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Casa del Podcast
Nasce a Roma un luogo dedicato al podcasting

Casa del Podcast, un luogo interamente dedicato al mondo del podcasting, nasce a Roma, a Villa Torlonia, in seno a Technotown, l’hub delle scienza creativa. Esordisce con la Settimana del Podcast, un appuntamento di incontro e confronto tra chi il podcast lo fa e chi lo ascolta. L’iniziativa, unica al mondo, è stata realizzata dalla Associazione Italiana Podcasting, impegnata a diffondere la cultura del podcast in Italia. Fondazione Osservatorio Roma e America Oggi incontrano Giulio Gaudiano, presidente di ASSIPOD, conduttore di strategiadigitale.info, il primo podcast di business in Italia, per analizzare i dati di diffusione del podcast in crescita esponenziale e il loro impatto culturale e sociale su una comunicazione alle prese con trasformazioni straordinarie.

Cos’è un podcast e qual è il suo significato, anche etimologico?

Per capire cos’è un podcast dobbiamo partire dal nome e scomporlo, pod che sta per play on demand, e cast che sta per broadcast, quindi già il nome racchiude le modalità di fruizione e trasmissione. Si tratta di una tecnologia di distribuzione dei contenuti che permette di scegliere cosa ascoltare,  a differenza della radio il cui funzionamento è sul flusso di quello che la radio  sta trasmettendo nel momento in cui la accendo.

La modalità on demand si è già affermata?

E’ una modalità che si è molto affermata, perché oggi pochi sono disposti a far dettare dagli altri i tempi del nostro ascolto.

Quando comincia la storia del podcast?

Nel 2003, quando ancora non esisteva la modalità on demand, non esistevano i social network e You Tube, è stato inventato un modo per consentire a chiunque lo desiderasse, di ascoltare e creare radio online con contenuti a richiesta on demand. E’ così che è nato il podcast.

Come si è passati dalla valvola al podcast, da un flusso di informazioni analogiche al podcast digitale?

Si è passati dal podcast alla radio attraverso una modalità semplice, quella di Alan Kerry, l’inventore del podcasting che al termine della sua esperienza di lavoro come speaker di MTV, dove era abituato a creare contenuti e a costruire programmi, sempre connesso con la propria audience, ha tentato una nuova strada. Non essendo in possesso di antenne o frequenza per trasmettere la sua trasmissione,  ha iniziato a crearla sul proprio computer, utilizzando il web per distribuirla, pubblicando le registrazioni sul suo sito web.  L’esperienza dell’ascolto della radio è particolare, perché ci consente di ascoltare il programma che ci piace, su una frequenza di cui ci fidiamo. Alan Kerry ha cercato un modo per far sì che i suoi ascoltatori potessero accendere e  trovare il suo programma, ricevere automaticamente ogni episodio,  e  lo ha trovato attraverso la tecnologia RSS, Really Simple Syndiction,  che permette, attraverso un semplice file digitale, di iscriversi a un programma podcast e scaricare gli audio direttamente sull’ipod, attraverso una piccola modifica che lui stesso ha scritto.

Un innovatore, un visionario…

Con Kerry per la prima volta una persona ha creato un contenuto pensato per la fruizione via podcast, lo ha distribuito attraverso una tecnologia pensata per veicolare un file audio in maniera totalmente indipendente, ha consentito agli ascoltatori di utilizzare un dispositivo per ascoltare quel tipo di contenuto.  Si sono incrociati tre fattori che hanno dato vita al podcasting.

Una nuova realtà tecnologica e culturale?

Il podcasting è un nuovo mezzo di distribuzione, è come se dicessimo che la radio invece di viaggiare sulle onde, viaggia su internet, ma con il tempo ha creato anche una sua specificità culturale perché ha influenzato il linguaggio. Il media si è mischiato alla specificità del messaggio per creare una forma di comunicazione diretta, come insegnava il teorico della comunicazione Marshall McLuhan.

Com’è questa comunicazione?

Molto legata alla voce, all’expertise, alla passione di chi parla al microfono e riesce a creare una profonda relazione tra chi parla e chi ascolta.

Qual è la differenza tra lo speaker della radio e il podcaster?

Quando uno speaker parla alla radio legge un testo, fa un lavoro giornalistico e redazionale e immagina di avere davanti a sé una folla di ascoltatori, parla al plurale, perché la natura della radio è quella di parlare a molte persone. Il podcaster sa che quando parla al microfono ha un’unica persona che lo ascolta e con il quale riesce a creare una connessione particolare. E’ la magia del podcasting.

Il podcast chi lo fa e per chi?

Il podcast possono farlo tutti, nel mondo del podcast c’è spazio per qualsiasi argomento e per qualsiasi modo di trattare l’argomento. La tecnologia da utilizzare è molto semplice, si può creare un podcast dal proprio smartphone. Non c’è un profilo specifico del podcaster, tutti possono esserlo ed è per questo che il podcast ha in sé un grande potenziale culturale.

C’è differenza tra il podcast realizzato con artigianalità e quello realizzato con professionalità?

La differenza non è così apprezzabile come per altri tipi di contenuti. Una trasmissione televisiva realizzata nello scantinato di casa ha una amatorialità che inevitabilmente traspare. Nel mondo del podcasting non è così perché  contano i contenuti e la capacità di raccontarli, non  la forma ma la sostanza. Il focus va posto sul valore dei contenuti, sulla loro specificità e sulla capacità, per chi crea podcast, di essere appassionato dell’argomento di cui parla. E’ per questo che la professionalità della produzione incide per il 20%.

Il podcast quando arriva in Italia?

Nel 2005, quando alcuni podcaster italiani cominciano ad ascoltare i podcast americani e iniziano a crearne di propri. Il rock, la musica classica, la storia sono stati i primi argomenti dei podcast italiani fatti da professori universitari, professionisti che scoprono un nuovo modo di comunicare i propri interessi. Il 2005 è una data importante perchè si è svolto il primo raduno dei podcaster che si sono incontrati, confrontati e hanno cominciato a collaborare per creare programmi radiofonici e distribuire contenuti.  In Italia si è cominciato a parlare di podcast sui giornali, con una comunicazione più diffusa rispetto alla stretta cerchia degli appassionati, quando è stata pubblicata la serie “Veleno” in Italia e “Serial” negli Stati Uniti, due podcast, incentrati su fatti di cronaca, che hanno destato scalpore per i fatti raccontati e hanno attirato grande attenzione. Ci sono inoltre alcuni elementi che hanno contribuito molto alla diffusione dei podcast, come l’arrivo degli smartphone che ha ha reso più agevole il loro ascolto e l’esordio sulle piattaforme. Poter ascoltare su Spotify, oltre alla musica,  anche un podcast, ha segnato un prima e un dopo.

La pandemia ha influito nella diffusione dei podcast?

Si, c’è stato un grande salto nel numero degli ascoltatori, ma anche nel numero dei produttori perché tanti che avevano maturato il desiderio di creare un podcast, durante il lockdown hanno avuto il tempo per farlo. I podcast pubblicati per anno sono passati dai 3.500 del 2019, ai 20.000 del 2020.

In Italia chi ascolta podcast?

L’ascolto dei podcast oggi in Italia è un fenomeno trasversale. Fino a qualche anno fa, prima che le piattaforme di streaming adottassero i podcaster all’interno della piattaforma, il podcast era ascoltato da una fascia d’età compresa tra i 30 e i 50 anni. Questo ha una spiegazione storica perchè uno dei primi a intuire il potenziale dei podcast è stato Steve Jobs, il fondatore e AD di Apple, che in tempi non sospetti chiamò il creatore dei podcast chiedendogli l’elenco dei podcast pubblicati, creando una sovrapposizione tra Ipod e Iphone con la conseguente crescita del fenomeno mediatico dei podcast. Apple ha cavalcato il mondo del podcasting in una fase in cui è cresciuto costantemente ma molto lentamente e gli ascoltatori di podcast erano prevalentemente i possessori dei dispositivi Apple. Oggi l’età degli ascoltatori, trasversale perché tanti e trasversali sono gli argomenti, si è abbassata considerevolmente e questo soprattutto da quando sono arrivate le piattaforme. Sono moltissimi i teenagers che ascoltano podcast su Spotify.

E’cambiato il modo di fare podcasting?

Si perché il podcaster non è più un anonimo appassionato ma molto spesso vengono coinvolti nella creazione di podcast cantanti, artisti, personaggi famosi, youtuber. Il podcast è diventato un fenomeno di moda che ospita persone già famose che lo utilizzano non come il proprio canale di comunicazione principale ma per espandersi. Molti youtuber hanno il podcast per dialogare in modo più intimo con il proprio pubblico.

E i podcast di cosa parlano?

Di argomenti infiniti, c’è il podcast che parla dell’adolescenza, il podcast horror, il podcast di intrattenimento, quello comico e quello giornalistico che propone informazione e viene ascoltato da persone di età diverse.

Qual è oggi la sfida?

Far conoscere il podcast non come fenomeno da ascolto, ma per comunicare, perché il podcast è qualcosa alla portata di tutti non solo per essere audience e ascoltatori, ma per essere produttori di contenuti. Ciascuno può creare il proprio podcast sulla sua nicchia, senza dover rispondere a nessuna logica commerciale. Nessuno chiamerebbe un professore in radio per un programma sulla protostoria europea, ma con il podcast si possono registrare questi contenuti e affidarli all’ascolto delle persone interessate.

Casa del Podcast nasce grazie a ASSIPOD, una associazione nata con quali finalità?

ASSIPOD, Assoziazione Italiana Podcasting, nasce nell’ottobre 2020, su iniziativa di un gruppo di podcaster indipendenti, appassionati di questo mondo. L’obiettivo è promuovere la cultura del podcasting in Italia, facendo formazione ai ragazzi e accompagnandoli nel passaggio dall’ascolto alla produzione di podcast. L’ASSIPOD ha creato i primi PodCafè, luoghi nelle città, a Roma, Napoli, Genova, dove i podcaster possono incontrarsi, collaborare, utilizzare attrezzature per fare interviste e ora il luogo per eccellenza, Casa del Podcast.

 La prima al mondo?

Si, Casa del Podcast nasce a Villa Torlonia, all’interno di Technotown, l’hub della scienza creativa, dove si possono creare podcast, eventi, corsi di formazione e convegni, per progettare insieme il futuro del podcast e interrogarsi sul suo impatto culturale e sociale.

La Settimana del Podcast come è stata accolta?

La prima edizione della Settimana del Podcast, concepito come evento annuale di Casa del Podcast, vuole creare un risveglio dell’utilizzo consapevole dei media da parte di chi desidera avvicinarsi al podcasting perché ha un’idea. Partecipano persone per assistere alle performance dei podcaster dal vivo, per imparare a fare un podcast e per  ascoltare tutte le realtà culturali e sociali che hanno utilizzato il podcast in maniera efficace.

Podcaster si nasce o si diventa?

Podcaster si nasce e si diventa, perché se si ha la curiosità, il desiderio di raccontare, condividere e crescere insieme nell’ascolto reciproco, abbiamo il DNA giusto per essere podcaster. Lo si diventa perché più si fanno podcast e più si diventa bravi davanti al microfono, con un processo di miglioramento graduale.

Ci sono occasioni e opportunità per i podcaster?

Oggi ci sono ottime possibilità anche per chi inizia, perché è un settore nel quale l’indipendenza della distribuzione e la frammentazione delle piattaforme crea molte opportunità.

Il successo di un podcast si deve al mezzo, al contenuto o al conduttore/podcaster?

Il successo di un podcast si deve alla capacità, per chi lo crea, di entrare in una relazione di valore per chi lo ascolta e saper utilizzare il mezzo per veicolare reale valore attraverso i contenuti. Mettersi a servizio di chi ascolta, affinchè chi ascolta possa consigliare il podcast ad altre persone. I podcast sono come i libri, vanno scoperti, amati e consigliati.