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La Romanità originale di Aquileia
in mostra a Roma

Roma celebra la fondazione bimillenaria dell’antica città di Aquileia, la quarta città per importanza e dimensione dell’Impero Romano, fondata nel 181 a.C, ospitando la mostra “AQUILEIA. Porta di Roma verso i Balcani e l’Oriente 2200” nel prestigioso spazio espositivo del Museo dell’Ara Pacis.  Aquileia era un luogo caro all’imperatore Augusto che amava trascorrere lunghi periodi nella città nata come colonia romana, ma in realtà diventata un’altra Roma ai confini dell’Impero, centro culturale e commerciale aperto agli influssi dell’Oriente e del Nord Africa che ne hanno definito una romanità originale. La vocazione di Aquileia al dialogo con l’altro, con genti diverse fece sì che diventasse l’interfaccia attiva di Roma con il Medio Oriente, la porta di ingresso non solo per derrate e prodotti ma anche per  filosofia, religioni, costumi e consuetudini. Oggi Aquileia è il sito archeologico più importante dell’Italia settentrionale e richiama ogni anno una media di 200.000 visitatori che arrivano in Friuli Venezia Giulia attratti dalla particolarità di una colonia romana espressione di forme di contaminazione artistiche e culturali che la caratterizzano e la distinguono.  La mostra, la cui finalità è non solo celebrativa della fondazione  ma anche divulgativa di una realtà storico-archeologica importante da far conoscere e valorizzare, è stata ideata e organizzata con il contributo di importanti istituzioni culturali, promossa dalla Sovrintendenza Capitolina, realizzata dalla Fondazione Aquileia in collaborazione con il Polo Museale del Friuli Venezia Giulia e il Museo Archeologico Nazionale di Aquileia, con il patrocinio del  MIBACT e curata per i servizi museali da Zetema Progetto Cultura. Le opere, in un percorso espositivo di grande interesse e suggestione, raccontano l’importanza del rapporto tra Roma e Aquileia ma anche la straordinaria capacità di rigenerarsi di una città dalla storia complessa, capace di risorgere a nuova vita dopo invasioni, spoliazioni, guerre e terremoti. 

Osservatorio Roma per America Oggi racconta la mostra, visitabile fino al 1° dicembre, con il contributo autorevole della Sovrintendente Capitolina Maria Vittoria Marini Clarelli, del Presidente della Fondazione Aquileia Antonio Zanardi Landi e della Direttrice del Museo  Archeologico Nazionale di Aquileia Marta Novello, con i quali approfondisce il legame tra le due antiche città di Roma e Aquileia e l’importanza di una mostra non comune per eterogeneità e  ricchezza dei reperti esposti.    

       Sovrintendente Marini Clarelli, Roma e Aquileia, due antiche città romane in dialogo culturale?

Aquileia era porta di Roma verso i Balcani e l’Oriente, la postazione più settentrionale del Mediterraneo, ma anche la più orientale delle occidentali. Costituiva un’area di confine importante, era la quarta città dell’Impero, un luogo in cui l’Imperatore Augusto soggiornava a lungo e con piacere. I collegamenti con Roma, con Augusto e con l’Ara Pacis, sono molto forti.

Ed è per questo che Il Museo dell’Ara Pacis, uno scrigno prezioso nella rete dei Musei in Comune di Roma,  è stato scelto come sede espositiva?

Il Museo dell’Ara Pacis, progettato dall’architetto americano Richard Maier, ha uno spazio espositivo molto moderno, indipendente dal monumento dell’altare dedicato da Augusto alla Pace, ma totalmente utilizzabile con mostre che vi si collegano. E Aquileia vi si inserisce perfettamente perché vi sono reperti romani e reperti paleocristiani. Roma è il luogo dove aveva assolutamente senso organizzare questa mostra, e l’Ara Pacis è il museo che per struttura, storia, spazio espositivo più di tutte è la sede adeguata ad ospitarla.

La mostra è frutto anche di una intelligente e generosa operazione di prestiti museali?

E’ una mostra di grande valore scientifico e culturale, decisamente non comune per il valore dei pezzi prestati da importanti musei. Il Museo di Aquileia ha prestato un’opera romana, risalente al I° secolo a.C, “ La testa di Vento” , in bronzo, di ascendenza ellenistica di grande suggestione. Il Museo della Civiltà Romana ha prestato calchi di reperti Aquileiesi realizzati per la grande mostra Augustea della Romanità organizzata nel 1937.

 Ambasciatore Zanardi Landi, Aquileia in mostra a Roma offre l’immagine di una romanità particolare?

Aquileia ha rappresentato per secoli e rappresenta una romanità diversa, una romanità periferica con una vocazione alla logistica, alla conquista, al rafforzamento dell’Impero e al dialogo con i vicini e con il Mediterraneo, di cui  era il porto più a Nord. I 2200 anni dalla sua fondazione sono l’occasione per riportare a Roma Aquileia, che è un pezzo della storia di Roma e l’Ara Pacis, cuore della romanità, ad un passo dal Mausoleo di Augusto è la sede prestigiosa che la accoglie. Il nostro obiettivo è riuscire a far percepire la specialità della sua romanità e la capacità di rigenerarsi dopo le sue tante distruzioni.

Aquileia ha avuto molte vite?

Esattamente. Lo spirito della mostra è proprio quello di testimoniare come questa città sia sempre risorta dalle sue ceneri come l’Araba Fenice. La sua specialità è data dall’insieme delle sue  molte vite che passano per l’Aquileia Neolitica, Romana, Bizantina, Longobarda, Patriarcale, Asburgica e infine italiana. La mostra, oltre ai reperti di sensazionale valore archeologico e artistico, è arricchita da filmati che ne raccontano la storia e dalle splendide fotografie del Maestro friulano Elio Ciol  che coglie l’essenza dei resti monumentali di Aquileia tuttora visibili e degli oggetti antichi che costituiscono  un apporto documentario fondamentale, apprezzato in tutto il mondo.

La mostra quale Aquileia ricostruisce?

La mostra, composita e interessante, espone oggetti bellissimi, la Collezione delle Ambre perché Aquileia era il terminale più a Nord della via dell’Ambra nel Mediterraneo,  opere romane come  La Testa di Vento”, ma la sua finalità è far conoscere l’Aquileia originaria anche grazie ai contributi multimediali che ricostruiscono, proiettandoli sui muri di questi splendidi spazi, le costruzioni tridimensionali dei Palazzi Romani che non ci sono più ma che sono stati ricostruiti con il lavoro di archeologi, storici e scienziati. E’ una mostra pensata per interessare e arricchire di esperienza e conoscenza il visitatore.

Aquileia nella sua dimensione di importante polo religioso per la diramazione del Cristianesimo, come viene rappresentata?

Il Cristianesimo, giunto ad Aquileia da Alessandria d’Egitto e non da Roma, ha trovato un humus particolarmente fertile e vivace, anche per la presenza di una comunità giudaica insediata ad Aquileia fin dal I° secolo a.C. Il Cristianesimo Aquileiese ha avuto una grande capacità di elaborazione culturale e una decisa proiezione missionaria. Gli Aquileiesi sono andati a portare e a diffondere il Cristianesimo nelle terre intorno e la grande Chiesa Aquileiese ha dato vita al Patriarcato prima e allo Stato Patriarcale poi che comprendeva vasti territori dal lago di Como al lago Balaton in Ungheria. Il Patriarcato è durato fino al 1751, quindi sono stati più di mille anni di storia con caratteristiche di culto, formule e interpretazioni lievemente diverse da quella romana. Nella mostra, nella sezione Cristianesimo, si può ammirare un bassorilievo in pietra calcarea del IV secolo che raffigura l’abbraccio tra Pietro e Paolo.

E’ una mostra composita. Perché?

Si chiude con la proiezione di un filmato multimediale dell’Istituto Luce che ricostruisce la vicenda del Milite Ignoto che proprio nella Basilica di Aquileia nel 1921 fu  scelto, da una madre, tra altri dieci soldati caduti nella Prima Guerra Mondiale, avvolto nella bandiera Tricolore e da Aquileia iniziò un viaggio in treno fino a Roma, fermandosi in ogni stazione, per un tributo nazionale prima di essere sepolto al Vittoriano. In quella occasione Aquileia ha svolto un ruolo importante, di grande visibilità in una vicenda nazionale dal forte impatto emozionale. La storia dell’Aquileia italiana comincia con il Milite Ignoto.  Lo Stato Maggiore della Difesa ha per la prima volta consentito l’esposizione in pubblico del Tricolore del Milite Ignoto che dona alla mostra prestigio ed emozione.

Direttrice Marta Novello, l’opera icona della mostra su Aquileia è la “Testa di Vento”. Perché è tanto importante?

E’ una delle icone del sito archeologico e del Museo di Aquileia. E’ un applique in bronzo dorato, recuperato solo nel 1988, nel corso di uno scavo di uno dei pozzi del Foro principale della città romana. La modalità di ritrovamento non rende possibile contestualizzare l’opera del monumento nel quale era inserito. Era sicuramente un applique decorativa di un monumento, probabilmente collocato nella stessa Piazza del Foro, ma è un pezzo sicuramente databile alla fine del I° secolo a.C. ancora fortemente permeato di cultura ellenistica che rende in maniera molto naturalistica la forma del volto visto di profilo del vento, con la barba e i riccioli dei capelli che vengono scomposti dal passaggio del vento, che rende l’idea dell’altissima qualità delle maestranze che lavoravano per i monumenti pubblici della città, nella fase augustea in cui la città si sviluppa diventando quella grande città monumentale di cui gli scavi hanno restituito gli elementi principali. Aquileia è stata soggetta a molte spoliazioni nel tempo e questo elemento decorativo è uno dei pochi che gli scavi hanno restituito.

Perché ad Aquileia è difficile contestualizzare i reperti?

Ad Aquileia abbiamo un patrimonio di reperti ricchissimo, ma è difficile ricollocarli nel contesto di origine. Sono stati rinvenuti, dello stesso periodo, una serie di mosaici, raffigurati nella mostra dalle foto di Elio Ciol, che sono delle eccellenze della produzione romana che testimoniano un legame molto stretto di Aquileia con il mondo orientale, soprattutto ellenistico, come ci ricorda il “Mosaico del Pavimento non spazzato” che Plinio il Vecchio ci racconta, inventato a Pergamo, con i resti di cibo stesi sul pavimento come indicazione della ricchezza di un pasto che diventava elemento decorativo ampiamente riprodotto nel mondo romano. Il Mosaico di Aquileia è il modello più vicino a questo tipo di tradizione. Aquileia era un centro economico e commerciale, con molte ricche committenze di cui fortunatamente, rimangono tracce.

In cosa consiste la romanità particolare della produzione artistica di Aquileia?

Aquileia è una colonia latina, voluta dal Senato di Roma e come tutte le città romane, ha uno stretto legame con la madrepatria, con la tradizione centroitalica che tutte le città romane portavano con sé come eredità culturale. Aquileia però, in virtù di questa posizione strategica nel Mediterraneo e dei contatti che aveva con il mondo Centro e Nord europeo, svilupperà una tradizione che metterà insieme la tradizione italica con influenze diverse, nel caso dei mosaici c’è l’influenza ellenistica e orientale fortemente identificativa di una produzione museale aquileiana molto particolare, permeata di Oriente.

Altri oggetti in mostra testimoni di questa originalità?

Gli oggetti in ambra che caratterizzano il Museo e il sito di Aquileia, che posta al termine della via dell’Ambra,  proveniente dal Baltico, dove la resina fossile veniva raccolta, diventa un centro di produzione di questo materiale e anche di esportazione dei prodotti finiti. La produzione in ambra di Aquileia era molto diffusa in tutto il mondo romano. Aquileia aveva imparato a capitalizzare la possibilità di avere i prodotti grazie agli scambi commerciali, facendoli lavorare con la professionalità delle maestranze di scuola romana che creavano prodotti di assoluta originalità. L’incontro virtuoso tra mondi diversi da cui derivano  prodotto e capacità di trasformarlo, determina la romanità originale dell’antica Aquileia oggi in mostra a Roma.