che storia è?

E’ la storia più bella e immediata,  comprensibile anche a chi parla altre lingue, perché arriva direttamente, senza bisogno di un traduttore che può tradire l’immediatezza delle foto.

Immagini ma anche video e film?

Il Museo di Roma in Trastevere è un luogo bellissimo al centro di un quartiere di cui costituisce un importante punto di riferimento culturale,  che si presta ad accogliere anche uno spazio dedicato ai video per una narrazione ancora più completa. I visitatori avranno la possibilità di assistere per tutta l’estate, a partire dal 24 maggio, alla proiezione di alcuni tra i film italiani più significativi, realizzati da grandi autori a volte dimenticati, nel periodo storico che la mostra ricostruisce. Il medico della mutua, Il caso Mattei, Le mani sulla città, Mamma Roma sono solo alcuni tra i titoli selezionati e proposti, tutti sottotitolati, dove è possibile rivivere la tragicità e la comicità che il nostro grande cinema ha saputo rappresentare in quegli anni interessanti.

Enrico Menduni

In un mondo tanto raccontato e a volte urlato, porsi di fronte al racconto per immagini della nostra storia, quali riflessioni sollecita?

Le riflessioni nascono dal fatto che le foto sono tante, come i ricordi che si affollano nella mente di ciascuno, di quelli che c’erano e di quelli che hanno imparato questi fatti perché sono stati loro raccontati o perché li hanno visti al cinema o in televisione.

Anni interessanti perché?

Perché sono anni plurali che hanno avuto tante interpretazioni diverse. Noi abbiamo cercato di dare una interpretazione su due aspetti che riteniamo principali, da una parte la soddisfazione per un benessere che si comincia a palpare e dall’altra l’insoddisfazione perché a questo non corrisponde un livello di civiltà adeguato, con la conquista di diritti e il superamento di contraddizioni, come avveniva in altri Paesi europei. E’un’Italia che si affanna per essere un Paese come gli altri e per alcuni aspetti più degli altri, ma continua a portarsi dietro retaggi del passato che non riesce a elaborare.

124 scatti che documentano dal successo delle Olimpiadi alla morte di Pasolini

Sono 15 anni che in realtà assomigliano molto a quello che succede oggi. Raccontare ieri con gli occhi di oggi è un modo di raccontare l’oggi.

Attraverso tante fotografie emblematiche

Si, c’è una foto del 1960 con una madre felice di vaccinare il suo bambino, uno scatto del 1975 con i monopattini per fronteggiare la crisi energetica, una foto del Ponte Morandi in costruzione a Genova nel 1967, presentato come un capolavoro di ingegneria e diventato la tragedia italiana che tutti conosciamo. Molte foto riportano direttamente a oggi.

I cinegiornali screenshottati rendono infinita la possibilità di racconto della storia per immagini?

Per questa mostra le foto le abbiamo quasi inventate, perché molte erano negativi che non erano mai stati stampati. Alcune foto vengono da cinegiornali sottoposti all’operazione di screenshot che restituiscono immagini veritiere ma inedite, mai viste prima.  Ci sono inoltre molte foto di agenzia che nascono solo ora come oggetto d’arte, perché  in quegli anni erano state sviluppate ma non stampate.

Quando il visitatore si pone come osservatore di fronte a 124 scatti che gli raccontano la sua storia, cosa accade?

E’ come se al posto di queste 124 foto ci fossero 124 specchi.

 

Enrico Bufalini

L’archivio Luce ha sperimentato nuove tecniche di stampa per l’allestimento della mostra?

Abbiamo sperimentato la tecnica dello screenshot quando la documentazione fotografica non era presente, come nel caso dell’affondamento della nave Andrea Doria, foto che ora abbiamo perché i preziosi materiali dell’Archivio Luce sono in pellicola 35 millimetri e garantiscono un’ottima qualità. Le immagini digitali ottenute hanno una qualità fotografica pari a quella delle fotografie e consentono di sostituire in alcuni casi il supporto fotografico mancante. E’ opportuno ricordare che le fotografie, negli anni in cui venivano scattate, erano stampate solo in parte e solo quelle selezionate per pubblicare e vendere ai rotocalchi e giornali.

E’ una svolta per la ricostruzione fotografica del passato?

E’ un indubbio arricchimento anche per il linguaggio dei mass media perchè le fotografie possono ora trovare nuova vita laddove altri scatti, non selezionati inizialmente dal fotografo o dalla redazione, possono oggi di fatto nascere per la prima volta, foto stampate e rese pubbliche come inediti che completano la visione del tempo.

I tre milioni e mezzo di foto depositate nell’Archivio Luce sono solo la base di un racconto infinito?

Un racconto fatto dai fondi fotografici propri dell’Archivio Luce che raccontavano la propaganda fascista e gli eventi bellici fino alla fine della guerra, dai fondi successivi delle agenzie e di quelli di autori importanti come Garrubba e Settanni che facevano fotografia d’arte. Ma ora il racconto per immagini si apre a nuove possibilità.

L’archivio Luce è il luogo perfetto dove ogni italiano può riconoscere la propria storia?

Certamente, perché ha una funzione fondamentale nella memoria del nostro Paese e del mondo intero, che gli è stata riconosciuta con l’iscrizione nel Registro della Memoria dell’Unesco proprio per la capacità di raccontare l’evoluzione dei movimenti e mutamenti italiani, storici, politici e sociali.

Giancarlo Babusci

Il Museo di Roma in Trastevere è solo a vocazione fotografica?

Il taglio fotografico che da qualche anno si sta dando al Museo di Roma in Trastevere si sta consolidando perché è molto partecipato e suscita una risposta interessata da parte del pubblico che restituisce numeri importanti. Il Museo tuttavia conserva al piano superiore alcune esposizioni permanenti che raccontano la cultura della città e che stiamo pensando di rivedere con un nuovo riallestimento.

E’ un luogo della cultura in un quartiere che ha tante anime

E’ un posto molto gradevole pur trovandosi all’interno di una città consolidata e molto costruita, che accoglie un pubblico di ogni età.