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LUCIO DALLA
L’Universo Dalla in mostra a Roma

Lucio Dalla e il suo universo, perché un mondo non basta a definirlo, raccontato da un evento che supera la dimensione meramente espositiva della mostra e si trasforma in una straordinaria esperienza immersiva nella vita personale e artistica di un folletto geniale, diavoletto magico e angelo benedetto. La sua morte improvvisa, il 1 marzo 2012 mentre è in tourneè a Montreaux, dodici giorni dopo l’ultima esibizione al Festival di Sanremo, lo consegna alla storia personale e collettiva di un pubblico trasversale e appassionato che lo saluta nella sua Bologna il 4 marzo,  giorno della sua nascita e data evocativa della canzone  4 marzo 1943 che lo consacrò nell’Olimpo della musica italiana.  Lucio ha vissuto, in modo mistico e geniale, a modo suo, seguendo l’istinto, ascoltando il mondo intorno a lui, coltivando grandi passioni, ed è proprio dalle grandi passioni che nascono le sue indimenticabili canzoni. Musica, cinema, teatro, opera, pittura, arte, barche, mare, una vita piena di interessi e di bontà, una straordinaria umanità e una generosità che a dieci anni dalla scomparsa, anche se il tempo passa, suscitano ammirazione e nostalgia.  Lucio Dalla torna a Roma, quella che definiva “forse la città più bella la mondo, con la capacità unica di cavalcare le proprie energie positive e negative. Per questo la amo”. Roma, dove ha vissuto nel quartiere Trastevere a Vicolo del Buco 7, accoglie l’Universo Dalla nel Museo dell’Ara Pacis, nel ricordi di un artista celebrato da istituzioni, amici, gente comune ma soprattutto rimpianto da tutti. Fondazione Osservatorio Roma e ICN Radio NY incontrano Alessandro Nicosia, ideatore e curatore della mostra Lucio Dalla. Anche se il tempo passa, Leonardo Metalli, autore del docufilm Lucio Dalla chi sei tu?Il folletto geniale, Andrea Faccani, presidente della Fondazione Lucio Dalla, Miguel Gotor, assessore alla cultura di Roma Capitale, Carlo Verdone e Renzo Arbore, testimoni di indimenticabili pagine di vita e di arte vissute con Lucio.

Alessandro Nicosia

Lucio Dalla e la sua storia che continua, nonostante il tempo passi?

Il titolo della mostra, Anche se il tempo passa, trae spunto da una delle ultime canzoni di Lucio Dalla e rappresenta bene l’immortalità di un artista le cui canzoni sono opere d’arte destinate a durare per sempre. Caruso, Balla balla ballerina sono canzoni che identificano in maniera straordinaria il secolo scorso, fanno parte non solo della storia della musica ma anche della storia del nostro Paese. E’ un titolo che ha un grande valore introspettivo.

Una mostra attesa come evento assolutamente necessario per raccontare l’Universo Dalla?

Una doppia ricorrenza, il decennale della scomparsa di Lucio Dalla e l’approssimarsi degli ottanta anni dalla nascita che cadono il 4 marzo 2023, ha reso necessaria l’organizzazione di una mostra che cerca di presentare l’intero Universo di Dalla.

Universo Dalla perché?

Perché la mostra racconta l’uomo e l’artista, il suo carattere istrionico e timido, il suo lungo e ininterrotto successo. L’Universo Dalla è ricostruito con una lunga e minuziosa ricerca attraverso le sue dichiarazioni, interviste, i filmati, i giornali, le oltre 40 testimonianze degli amici di una vita, dai compagni di scuola ai suoi grandi amori che lo raccontano sempre in maniera speciale.

Visitare la mostra è come entrare nella casa, nello studio di registrazione, nella vita di Lucio Dalla

Ci sono molti materiali inediti, gelosamente conservati da chi gli ha voluto bene, le sue canzoni, i filmati, i cappelli, gli occhiali, gli strumenti musicali, gli abiti, quaderni, appunti, spartiti e tante foto, con personaggi importanti dello spettacolo e della cultura ma anche con persone sconosciute a cui dava amicalità. Tutto questo è l’Universo Dalla.

Dieci sezioni raccontano l’Universo Dalla?

Esattamente e una di queste si chiama Universo Dalla, dove il visitatore trova 250 fotografie di Lucio con i grandi della Terra, papi, capi di stato, con tutti i cantanti e i personaggi più incredibili. Ho costruito un Vocabolario Dalla che comprende 300 nomi di persone che hanno avuto rapporti con Lucio, proprio per far capire esattamente il valore della sua dimensione personale e artistica, comune a pochi.

Chi è Lucio Dalla?

E’ un pozzo di cose belle, un personaggio sempre sopra le righe che può sembrare arcigno ma in realtà è un uomo pieno di sentimenti. Ho raccolto racconti e storie bellissime sulla sua grande apertura di cuore che lo rende empatico con i ricchi e con i poveri, con i grandi e con gli ultimi.

Tra i grandi incontri, anche quello con Federico Fellini?

Si, li fa conoscere a Roma Vincenzo Mollica, nello studio di Fellini a Corso Italia, e suonano insieme allo stesso pianoforte dove Nino Rota faceva sentire i primi accordi delle colonne sonore per i film del regista. Nasce tra loro un legame bello, Roma diventa per tutti e due motivo di grande respiro culturale, ma anche di grandi bugie.

La mostra è l’occasione per conoscere la poliedricità di Lucio Dalla e il suo mondo fatto non solo di musica?

Musica, cinema, teatro, opera, arte, una poliedricità di interessi che la mostra racconta. La sezione dedicata al cinema si sofferma su film clamorosi ai quali ha partecipato come I Sovversivi dei Fratelli Taviani del 1967, i film con Pupi Avati, le colonne sonore e la musica per film che ha scritto. Il film cult Borotalco di Carlo Verdone è impreziosito dalla musica di Lucio. E poi tanto teatro, la Tosca, l’Arlecchino…

Una mostra che lo colloca tra i Grandi Italiani, ai quali il  suo Gruppo C.O.R dedica mostre che sono sempre eventi

Pavarotti, Fellini, Totò, De Filippo sono mostre recenti che abbiamo organizzato con gli eredi o con le fondazioni che li rappresentano, per celebrare centenari, cinquantennali, decennali ma soprattutto per esaltare il “fare bene italiano” di personaggi che sono fiori all’occhiello della nostra storia e del nostro Paese. La mostra dedicata a Lucio Dalla ha esordito a Bologna, la città dove è nato, è attualmente a Roma, arriverà a Napoli il 4 marzo e poi proseguirà per  Pesaro, perché alle Marche Dalla era molto legato anche per la cattedra di Comunicazione Integrata che aveva all’Università di Urbino.

Leonardo Metalli

Lucio chi sei tu? Il folletto geniale è un docufilm realizzato per la RAI, a proiezione continua nella mostra, che racconta un folletto bugiardo ma geniale. Perché folletto, perché bugiardo, perché geniale?

Lucio è un fenomeno, uno di quelli che nasce ogni tanto e come tutti i fenomeni, nasce e non muore mai. E’  un folletto perché era tutto e il contrario di tutto, era bugiardo ma proprio dalle bugie nascevano le idee geniali. Era un artista completo, un genio, era attore, mimo, era un grande poeta e soprattutto aveva tante passioni, la velocità, il mare, la barca, da cui traevano spunto le sue canzoni. Le sue grandi canzoni nascevano dalle sue grandi passioni. Ono molto soddisfatto che la Fondazione Lucio Dalla abbia scelto il mio docufilm per rappresentare, in questa mostra, una versione diversa di Lucio che resta un personaggio ancora tutto da scoprire.

Cosa lascia al suo pubblico un artista come Lucio Dalla, poliedrico, ma anche singolare e irregolare?

Lascia la sua irregolarità che fa del genio un fuoriclasse.

E a chi lo ha conosciuto e frequentato?

Chiunque lo abbia frequentato è rimasto toccato in maniera indelebile dalla grande forza artistica di Lucio e dalla sua straordinaria generosità.

Diavoletto magico e angelo benedetto. Perché?

Lucio era caratterialmente un mistico religioso, attento alle tradizioni, molto vicino alla gente comune, era anche un po' sensitivo e le sue canzoni lo raccontano. I Russi e gli Americani, Futura, l’Ultima Luna, colonna sonora di Borotalco con gli angeli e i demoni, è proprio il manifesto di Lucio Dalla perché esprime lo spirito con cui andava alla scoperta del mondo.

Chi non conosce Dalla, anche solo per motivi anagrafici, cosa trova quando si avvicina al suo universo?

Le sue bellissime canzoni e una musica che piace. Operazioni culturali come la mostra a lui dedicata e il docufilm che lo raccontano, servono proprio a contestualizzare la sua produzione artistica e a far conoscere una realtà musicale di grande forza artistica, destinata a restare nel tempo.

Una sezione della mostra è dedicata al rapporto di Lucio Dalla con Roma

Lucio era molto legato a Roma, ha abitato a Trastevere, a Vicolo del Buco dove ha composto molte canzoni, tra cui La notte dei miracoli. Sulla sua casa è stata apposta una targa che lo ricorda, con le prime strofe della canzone.

Lucio Dalla che tipo di musicista è stato?

Era un grande libero suonatore, non era un tecnicista ma un grande improvvisatore, un bravissimo jazzista, suonava il clarinetto come pochi, non a caso il mio docufilm si apre con Lucio clarinettista. Il brano Tu non mi basti mai si apre con 3 minuti di assolo pianoforte, orchestra e clarinetto, poi arriva la canzone e questo è uno schema che ripete in molti brani.

 

Andrea Faccani

La Fondazione Lucio Dalla porta in mostra il mondo di Lucio custodito nella casa museo di Bologna?

Ne siamo tutti felici, soprattutto io che per 25 anni ho accompagnato Lucio nei suoi spostamenti. Vedo la giacca che indossava in tourneè a New York a cui è legato un episodio divertente, le foto, i mille incontri con persone famose e gente comune. Ecco, forse il tratto di Lucio che la mostra evidenzia è la sua grande generosità nell’avvicinare tutti e nel lasciarsi avvicinare da tutti.

Vicino a tutti, vicino agli ultimi

Sempre vicino ai bisognosi. Il 6 gennaio offriva una cena a tutti i “barboni come me”, come amava dire, barboni nell’aspetto perché portavano la barba, ma nobili nell’animo. Lucio mangiava insieme a loro e a ciascuno lasciava sotto il piatto una busta con i soldi, sempre pronto a provvedere a qualsiasi necessità medica e assistenziale.

La mostra racconta la musica di Lucio Dalla e le sue altre grandi passioni. Cosa amava?

Oltre la musica, il cinema e la pittura erano per Lucio grandi passioni. Amava fare il cinema e andare al cinema, anche più volte di seguito a vedere lo stesso film, amava il mare, le barche. Sulla sua ultima barca ha inciso una canzone di Andrea Bocelli.

Bologna venera Lucio Dalla, la sua casa è un museo aperto a tutti

La sua casa custodisce il mondo di Lucio, conserva perfino i suoi odori, gli incensi che utilizzava. Ci sono tante opere d’arte che comprava soltanto perché gli piacevano, non per fare collezionismo. Un quadro di un artista famoso del 1700 si può trovare accanto a un quadro del 2000 realizzato da un giovane artista sconosciuto. Lucio ha lasciato tanto, tra le 500 canzoni che ha scritto ce ne sono molte che il pubblico ancora non conosce. La mostra è una grande occasione per approfondire la conoscenza di un uomo e un artista straordinario e indimenticabile.

Miguel Gotor

Lucio Dalla torna a Roma e la città lo accoglie come uno dei suoi figli più cari

Celebrare  Lucio Dalla all’Ara Pacis, un luogo prestigioso della classicità millenaria di Roma, è molto significativo perché si rappresenta un uomo, cantautore e artista che resterà nella storia della musica italiana. E’ una mostra itinerante, partita da Bologna, che attraverserà l’Italia, perché Lucio Dalla è un patrimonio nazionale ma era impensabile che non si fermasse a Roma, città che ha amato e che lo ha molto amato.

Cosa ha rappresentato Roma per Lucio Dalla?

Roma è stata per Dalla una città d’amore, vi ha comprato  casa, ha vissuto per lunghi periodi a Trastevere dove ha scritto molte canzoni, tra cui la celebre La sera dei miracoli, composta a Vicolo del Buco 7, nella cui strofa iniziale  Roma c’è prepotentemente, anzi sembra essere stata scritta proprio affacciato dalla finestra del suo appartamento  E’ la sera dei miracoli fai attenzione /qualcuno nei vicoli di Roma/ con la bocca fa a pezzi una canzone/è la sera dei cani che parlano tra loro/ della luna che sta per cadere/ e la gente corre nelle piazze per andare a vedere.” Ma Roma è anche una città di incontri con spiriti grandi come Federico Fellini, amici come De Gregori, Venditti, Verdone. Cosa rappresenta Roma per Dalla lo raccontano le sue parole “Roma è una città unica al mondo, un palcoscenico straordinario che unisce tutte le classi sociali, in cui non c’è contrasto ma voglia di stare insieme”.

Roma come lo ricambia?

Sentendolo parte del proprio patrimonio musicale e riconoscendogli la grande capacità di aver tenuto insieme un registro colto, raffinato, consapevole della storia della melodia italiana, con la sensibilità di intercettare gli umori popolari e la canzone nella sua forma più diffusa e pop.

Carlo Verdone

Borotalco, film cult costruito sulla musica di Lucio Dalla, ha segnato un punto di svolta nel rapporto tra la musica e il cinema?

Borotalco è stato girato nel 1982 con l’intento di accogliere gli anni Ottanta che arrivavano dopo un decennio terribile per l’Italia, rappresentandoli allegri, colorati, come auspicio di un rinascimento per l’Italia e soprattutto per i giovani. Questo rinascimento partiva soprattutto dall’ascolto di una nuova musica, non solo americana e inglese ma anche italiana. Capimmo subito che la musica di Lucio Dalla sarebbe stata la colonna sonora del nuovo decennio ed è per questo che scrissi un film in cui Lucio Dalla era l’idolo dei due protagonisti, io ed Eleonora Giorgi. Andammo a proporre l’idea e a chiedere l’utilizzo delle musiche a Lucio, nella sua bella casa in Vicolo del Buco, a Trastevere. Pensai che solo un romano o chi amasse Roma profondamente, potesse decidere di vivere in un vicolo che ricordava la Roma del Belli. Lo convincemmo, l’idea gli piacque, ci fece scegliere liberamente le canzoni.

Come reagì al ciclone Borotalco?

Il film vinse tanti premi, ma la sera dell’anteprima Lucio si accorse che sui manifesti il suo nome sovrastava quello di noi attori, tanto che il manifesto sembrava più la locandina di un suo concerto che di un film. Molto risentito, andò a Bologna a vedere il film ma la sala era pienissima e non c’erano più posti. Disse alla cassiera che si sarebbe buttato per terra e così fece, assistette all’anteprima sdraiato sul pavimento. Il film, pieno di battute ma soprattutto della sua bella musica, fu applauditissimo e gli applausi erano tutti diretti a lui. La mattina dopo mi telefonò e mi disse: “Ti ringrazio, hai fatto una commedia deliziosa. Bravo, grazie di questo omaggio”.

La sua musica come ha raccontato l’Italia all’estero?

E’ difficile dirlo perché i suoi testi erano criptici, enigmatici, ironici, affascinanti con punti a volte oscuri e altri invece molto chiari. E’ stato conosciuto all’estero perché ha saputo coniugare la tradizione melodica italiana con nuovi arrangiamenti, i suoi arrangiamenti, completamente spiazzanti e originali. Lucio ha sicuramente fatto capire che la musica italiana, anche all’estero, ha qualcosa da dire.

Renzo Arbore

Lucio Dalla, il figlio della signora Melotti

Una storia bellissima perché ho conosciuto Lucio quando lui aveva tre anni, io qualcuno in più e veniva con la madre, una modista di Bologna, a vendere abiti per mia madre a casa mia, a Foggia. Mentre loro erano impegnate, io facevo da baby sitter a Lucio, giocandoci insieme e intrattenendolo. Molti anni dopo, quando lo incontrai ed era già famoso, mi riconobbe e si presentò come il figlio della signora Melotti.

Cosa avevate in comune?

La passione per l’America, le cose americane e soprattutto per la musica americana perché tutti e due siamo partiti dal jazz tradizionale. Ci univa poi la grande passione per il clarinetto, uno strumento che Lucio suonava benissimo. In un programma che sta per andare in onda sulla RAI, trasmetteremo immagini di Lucio che smonta un clarinetto e come un mimo, fa vedere quante cose si possono fare con un clarinetto smontato. E poi ci univa l’amore per la Puglia.

Perché amava tanto la musica americana?

La definiva bastarda, perché era talmente varia che comprendeva tutto, perfino le intuizioni italiane dei primi emigranti siciliani  arrivati nella città di New Orleans. Conservo il ricordo di un concerto bellissimo che abbiamo fatto insieme a New York.

Cosa ha apprezzato di più in Lucio Dalla?

Lucio aveva una grande fantasia e grandi passioni, era eclettico e brillante, un uomo e un artista straordinario.