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Nasce il Museo dell’Arte Salvata

Un’opera d’arte recuperata, soprattutto se di pregevole valore, conquista le prime pagine dei giornali e arriva all’attenzione generale attraverso molteplici canali di comunicazione. Ci sono invece migliaia di reperti archeologici e oggetti d’arte che al di là del dato numerico riferito, spesso sensazionalistico per via della quantità di oggetti recuperati, non hanno altrettanta attenzione e visibilità. Si ascoltano numeri, si vedono casse che li trasportano, ci si chiede come siano e che storia raccontino. Per rispondere a una sempre più diffusa esigenza di fruizione pubblica, nasce il Museo dell’Arte Salvata, una iniziativa unica al mondo, realizzata per volontà del Ministro della Cultura Dario Franceschini, in considerazione degli innumerevoli successi investigativi del Comando TPC Arma dei Carabinieri. I Carabinieri dell’Arte sono ovunque, nel contrasto ai traffici illeciti, nel recupero di opere trafugate, nella salvaguardia di opere d’arte, nelle calamità naturali e nelle sciagure indotte dagli uomini. All’arte violata i Carabinieri TPC rispondono con l’arte salvata e in questi ultimi anni i cittadini, non solo la comunità scientifica degli addetti ai lavori, hanno imparato a conoscere e apprezzare un compito svolto come missione, l’arte di salvare l’Arte che è di esempio al mondo. Il Museo dell’Arte Salvata nasce per accogliere transitoriamente gli oggetti recuperati, per esporli, avvicinarli al pubblico, contestualizzarli storicamente con informazioni di carattere divulgativo, in attesa di ricollocarli, dopo qualche mese, nei luoghi di originaria appartenenza. Il Museo, concepito per ospitare mostre in rotazione, avrà di volta in volta un diverso allestimento, realizzato con altre opere salvate per raccontare nuove storie di recupero. “Non amare l’arte in Italia equivale a un delitto, è la premessa per lasciarla distruggere. Non difendere l’arte, se sei italiano, è voltare le spalle alla tua storia, disonorare tuo padre e tua madre”. Le parole del generale Roberto Riccardi, Comandante dei Carabinieri dell’Arte, introducono nel Museo dell’Arte Salvata, costituito a Roma nel complesso delle Terme di Diocleziano, in seno al Museo Nazionale Romano. Ma perché salvare l’arte è di fondamentale importanza per ogni società? Forse perché “L’Arte salvata comunica un messaggio di civiltà”, come sottolinea il Generale Teo Luzi, Comandante dell’Arma dei Carabinieri.  Il Museo dell’Arte Salvata, casa di accoglienza per bellezza ritrovata, è anche casa dei Carabinieri che salvano l’arte e continuano a proteggerla sempre, anche quando sono in pensione. Una convenzione tra il Ministero della Cultura e l’Associazione Nazionale Carabinieri assicura la loro presenza all’interno dell’Aula Ottagona dove sono esposti i tesori recuperati. Una bella pagina di passione investigativa e amore per l’arte che unisce tutti coloro che hanno a cuore la salvaguardia del nostro patris munis, il patrimonio lasciato in dono dai nostri antenati. Fondazione Osservatorio Roma e America Oggi incontrano il Direttore Generale dei Musei Massimo Osanna, il Generale Roberto Riccardi, il Direttore del Museo Nazionale Romano Stephane Verger e il Generale Pasquale Muggeo, personalità del Ministero della Cultura e dell’Arma dei Carabinieri che presentano il Museo e raccontano storie di recuperi che preservano il nostro passato e custodiscono la nostra identità.  

Massimo Osanna

Direttore, come nasce il Museo dell’Arte Salvata?

Il Museo dell’Arte Salvata è una bellissima operazione che abbiamo realizzato come Ministero della Cultura insieme ai Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, per restituire al pubblico italiano e internazionale capolavori che in Italia nessuno aveva visto. Le opere avevano oltrepassato i confini nazionali, molte erano finite negli Stati Uniti ma oggi, attraverso i nostri Carabinieri, sono state recuperate e finalmente possono essere esposte alla pubblica fruizione per una godibilità condivisa.

Le opere a quale periodo appartengono?

Ci sono capolavori dall’VIII secolo A.C. fino al IV secolo, sono oggetti che vengono dall’Etruria, da Cerveteri, Taranto, Matera, Paestum e che finalmente tornano a casa.  Ceramiche e terrecotte votive, grandi giare, vasi da profumi, anfore  e alcuni preziosi oggetti di metallo.  Oggi è un giorno di grande gioia per tutti.

Il Museo dell’Arte Salvata contribuirà a sensibilizzare sulla conoscenza del nostro straordinario patrimonio storico e archeologico?

Certamente, il Museo nasce anche con una finalità didattica per insegnare quanto il nostro patrimonio sia fragile e per sensibilizzare sulla necessità di una tutela condivisa,  perché è il patrimonio di tutti e dobbiamo fare in modo che sia un patrimonio pubblico. L’apertura di questo museo sarà anche una preziosa occasione di ricerca e di confronto scientifico tra specialisti su alcuni pezzi che ancora non hanno raccontato compiutamente la loro storia.

Generale Roberto Riccardi

Nasce il Museo dell’Arte Salvata. Finalmente?

Si concretizza l’idea di avere una permanente esposizione di oggetti che tornano, nata a fine dicembre 2021 mentre presentavamo, con il ministro della Cultura Franceschini, i reperti recuperati.

Il Museo dell’Arte Salvata cambierà periodicamente allestimento?

L’idea del Museo dell’Arte Salvata è quella di avere rotazioni degli oggetti recuperati e mentre questo primo allestimento con cui inaugura il Museo viene assegnato dalle Direzioni competenti ai musei di origine degli oggetti, cioè i luoghi dove sono stati trafugati, si prepara la prossima mostra.

Il Comando dei Carabinieri TPC è l’anima di questo museo

Gli oggetti provengono dalle nostre indagini, in questo caso si tratta di recuperi avvenuti negli Stati Uniti, circa 200 oggetti rientrati in Italia, di cui la metà è esposta in mostra. I reperti recuperati erano stati assoggettati alla solita trafila degli scavi clandestini, della esportazione illecita, di vari passaggi di mano fino ad approdare in musei, case d’asta o collezioni private.

Salvare l’arte per essere salvati?

E’ una difesa necessaria oggi come lo è stata in ogni tempo. I beni artistici hanno tanti nemici, la polvere del tempo, l’incuria degli uomini, le calamità naturali, gli eventi bellici. Proteggere il patrimonio culturale è la missione che ci è stata affidata e a essa per nulla al mondo vorremmo sottrarci.

Stephane Verger

Il Museo Nazionale Romano accoglie l’Arte Salvata e apre una nuova pagina di storia?

A Roma i monumenti hanno una lunga storia e una vita importante che li ha visti trasformarsi nel tempo.  Per essere fedeli alla storia di questi monumenti, dobbiamo farli vivere, trasformarli, conservando la loro autenticità di monumenti antichi, medievali e moderni ma aggiungendo pagine di storia. Il Museo dell’Arte Salvata apre davvero una nuova pagina di storia.

L’Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano che storia racconta?

L’Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano è uno dei posti più incredibili di Roma perché ha una lunghissima storia. Sotto l’Aula ci sono i resti del Tempio della Gens Flavia, la dinastia degli Imperatori Flavi. La cupola è una delle più grandi di Roma per l’età antica. Nel Cinquecento questo posto faceva parte dei granai papali, era il luogo dove arrivava tutto il grano di Roma per poi essere ridistribuito nella città. Nel XX secolo è diventato il Planetario di Roma e in quella occasione è stata realizzata una cupola di ghisa sulla quale si proiettava il cielo stellato. Noi abbiamo riproposto la copertura della volta con una tela tecnologica trasparente che rende visibile la fase antica e contemporanea del monumento. In questo posto sono custoditi i grandi capolavori della scultura greca a Roma, Policleto e Prassitele. Ci sono due copie romane della Afrodite cnidia, la statua più famosa dell’antichità, citata da Plinio e tanti altri.

L’apertura del Museo dell’Arte Salvata contribuisce a  valorizzare un luogo ricco di storia, per una conoscenza più diffusa ai cittadini romani e ai turisti?

C’è una collaborazione tra Roma Capitale e il Ministero della Cultura per valorizzare questo luogo e per riqualificare tutta la zona tra Piazza dei Cinquecento e Piazza della Repubblica. Questo consentirà anche di fortificare il legame tra tutte le sedi del Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo, Terme di Diocleziano e il Planetario con il nuovo Museo dell’Arte Salvata.  In vista del Giubileo del 2025 si potrà avere un collegamento tra le sedi, anche con la pedonalizzazione delle vie e una parte delle piazze, per rendere questo posto un’isola di cultura, al centro di Roma, a due passi dalla Stazione Termini.

Un luogo che ha molto da raccontare

Le Terme di Diocleziano sono spettacolari, hanno una lunga storia, antica ma anche rinascimentale, con il Chiostro di Michelangelo dove si può passeggiare nel cuore di Roma. L’isola di cultura a cui si pensa, si aggiunge all’offerta culturale del Museo che racconta Roma, dalle origini fino alla fine dell’antichità, ma racconta anche l’Italia. Tutto quello che si vede nel Museo si rimette nel contesto più ampio dell’Italia, più esattamente dell’Italia preromana per quanto riguarda l’attuale allestimento.

Generale Pasquale Muggeo

Un nuovo Museo per essere più vicini all’arte?

Essere vicini all’arte ci rende più belli, più bravi e più efficienti perché ci àncora al nostro passato e  questo è molto importante, perché non ci può essere presente e futuro senza passato.

I Carabinieri del Comando TPC ora in pensione, saranno i custodi delle opere salvate esposte nel Museo. Carabinieri per sempre?

Si rimane carabinieri per sempre. Io ho comandato il Reparto TPC, conosco bene la passione e la motivazione che anima ogni carabiniere che ne ha fatto parte e che oggi desidera restituire alla fruizione di tutti opere d’arte che rischiavano di giacere in qualche magazzino o corridoio. Siamo orgogliosi di offrire un servizio attraverso la nostra Associazione Nazionale Carabinieri, perché come ci ha insegnato il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, si rimane carabinieri per sempre, con gli Alamari cuciti sulla pelle.

Il compito dei Carabinieri nel museo quale sarà?

Nella nostra Associazione abbiamo costituito una sezione TPC formata da carabinieri che sono stati artefici di molti recuperi. Potranno raccontare aneddoti inediti su storie di recuperi e restituzioni internazionali, prestare assistenza ai visitatori e proteggere le opere d’arte esposte. Sarà una presenza significativa.